La Cina sottocasa. Ma gli ispettori italiani hanno altro da fare

di DANIELE QUAGLIA*

Il prezzo dei prodotti fabbricati in Cina non trova concorrenza con quello dei prodotti fabbricati in Europa. Il grande Prodi diceva che la nostra salvezza sarebbe stata la qualità, la tecnologia, ma anche in questo la Cina sta facendo passi da gigante potendo contare sulle multinazionali che non hanno alcuna remora a trasferire lì, tecnologie e know how.

Ma la Cina non si limita a produrre a casa sua per farci una concorrenza spietata  perché è arrivata qui da noi e, sotto casa nostra, formichine cinesi producono dalle 8 alle 23 di ogni giorno e di qualsiasi Festa Comandata, manufatti che fino a qualche anno fa impegnavano manodopera locale.

Quello che veniva prodotto da nostre 30 orlatrici (addette alla confezione di tomaie per calzature) alle quali sono sempre stati riconosciuti tutti i sacrosanti diritti stabiliti dai contratti collettivi, viene ora prodotto da 15 cinesi, maschi e femmine, che lavorano ininterrottamente per quindici ore salvo quattro brevi pause per quattro  pranzi furtivi consumati in 10 minuti,  in piedi, con il piatto in una mano e i bastoncini nell’altra.

Niente ferie, se non il fermo tecnico per cambio stagione, niente 8 ore al giorno ma 15, niente 40 ore alla settimana ma 105, niente festività, niente permessi, niente malattia, niente pensione, niente TFR, niente infortuni, niente Enti Bilaterali,niente sindacati, nessuna ispezione.

Niente di niente.

Così possono offrire la loro manodopera ad un costo impensabile ed inarrivabile dai nostri laboratori che chiudono uno dopo l’altro, andando ad ingrossare le fila di disoccupati e cassintegrati.

E per diventare invisibili al fisco ed ai controlli, questi cinesi cambiano partita IVA e ragione sociale una volta l’anno, allora niente DURC e le fatture emesse possono essere tranquillamente distrutte, anno per anno.

I  committenti nostrani, che accettano questa illegalità diffusa e impunita solo per una speculazione economica illecita, dovrebbero essere processati per direttissima, ma andrebbero ugualmente perseguiti tutti i funzionari italiani che non dispongono i dovuti controlli quando tutti sappiamo che i cinesi lavorano solo ignorando tutte le norme.

Anche se lo fanno con discrezione, perché  sono educati con i vicini e non fanno caciara, lo fanno  candidamente in centro paese, sotto casa, senza oscuramenti alle imposte, alla luce del sole arricchiscono i referenti in Cina con i trasferimenti di Euro, rubano il lavoro ai nostri, non pagano tasse, esportano la nostra moneta e ci condannano al fallimento e alla miseria.

Tutto questo sta succedendo anche oggi, domenica 10 giugno 2013 alle ore 21, in Riviera del Brenta, provincia di Venezia, mentre gli ispettori italiani di  INPS, INAIL, Agenzia delle Entrate, Equitalia e GdiF sembrano troppo presi nelle loro sadiche torture quotidiane  contro i malcapitati veneti, disgraziati portatori di partita IVA.

* Life Treviso

da: www.life.it

 

