La Cina per ritorsione verso la Ue tassa il vino. E l’Italia tace!!!

di CHRIS WILTON

Ora, che la Cina sia un produttore e un esportatore sleale e che distorce il mercato, il cosiddetto dumping, è cosa nota. Al netto di questo, però, mi sorge un forte dubbio: in casa Ue non sarà forse in atto una sorta di intelligenza con il nemico? Mi spiego meglio: martedì, con una mossa senza precedenti nella sua guerra commerciale con Pechino, Bruxelles ha deciso l’imposizione di dazi doganali sui pannelli solari cinesi. E non roba da poco o l’ennesima minaccia: da oggi si partirà con un 11%, destinato a salire a 47,6% in agosto. Insomma, una dichiarazione di guerra in piena regola, tanto più che dall’Ue si sono affrettati a fare sapere che un accordo sul tema con la Cina è molto distante.

Bene, la reazione di Pechino non si è fatta attendere ma, stranamente, non è andata nella direzione del più forte, ovvero dazi sugli export del nucleo forte dell’Unione (vedi i macchinari industriali made in Germany) ma contro Paesi già esposti pesantemente alla crisi. Ovvero, Francia, Italia e Spagna. E perchè? Perché Berlino non è scema, ci tiene all’export e si è detta contraria a dazi di quell’entità, mentre la Francia ha strepitato a più non posso e l’Italia le è andata dietro. Risultato? La Cina ha deciso di lanciare un’indagine sul rischio di dumping e di sussidio di Stato che sta dietro l’export di vino di quei Paesi. Insomma, l’industria vinicola cinese ha chiesto al ministero del Commercio di mettere nel mirino esportatori europei, rei a loro dire di usare tattiche di commercio scorrette, visto anche l’aumento esponenziale delle importazioni cinesi negli ultimi anni.

Ma perché il vino? Perché non il gigante dell’aviazione EADS, con base a Tolosa? Perché il vino e non gli Airbus? Pechino ha importato 430 milioni di litri di vino lo scorso anno, i due terzi dei quali arrivavano dall’Ue e con la Francia che da sola poteva vantare 170 milioni di litri. La Cina è il terzo mercato al mondo per l’export di vino e liquori francesi, una fetta di mercato che è valsa 1 miliardo di euro nel 2012, il 9% dell’intero export di Parigi. C’è poi la Spagna, la cui quota export – solo di vino – nel 2012 è stata superiore ai 100 milioni di euro (e l’export è stata una delle pochissime voci macro positive per Madrid) e che viene accusata dai produttori cinesi di esportare a prezzi incredibilmente bassi, capaci di ammazzare anche l’offerta interna. C’è poi l’Italia, la cui quota export – anche in questo caso solo di vino – nel 2012 è stata pari a 102,4 milioni di euro ma che nell’ultimo periodo vedeva proprio il mercato asiatico come la principale scommessa per ampliare i volumi export del settore, tanto che all’inagurazione dello scorso Vinitaly a Verona era presente una delegazione del ministero del Commercio cinese. Gli stessi organizzatori dell’evento, in un comunicato, parlavano di <un ponte per mettere in comunicazione i produttori italiani di vino e il mercato asiatico, il quale sta per diventare il principale consumatore di vino al mondo>. L’Italia, in effetti, è solo al quinto posto nella classifica delle nazioni esportatrici di vino in Cina, con una quota di mercato del 6,2% e Vinitaly si riproponeva di <colmare questo divario>, visto che nel 2015 Pechino sarà il top importer e consumatore di vino a livello globale. Per Ettore Riello, capo di Veronafiere, <l’Italia è il più grande esportatore di vino al mondo e il 40% dei profitti del settore giungono dall’export, comparato al 18% della media europea>.

Ora, vi pare proprio il caso di compromettere un motore di sviluppo e crescita – in un momento simile – per star dietro agli strepiti di uno come Hollande e fare un favore a chi sui sussidi agricoli ha sempre avuto voci grossa quando si trattava di dibattere il Budget europeo? Perché quell’accettazione passiva dei dazi? Cosa dicono i vostri eurodeputati? E il vostro ministro dell’Agricoltura, perché non è intervenuto immediatamente sul tema? Non fatevi male da soli, soprattutto al Nord.

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19 Comments

  1. carolus says:

    L’Italia tace !
    I nostri governanti, parlamentari inclusi, non sono stati capaci in 15 mesi di riportare in casa i nostri due marò che in divisa stavano assolvendo il compito che era stato loro assegnato.
    La gente che abbiamo mandato a rappresentarci non merita alcun appellativo che sia meno che sincero, cioè offensivo.

    Vergognatevi e vergogniamoci se godiamo a farci prendere per i fondelli da tutti !

  2. Trasea Peto says:

    il fotovoltaico e le energie alternative sono state imposte. I black out di anni fa non sono un caso.

  3. Luca says:

    Le barriere doganali vanno sempre a detrimento della società nel complesso e a favore di pochi gruppi d’interesse. I politici lo sanno ma molta gente no; per questo possono fare quello che vogliono.

