La Corea del Nord, come non l’aveva raccontata Salvini


corea del nord

(riproponiamo un pezzo d’autore, di Giuseppe Reguzzoni, a commento della visita di Matteo Salvini con il senatore Razzi, dal dittatore coreano. Ricordate cosa disse Salvini al suo rientro? Ecco le sue dichiarazioni al Corriere della Sera: E cosa ha visto? chiede il giornalista a Salvini…
«Un Paese molto diverso dal nostro, un’opportunità gigantesca per i nostri imprenditori. Hanno bisogno di molte cose e l’embargo nei loro confronti è idiota. Pensi che ci avevano chiesto due navi da crociera e non gliele possiamo dare. È assurdo, non sono cannoni. L’embargo nei loro confronti andrebbe tolto, come alla Russia di Putin del resto». 
Il programma nucleare è stato considerato una minaccia e la situazione dei diritti umani è disastrosa. 
«Premesso che non cambierei la mia vita con quella che si conduce in Corea del Nord, la pena di morte c’è anche negli Stati Uniti. E per quanto riguarda la libertà di stampa, d’accordo, lì non fanno altro che parlare del “Grande Maresciallo” (il leader Kim Jong-un, ndr ), ma da noi non si cantano le lodi a Renzi tutti i santi giorni?».  ..  Lì lo Stato dà tutto: scuola, casa, lavoro. Insomma, al mondo non c’è solo lo stile di vita americano… Sono contento di esserci andato, ho visto un senso di comunità splendido. Tantissimi bambini che giocano in strada e non con la playstation, un grande rispetto per gli anziani, cose che ormai in Italia non ci sono più…”).

di GIUSEPPE REGUZZONI – La Corea del Nord secondo AsiaNews, portale internazionale del pontificio istituto per le missioni estere, non racconta quel paese come lo ha visto Salvini. Non è, insomma, una barzelletta.

Sono pochi i siti informativi in grado di dire che cosa stia davvero succedendo in Corea del Nord: uno Stato alla disperazione, dove, come nel film “Le vite degli altri”, ma in una versione tragicamente ancor più radicale e spietata, metà della popolazione spia e perseguita l’altra metà. Tra questi siti si distingue, da tempo, e a livello internazionale AsiaNews, legato al Pontificio Istituto Missioni Estere. La Corea del Nord è un paese ufficialmente ateo, dove le religioni sono perseguitate, ma dove i pochi aiuti umanitari portati dalle chiese cattolica e protestante sono ormai l’unico, se pur rarefatto, sollievo a una popolazione piegata dalla miseria di Stato. La Corea del Nord ha un esercito consistente, tenuto in piedi con l’impiego del 30% del PIL: un’enormità, pagata con la morte per fame di decine di magliaia di propri cittadini. Proprio per questa situazione i deliri di Kim Jong Un, il trentenne dittatore che minaccia la guerra nucleare a Corea del Sud, Giappone e USA, devono essere presi molto sul serio. Asia News, con un articolo di Joseph Yun Li-Sun, spiega che la situazione è così disperata che, ormai, è davvero tutto possibile. Certo, la Corea del Nord sta, probabilmente, tirando il più possibile la corda per ottenere la riapertura dei negoziati interrotti nel 2008, da una posizione di forza. «Cina, Stati Uniti e Giappone sanno molto bene quali sarebbero le conseguenze di un conflitto aperto: milioni di profughi da una parte e un nuovo, temibile concorrente regionale dall’altra. Ma va detto che in Corea del Nord la situazione è più disperata che mai, e messi alle strette possono compiere atti inconsulti».

Viene riportato anche il parere di un sacerdote cattolico di Seoul, con contatti al Nord, di cui non si fa il nome per ragioni di sicurezza: «Proprio la situazione interna potrebbe portare alla decisione di aprire un conflitto. Kim Jong-un è giovane e non ha il pieno controllo del suo apparato militare, mentre la gente comune muore di fame e i lager si riempiono sempre di più. Il dittatore non vuole perdere il potere e potrebbe decidere che è meglio morire in guerra piuttosto che vedere un colpo di Stato, militare o civile che sia». Il punto, quindi, non è che nemmeno la Cina vuole la guerra – e, difatti, nello scorso mese di febbraio, per la prima volta ha votato anch’essa le sanzioni contro la Corea del Nord proposte in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

La guerra potrebbe scoppiare anche se la Cina non lo vuole. La follia ideologica – il comunismo a Pyongyang è davvero una religione – e la disperazione economica, unitamente a qualche atto gravemente imprudente potrebbe scatenare l’inferno. Il prezzo sarebbero decine di migliaia di vite innocenti, presumibilmente tanto in Corea del Nord che in Corea del Sud. L’esito, oltre alla caduta del regime, sarebbe la riunificazione repentina e violenta della penisola, con milioni di profughi proiettati proprio sulla Cina. Che non li vuole: sia per ragioni economiche che per motivazioni ideologiche. Scrive, ancora, AsiaNews: «Su 22 milioni di nordcoreani almeno 10 andrebbero in Cina. Sarebbero 10 milioni di persone alla fame e profondamente ideologicizzate, che entrerebbero in Cina solo perché c’è il comunismo». Solo che in Cina il comunismo è capitalismo di stato, nella sua forma più radicale e ben poco attenta alla fratellanza internazionalista.

Oltre tutto, ricorda sempre AsiaNews, la Cina è già proprietaria di gran parte delle risorse economiche nordcoreane, e ha quindi tutto da perderci da un conflitto devastante. Se si analizza la situazione in termine di opportunità e di convenienza non ci sono dubbi: «La guerra, almeno per ora, non ci sarà. Pyongyang sa benissimo che un atto bellico significherebbe, in un modo o in un altro, la fine della propria esistenza». Lo afferma, ancora una volta una delle fonti di AsiaNews, un cattolico che tiene le relazioni con la Corea del Nord e di cui, conseguentemente, non si può fare il nome. Così la crisi vista in termini puramente razionali, ma con un’incognita: questa volta, e più che mai emblematicamente, siamo davvero di fronte non a freddi calcoli strategici, ma a forme di follia istituzionalizzata e, in quanto tali, imprevedibili. Intanto, ancora una volta la rete informativa della Chiesa Cattolica si conferma la più efficiente a ogni latitudine, grazie all’attività e all’intelligenza del suo personale missionario.

Altro che i politici che cercano passerelle.

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2 Comments

  1. Padano says:

    Anche in Italia ci sono situazioni in cui parte della popolazione “spia e perseguita” cittadini innocenti.

  2. caterina says:

    Eppure honno alle spalle civilta’ millenarie antichissime, piu’ delle nostre medio-occidentali! …
    noi di loro ci siamo fatti il concetto che siano come le formiche…cioe’ organizzatissimi e tutti miranti a realizzare un programma comune… Sara’ anche la loro grandezza!… e poi ci proibiscono di usare la parola “razza”… I cinesi, i coreani nord o sud, dal culto per la forma, la percezione estetica, la meticolosita’ in ogni espressione di costume privato e pubblico li rendono distanti mille miglia dai nostri comportamenti e dalle nostre aspirazioni… non si puo’ dire meglio o peggio, ma almeno diversi si’… e non e’ un’offesa per nessuno! sono fondamentali le caratteristiche che ci rendono diversi, e non solo fisionomiche e neppure di valore… e finiamola di demonizzare la parola ‘razza’!

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