La crisi ha risparmiato la Svizzera, Berna cresce come la Cina

di ALTRE FONTI

Incredibile a dirsi, visto che la Svizzera è incastonata nel centro dell’Europa, il Vecchio Continente, il cui dinamismo economico è stato congelato negli ultimi anni dalla recessione. Eppure secondo uno studio della rete globale di revisione RSM, tra il 2007 e il 2011 lacrisi che ha colpito il mondo occidentale sembra aver risparmiato la Svizzera, Paese  che ha continuato a creare business ad un ritmo costante. Tasso che invece è rallentato o si è addirittura fermato in altri Paesi sviluppati. Tra il 2007 e il 2011, il numero di aziende in Svizzera è aumentato da 499.000 a 648.000, uno dei tassi più alti nell’area Ocse: +149.000 unità, pari ad un tasso di crescita medio annuo del 6,8%.

Questa fioritura di aziende sul territorio svizzero si spiega con due tipi di crescita. Il primo: uno sviluppo organico maggiore, grazie all’innovazione e a programmi promossi dalle università e dai politecnici federali di Losanna e Zurigo. Il secondo: gli insediamenti di gruppi esteri, in particolare nella regione del Lago di Ginevra, di Zurigo e di Zugo. Tra i paesi occidentali, solo la Francia ha registrato una forte crescita del numero delle imprese tra il 2007 e il 2011. L’area del Reno, in Germania, regione famosa per la densità della rete di piccole e medie imprese che costituiscono l’idotto di grandi gruppi industriali, ha un saldo positivo di start-up di 75.000 nello stesso periodo, con un tasso medio annuo di crescita dello 0,6%.

Allo stesso tempo, gli Stati Uniti con 313 milioni di abitanti hanno registrato solo 95.000 nuove aziende nette (incremento annuo dello 0,3%). Per ritrovare ritmi di crescita come la dinamica Svizzera, è necessario spostarsi ad Est: in Albania (8% annuo) e a Cipro (8,4% per anno). Ma la crisi del debito che ha colpito Cipro negli ultimi mesi ha indebolito questi risultati.

Ad Estremo Oriente, Hong Kong, seguito dalla Cina ( 6,9%), supera il Paese rossocrociato con un tasso di crescita del 9,9%. Per gli altri Paesi, la crisi è stata più distruttiva: nello stesso periodo, Taiwan, Giappone, Svezia, Portogallo e Sud Africa hanno visto il loro numero di aziende ridursi drasticamente. Il primato è andato a Lisbona, Stato in cui la crisi economica aggravata da quella del debito, tra il 2007 e il 2011, ha bruciato oltre20.000 aziende, un decremento dello 0,8% all’anno in media.

FONTE ORIGINALE: http://www.affaritaliani.it

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8 Comments

  1. sara s. says:

    vi devo deludere tutti……. non è cosi bello e perfetto la svizzera….ormai nostro governo ci sta vendendo e il popolo sta lotando tutti giorni per resistere…
    mai e mai e ancora mai vorremo entrare nel casino della ue

  2. maurizio ratti says:

    LA QUALITA’ E LA PROFESSIONALITA’ DEGLI SVIZZERI E DEGLI IMMIGRATI IN SVIZZERA SPIEGA IL SUCCESSO ECONOMICO RAGGIUNTO

  3. Al says:

    Cosa aspetta l’UE a chiedere l’adesione alla Svizzera?

    • Fortuna D'antonio says:

      AI ti devo deludere. Gli svizzeri Hanno votato già tre Volte contro l’ammissione alla UE. e dato che la democrazia diretta le leggi e le decisioni spettano al popolo. Se venisse di nuovo votato sarebbe lo stesso un grande NO

  4. Marco Mercanzin says:

    E dire che gli svizzeri stanno stampa di a manetta per tenere basso il loro cambio.
    Mah, magie della moneta sovrana. 🙂

  5. Paolo Brembilla says:

    la ricetta Svizzera è federalismo, burocrazia snella, zero corruzione, tasse eque e serietà della classe dirigente

    un’utopia per l’itaglia

    • Andrea D says:

      … e moneta sovrana…. e democrazia diretta…. probabilmente sono l’unico Popolo libero d’Europa che ha la facoltà di decidere in totale autonomia per il proprio sacrosanto benessere.
      Scriveva Nietzsche: “La demenza è rara nei singoli, ma è la regola nei gruppi, nei partiti, nei popoli, nelle epoche” e io aggiungo che la crisi è la diretta conseguenza della dilagante stupidità collettiva, altro che inevitabile punizione divina, spread e “ce lo chiede l’Europa”.
      Un Popolo che sa usare il cervello non farà mai una brutta fine.

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