La Corte dei Conti al governo: così non tagliate le unghie allo Stato

Dutch Euro Coins Readied for Distributiondi ELSA FARINELLI – La legge di Stabilità usando “al massimo gli spazi di flessibilità” in deficit “riduce esplicitamente i margini di protezione dei conti pubblici” e “lascia sullo sfondo nodi irrisolti (clausole, contratti pubblici, pensioni) e questioni importanti” come il riassetto del finanziamento degli enti locali. Così la Corte dei Conti. Tradotto? La norma fa surf tirando la copertina corta “di alcune coperture e il permanere di clausole di salvaguardia rinviate al futuro” per cui saranno necessari “consistenti tagli di bilancio o aumenti di entrate” a partire dal 2017. Così il presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri in audizione in Senato. Basta? E avanza.

Chi pagherà il conto? I Comuni, non le prefetture, non i ministeri, non la pubblica amministrazione che spreca. Ecco qua.  La Corte dei Conti osserva che l’aggiustamento di bilancio andrà “a gravare prevalentemente sulle amministrazioni locali, con ripercussioni negative sulla qualità dei servizi“.

Valutando “gli 800 milioni necessari per l’adeguamento delle prestazioni ai nuovi Lea”, l’incremento delle risorse del Fondo sanitario nazionale rispetto al 2015 è “solo di 500 milioni“. Anche la sanità può attendere, ma questo lo avevamo capito.

Criticità persino sull’8 per mille: “Il meccanismo che permette ai beneficiari di ricevere più dalla quota indistinta destinata ai possibili beneficiari che non dalle precise scelte dei contribuenti; la rilevanza dei contributi, che ha superato ampiamente il miliardo di euro per anno; la scarsa pubblicità dell’ammontare delle risorse erogate ai beneficiari” unita “al rilevante ricorso delle confessioni religiose alle campagne pubblicitarie”, con “il rischio di discriminazione nei confronti diconfessioni non firmatarie di accordi”.

La causa? Secondo i magistrati contabili sta nella assenza di controlli indipendenti e dallo “scarso interesse dello Stato per la quota di propria competenza, essendo l’unico competitore che non sensibilizza l’opinione pubblica sulle proprie attività e che non promuove i propri progetti”.

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