La denuncia nel dettaglio di Msf: così l’Ue getta i migranti nelle mani dei trafficanti

msfDal dossier di Medici senza frontiere

1) ATTRAVERSARE IL MEDITERRANEO: MORTE, VIOLENZA E SOFFERENZA IN MARE “Sono rimasta tre mesi a Tripoli. Non ho parole per descrivere la mia vita lì. È il peggior posto al mondo. Ci hanno trattato come animali. Hanno separato le donne dagli uomini e ogni giorno prendevano una di noi per soddisfare i loro istinti. Chi vorrebbe rimanere in Libia in queste condizioni? Non voglio subire altri abusi! Non avevamo altra scelta. È vero, sapevamo che saremmo potuti morire in mare ma era una nostra scelta” – Donna eritrea sulla nave MSF Bourbon Argos, Luglio 2015. Il 2015 è stato l’anno con la più alta mortalità nel Mediterraneo: almeno 3.771 persone sono morte nel tentativo di raggiungere L’Europa.

Non mostrando alcuna volontà politica di offrire alternative legali e sicure alla drammatica trasversata del mare, l’UE e i governi europei hanno di fatto spinto oltre un milione di persone nelle mani di trafficanti e su barconi sovraffollati diretti in Europa. I racconti di deliberati atti di violenza perpetrati nel mar Egeo sono particolarmente inquietanti. Le equipe di MSF a Lesbo e Kos (nella foto di Isabel Corthier un momento dell’attività di soccorso ai minori)  hanno raccolto molte storie che vedevano gruppi dal volto coperto rapinare i migranti o gettare in mare i loro oggetti personali. Qualcuno ha raccontato di grosse barche che avvicinavano i gommoni tentando di forarli e affondarli con lunghi bastoni, altri hanno parlato di barche, apparentemente della Guardia Costiera greca, che navigavano nei pressi senza soccorrerli. La guardia costiera greca ha respinto queste accuse, ma a oggi non ci sono state investigazioni accurate in merito. A maggio, dopo la chiusura dell’operazione Mare Nostrum, MSF ha preso la decisione senza precedenti di avviare attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo e da giugno ha messo in mare tre navi. In otto mesi La Bourbon Argos, La Dignity I e la MY Phoenix (in collaborazione con MOAS) hanno soccorso direttamente 20.129 persone nel Mediterraneo e assistito altre migliaia di persone trasferite da altre navi. A fine novembre MSF ha anche avviato operazioni di salvataggio nell’Egeo in collaborazione con Greenpeace, soccorrendo oltre 6.000 persone solo nel primo mese.

 

2) BENVENUTI IN EUROPA Le equipe di MSF hanno assistito a migliaia di scene toccanti agli arrivi in Italia e Grecia. Le persone baciano terra, esultano o piangono un misto di gioia e sollievo dopo essere sopravvissute alla traversata in mare. Ma il loro calvario non finisce lì. Per le precarie condizioni di accoglienza in tutta Europa e la costante mancanza di informazioni, a molti sono stati negati i bisogni più elementari. L’accoglienza in GRECIA: da inesistente a disumana “Viviamo in una tenda sporca. Non ci sono materassi per dormire, solo scatole di cartone. Non ci sono coperte ma sporcizia. Non vogliamo nemmeno avvicinarci ai bagni. L’acqua non è pulita, non possiamo lavarci. Non posso credere che sto vivendo in queste condizioni con la mia famiglia. Ero un’insegnante e mio marito un contabile, guardateci adesso. Tutto questo è disumano” – Donna siriana, Grecia.