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13 Comments

  1. Roberto Porcù says:

    Non guardare nel pozzo per vedere la luna. Le ditte italiane stanno morendo, l’industrializzazione che c’era in Italia sta morendo.
    A Venezia ci si arriva con l’auto ed il treno tramite il Ponte Littorio voluto e realizzato da Mussolini (ora si chiama Ponte della Libertà), ora ad esso sono tutti favorevoli e la giunta di sinistra intende far arrivare a Venezia anche il tram, ma al tempo fu necessario un Mussolini.
    A Venezia si sta realizzando il Mose, più giù è stato fatto un rigassificatore per non essere vincolati, e strozzati, nelle importazioni di metano alle sole condutture esistenti tra stati, ma sono il frutto di battaglie accanite di Galan.
    Ma nei giornali leggo che lo stato è troppo arrendevole con chi violentemente si oppone ad opere pubbliche nei pressi del giardino di casa ed ostacolano la realizzazione di strade, inceneritori, o quant’altro che se ora possono essere utili, domani saranno necessari.
    In politica si può sostenere di tutto ed il contrario di tutto, se rimangono discussioni, entrambe le opinioni potrebbero essere giuste e tra loro si spartiscono i consensi.
    Ma l’economia e l’industrializzazione sono figlie della matematica, sono scienze esatte e non accettano bla, bla, bla.
    La salute nel lavoro è una cosa importante, ma in Italia essa è un prato fiorito sopra tanta merda di burocratizzazione.
    Ricordo che un tempo, quando ero più giovane ed a certe cose credevo, feci delle pratiche “importantissime” indicando tra l’altro la disposizione degli impianti.
    Le presentai in due fasi, a distanza di tre o sei mesi, e nella seconda le planimetrie e la disposizione degli impianti era molto cambiata, ma nessuno diede sentore di accorgersene.
    L’industrializzazione è una cosa viva soggetta a cambiamenti e non può convivere con la burocratizzazione che è quanto di più putrescentemente morto si possa immaginare.
    I tomaifici è da molti anni che se ne sono andati dall’Italia e non ha senso prendersela con i cinesi se “tornano a fare qui” cose che si era smesso di fare.
    Sicuramente generalizzare è sempre sbagliato, ma io ho di loro una grande buona opinione.
    Sicuramente bisogna considerare che tutti coloro che vengono da fuori non capiscono le leggi cretine che la burocratizzazione si è data per giustificare il lavoro di una pletora di parassiti. Non sono assuefatti come noi che ad essa siamo stati gradualmente educati da bambini e che questa “educazione” continuiamo a subire dai media asserviti al potere. Essi non ne capiscono la ratio e si ribellano facendo quello che a loro più aggrada.
    Io sostengo che se non vivessimo incatenati, noi ai cinesi ed ad altri concorrenti stranieri “podaresimo magnarghe i risi in testa”.
    La luna, Daniele, cercala in cielo e lascia perdere il pozzo.
    Ciao

  2. Lorenzo says:

    Che delusione leggere che PROPRIO VOI chiedete maggiori controlli e non più libertà per i nostri imprenditori!

    Bene ironizzare su Prodi: NON BASTA coltivare la nostra superiorità tecnologica. Occorre ANCHE rincorrere i cinesi sul difficile terreno della produttività del lavoro.
    La distanza è enorme ma questo non è un buon motivo per non cercare di ridurla.
    Oltretutto una parte di questa distanza la colmeranno i cinesi stessi quando si saranno “sfamati”: basta vedere come sono cresciuti negli ultimi anni gli stipendi di indiani e pakistani (che erano i “cinesi” di qualche anno fa).

    Ma una buona parte di distanza la dovranno colmare anche i nostri lavoratori e le nostre oggi FOLLI leggi sul lavoro (contratti nazionali, mansionario, cuneo fiscale, regolamentazioni ecc.).

    Peccato non sentire la vostra voce su quest’ultimo punto.

    • daniele quaglia says:

      che dire? 15 di loro si accvontentano di lavorare per un piatto sicuro e 30 di noi non hanno più lavoro, stanno perdendo la casa e non avranno più un piatto sicuro.
      I Cinesi, o questi cinesi hanno una parte di colpa; ma la gran parte è suddivisa da imprenditori locali senza scrupoli e da funzionari che non fanno il loro dovere e magari un giorno scopriremo come mai. Per questi ultimi io sarei favorevole ai lavori forzati. Per quanto riguarda questo stato ha sempre seminato tanto vento ora sta per raccogliere tanta ma tanta tempesta e spero sia talmente violenta da cancellarlo completamente

  3. mv1297 says:

    Parlare con gli esaltati non è facile. Ci provo.
    Lei pretenderebbe che mia moglie debba delle spiegazioni solo perché ha un aspetto orientale. A parte che adesso ha la cittadinanza italiana, parla meglio di noi l’italiano, oltre a scriverlo, integratissima, madr di due figlie italiane di fatto (chissà se anche loro dovranno dare delle spiegazioni visto che qualcosa di orientale ce l’hanno, e io dico, per fortuna!), decisamente belle (parole sentite anche oggi, da perfetti sconosciuti) , Lei mi mette in crisi. Perché anch’io sarei costretto a spiegare come mai quando sono all’estero devo dire che non sono mafioso, non sono un don giovanni, non sono un bugiardo (questa cosa me la sono sentita dire spesso solamente perché di passaporto italiano), non sono amante degli spaghetti, ma soprattutto non sono un fascista (con il kalashnikov puntato in Libia, dandomi del fascista, provare cosa ci si sente dentro….), allora mio caro Dan, lascia che te lo ripeta…… te si un poro ebete.
    In ogni caso, una caratteristica comune a voi italiani (sono veneto nel sangue, mai stato italiano, e faccio di tutto per non essere inquinato da questa cultura) é che anche nel torto marcio, mai che si scusano. L’umiltà è cosa rara in Occidente. Ho vissuto tanti anni in Asia, e Le assicuro che ci si arrichisce nell’animo. Purtroppo i mass media italiani e non, hanno creato degli sterotopi nei confronti degli asiatici. Ho vissuto in India (ma non mi piace), Tailandia, Cina e Giappone.
    E sto meditando di ritornarci se il Veneto non si fa indipendente.
    Veda Lei come vuole interpretare il mio messaggio, libero di essere poro ebete per sempre.
    Stame ben.

