LA DIETA PADANA SECONDO L’ASSESSORE LEGHISTA LOMBARDO

di REDAZIONE

Carne d’agnello e pesce di lago, magari dopo un piatto di pasta fresca ‘a km zero’ tipo casoncelli o pizzoccheri. Di contorno fagioli borlotti, asparagi e soncino, o perche’ no un po’ di polenta. Pane si’, ma formato rosetta. Via libera al burro per condire. E per finire in bellezza, dal carrello dei dolci una fetta di castagnaccio. Anzi meglio ancora una porzione di formaggio, perche’ come recita il proverbio ‘La bocca l’e’ mai stracca se la sa no de vacca’ (tradotto dal milanese all’italiano ‘La bocca non e’ mai stanca se non sa di vacca’). E’ solo qualche assaggio dalla dieta padana lanciata online dall’assessore lombardo alla Sanita’ Luciano Bresciani, leghista, medico personale di Umberto Bossi. All’invasione macrobiotica di alghe e soia, proposte esotiche sempre piu’ di moda nelle metropoli del Nord ma lontane anni luce dalle tradizioni locali, l’assessore nato nel 1940 a Carbonara di Po nel Mantovano, titolare della Sanita’ lombarda dal marzo 2007, risponde con la piramide alimentare della dieta padana. E lo fa ospitando sul suo sito web l’intervento di un noto esperto, Alfredo Vanotti dell’Unita’ operativa di Nutrizione clinica e dietetica dell’Asl della Provincia di Como. L’imprimatur scientifico a un’iniziativa che nelle intenzioni non vorrebbe apparire ‘politica’, quanto piuttosto insegnare ai cittadini l’importanza del mangiar sano riscoprendo piatti antichi e ingredienti del territorio. “Attualmente – spiega Vanotti – notevole importanza viene data al valore non solo nutrizionale, ma anche nutraceutico degli alimenti, nell’ottica di raggiungere il benessere attraverso il cibo. Per questo motivo sono sempre piu’ richiesti alimenti esotici quali alghe, frutta tropicale, soia e semi. Ma non ci rendiamo conto – osserva lo specialista – che molti degli alimenti presenti nella nostra tradizione, spesso dimenticati (per esempio verza, timo, cipolla, crescenza, ricotta), hanno altrettante caratteristiche antiossidanti e terapeutiche”.

“Pur facendo comunque riferimento ai dettami della dieta mediterranea – precisa Vanotti – il ritorno alle tradizioni locali, dunque, sembra essere la risposta per garantire tutti questi fattori mantenendo viva la gioia della convivialita’ e con un punto a favore per l’eco-sostenibilita’, condizione che ormai appare fondamentale nell’agricoltura odierna”. Alla luce di tutte queste considerazioni, “abbiamo quindi rivisitato la piramide alimentare italiana introducendo cibi della tradizione locale, spesso contraddistinti da marchi di qualita’ (Igp, Dop), e rivalutando alimenti solitamente esclusi dalle linee guida ma che, con porzioni e frequenze ridotte, possono essere consumati a favore di un soddisfacimento della gola che deve comunque rientrare nel concetto di benessere globale dell’individuo”. Il menu’ ideale, infatti, “deve essere possibilmente equilibrato ma gustoso, vario e leggero”. Lo strumento scelto per mettere nero su bianco i comandamenti dietetici al ‘buon padano’ e’ appunto quello della piramide alimentare. Su tratta di un grafico utilizzato dai nutrizionisti di istituzioni e societa’ scientifiche di settore proprio per spiegare alla popolazione – in modo semplice e con indicazioni concrete – cosa mettere nel piatto, e con che frequenza, per garantire all’organismo tutti i nutrienti di cui ha bisogno nelle giuste quantita’. La regola per leggere correttamente la piramide e’ che i cibi indicati alla base del cono andrebbero consumati in ‘dosi’ maggiori, mentre quelli al vertice con piu’ parsimonia.

“Nella riflessione che abbiamo fatto insieme a Vanotti – dice Bresciani – siamo partiti considerando che la dieta mediterranea ha dato sicuramente grandi risultati sotto il profilo dell’aspettativa di vita. Basandoci su quanto la scienza ha provato finora, quindi, la dieta mediterranea rappresenta al momento il modello alimentare ideale”. Ma l’assessore lombardo e’ convinto che, declinandola in ‘salsa padana’, si possa fare ancora meglio: “La dieta padana ha buone possibilita’ di rivelarsi addirittura migliore di quella mediterranea”, assicura. “Certo e’ ancora da dimostrare e con Vanotti – annuncia – valuteremo la possibilita’ di avviare uno studio per verificarlo sul campo. Chi vuole partecipare si faccia avanti”. Il punto forte della dieta del Nord e’ “il ridotto contenuto di grassi e zuccheri”, spiega Bresciani. Contrariamente a quanto si potrebbe credere pensando ad alcuni prodotti particolarmente ‘golosi’ delle tavole settentrionali, “e’ infatti dimostrato che rispetto alla dieta mediterranea quella padana e’ meno grassa e meno dolce”. E’ vero, ammette l’assessore, uno pensa subito a cotechino o mascarpone, ma “non a caso questi sono alimenti che abbiamo messo nella categoria dei ‘premi’ da concedersi solo ogni tanto”.

Inoltre, “e’ noto a tutti che i prodotti ‘a km zero’ sono piu’ freschi e mentengono migliori carattestiche organolettiche. Pensiamo per esempio ai vini: se bevuti sul luogo di produzione sono piu’ buoni. E le caratteristiche antiossidanti del vino rosso sono un pilastro cardine anche della dieta padana”. Riassumendo, “riducendo grassi e zuccheri e mantenendo cio’ che resta della dieta mediterranea otteniamo la buona dieta padana a chilometri zero”. L’unica ‘concessione’ da sotto il Po, sorride l’assessore-cardiochirurgo, e’ “un pizzico di peperoncino che fa benissimo all’apparato cardiocircolatorio”. Insomma, l’operazione dieta padana non e’ politica, ma esclusivamente medico-scientifica? Bresciani non rinuncia a rispondere con una battuta di cui tiene a evidenziare la natura “bonaria, non polemica”: “Se dobbiamo pagare le tasse e poi ce le mangiano tutte al Sud, allora bisogna che cominciamo a consumare i nostri prodotti”. Pronto lo slogan: “Incentiviamo la nostra industria agro-alimentare della salute”.

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One Comment

  1. sciadurel says:

    la vera cucina Lombarda (sopratutto delle zone alpine e prealpine) non c’entra un tubo con la “dieta mediterranea” … ditelo a Bresciani & C.

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