LA CIRENAICA DICHIARA L’AUTONOMIA. SECESSIONE IN VISTA DALLA LIBIA

di STEFANO MAGNI

La Cirenaica sta salutando il resto della Libia. E tenersi il petrolio, considerando che i più grandi giacimenti li ha lei. Era stato ampiamente previsto che, una volta saltato il tappo della dittatura di Muhammar Gheddafi, la Libia si spaccasse nelle due principali regioni che la compongono, Tripolitania e Cirenaica, rispettivamente l’Ovest e l’Est del Paese.

Non si sa ancora per quanto tempo ancora, la terza regione libica, il Fezzan (il Sud) rimarrà unito alla Tripolitania. Certo, non tutti pensavano che una scissione avvenisse così in fretta.

Lunedì pomeriggio, a Bengasi, capitale della Cirenaica, è stata proclamata l’autonomia. Una parola da intendersi praticamente come: indipendenza. Il nuovo Consiglio Provvisorio della Cirenaica, infatti, intende avere una propria legge (scritta da un parlamento locale), una sua magistratura e una forza di polizia separata. E, ovviamente: piena autonomia nello sfruttamento delle risorse petrolifere e del loro commercio. Solo la politica estera verrebbe lasciata al governo centrale di Tripoli. A capo dell’autoproclamato governo di Bengasi è stato eletto (da un’assemblea popolare appena costituita) l’ex dissidente Ahmed al Zubair, prigioniero politico ai tempi di Gheddafi e protagonista delle prime rivolte del 2011. Promette di proteggere i diritti della popolazione cirenaica e non parla esplicitamente di indipendenza, ma di autonomia all’interno di uno Stato federale. “La Libia è una nazione unita”, ha dichiarato ieri per rassicurare il governo di Tripoli. Ma il presidente del Consiglio Nazionale di Transizione (Cnt) libico, Mustafa Abdel Jalil, non l’ha presa affatto bene. E ha puntato il dito contro una cospirazione internazionale. Ci sono dei “Paesi arabi” – ha dichiarato ieri sera – che sostengono la “sedizione” dell’Est della Libia. “E’ l’inizio di una cospirazione contro il Paese.

E’ una vicenda molto pericolosa che minaccia l’unità nazionale”, ha tuonato da Tripoli, avvertendo che la nascita del Consiglio cirenaico “può condurre a una Libia divisa e non-democratica”. Ieri Jalil ha rincarato la dose, ventilando per la prima volta la possibilità di usare la forza contro gli autonomisti. “Noi non siamo pronti a una divisione della Libia”, ha dichiarato il presidente del Cnt in un discorso trasmesso in diretta dalla Tv di Stato. Benché l’aspirante presidente cirenaico sia, come abbiamo visto, un dissidente, Jalil rispolvera lo spettro di Gheddafi contro quella che chiama la “sedizione dell’Est”: “Devono (gli autonomisti, ndr) sapere che gli infiltrati e i fedelissimi dell’ex regime tentano di utilizzarli, e noi siamo pronti a dissuaderli, anche con la forza”.

Ma al di là dell’artificio politico, mantenuto in piedi con la forza per tutto il secolo scorso, la Libia non è mai stata una nazione unita. La Tripolitania e la Cirenaica hanno conosciuto sviluppi diversissimi nel corso di tutta la loro storia. Nel XIX Secolo, la prima era un regno mediterraneo piratesco. E proprio per questo ha subito le rappresaglie militari sia degli Stati Uniti (il primo intervento americano, ordinato dal presidente Thomas Jefferson) che del Regno di Sardegna. Poi la Tripolitania è diventata una provincia ottomana. E tale è rimasta fino al 1912, quando divenne colonia italiana. La Cirenaica, invece, nello stesso XIX Secolo era diventata una comunità di tribù semi-nomadi unite dalla religione. La sua struttura fu plasmata da Alì al Senussi, studioso e predicatore religioso, padre di una setta fondamentalista islamica. La Senussiya divenne, nel corso dell’800, una realtà politica a sé, forte di una rete di contatti religiosi e commerciali con buona parte dell’Africa Nord-orientale.

Solo con la conquista italiana del 1911-12, quel territorio divenne “Libia” (nome di origine romana). Ma anche durante l’occupazione, le due realtà principali dello “scatolone di sabbia” seguirono corsi differenti. La Senussiya cirenaica, durante la Prima Guerra Mondiale, si ribellò e riuscì a ottenere una sua semi-indipendenza, sotto Muhammad Idris, nel 1917. Finché non fu riconquistata dagli italiani nel 1923. Fu sempre la Cirenaica a fondare il nuovo Stato libico indipendente a partire dal 1942, grazie all’appoggio dei britannici che avanzavano dall’Egitto. E la dinastia senussita, con re Idris, ha dominato tutta la Libia del dopoguerra dalla proclamazione ufficiale dell’indipendenza (1951) al 1969. Il rapporto di forze si è ribaltato solo con il golpe militare di Muhammar Gheddafi, di Sirte (Tripolitania) nel 1969. Da allora la Tripolitania divenne nuovamente la regione dominante. Pochi ricordano che la Cirenaica tentò una prima volta di rendersi indipendente con una guerra civile a bassa intensità, nella seconda metà degli anni ’90. Allora quella rivolta fu schiacciata nel sangue da Gheddafi. Ma è stata sempre la Cirenaica a far partire la rivoluzione del 2011, conclusasi con la cacciata del dittatore tripolitano dopo otto mesi di guerra civile.

La dichiarazione dell’autonomia di Bengasi, dunque, è solo lo sviluppo naturale, pressoché inevitabile di questa lunga storia. Non è detto che la sua separazione causi necessariamente una nuova guerra civile. Molto dipenderà dalla reazione di Tripoli.

 

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