LA DERIVA DELLA LEGA NORD RACCONTATA GIA’ NEL 2006

di FRANCESCO ROSSI*

La Lega Nord è stato un movimento di estrazione popolare che, per merito di Umberto Bossi, seppe ergersi a rappresentanza di una serie di legittime istanze per troppo tempo calpestate, ma mai del tutto sopite. I Popoli Padano-Alpini, attraverso lo “strumento” leghista, iniziarono finalmente a raggiungere una consapevolezza discretamente unitaria e diffusa, aldilà delle matrici ideologiche, di costituire una comunità sociale e valoriale ben differente per storia, cultura, abitudini e interessi da quelle costituite da altri popoli insieme a cui la beffarda unificazione garibaldina lì aveva racchiusi in quel contenitore massonico chiamato “italia” (la lettera minuscola non è un errore di battitura). Naturalmente il malcontento ed il successo della Lega Nord all’inizio degli anni novanta potè contare anche su potenti fattori contingenti (la crisi politica, Mani Pulite, il discioglimento di partiti quali la DC ed il PSI). In ogni caso, tra alti e bassi e per certi aspetti in modo grezzo e disordinato, finalmento un movimento politico strutturato rappresentava la voglia di libertà della macroregone padana e dei popoli che la abitano dall’oppressore romano. Ciò che di più straordinario si verificò fu il fatto che milioni di lombardi, piemontesi, veneti, emiliani per una vasta serie di ragioni avevano dato la propria fiducia, espressa con il libero voto politico, non ad una vetusta ideologia rappresentata dalle organizzazioni mafiose dei partiti romani, ma ad un ideale, ad un progetto autonomista non ben definito nei suoi confini, ma chiarissimo nelle sue direttrici.

Ora di quello straordinario patrimonio ideale non rimane più nulla, o quasi. La Lega Nord è un normale partito di centro-destra, perfettamente assuefatto alle becere logiche spartitorie romane che avrebbe dovuto combattere. Il movimento nato per annientare o perlomeno scalfire il sistema centralista e burocratico italico è finito con l’assimilarsi ad esso. Qualcuno sostiene, a ragione, che “il sistema non rivoluzionerà mai se stesso”: la Lega entrò nel panorama politico con una forza d’urto straordinaria, ma a poco a poco esso è venuto meno. In un primo momento il sistema romano reagì d’istinto, cercando di reprimere con la forza il nemico (tutti ricordano le irruzioni intimidatorie nelle sedi di partito, l’infinita persecuzione dei Serenissimi, i cellulari dei militanti sotto controllo), poi, capendo l’importanza e la delicatezza del pericolo, cambiò finemente strategia, optando per una lenta ma pervadente assimilazione alla propria logica. Questa escalation ebbe inizio nel 1999 ed avvenne attraverso il subdolo strumento degli accordi politici, alleanze motivate dalla necessità di entrare nel palazzo per perseguire la via democratica al cambiamento, con personaggi che fino al giorno precedente Bossi aveva definito, a ragione, con le più sprezzanti parole.

Dopo oltre un decennio dall’inaugurazione della svolta politica la Lega si ritrova con 1 milione di voti (ne aveva più di 4 nel 1996) e senza un progetto politico degno di questo nome. Il tentativo di cambiare il sistema dall’interno è fallito, anzi il sistema ha tramutato la Lega in un innocuo partito con percentuali modeste anche laddove in principio aveva raggiunto la maggioranza relativa (Lombardia, Veneto, Friuli, ecc.). La malattia di Bossi è stata indubbiamente un brutto colpo, ma il declino era già in atto da anni e questo evento non ha che contribuito ad accelerarlo. Peraltro i luogotenenti che hanno ereditato il timone non si sono dimostrati all’altezza, con il caso estremo di Calderoli che addirittura ha commesso (involontariamente?) una serie di errori strategici e comunicativi a dir poco imbarazzanti.

