LA CRISI HA TAGLIATO LE GAMBE AI PADRI SEPARATI

di MARCO PORELLI

La crisi miete molte vittime, le più diverse. E tra questi, ci sono anche personaggi che, di loro qualche problema lo hanno già. “Purtroppo la povertà aumenta il conflitto all’interno delle famiglie e sempre più padri separati finiscono in strada”.

È l’allarme, rilanciato dal presidente di “Avvocato di strada” Antonio Mumolo, che emerge dall’ultimo censimento nazionale delle persone senza dimora realizzato dall’Istat, ministero del Lavoro e Fiopsds. Il fenomeno è fortemente legato alla crisi economica ed è sempre più al centro dell’attività della Onlus che nelle sue 26 sedi sparse in tutta Italia offre tutela legale gratuita alle persone senza dimora. A questi avvocati, guidati dal signor Mumolo, giungono infatti sempre più spesso casi e storie di uomini la cui vita personale, sociale e matrimoniale si è di fatto interrotta ed è precipitata molto velocemente. Perdita del lavoro, della casa e del sostegno della vita di coppia. Sono questi i temi ricorrenti nelle storie dei nuovi poveri. Solo a Bologna gli italiani assistiti da “Avvocato di strada” sono aumentati del 50% negli ultimi 2 anni. Più in dettaglio, nel 2011 l’associazione ha seguito 131 pratiche legate al Diritto del lavoro. Si tratta di casi di licenziamenti e altre problematiche connesse all’occupazione che hanno portato uomini adulti, italiani e stranieri, in condizioni di massima marginalità. A questi si affiancano 65 casi di separazioni e divorzi.

L’interruzione della vita di coppia rappresenta non di rado la vera e propria linea di demarcazione tra la normale gestione economica e l’avvio di una situazione finanziaria che all’improvviso diventa insostenibile, specie per i padri che devono versare gli alimenti e che, generalmente, si ritrovano senza una casa, perché il più delle volte la dimora coniugale resta alla moglie. Le pratiche affrontate da “Avvocato di strada” legate alla Patria potestà e agli affidi di figli minori sono state, inoltre, ben 52, per lo più casi in cui la moglie chiede al giudice di togliere la patria potestà al marito finito in strada, che spesso non riesce neanche a pagare gli alimenti. Spesso, i padri separati sono vittime di pregiudizi culturali, inoltre solo il 20% di loro chiede di vivere con i figli perché convinti che nei tribunali si reputi più importante la madre.

Molto pesante anche il capitolo “casa”: in soli 12 mesi sono state 87 le cause per sfratti e problematiche relative alle locazioni. A tutto questo si aggiungono i 41 casi di cittadini che hanno contratto situazioni debitorie nei confronti di privati.

Il profilo standard di questi nuovi poveri, ha spiegato Mumolo “è quello dell’italiano, maschio, di età media tra i 45 e i 50 anni, e di cultura medio-alta. Sono persone che si vestono normalmente, parlano bene, sono uomini sbarbati, perfettamente in grado di lavorare, ma che magari sono stati licenziati 1 anno e mezzo fa, hanno esaurito la cassa integrazione, dato fondo a tutti i loro risparmi, chiesto prestiti ad amici e parenti, poi hanno mangiato alla mensa della Caritas, preso la spesa in parrocchia, ma alla fine non hanno trovato un nuovo lavoro, hanno perso la casa perché non più in grado di pagare l’affitto e sono finiti in strada”.

Insomma, persone del cosiddetto ceto medio, non tossicodipendenti o alcolisti, o pregiudicati, come era prima della crisi. E neanche stranieri. Il dato nazionale lo conferma: “A finire in strada oggi sono anche impiegati, ex dipendenti e imprenditori – precisa Mumolo – e solo le pratiche legate ai divorzi e alle separazioni vedono una percentuale del 75% degli italiani”.

Sono prevalentemente italiani anche i nuovi clochard che per 5 o 6 mesi non sono stati pagati dal loro datore di lavoro, si sono dimessi per giusta causa, ma non percepiscono l’indennizzo perché non hanno fatto la dichiarazione all’Inps, in questo modo non possono neanche chiedere la sospensione per 6 mesi del mutuo contratto con la banca e finiscono così sul lastrico.

Tutto ciò, senza contare l’ultima delle piaghe italiche, ovvero gli imprenditori strozzati da Equitalia, falliti perché i loro creditori non li hanno pagati (soprattutto lo Stato e i suoi enti) e le banche non hanno più fatto loro dei prestiti.

 

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3 Comments

  1. luca says:

    Ci hanno sempre raccontato che il denaro versato dai padri alle madri per i figli, fosse in relazione alla residenza degli stessi presso la madre. NON E’ VERO !
    Nel mio caso i Giudici hanno fissato la residenza dei figli con il padre, esonerato la madre da qualunque onere contributivo verso i figli e imposto, al genitore coabitante(il padre) il mantenimento della madre. Ciò dimostra che la direzione del flusso di denaro, non é in relazione alla collocazione principale dei figli, ma deve muovere comunque dall’ uomo verso la donna. La sentenza in questione é talmente scandalosa e anticostituzionale, che ho pensato di spiegarla meglio su una pagina web, dove é possibile lasciare dei commenti. Posto il link della pagina di protesta:
    http://www.lucacervino.it

  2. RC says:

    La moderna parità dei sessi: la donna è uguale al’uomo, ma l’uomo non è uguale alla donna.

  3. Filippo83 says:

    Ci vuole la parità dei diritti: non solo le donne parificate agli uomini, ma anche gli uomini parificati alle donne. Basta discriminazioni, basta alimenti&affidi a senso unico, basta dare le colpe ai padri ed i meriti alle madri!
    (Non è una provocazione, sono serio)

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