La Costituzione secondo Miglio 3 / Unione italiana… a struttura federale. Quando decise il Parlamento del Nord

parlamento svizzera

di FABIO RATTO * – Miglio non riteneva il modello del “Governo di legislatura” incompatibile con l’idea di
una ”Unione Italiana” a struttura federale con un Primo ministro che, nell’ipotesi dell’elezione diretta, avrebbe garantito il fattore aggregante dei popoli della penisola (26).
Infine, una curiosità “pseudocostituzionale” da ricordare è quella per cui la forma di governo direttoriale ricalcata sul modello elvetico venne decisa, il 12 luglio 1998, dall’Assemblea costituente della cd. Repubblica federale padana (27), comunemente indicata come “Parlamento del Nord”, inizialmente riunita a Mantova e poi trasferita a Chignolo Po, nel Pavese, nella quale sedevano principalmente esponenti del Movimento politico leghista (28), previamente eletti dai militanti del partito il 26 ottobre 1997, al fine di stabilire l’organizzazione costituzionale dello Stato federale preconizzato nel Nord Italia, cioè la cd. “Padania”.

L’assetto istituzionale della futura entità statuale, frutto del disegno secessionistico leghista per il Settentrione (29) portato avanti attraverso una serie di iniziative negli anni 1996-1997, a partire dalla cd. dichiarazione d’indipendenza del nuovo Stato (30), era disegnato dall’art. 12 della Costituzione redatta dai componenti del suddetto Parlamento, composto da 200 membri, aventi «il compito di preparare la Costituzione della Repubblica federale padana in doppia prospettiva: una Padania libera e sovrana o una Padania confederata all’Italia» (31).

I costituenti padani, nell’occasione, dovendo scegliere tra l’ipotesi della forma di governo presidenziale e quella direttoriale optarono senza indugio per quest’ultima, attraverso un Direttorio composto da tanti membri quanti erano gli Stati federati, eletti per quattro anni dal Congresso federale – assemblea legislativa dello Stato – in seduta plenaria. Peraltro, le precise modalità di funzionamento dell’esecutivo del nuovo soggetto statuale non furono mai definite con chiarezza, limitandosi a richiamare la forma di governo di Berna.

Infine, circa il presunto processo costituente di cui sopra portato avanti dalla Lega Nord, occorre chiarire che lo stesso è stato ritenuto dalla dottrina maggioritaria (32) e dal Governo italiano dell’epoca (33) come una mera vicenda interna al partito priva di alcun valore legale nell’ambito dell’ordinamento giuridico italiano.

(3-fine)

(da il settimanale Il Federalismo, direttore responsabile Stefania Piazzo)

Nota dell’autore, Fabio Ratto Trabucco
l’oggetto dell’articolo (tesi dottorale di
ricerca sul sistema direttoriale elvetico ed uruguaiano, ripreso nella
Carta padana del 1996) è stato oggetto di pubblicazione integrale
nell’anno 2014 nel seguente volume per l’editrice Aracne di Roma:

http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/index.php/pubblicazione.html?item=9788854872615

 

La Costituzione secondo Miglio 1/ Una foresta di pensieri

 

La Costituzione secondo Miglio 2/ Il Federalismo genera carisma

 

 

 

NOTE
26 – Sul dibattito che seguì al progetto di riforma costituzionale proposto da Miglio ed inizialmente appoggiato dalla Lega Nord, si vedano: R. CHIABERGE, Miglio, la mia Costituzione non si tocca se no me ne vado, in “Corriere della Sera”, 18 dicembre 1993; “Se non si fanno le tre Repubbliche me ne vado”, in ib., 15 maggio 1994. Fra le critiche e gli apprezzamenti rivolti alle idee ed al pensiero di Miglio si vedano: G. FERRARI, Gianfranco Miglio. Storia di un giacobino nordista, Milano, 1993; M. BEVILACQUA, Insidia, mito e follia nel razzismo di Gianfranco Miglio, Napoli, 1994; E. LA SERRA, Il Miglione: mitragliate dall’ideologo leghista, Verona, 1994; G. BAGET BOZZO, Commento a Miglio, in “Federalismo & Società”, 1995, 1, 27-28; S. ROMANO, Miglio e la forza del federalismo, in “Corriere della Sera”, 29 luglio 2000; A. BARBERA, Gianfranco Miglio: scienziato, collega, amico, in “Quaderni Padani”,
2001, 37/38, 19-20; A. CARDELLICCHIO, Sud e Nord insieme per dividersi. Uno sguardo meridionale
su Gianfranco Miglio, in ib., 58-61; R. FORMIGONI, La lezione di Miglio e la rinascita lombarda, in ib.,
18; G. ONETO, Gianfranco Miglio padano e padanista, in ib., 51-57; M. STAGLIENO, È Gianfranco Miglio il vero precursore della Seconda Repubblica, in ib., 62-65; A. VITALE, Gianfranco Miglio, un uomo libero, in ib., 12-17. Come è stato significativamente osservato, con Miglio “per la prima volta forse nella storia unitaria ci si trovava di fronte a uno dei massimi studiosi della politica che questo Paese abbia mai avuto, che presentava l’alternativa federalista, argomentandola razionalmente e dal punto di vista logico e storico, come l’unica via d’uscita dalla crisi distruttiva dello Stato unitario centralizzato”, cfr. A. VITALE, Nessuno ha teorizzato la superiorità padana, in “élites”, 2001, 17.