 

In Grecia, non solo le autorità non hanno organizzato un sistema di accoglienza adeguato e umano, ma hanno anche impedito attivamente alle organizzazioni umanitarie di intervenire per coprire le lacune. Negli ultimi mesi, le equipe di MSF a Kos, Lesbo e Leros hanno lottato senza tregua per ottenere l’autorizzazione a fornire assistenza umanitaria ai nuovi arrivati. A Kos, per esempio, a ottobre arrivavano 200-500 persone ogni giorno, ma non esiste ancora un servizio di accoglienza e le autorità continuano a opporsi alla creazione di una qualunque struttura di ricezione o transito. Le autorità greche hanno fallito anche nel fornire accesso tempestivo alle procedure di registrazione e alle informazioni sulle procedure di asilo e i servizi di base. “Abbiamo visto donne incinte e bambini in fila per giorni nel fango, bagnati fradici sotto la pioggia battente, senza alcuna protezione, alcuni con indosso soltanto una t-shirt. Le persone non possono più stare in piedi perché i loro piedi sono gonfi. La polizia non permette loro di lasciare la fila per avere accesso alle cure mediche. È assolutamente disumano” – Coordinatore MSF, Lesbo. Tra giugno e novembre 2015, due terzi dei pazienti di MSF in Grecia soffrivano di infezioni alle vie respiratorie, malattie della pelle e traumi, tutti legati alle condizioni di pericolo e scarsa igiene in cui stavano vivendo. La situazione – già preoccupante in estate – è peggiorata con il freddo e la pioggia dell’inverno. Tra luglio e ottobre le infezioni respiratorie sono aumentate del 160%. ITALIA: emergenza senza fine Una delle principali vie di accesso per richiedenti asilo e migranti negli ultimi anni, l’Italia ha un sistema di accoglienza funzionante ma largamente insufficiente, che non riesce a provvedere in modo adeguato ai nuovi arrivi. All’arrivo le persone sono generalmente stipate in centri sovraffollati con scarso accesso a servizi essenziali come assistenza medica, assistenza psicologica, supporto legale e amministrativo.

 

Mancano mediatori culturali qualificati e interpreti che potrebbero aiutare i nuovi arrivati a dare un senso a ciò che stanno vivendo e adattarsi alla vita in Europa. Alla fine del 2015, MSF ha lasciato il Centro di Primo Soccorso e Accoglienza (CPSA) di Pozzallo, designato come hotspot dall’UE, perché le condizioni poco dignitose e inumane nel centro hanno reso insostenibile la collaborazione tra MSF e le autorità locali. A Pozzallo, la priorità delle autorità è identificare i nuovi arrivati più che rispondere ai loro bisogni medici e umanitari, e questo ha reso difficile per medici, infermieri e psicologi fare il proprio lavoro. “Era scesa dalla Bourbon Argos con un lungo vestito, ultima tra le 700 persone sbarcate, ed era sola. Abbiamo subito capito che aveva subìto una violenza durante la sua traversata del deserto. Aveva subito anche una mutilazione genitale. Abbiamo avvertito le autorità e chiesto di mandare Fatima in una struttura specializzata, ma non abbiamo ricevuto risposta. La lunga attesa all’interno del centro sovraffollato ha destabilizzato ancora di più la sua salute mentale e ha reso necessario il trasferimento in un centro psichiatrico. Per noi è stato un fallimento” – Medico MSF a Pozzallo, Italia.

 