Si potrebbero scrivere libri e trattati sulla storia della Lega, sui perchè di scelte e fasi, su uomini, successi, misfatti. La cruda realtà ci consegna una Lega Nord che non rappresenta più quella tensione autonomista e identitaria che per definizione si pone al di fuori delle ideologie massificanti e delle categorie “destra” e “sinistra”. Uno degli slogan più azzeccati del primo Bossi fu proprio quel “Roma-Polo, Roma-Ulivo” con cui fotografò con grande lucidità la sostanziale uguaglianza tra due ruote dello stesso carro, che fingono di avversarsi ma in realtà hanno gli stessi interessi, le stesse modalità d’azione, la stessa volontà di impedire qualsiasi cambiamento. La Lega ha scelto di allearsi con il diavolo ed il diavolo ha voracizzato quello straordinario e primordiale desiderio di libertà e di cambiamento.
Ancora oggi però gran parte della dirigenza leghista pare convinta che Berlusconi rimanga l’unica possibilità a cui agganciarsi, anche se non si capisce bene per andare dove o riformare cosa. Una semplice analisi dei fatti porta invece a credere il contrario, ovvero che le alleanze e gli inciuci con i centralisti di Polo e Ulivo abbiano sortito esattamente l’effetto opposto.

L’unica soluzione che ha dunque la Lega Nord per evitare il definitivo azzeramento nel giro di qualche anno è una radicale presa di coscienza che il cambiamento lo si può conquistare unicamente con un’azione che parta dal territorio, dalle identità culturali e dalle autonomie locali, tornando a fare opposizione dura, in Padania, agli emissari romani di quei partiti centralisti e mafiosi che qualcuno forse crede possano convertirsi al verbo federalista e autonomista. La scelta di affidare a due rappresentanti (Formigoni e Galan) di un partito centralista (Forza Italia, addirittura il nome dovrebbe essere un avvertimento) una non ben precisata possibilità di richiedere competenze allo stato centrale in virtù dei postulati del Titolo Quinto (che intanto abbiamo scoperto essere infinitamente più autonomista rispetto allo sgangherato e paradossale progetto devolutivo) è ancora una volta una scelta infelice e inevitabilmente perdente, ancora una volta funzionale al progressivo annientamento della Lega. Dovrebbe essere ben chiaro a tutti che il cambiamento non verrà mai sospinto da personaggi e apparati (come CL) che proprio da quel sistema clientelare hanno ottenuto e continuano ad ottenere potere e ricchezza: casomai costoro saranno per sempre grati al sistema stesso e dunque faranno in modo che tutto cambi perche nulla cambi.

L’idea di ripartire dalla Padania è sostanzialmente giusta, d’altra parte tutti i partiti veramente autonomisti conducono la propria battaglia sul territorio di cui vogliono ottenere la libertà e viceversa partecipano in modo ostruzionistico alle elezioni nazionali, rifiutandosi di inviare i propri eletti in organi ritenuti illegittimi come i rispettivi parlamenti nazionali (vedi Batasuna nei Paesi Baschi e lo Sinn Fein in Irlanda). Il problema consiste nella strategia da adottarsi: è un controsenso affidare ad altri, che peraltro concepiscono come un dogma l’unità di questo paese costruito con la truffa e con plebisciti farseschi, la speranza e la possibilità di cambiare davvero il sistema politico vigente. Se davvero una forza politica autonomista e antagonista, che guarda oltre i recinti ideologici, ha ragione di esistere è proprio perchè il nemico da combattere è il sistema politico nel suo complesso e non altresì uno o l’altro aspetto di esso. Il motivo per cui il tentativo di allearsi con il diavolo per distruggere l’inferno è fallito è proprio questo: il sistema è radicalmente e cinicamente criminale, nella sua essenza; ogni tentativo di cambiamento dall’interno si risolverà in un insuccesso. E’ lo stesso concetto del potere mafioso, il quale sopravviverà florido e inattaccabile fino a quando un potere più forte non sarà in grado di scalzarlo.