    • Aquele Abraço says:

      Le cose cambierebbero se tu avessi un passaporto veneto e parlassi in veneto. Non saresti confuso e i cinesi non sarebbero un problema perché la Repubblica di San Marco è sempre stata cristiana e mutlietnica e le sue leggi sagge e rispettate da tutti i residenti.
      Pelasgici e comunisti con lo jus soli vorrebbero un’italia multietnica, però mantenuta dai soliti stupidotti veneti che se non si svegliano continueranno a fare la parte dell’asino da soma.
      W l’indipendenza del popolo veneto.

    • Dan says:

      Senti bello, primo esaltato lo dici a qualcun altro, secondo apri gli occhietti e guarda là fuori: tempo qualche anno e qua torna il nazifascismo.
      Lì poi trovi i veri i esaltati che spinti dal dogma del fare pulizia prenderanno tutti i “musi gialli” che troveranno (così come tutti i “musi neri” ed i “musi caucasici”) e replicheranno gli exploit di 70 anni fa con gli ebrei senza andare troppo per il sottile, altro che “io che sono del Canton quindi diverso da…”

      E’ ora di imparare ad annusare l’aria che si respira e capire che la pazienza è un optional che sta per venire meno.

      Se si vuole sperare di portare ancora a casa le chiappe è cosa buona e giusta riuscire a far capire alla gente, prima che esploda, quali sono le differenze perchè quando qua vedremo tutti rosso o meglio giallo, dopo non ci sarà più spazio per i “distinguo”.

      Tic Tac, le nostre aziende chiudono, i nostri stanno perdendo case, lavoro e futuro, i nostri se stanno a suicidare uno al giorno. Quanto si crede potrà ancora durare tutta la cosa ?
      Quanti sono ancora là fuori ben disposti a continuare questo iter infernale ?
      Quale sarà il giorno, il momento, il periodo in cui, le pistole smetteranno di essere rivolte contro se stessi ?
      Oggi ? Domani ? Si aspetta un annuncio di fallimento ufficiale ? O sarà semplicemente alla scadenza della prossima rata dell’imu ?

      In realtà i nervi non sono ancora saltati perchè non è uscito un vero fanatico pronto a raccogliere la gente ed a trascinarla. Quanto durerà questa calma ? Questo qualcuno è già tra di noi, solo che non ha ancora preso la stecca della crisi in faccia. Solo questione di tempo, poi dopo ti sfido a dare in giro dell’ebete perchè con quelli non ti sarà permesso scherzare.

    • marco says:

      ma l articolo lo hai letto o ti sei fermato al titolo? perchè se 1 legge l intero articolo capisce che non si parla di stereotipi o generalizzazioni a base razzista ma di un effettiva realtà, chiede controlli sulle aziende che ogni anno cambiano partita iva e ragione sociale, è sinonimo di razzismo questo? anche a me è capitato spesso di vedere queste “mini fabbriche” cinesi quando d’estate x il caldo lasciano le porte aperte e fidati che è inumano…oltre al fatto che stanno distruggendo l economia locale tu vorresti che tua figlia finisse a lavorare in un posto simile? 15 ore al giorno x tutta la vita in 50 mq insieme a 60 altre persone a cucire? prima di criticare lo spirito italiano e vantarsi che sei stato in asia…leggi !

  4. Unione Cisalpina says:

    il regalo ke la kapacità politika leghista ci lascia… in 25 anni di ciarlataneria sono ankora lì a denunciare … ovvero kampagna elettorale permanente x le kadreghe… (se mankassero kuesti… kome si giustifikerebbero nel loro nulla kompresso indipendentismo padanista !? … sono pane x il loro parassitismo e ciarlataneria ke li mantiene ben ingrassati… nel porcile delle istituzioni italike) … promesse … fatti zero … saranno imbroglioni ! … e di potere ne hanno avuto ed hanno ankòra, nei komuni, province, regioni, roma… bruxelles

    adesso kon la makroregione tosian_maroniana xò, tutto kambierà … balordi !
    …stronzi noi cisalpini xò, ke kontinuiamo a dar retta a kuest’imbusti (embusteros… imbroglioni 😀 )

