La corsa del Dragone: anche le luci confermano l’attacco agli Usa

di REDAZIONE

Il Dragone corre: ha superato il Giappone, si appresta – ed e’ solo questione di qualche anno – a sorpassare gli Stati Uniti e a salire sul primo gradino del podio dell’economia mondiale. E la luce conferma la tendenza. I numeri, gli outlook, le previsioni e le stime che da anni ‘fotografano’ la volata della Cina finora non erano riuscite a impressionare come le foto, rimbalzate dai satelliti della Nasa, che mettono a confronto il paese a 21 anni di distanza. Due ‘scatti’ dell’Impero Celeste che mostrano nel 1992 un Paese ‘spento’, con poche e sparse lucine (la penetrazione ‘elettrica’ e’ da sempre spia di crescita e sviluppo economico) che a macchia di leopardo rimbalzavano dallo spazio. Uno spazio che, invece, oggi rimanda l’immagine di un’area che pullula di luci, nelle grandi aree metropolitane ma anche in quelle piu’ periferiche. Immortalando, meglio di qualsiasi altro indizio, l’immagine della nuova superpotenza mondiale, pronta a scalzare le egemonie non solo a ‘stelle e strisce’ ma anche della vecchia Europa e dell’insieme dei Paesi industrializzati.

Due anni fa l’aveva dovuto ammettere Tokyo: ”Siamo stati superati, la Cina è la seconda potenza del mondo”. E tra qualche anno si dovra’ preparare a riconoscere il sorpasso l’America. Con l’Fmi e l’Ocse che prevedono gia’ entro questo decennio lo ‘stacco’ che porterebbe Pechino sul tetto del mondo, rivoluzionando il modello economico dominante dalla fine della Guerra fredda. Nel 2000 con un Pil di 1 trilione (mille miliardi) di dollari Pechino sorpasso’ l’Italia e nel giro di 24 mesi tra il 2005 e il 2007, balzò avanti alla Francia, al Regno Unito e alla Germania per ‘bruciare’, due anni fa, anche il Sol Levante. Un successo, quello cinese, che si porta dietro una lista non trascurabile di iniziative di tipo finanziario e strategico, con cui il Dragone continua a stupire l’Occidente. Seppur tra luci e ombre di un Paese in cui lunga e tortuosa appare ancora la strada dei diritti civili, e dove restano le incognite su un sistema che – complici anche le politiche sociali degli ultimi decenni, come quella del ‘figlio unico’ – rischia di collassare sul fronte del welfare.

Nonostante una moneta non del tutto convertibile (lo yuan non e’ tra quelle di ‘riserva’), la corsa cinese degli ultimi 20 anni e’ stata a 360 gradi. A cominciare dalla silenziosa e progressiva scalata – attraverso l’uso dei suoi crediti per comprare i debiti pubblici degli occidentali – che l’ha portata a essere il primo creditore Usa e l’ha vista impegnata in un sostanzioso ‘shopping’ sul mercato dei titoli sovrani di eurolandia, asfissiata dalla crisi finanziaria. Con un pil che galoppa a ritmi sopra l’8% (8,2% quest’anno e 8,4% nel 2014 secondo l’Fmi), Pechino – in mano alla nuova generazione del Pcc di Xi Jinping – non guarda solo ad occidente ma anche al Continente Nero che, senza dare troppo nell’occhio, ha individuato da tempo come ‘granaio’ per il futuro: societa’ con gli occhi a mandorla comprano interi ‘pezzi’ di Africa da usare come terreni agricoli per coltivare grano e soia e garantire il futuro alimentare ad un popolo conta gia’ oltre 1,3 miliardi di persone.

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

6 Comments

  1. Adriano says:

    Vedremo quando, prima o poi, ci sarà un innalzamento delle paghe, diritti dei lavoratori, più benessere. La prima posizione se la scorderanno di gran lunga.

    Adriano.

  2. Roberto.Porcù says:

    A costo di steccare, per me l’economia cinese è una tigre di carta. Si basa sulla non applicazione dei diritti civili, su uno sfruttamento del lavoro che in occidente nemmeno lo ricordiamo più, sull’ignorare il diritto internazionale nel campo dei brevetti, … sul lavoro minorile e su quello gratuito nei campi di concentramento, ….
    Ai vertici c’è il partito unico e la legge di mercato è manipolata.
    Io trovo molta affinità tra il modello di sviluppo cinese ed il fascismo che, grazie al suo modello, superò molto meglio di tanti altri stati la grande depressione.
    Ci sarà un’implosione, molti la diranno inattesa, ma ci sarà.
    Gli Stati Uniti possono pasare in seconda posizione nelle statistiche, ma hanno al loro interno la vitalità per rimontare.
    Chiedo di meditare sull’autocastrazione dell’occidente che ha accettato per se una infinità di limitazioni “ecologiche” lasciandone esente altri paesi che si trovano ora a correre con i vecchi campioni con una palla al piede.
    Non può durare.

    • Simone Tretti says:

      Son in disaccordo sulla capacità americana per le seguenti ragioni:
      gli americani son dipendenti dall’estero, tantopiù che la loro valuta-straccia è moneta di scambio estero che sta venendo liquidata in favore di altre valute (tra le quali lo yuan, rublo, oro).

      Qualora i cinesi buttassero sul mercato i titoli americani da loro detenuti farebbero collassare il mercato usa con lo schiocco delle dita. Altresì però collasserebbero loro stessi in quanto il primo importatore di merce cinese son gli USA (i quali han delocalizzato spesso e volentieri o subappaltato in cina, tipo l’italia con i paesi confinanti o limitrofi europei).

  3. Franco says:

    Per fermare la loro corsa economica, l’ultima “chance” è esportare la CGIL in toto. Nel giro di pocji mesi, addio primato cinese eripresa nel nostro paese.

    • Aquele Abraço says:

      Te lo vedi Landini con i suoi della Fiom a fermare i carroarmati in piazza Tienanmen? Macchè, continua a fare il duro e puro con gli zombies politici italiani e l’eretico Marchionne.

    • Impossibile!
      Perché anche se gli stai proponendo di andare in un paese dove comanda il partito comunista là sarebbero più o meno costretti a lavorare!
      Te ne rendi conto? Un sindacalista della CGIL che lavora?
      Viola tutte le leggi fisiche e cosmiche….

Leave a Comment