La Lega Nord deve uscire dall’alleanza di centro-destra e tornare a rappresentare i Popoli Padano-Alpini, le loro richieste, ed a combattere i soprusi, culturali ancor prima che economici,che ogni giorno i cittadini padani devono subire da parte di uno stato illiberale e vessatorio. La Lega Nord deve essere trasversale rispetto agli schieramenti tradizionali, deve raccogliere i voti di chi condivide ideali di libertà, difesa delle culture e tradizioni locali, rifiuto dell’immigrazione e preservazione dell’ambiente e del territorio. Così come nel 1996, non deve importare la storia politica personale: chi crede nei suddetti ideali deve trovare nella Lega la propria rappresentanza politica, lo schieramento a cui concedere la propria fiducia. Non ha nessun senso perdersi nell’insulso teatrino della destra contro la sinistra, categorie che non hanno più alcun motivo di esistere, se non quello di protrarre i vergognosi privilegi dei loro alfieri e delle rispettive, sterminate, schiere di protetti.

Un’altra azione da intraprendere quanto prima dovrebbe essere il coordinamento e l’alleanza con tutti i movimenti politici autonomisti locali, le associazioni culturali e identitarie, le categorie e le forme associative di semplici cittadini, professionisti e rappresentative del mondo economico ed intellettuale che intendano aderire seriamente e senza distinguo ad un vero progetto di cambiamento e di lotta al potere centrale romano ed allo statalismo ad esso collegato, cause primaria di tutte le nostre disgrazie. Anche in questo caso si tratta di ricercare consenso intorno ad un progetto reale, concreto, basato su argomenti e non su ridicole ideologie. Finora i rapporti con le altre formazioni autonomiste sono stati assolutamente conflittuali e pregiudiziali, invece di discutere e trovare l’accordo su basi comuni si è preferito sbandierare l’incubo delle liste civetta per poi approntare l’unica alleanza con quei democristiani siciliani convertiti per un mese all’autonomismo e poi prontamente rientrati nelle sfere di quel ributtante assistenzialismo con il quale i politicanti meridionali si garantiscono la perenne rielezione.

La Lega Nord deve proporre un proprio progetto politico, una strategia chiara e univoca con la quale intende iniziare il processo di contrapposizione allo stato centralista. La Lega Nord deve tornare a parlare di cultura locale, di oppressione fiscale, di federalismo, di rifiuto dell’immigrazione non in quanto islamica, cinese o africana, ma in quanto fenomeno perverso sospinto da lobby finanziarie ed economiche mondiali al fine di realizzare il massonico progetto della società multiculturale e multirazziale. E’ necessario evitare di sprecare risorse e tempo in temi che nulla hanno a che vedere con l’autonomismo e la lotta al centralismo parassita: tutti i mesi ogni lavoratore padano vede prelevare dalla piovra romana la metà della ricchezza che produce per finanziare sprechi, bacini clientelari, falsi invalidi, forestali, burocrati e delinquenti di ogni sorta. Questo è il problema, questo è l’unico tema importante: la macroregione padana, produttiva e vitale, da 150 anni viene vessata da una classe dirigente mafiosa e inestirpabile, che oltre a mungere impietosamente le nostri genti dal punto di vista economico le ha annientate e umiliate subdolamente anche sotto l’aspetto culturale e identitario, sfruttando la peggior logica patriottarda e omologante. Le nostre lingue, i nostri simboli, le mille peculiarità locali, in definitiva il nostro orgoglio, sono puntualmente ignorate e calpestate da una radiotelevisione pubblica lottizzata e con il baricentro situato sull’asse Roma-Napoli, ma soprattutto dall’azione puntuale e oppressiva di tutti quei tentacoli che il palazzo romano utilizza da un secolo e mezzo per l’annientamento delle nostre identità e, cosa ancor più grave, per umiliarci a casa nostra. Prefetti, questori, corpi di polizia, procuratori, magistrati: i Padani accettano supinamente di farsi controllare, governare, multare, sottomettere dall’arroganza di questi burocrati allogeni che dimostrano ogni giorno il loro sprezzo e la loro arroganza nei nostri confronti. Un tempo la Lega si batteva per l’elezione dei giudici da parte del popolo, ora deve tornare a denunciare ed a rendere consapevoli i cittadini del fatto che essi non sono più padroni a casa loro, e questo a causa dell’azione dei giannizzeri emissari romani ancor prima che per l’incremento numerico degli immigrati.

