La comunicazione “ad minchiam” al tempo del coronavirus

di Valter Roverato – Nel paese chiamato italia, tutti sono esperti di tutto, e sanno tutto di tutto. Un esempio per tutti: il calcio. Gli italiani sono tutti allenatori, tecnici, selezionatori, opinionisti. Sanno tutto di questo o quel calciatore, o allenatore, sanno cos’è meglio per questa o quella squadra, conoscono tutti gli schemi: 4-4-2, 4-3-3, 4-2-3-1, e via così… loro saprebbero cosa fare!
A tutto questo non si sottrae certo il “Covid-19”, il virus che sta mettendo a dura prova praticamente quasi tutto il mondo. Si sentono membri del governo, dal ministro degli esteri, a quello degli interni, a quello dello sport, ed altri, parlare del virus come se fossero i massimi esperti: sanno tutto, da come e quanto e dove si espande o si espanderà il contagio, fanno previsioni come fossero novelli Bernacca, emanano circolari e decreti, il più delle volte “ad minchiam”, diciamo. Ma sappiamo bene che razza di persone ci siano al governo, che d’altra parte nessuno ha votato, ed altrettanto si potrebbe dire dell’opposizione, che saprebbero bene cosa fare se al governo ci fossero loro! Eh, già! Peccato….

La comunicazione in questo frangente è a dir poco desolante: presidente del Consiglio, presidente della Repubblica, commissario della protezione Civile, vari ministri, sottosegretari, portaborse e borsette, showmen televisivi, comici ed attrici: chiunque interveniva, ed interviene ancora, in qualsiasi trasmissione televisiva (sarebbero intervenuti anche nell’intervallo, se ci fosse ancora) a dire la sua sul virus e come combatterlo, a dire tutto ed il suo contrario, con fare solenne ed espressioni serie, come fossero i guru dalle quali labbra pendere. E così, fra i vari sproloqui che si sono succeduti dalle bocche degli “esperti”, si sono sentite delle cose che lasciano stupefatti: si è andati dal “è un’apocalisse mondiale”, al “è un’influenza un po’ più grave”, dal “non si muore di Covid-19, ma col Covid-19”, al “è un virus che uccide indiscriminatamente”, fino all’altro giorno in cui un ex calciatore in una trasmissione sportiva, affermava “che vuoi che sia, basta bere qualcosa di caldo e stendersi al sole, che col caldo il virus muore”, affermazione sentita personalmente con le mie orecchie, sulle prime non volevo crederci, pensavo che forse voleva scherzare, ma non mi sembrava, e comunque non sarebbe stato il caso. Ormai in italia credo che tutti abbiano detto la loro, alcuni anche più volte, come fossimo in un “reality”, ed in TV si alternassero gli opinionisti a dire la loro su questo o quel personaggio. Non sono mancati gli inviati, di tutte le trasmissioni, nelle “zone rosse”, ai confini e dentro, ad intervistare tutti: dal postino al carabiniere, al farmacista, al fornaio, al barista, al sindaco, e così via. In questo paese anche il virus è diventato uno show televisivo, neanche fossimo a “ballando con le stelle”.

Capite? Stiamo affrontando un virus nuovo, un nemico forte ed invisibile, attorniati ed assillati da insignificanti, inutili opinionisti vocianti, da un governo che sarebbe meglio se fosse anch’esso invisibile come il virus, il tutto sparato da schermi televisivi ad ogni ora ed in ogni dove. In pratica ci hanno tele-trasportati in uno show, un’enorme “grande fratello”: rinchiusi in “zone rosse”, spiati da telecamere, e giudicati da opinionisti in perenne talk-show.

Però al di là di tutto questo susseguirsi di pseudo-esperti, di opinioni e consigli sparati là come caramelle, attorno a questo vortice di pseudo-vip da schermo televisivo, ma soprattutto fuori da tutto questo carrozzone, ci siamo noi, comuni mortali, che alla mattina dobbiamo andare al lavoro e non sappiamo se lo troveremo ancora, il nostro posto di lavoro, che non sappiamo se uscire di casa o no, e se andare a fare la spesa e dove, che non dobbiamo stringere la mano a nessuno, ma salutare da lontano (e forse Salvini, fra le sue proposte, chiederà che venga ripristinata la circolare di Starace sul saluto romano), che dobbiamo tenere la distanza di almeno un metro da chi incontriamo (anche se c’è chi ha sentenziato che ci vogliono almeno 1,82 metri, e chi almeno 2), che dobbiamo lavarci spesso le mani (anche se c’è chi ha sentenziato che non si deve farlo troppo spesso, altrimenti potrebbe essere dannoso per le difese della pelle), che abbiamo pagato un abbonamento per andare a vedere le partite di calcio o di pallacanestro, e poi non ci possiamo andare (ci rimborseranno? Ai posteri…..), e così via.

A questo governo, poi, non è sembrato vero che da un giorno all’altro si potessero accantonare tutte le questioni che erano, e restano, in piedi, a cominciare dall’autonomia, chiesta da quasi 900 giorni proprio da queste regioni ora (casualmente) colpite dal virus. Se prima l’autonomia “doveva” essere in qualche modo oggetto di discussione, e non sapevano ormai più come procrastinare, rinviare l’argomento, adesso una valida scusa ce l’hanno: il virus! E così hanno scatenato il potente circo mediatico con vari nani e ballerine, per cloroformizzare meglio gli stupidi veneti, lombardi, emiliani, che hanno chiesto solo un’autonomia già prevista dalla costituzione. Loro intanto la rinviano, come la “plastic tax”, come la “sugar tax”, come la lotteria degli scontrini, come la presentazione del modello 730 (e chissà cos’altro mi dimentico), poi vedremo: per intanto la sedia da sotto il sedere nessuno gliela può levare, dato che anche il voto è rinviato!

Sveglia Veneti, sveglia nord: boicottate il circo mediatico di regime! Approfittate per leggere qualche libro sulla vostra storia, per esempio su come il Veneto sia stato forzatamente annesso all’Italia col famigerato “plebiscito-truffa”, cominciate a seguire di più le TV locali, che danno le vostre notizie del territorio, in modo molto più serio dei nani governativi italioti che si pavoneggiano nella TV obbligatoriamente pagata col “canone” da tutti noi.

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