  5. giammarco.e says:

    Qualche controllo c’è stato, è cronaca di questi giorni di decine di laboratori chiusi a Treviso, ma è come andare a colpire una formica dentro un formicaio, questi laboratori riapriranno altrove nel giro di qualche giorno, il tempo di spostare la manovalanza e i macchinari. Anche le indagini sono a macchia d’olio, è noto che in queste attività vi sia un’enorme evasione, una grande elusione delle regole d’impiego, ma prima che la macchina fiscale si metta in moto, l’attività ha già cambiato nome, mentre l’onesto artigiano manifatturiero attaccato al proprio orgoglio, con un nome tramandato da generazioni e da difendere, annaspa ogni giorno tra debiti, crediti che non riesce a riscuotere e tasse che lievitano sempre più. Basta farsi un giro tra gli storici distretti manifatturieri del Veneto per rendersi conto della desolazione, centinaia di aziende che hanno chiuso, erbacce che crescono davanti ai cancelli e una tabella appesa al muro che recita lo stesso avviso: AFFITASI o VENDESI. Ma non basta oltre ad avere messo in crisi l’attività manifatturiera, con la crisi odierna che imperversa su tutte le categorie, si registrano attività commerciali che passano di mano, Bar, ristoranti, persino Pizzerie, negozi di ogni genere e guarda caso sempre in mano Cinese. Si legge che qualche politico sapientone in quel di Roma si meraviglia del crescente flusso migratorio dei lavoratori Padani verso i paesi confinanti, dandogli anche del traditore, fingendo di ignorare che il traditore è proprio colui che ha permesso che si creassero delle leggi giacobite e globaliste, che hanno annientato l’economia che negli anni si era radicata nel territorio locale e che hanno permesso al fantoccio di questo paese di essere tra le prime potenze economiche. Di questo passo, L’Itaglia del domani sarà completamente in mano straniere e della propria l’identità si avrà solo un pio ricordo.

  6. Franco says:

    I “cinesi” sono una conseguenza. La “causa” è il sistema itagliota che penalizza l’impresa.

  7. mv1297 says:

    Io sono sposato con una cinese e questa generalizzazione sui cinesi, mi fa alquanto fastidio. ma ahimè, capisco benissimo il problema e sono anch’io ad accusare le autorità italiane. Quindi, il problema rimane l’Italia e non la Cina, perchë a chi non ha mai fatto comodo acquistare un qualsivoglia prodotto fatto in Cina o dai cinesi? In fin dei conti sfruttano il nostro sistema, anche aggirando le leggi. Alla fine, la vera battaglia va fatta controuno Stato criminale nei confronti dei propri cittadini,
    Ultima cosa. Mia moglie, ripetutamente, mi ha riferito che i cinesi in Italia, vengono tutti da certe zone della Cina, con il quale Lei non vuole aver a che (lei viene dal Canton) fare per differenze notevoli dal punto di vista educativo, culturale ed appunto per il loro orientamento poco rispettoso delle leggi. Non vi dice niente? Sembra che ci sia una similitudine con l’Italia…
    Per cui, per rispetto delle persone oneste, che anche fra le comunità cinesi esistono, cerchiamo di non generalizzare.
    In fin dei conti, a chi non fa fastidio andando all’estero ed essere giudicati per mafia, spaghetti e mandolino?

    • Dan says:

      “Per cui, per rispetto delle persone oneste, che anche fra le comunità cinesi esistono, cerchiamo di non generalizzare.”

      Scusa, possiamo noi non generalizzare che, parlando beceramente, vediamo solo tanti occhi a mandorla uguali ?
      Che ne sappiamo noi di quelli che vengono dal Canton o di qualche altro posto ?

      Per noi sono *tutti* cinesi nel senso che sono *tutti* quei tizi là che vengono ad aprire magazzini qua di prodotti a volte buoni e molte volte no.

      I cinesi che non si vogliono sentire chiamati in causa ed associati a questi altri, come sua moglie, potrebbero e dovrebbero cercare di spiegarsi, di mettersi in mostra perchè per noi sono tutti uguali nell’aspetto e nel comportamento.
      Noi altri purtroppo abbiamo fallito nel cercare di differenziarci ma ci siamo trovati anche a lottare contro uno stato che ha sempre promosso una certa immagine di noi. Non mi risulta ancora che Pechino faccia lo stesso (alla peggio presenta tutti i cinesi come fanatici del kungfu)

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