E’ poi inutile, oltre che controproducente, occuparsi di temi che nulla hanno a che fare con l’autonomismo: argomenti di etica sociale come aborto, matrimonio, diritti umani non devono essere motivo di divisione, ma oggetto di scelte personali che non riguardano la lotta di un movimento identitario. Il rapporto con la Chiesa dev’essere di rispetto ma di reale distacco: un movimento autonomista non può essere clericale e supino a tutte le prese di posizioni di una gerarchia ecclesiastica che peraltro mai si è pronunciata a favore di una svolta federalista. Basta dunque con quell’atteggiamento compiacente e acritico verso quella casta di porporati che di certo costituisce un’altra delle innumerevoli e solide barriere al cambiamento.

Un altro aspetto importante sul quale la Lega deve rivedere completamente la propria posizione è quello riguardante la politica estera: anche in questo caso l’appiattimento sulle posizioni berlusconiane ha portato la Lega ad un filo-americanismo del tutto fuori luogo per un movimento autonomista e identitario, ovvero ciò che la Lega ha rinunciato ad essere.
Gli Usa sono infatti il perfetto esempio di potenza militare ed economica globalista e mondialista, irrispettosa delle culture e sovranità altrui, mossa unicamente da criteri finanziari e da un insopportabile presunzione di avere il diritto di rappresentare “il Bene” e di poter disporre liberamente di tutti gli altri popoli del pianeta. Sarebbe il caso invece di affermare a gran voce il principio di autodeterminazione dei Popoli come base fondante del diritto internazionale, ripetutamente calpestato dagli “eroi” a stelle e strisce. Negli ultimi mesi si è invece assistito ad una ripugnante degenerazione tricolore, con i vari elogi e cordogli per i soldati italiani impegnati nelle “missioni di pace”: sarebbe piuttosto il caso di chiamarli con il loro nome, cioè mercenari, occupanti illegittimi di terre altrui e di ribadire bene il concetto essenziale che ognuno è padrone a casa propria e nessuno può o deve arrogarsi il diritto di ergersi ad “esportatore di democrazia” piuttosto che a giudice dei diversi sistemi sociali presumendo la superiorità di uno rispetto agli altri. Le varie pantomime politically correct sull’undici settembre, sugli “stati canaglia”, sulla Fallaci (che oltretutto nei suoi libri ha più volte offeso la Lega ed i leghisti), sulla nazionale pallonara vedono ormai ospiti fissi anche gli esponenti leghisti e sono quanto di più squallido per un movimento che vorrebbe connotarsi come autonomista e identitario. Per non parlare della situazione politica europea, in cui la Lega ha abbandonato completamente qualsiasi tipo di contatto e coordinamento con i veri partiti indipendentisti e identitari per finire, nel Parlamento di Bruxelles, addirittura nello stesso gruppo degli unionisti del DUP, i filo-britannici nemici del popolo irlandese in lotta per la libertà. Sono passaggi politici gravissimi e insensati, in quanto la solidarietà e la collaborazione con le altre formazioni europee impegnate nella stessa battaglia di libertà costituirebbe un elemento di grande rilevanza politica e morale, nonchè una sacrosanta espressione di coerenza, virtù spesso latente nella Lega odierna.

La situazione è peraltro sconcertante anche per quanto riguarda i mezzi di comunicazione del movimento: dalla radio alla televisione, chi non si allinea al pensiero unico cidiellino viene puntualmente epurato, nessun rappresentante dell’ala indipendentista e critica rispetto alle linee attuali è scampato alla feroce inquisizione belleriana. Capitolo a parte merita il quotidiano, che per quanto continui a chiamarsi con il nome della nostra Terra, pare l’organo propagandistico di una qualsiasi associazione clericale e anticomunista.
Nessuna traccia di federalismo, identità locali, cultura, storia e tradizioni. Ogni giorno
notevoli quantità d’inchiostro sono utilizzate per irridere Prodi e D’Alema, oppure per incensare Berlusconi, Bush o il Papa, quasi come se la lotta per la libertà dei popoli toccasse minimamente qualcuno di questi illustri personaggi. Un quotidiano che dovrebbe servire a veicolare idee e cultura antagoniste al pensiero unico di Polo e Ulivo, che dovrebbe ospitare e dare spazio agli intellettuali e alle tesi escluse dai circuiti della comunicazione massificante e che invece si è tramutato in un insignificante bollettino di banalità e di stupidaggini tricolorute.

