La crisi fa saltare i negozi come birilli: città desertificate

di CLAUDIO PREVOSTI

La crisi rischia di lasciare le citta’ sempre piu’ povere di negozi, bar e ristoranti. A lanciare l’allarme e’ l’Osservatorio di Confesercenti, che calcola che, se il trend di chiusure delle imprese del commercio registrato nei primi quattro mesi dell’anno dovesse continuare allo stesso ritmo, al primo gennaio 2014 gli esercizi commerciali potrebbero essere decimati dalle chiusure. E la desertificazione colpirebbe soprattutto il Sud. In particolare, bar e ristoranti registreranno infatti un saldo negativo combinato di 17.088 imprese, arrivando a perdere il 5% del totale di aziende registrate dicembre 2012. Ai negozi di moda e abbigliamento potrebbe andare anche peggio: a scomparire saranno ben 11.328 esercizi, secondo le stime, con una contrazione dell’8% sul 2012. Calo piu’ contenuto invece per il settore alimentare, il cui saldo previsto e’ di -4.701 unita’, con una variazione negativa del 3% sul 2012.

E la crisi del commercio colpisce tutto il territorio nazionale, con particolare accanimento nel Sud. Per quanto riguarda le attivita’ del settore alimentare, le stime Confesercenti indicano un saldo particolarmente negativo soprattutto in Sicilia, dove le nuove aperture saranno solo 288, un dato inferiore di quasi quattro volte a quello delle chiusure, previste a quota 1.080. Nell’abbigliamento, invece, e’ la Basilicata a mettere a segno il risultato proporzionalmente peggiore: con 240 chiusure e solo 84 nuove aperture, la regione perdera’ a fine anno il 10% del totale dei negozi del settore. In Abruzzo, invece, e’ previsto un record negativo per i ristoranti: con 144 aperture e 534 chiusure, al primo gennaio 2014 la regione avra’ perso l’8% del totale delle imprese attive nella ristorazione. Nel settore bar, spicca la stima per la Valle D’Aosta che, con 33 nuove aperture e 30 chiusure, potrebbe mettere a segno una variazione minima, ma positiva, dell’1%.

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5 Comments

  1. mv1297 says:

    fa te il barista e conosci cosa vuol dire soddisfare mille richieste, credimi, vista la tua indole, non resisteresti una nottata.
    Anca ti un paiaso.

  2. valter ottello says:

    POI … SALTERANNO I ************* POLITICI .. ************ poi ki li seguirà ??????????

  3. Albert Nextein says:

    In tanti anni non ho mai visto una cosa del genere.
    Le strade secondarie del centro sono già da 20 anni in disarmo e degrado.
    Alcuni negozi sono stati trasformati in garages, anche per una sola auto.
    Per il resto sono serrande chiuse con dei penosi cartelli vendesi-affittasi.
    I proprietari di tali immobili, ormai inutili, pagano Imu e imposte dirette su un reddito sol che fittizio e nominale, a parte spese condominiali e tributi consorziali.
    Esiste un danno patrimoniale a carico del capitale immobiliare.
    Le attività commerciali si sono trasferite in zone ove il traffico è ammesso , dove c’è parcheggio facile.
    Il commercio si è trasformato, fortunatamente.
    Concentrazioni, larghe superfici, grande distribuzione.
    Sono rimaste rappresentate anche nicchie artigianali, ma in zone delle città meglio accessibili.
    I centri hanno subito una desertificazione anche per le scelte amministrative di chiuderli al traffico.

    Naturalmente se cambiano abitudini, modi e consumi molte attività hanno un destino segnato.

    In zone buone delle città i problemi principali sono, come sappiamo , tasse esagerate, minore capacità di acquisto della clientela, affitti alle stelle, concorrenza di strutture decentrate, degrado sociale.

    I signori commercianti, grandi specialisti della lamentela opportunista e prona, dovranno svegliarsi.
    Prima di chiudere tutti.
    A loro rimane una sola scelta.
    Una protesta fiscale massiva e intemerata.
    Altrimenti sono davvero morti.

  4. luigi cifra says:

    Un buon motivo per alzare l’IVA. E poi i ristoranti sono sempre pieni e i baristi evasori guadagnano meno dei loro dipendenti.

  5. luigi cifra says:

    Un buon motivo per alzare l’IVA.

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