27 – Cfr. M. CIVRA, Una federazione direttoriale, in “La Padania”, 14 luglio 1998, anche in: htt
p : / / o l d . l a p a d a n i a . c o m / 1 9 9 8 / l uglio/ 14/140798p02a5.htm. Sull’elezione del cd. “Parlamento
del Nord”, si vedano: M. FUMAGALLI, Cacciari: tutte quelle liste? Fasulle, metodi da socialismo reale, in “Corriere della Sera”, 27 ottobre 1997; M. MANTOVANI, Il voto padano premia il “laburista” Formentini, Gnutti è secondo, in “Corriere della Sera”, 31 ottobre 1997; F. TABLADINI, Bossi. La grande illusione, Roma, 2003, 131-133.

28 – Infatti, nel Parlamento costituente padano sono stati eletti anche candidati di partiti diversi dalla Lega Nord tra cui l’europarlamentare della Lista Pannella Della Vedova. Inoltre, si ricorda che, ai sensi dell’articolo 14 della legge elettorale padana per l’Assemblea costituente, la carica di “costituente” padano era incompatibile con quella di parlamentare italiano: in virtù di ciò il deputato leghista Gnutti rassegnò le dimissioni da Montecitorio, cfr.: M. MANTOVANI, “Lascio il Senato, preferisco la Padania”, in “Corriere della Sera”, 5 novembre 1997; “La Padania”, 6 novembre 1997.

29 – Giova ricordare che l’idea dell’aggregazione fra le Regioni del Nord italiano ebbe origine ancor prima della nascita ufficiale del movimento politico leghista, avvenuta nel 1984, poiché già alla fine del 1975 il Presidente della Regione Emilia-Romagna, Guido Fanti, lanciò questa proposta che fu accolta con cautela dal Presidente della Regione Lombardia e con maggior favore da quello della Liguria. Più concretamente egli avanzava un progetto di associazione tra le cinque Regioni della Valle Padana, che avrebbero dovuto avere un ruolo fondamentale in una politica generale di programmazione regionale e nazionale, cfr. “La Stampa”, 6 novembre 1975. Tale disegno di riforma fu subito ripreso da Gianfranco Miglio che inserì il discorso della “Padania” in quello, più generale, di una rifondazione in senso federalista dello Stato italiano ponendo in discussione la stessa sopravvivenza dello Stato unitario per il quale non ci sarebbero mai state, nemmeno dopo il 1860, le condizioni per la sua esistenza, cfr. G. MIGLIO, La Padania e le grandi regioni, in “Corriere della Sera”, 28 dicembre 1975, ripubblicato in C. PETRACCONE (cur.), op. cit., 296-301 ed in “Quaderni Padani”, 2001, 37/38, 139-140. Del resto, le istanze secessioniste si fonderebbero sulla presunta esistenza di un’etnia “padana” di origine celtica e perciò diversa da quella latina e greca che popolano la penisola italiana a sud della linea gotica La Spezia-Rimini, tenuto conto che i dialetti delle Regioni della cd. “Padania” si sono evoluti dal “sostrato celtico” del latino, cfr. al riguardo: S. MANCINI, Minoranze autoctone e Stato, Milano, 1996, 197, nota 13; G. ANDERLINI, Padania dai Celti ai Padani: storia di una etnicità, Settimo Milanese, 1998; S. SALVI, La lingua padana e i suoi dialetti, Novara, 1999; C. PETRACCONE, Le due civiltà. Settentrionali e meridionali nella storia d’Italia, Bari-Roma, 2000; mentre per la dottrina straniera si veda M. GOMEZ-REINO CACHAFEIRO, Ethnicity and nationalism in Italian politics: inventing the Padania: Lega Nord and the northen question, Aldershot, 2001; D. TAMBINI, Nationalism in Italian Politics. The Stories of the Northen League, 1981-2000, London-New York, 2001. Pretesa che, va precisato, non è nuova nella storia d’Italia in quanto, già nel 1945, il movimento cattolico del “Cisalpino” se ne fece aperto sostenitore nel suo omonimo organo di stampa, criticando il “regionalismo storico” e proponendo un’Italia divisa in Cantoni tra i quali quello padano, il “Cantone Cisalpino”, costituiva “un’armonica unità geografica, economica, etnica e spirituale, ben degna di governare sé stessa”, cfr.: T. ZERBI, Cantoni, non Regioni, in “Il Cisalpino”, 27 aprile 1945, 1,1, anche in “Federalismo & Società”, 1995, 1, 226-227; G. MIGLIO, Ciò che attendiamo dagli Alleati e ciò che loro daremo, in “Il Cisalpino”, cit., 2, anche in “Quaderni Padani”, 2001, 37/38, 126-127 ed in http://www.giovanipadani.org.leganord.org/articoli. asp?ID=3304, nonché ib., Unità e federazione, in “Il Cisalpino”, 22 luglio 1945, ripubblicato in C. PETRACCONE (cur.), op. cit., 252-260. Sul tema delle rivendicazioni regionaliste nel Nord Italia, si vedano particolarmente: R. GREMMO, Contro Roma. Storie, idee e programmi delle Leghe autonomiste del Nord, Biella, 1993; G. ONETO, Chi ha paura della Padania?, in “Ethnica”, 1994, 4, 52-56; U. BOSSI, Il mio progetto. Discorsi su federalismo e Padania, Milano, 1996, 3-12, 130-135; F. TOSO, Frammenti d’Europa, Milano, 1996, 107-113; G. ONETO, L’invenzione della Padania: la rinascita della comunità più antica d’Europa, Bergamo, 1997; G. ONETO, G. PAGLIARINI, 50 buone ragioni per l’indipendenza, Milano, 1998; mentre fra gli studi stranieri si segnalano: A. CENTO BULL, M. GILBERT, The Lega Nord and the northen question in italian politics, Basingstoke, 2001; T.W. GOLD, The Lega Nord and contemporary politics in Italy, Houndmills, 2003.