Per ultimo, ma non per importanza, vanno chiarite le responsabilità ed i reali contorni degli scandali economici verificatisi in ambito Lega: dalla Credieuronord alle sale bingo, dai villaggi turistici croati al pratone di Pontida, chi ha sbagliato lucrando sulla buona fede dei militanti deve pagare e questi ultimi devono essere totalmente risarciti della truffa subita.
E’ impensabile credere di poter criticare ed avversare una struttura amorale e fondata sul ladrocinio come quella della repubblica italica ed al contempo tollerare al proprio interno situazioni altrettanto degeneri. Non si può urlare contro gli sprechi della politica e poi condurre campagne elettorali, come in occasione delle ultime politiche, sperperando miliardi di vecchie lire in trovate mirabolanti quanto inutili: basti pensare all’inquietante dirigibile, alle baldanzose carovane e alle utilissime bustine di zucchero, che ancora giacciono a migliaia in quelle sedi stesse dove in compenso mancano volantini e manifesti.

In sostanza, ci si trova di fronte ad una situazione disperata, ad un malato grave, il quale tuttavia conserva un’ultima, flebile speranza di rimettersi. Quella speranza è affidata alla parte sana della Lega Nord così come a tutti gli altri Padani che magari fino ad ora sono rimasti avulsi dalla politica o che hanno creduto che votare Prodi o Berlusconi fosse diverso, a chi ha ancora voglia di impegnare tempo e denari per la propria terra e non con lo scopo di raggiungere una poltrona, a chi ancora preserva il nobile sentimento della politica utilizzata come mezzo e non intesa come fine.
La strategia con la quale la Lega dovrà ripartire dovrà essere trasversale, chiara, non ideologica e soprattutto univoca, al contario di ciò che è avvenuto nell’ultimo decennio, in cui ripensamenti e giravolte sono stati troppo frequenti ed hanno inevitabilmente disorientato tanti simpatizzanti della prima ora.
L’attuale, penosa situazione in cui non si capisce nemmeno se la famigerata CDL esista ancora o meno, con i diversi esponenti del Carroccio che affermano le posizioni più svariate, è lo specchio di una fase triste, che pare però avviarsi a divenire la quotidiana normalità. Un’emblematico esempio del declino si è verificato in occasione della manifestazione a Vicenza contro la Finanziaria dell’attuale governo: la Lega ha manifestato contro un provvedimento statalista e vessatorio nei confronti delle aree produttive del paese (peraltro tutte le leggi finanziarie degli ultimi decenni hanno avuto questa impostazione, comprese quelle varate da governi di centrodestra) al fianco di partiti che a Roma promuovono e sostengono l’apparato deliquenziale centralista, mentre a livello locale fingono di difendere gli interessi dei cittadini. Il problema di uno stato ladro che infierisce su chi già viene giornalmente depredato e continua a ignorare ed anzi a foraggiare i settori assistenziali non sarà sicuramente risolto da an, udc o forza italia che anzi sono protagonisti di questo meccanismo. La Lega Nord avrebbe dovuto canalizzare il malcontento popolare creatosi attorno all’ennesimo provvedimento di mungitura della Padania allargandone il concetto, sottolineando come in realtà la situazione non sia cambiata di una virgola da un secolo e mezzo: la mobilitazione va indirizzata contro il sistema, non ha nessun senso abbaiare contro una finanziaria che è uguale a quella dell’anno scorso, dell’anno prima e di quello prima ancora. Cambiano le modalità di prelievo, la sostanza è che coloro che ogni giorno pagano le tasse, il canone, l’autostrada, le bollette e tutte le altre gabelle pagheranno sempre di più, mentre chi non paga niente continuerà a ricevere sempre di più. La Lega avrebbe dovuto rivolgersi a tutti i cittadini ponendosi come alternativa allo statalismo, di cui la finanziaria in oggetto si annovera come ultima emanazione, lasciando perdere Prodi, il centrodestra, il centrosinistra, questo e quell’altro per concentrarsi, finalmente, sul macroproblema a partire da un elemento di attualità. Invece a Vicenza si è assistito ad una farsa in cui inni e bandiere dello stato mafioso sono stati paradossalmente i veri protagonisti.