3) CORSA A OSTACOLI : LE CONSEGUENZE MEDICHE DI POLITICHE INCOSTANTI ALLE FRONTIERE Degli 851.319 uomini, donne e bambini arrivati in Grecia nel 2015, la grande maggioranza ha poi cercato asilo nei paesi dell’Europa settentrionale e occidentale, percorrendo la rotta balcanica. Ma questa rotta, anche se sulla terraferma, è piena di pericoli. A partire dall’estate i governi europei hanno continuato a giocare con la salute, la dignità e il benessere delle persone in fuga aprendo e chiudendo le frontiere in modo incostante, senza alcuna pianificazione o informazione adeguata. Nel 2015 decisioni unilaterali e irresponsabili di chiusura delle frontiere e una mancanza di coordinamento tra gli stati europei ha creato stress e pericolo per migliaia di persone. Ogni volta che una frontiera veniva chiusa, migliaia di persone venivano brutalmente fermate, bloccate in una terra di nessuno, con assistenza umanitaria scarsa o inesistente, costrette a scegliere strade più pericolose o a mettersi in mano ai trafficanti. Lungi dal fermare i flussi in arrivo, queste restrizioni hanno reso questi viaggi verso la sicurezza più pericolosi, miserabili e costosi. La maggior parte dei problemi medici trattati da MSF in tutta Europa potevano essere prevenuti con vie sicure e adeguate condizioni di accoglienza. In Serbia, l’80% delle consultazioni mediche di MSF hanno trattato condizioni conseguenti al viaggio, come infezioni del tratto respiratorio (42%), traumi e problemi ossei e muscolari (19%) e problemi della pelle (9%). Oltre alle difficoltà create dalla chiusura delle frontiere, il viaggio verso l’Europa nord-occidentale è estremamente duro soprattutto per la mancanza di assistenza da parte delle agenzie governative e per le violenze costanti. Tutto questo ha un grave impatto sulla salute mentale delle persone. A luglio, quando la Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (FRYOM) ha organizzato un passaggio sicuro verso la Serbia, le persone hanno viaggiato in condizioni decenti, sono state raramente esposte a violenza o costrette a rivolgersi ai trafficanti e sono arrivate a destinazione in condizioni di salute relativamente buone. Al contrario, nel novembre 2015 a Idomeni, gli psicologi di MSF hanno notato un aumento significativo di attacchi di panico e tendenze autolesioniste, diretta conseguenza delle aspre condizioni alle frontiere e dall’incertezza costante sul futuro.

 

2016: E ADESSO? Come organizzazione medico-umanitaria, MSF non può risolvere la crisi migratoria globale. Come medici, infermieri e psicologi miriamo ad alleviare le conseguenze delle politiche restrittive sulla salute e le vite dei nostri pazienti. Ma la priorità data dall’Europa al controllo delle frontiere, alla sicurezza e alla deterrenza rispetto alla salute e al benessere delle persone in fuga è estremamente difficile da curare. L’Europa e i suoi stati membri possono e devono agire per dare priorità alla vita di chi fugge. Nei progetti di MSF, tutti i segnali indicano che questa crisi continuerà lungo tutto il 2016. Ci sono oltre 60 milioni di persone in fuga nel mondo e violenza e instabilità continuano a spingere milioni di persone a lasciare le proprie case. È ora che l’Europa metta fine a questa corsa a ostacoli e fornisca assistenza e un passaggio sicuro ai richiedenti asilo, rifugiati e migranti che fuggono da condizioni di vita disperate. Per il 2016, MSF chiede all’Europa e agli stati membri di garantire un passaggio sicuro attraverso: – La creazione tempestiva di canali legali e sicuri per i richiedenti asilo: in particolare, consentire alle persone di chiedere asilo alle frontiere di terra (compresa quella di Evros tra la Turchia e la Grecia) e favorire un più ampio utilizzo di opzioni e procedure esistenti, come la riunificazione familiare, i visti umanitari, reinsediamenti e ricollocamenti. – La creazione di percorsi di migrazione legali per diminuire la necessità di migrazioni irregolari e pericolose e di affidarsi a reti di trafficanti. – Un meccanismo ambizioso di ricerca e soccorso per salvare vite in mare, da implementare il più vicino possibile alle coste di partenza e con punti di sbarco predefiniti in cui vengano garantite condizioni di disimbarco umane, assistenza medica e valutazione delle vulnerabilità. – Investimenti nell’accoglienza secondo gli standard UE invece che in misure deterrenti. L’Europa deve prendere le distanze da un approccio “difensivo” e passare a un approccio di accoglienza per rispondere ai bisogni e alle vulnerabilità specifiche delle persone in arrivo. – In assenza di un sistema di asilo europeo comune e funzionante, schemi più ambiziosi di ricollocamento in Europa e la creazione di un passaggio sicuro attraverso l’Europa. – L’assoluta eliminazione degli atti di violenza e degli abusi da parte delle autorità statali.

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