La Cina rapisce due sacerdoti. Silenzio pasquale europeo: prima gli affari

di BERNARDO CERVELLERA EUROCINA

La polizia cinese ha rapito oggi due sacerdoti nella città di Mutanjiang (Heilongjiang). P. Quan Shaoyun, 41 anni, e p. Cao Jianyou, 43 anni, avevano appena celebrato la messa, quando un gruppo di poliziotti li ha arrestati e portati in un luogo sconosciuto. L’aresto è avvenuto stamattina dopo la messa delle 10.30. Ancora adesso non si conosce il luogo della loro detenzione.

P. Quan è il parroco, p. Cao il viceparroco di una comunità non riconosciuta dal governo (sotterranea); la loro attività si svolge in luoghi non registrati presso il Ministero degli affari religiosi. Secondo i regolamenti sulle attività religiose diramati dalla Cina, chiunque svolge attività religiose fuori del controllo del governo compie azioni illegali ed è passibile di arresto per attività “criminali”.

Cattolici locali sono stupiti dalla violenza del gesto: l’attività dei due sacerdoti, pur essendo “sotterranea”, è conosciuta dalla polizia e sopportata purchè venga svolta a “profilo basso”. Nei mesi scorsi avevano confermato che la loro attività ed evangelizzazione si svolgevano “in pace” e in modo “molto tranquillo”.

Nelle scorse settimane diverse voci e articoli sui giornali internazionali davano per sicura una nuova apertura della Cina ai dialoghi con la Santa Sede per giungere ai rapporti diplomatici. La bozza di accordo riaffermava la volontà della Cina di procedere in modo autonomo con le elezioni e le nomine dei vescovi, senza il mandato del pontefice e metteva da parte – escludendola – la vita delle comunità sotterranee.

(Asianews.it)

 

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