Nei prossimi mesi si terranno i congressi nazionali e in ultimo quello federale: in quelle sedi si consumerà l’ultima occasione di riformare la Lega Nord dall’interno, di dare di nuovo dignità ad una creatura moribonda e allo sbando. Viceversa lo scenario alternativo sarà quello di una prosecuzione sulle attuali, inesitenti, linee, di un sempre più marcato avvicinamento alle truppe dei berluscones, accompagnato dal definitivo abbandono delle tematiche autenticamente rivoluzionarie che avevano caratterizzato lo spirito primitivo del movimento in luogo di una diligente condotta da partito di centro-destra clericale ed italiano, perfettamente inserito in quello scenario che un tempo si sarebbe voluto spazzare via.

Credo che tutti coloro che condividono le tesi sopra esposte o che stanno lentamente prendendo coscienza della situazione attuale si impegnino perchè quella infima speranza di rinnovamento possa divenire realtà.
Altrimenti davvero saremo destinati a morire italiani.

*coordinatore provinciale Giovani Padani di Parma

17.11.2006

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3 Comments

  1. gigi ragagnin says:

    nessuno si aspetta che maroni e i nuovi (e vecchi) capataz facciano outing.
    fratello Roscia, non è solo da 2006 che le cose stanno così in lega, tu lo sai, lo so io, ma non quel Rossi.
    lo sciamano doveva espandere se stesso : peccato solo che sia fallito come cantante. il suo egocentrismo, la creazione della sua aziendina – ormai sull’orlo della chiusura senza portare i libri in tribunale – il suo odio contro chiunque potesse fargli ombra con la conseguente promozione di nullità ossequienti, hanno fatto il miracolo (troppo tardo) di liquidazione dell’inganno.
    che il disprezzo popolare li accompagni per tutta la loro miserabile vita.

  2. claudio morelli says:

    Che belle parole voi della lega, sicuramente andrete avanti ancora qualche anno cambiando qualcosa e gettando un pò di fumo negli occhi degli elettori, poi vi estinguerete e nessuno parlerà più di voi con buona pace di tutti.

  3. Daniele Roscia says:

    Il bandito di Gemonio ha ingannato tutti, ha sfruttato la questione settentrionale per creare un partito a suo uso e consumo, fin dalla sua nascita. Non ammettere questa difficile e amara verità, alimenta confusione alla confusione di che crede ancora ad una evoluzione positiva dell’esperienza Lega Nord. L’assenza di cultura progettuale, la bramosia di potere, l’incompetenza quasi assoluta, la superbia esasperata e l’improvvisazione congenita, hanno fatto il resto. Una dirigenza selezionata ed imposta con il solo criterio di fedeltà assoluta, hanno creato un movimento monstre: adulatori cinici e sprovveduto, hanno prodotto solo schiamazzi e risse, questi sono gli epigoni della Lega di Bossi. Cosa volete rifondare in questo contesto? Lasciate il campo a nuove forze politiche, non aduse al servilismo di maniera, senza capi e capetti ridicoli, dove il confronto ed il dibattito politico trovi attuazione, dove le competenze tecniche sia informative delle decisioni, ma soprattutto dove al centralismo dispotico di via Bellerio si contrapponga le divisioni “libere e indipendenti” in ogni consesso e territori. Padroni a casa nostra, non sia un inutile slogan, ma diventi un agire semplice e normale. Sperare nella continuazione della fiction padana con marionette alla Salvini, Tosi e Zaia, non mi sembra una pratica che possa cambiare il nostro futuro da cittadini settentrionali liberi, sovrani ed indipendenti.

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