30 – Il processo si è articolato in almeno sette fasi: 1) la dichiarazione d’indipendenza e di sovranità della
Padania con la proclamazione della Costituzione transitoria della Repubblica federale padana, avvenuta a Pontida il 24 marzo 1996; 2) il discorso di Mantova del 4 maggio 1996 in cui il Segretario del movimento Bossi, abbandonata l’ipotesi federalista prospetta per la Padania una secessione alla “cecoslovacca” attraverso una trattativa con il Governo centrale italiano; 3) l’istituzione della “Gazzetta Ufficiale della Padania”, pubblicata dal Comitato Nazionale di Liberazione Padana (CNLP), nel cui numero 1 del 21 giugno 1996 sono riportate la Dichiarazione di autodeterminazione e la Costituzione della Comunità politica dei popoli del Nord; 4) i tre giorni della cd. “festa del Po” culminati a Venezia il 15 settembre 1996 con il pubblico ammainamento del tricolore italiano e la sua sostituzione con la croce celtica della Padania, cfr. M. MANTOVANO, Bossi sul Po, un rito per la secessione, in “Corriere della Sera”, 13 settembre 1996; F.
CAVALERA, Bossi: Padania atto di rottura, in “Corriere della Sera”, 14 settembre 1996; 5) l’indizione e lo
svolgimento nelle Regioni del Nord del cd. “Referendum di Autodeterminazione” del 25 maggio 1997, dal quale il CNLP deduce “l’impegno diretto del popolo ad una via autonoma da Roma per la libertà
della Padania”, come da comunicato pubblicato in “La Padania”, 26 ottobre 1997; 6) l’elezione, in pari data,
di un “governo provvisorio” della Padania avente a sua guida il deputato leghista Maroni; 7) le elezioni
del Parlamento “costituente” della Padania svolte presso 21.901 “gazebo” autogestiti il 26 ottobre 1997 a cui avrebbero partecipato 6.032.406 secondo i dati del movimento e 600 mila elettori secondo il Ministero
dell’Interno, anche se in “La Padania” sono riportate solo le percentuali di votanti per i singoli candidati
eletti al Parlamento costituente e non la cifra in assoluto, cfr.: V. POSTIGLIONE, La Lega annuncia il
record: ai gazebo in 5 milioni, in “Corriere della Sera”, 27 ottobre 1997; M. MANTOVANI, Maroni: 6 milioni
di elettori. Palazzo Chigi: no, al massimo seicentomila, in “Corriere della Sera”, 28 ottobre 1997; G. SARTORI, La congiura del silenzio, in “Corriere della Sera”, 3 novembre 1997, 1. Sul processo costituente
padano si veda anche A. PACE, Processi costituenti italiani 1996-1997, in AA.VV., Studi in onore di Leopoldo Elia, Milano, 1999, II, 1133-1139.

31 – A tal fine il CNLP, nel comunicato di cui alla nota precedente, affermava che ciò sarebbe servito per “poter passare dalle parole ai fatti perché la Costituzione deve indicare come devono essere scuola, magistratura, polizia, esercito, banca centrale, ecc.; inoltre, i rami del Parlamento, la legge elettorale padana”. A tal fine fu prevista un’ulteriore tornata elettorale del “popolo della Padania” per il perseguimento del seguente duplice obiettivo: “a) il popolo ratifica la Costituzione scegliendo tra le due opzioni in essa contenute: Padania sovrana e indipendente o Padania sovrana ma confederata con l’Italia; b) elegge il I Parlamento ordinario della Padania che deve varare le leggi della nostra Nazione”.

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

Leave a Comment