    • Marco Mercanzin says:

      Giusto. Sarebbe importante però avere regole certe per tutti.
      In termini di qualità, sicurezza ed etica.
      Se in Cina producono utilizzando merda, inquinando, sfruttando i lavoratori e senza sicurezza in azienda, possiamo chiudere tranquillamente tutte le nostre aziende.
      Loro saranno sempre più competitivi sul prezzo.

  4. Albert Nextein says:

    Risposta e soluzione, se ci sono, ce le devono fornire nell’ordine , gli Usa, prodi.
    Il primo ha fatto sì che la cina entrasse nel Wto, il secondo ha fatto lo stesso per quanto riguarda i rapporti con l’europa .
    I primi avevano un interesse nazionale in quanto la cina è un grande compratore di titoli di stato americani.
    Il secondo era solo un fesso che forse aveva chiari i propri interessi familiari e privati piuttosto che quelli europei.
    Ora la cina, dopo decenni di crescita, dopo aver inondato e sfruttato a fondo ogni possibilità che tali aperture di credito ricevute hanno permesso, si trova più ricca, più potente, più influente.
    E continua a fottersene del resto del mondo, se non le serve come ambito da sfruttare senza pietà.
    Come mai non rivalutano la loro moneta?
    Come mai ora sono in forze in africa e fanno , disfano quel che loro pare senza che nel resto del mondo si sappia esattamente che architettano?
    Sono usciti da un isolamento che meritano tuttora.
    Ne hanno approfittato ampiamente, si sono arricchiti , ed ora alzano la voce.
    In occidente, invece, siamo a pecora.

    • Albert Nextein says:

      L’italia, naturalmente, è il solito vaso di coccio.
      Il solito cesso.

    • Dan says:

      Siamo a pecora e ci piace perchè giunti a questo punto dovremmo metterli noi i dazi su tutti i prodotti cinesi e spingere ad una ripresa delle attività sui nostri territori

  5. Dan says:

    Abbiamo uno stato di mandarini: cosa ci dobbiamo aspettare…

  6. FrancescoPD says:

    Appunto tace sui dazi contro l’Italia mentre sbraita aria fritta senza capirne una mazza di OGM, proprio un ministro Tafazzi. Cosa non si fa per impoverire sempre di più l’italia…

  7. Marco Mercanzin says:

    Il bello e’ che si mettono dazi sui pannelli fotovoltaici cinesi, e poi si importano pannelli Made in Germany fatti in Cina.
    Il tutto detassato e incentivato dall’ultimo provvedimento del governo che spinge per il fotovoltaico.
    Le nostre aziende produttrici di pannelli stanno morendo ( a Padova ne sono saltate tre) e noi incentiviamo il settore senza accorgerci che questi provvedimenti vanno solo a aumentare l’import, visto che le ns aziende sono fuori mercato a causa dell’euro troppo forte per noi.

    Azzo che geni macroeconomici !!!!!

    • Dan says:

      “a Padova ne sono saltate tre”

      Se erano tre aziende che basavano il loro business plan sul colpo grosso “fatti il mega impianto che lo stato/l’europa ti paga” allora gli sta bene.

      Il fotovoltaico può essere una grande occasione se si comincia a spingere verso installazioni standalone mirate alla pura autosufficienza (possibilmente progettate ed installate ed espanse di anno in anno) ma se si rimane prigionieri di un concetto fatto solo di incentivi statali allora non si andrà mai da nessuna parte.

      La gente non ne ha da spendere e punta al risparmio. Non si può sperare di fare qualcosa presentandosi da una famiglia e sparando cifre assurde alla fin fine solo per produrre un po’ di corrente e neanche potersi staccare dall’enel.

      • Marco Mercanzin says:

        Ah bhè, con me sfondi porte aperte.
        Vincolare il proprio tetto come fosse una servitù di passaggio ai gestori è da coglioni.
        Personalmente mi sto informando proprio per un impianto ad isola con le nuove batterie al sale.

        • Dan says:

          Non si tratta di sfondare porte aperte ma di puro buon senso.

          Prima di tutto bisogna ricordarsi che la corrente è ancora l’unica fonte di energia complessivamente economica (relativamente alle altre, acqua e soprattutto gas) di conseguenza è fuori discussione che qualcuno va a spendere 8/10 mila euro per accendere la luce. Tra un po’ non costa quella cifra un doppio impianto biomassa/metano.
          L’idea della speculazione non è malvagia soltanto che qui siamo in italia dove lungaggini burocratiche prima e “spetta e spera i soldi” poi, l’affossano senza pietà lasciandoti nelle grinfie della finanziaria.

          L’unica è cercare di coinvolgere la gente offrendo mini impianti da 1kW alla volta ad isola mostrando di anno in anno il risparmio ottenuto ma questo ovviamente vuol dire intrattenere un rapporto col cliente che non ho mai visto fare da queste aziende del fotovoltaico che paiono invece presentarsi come degli avvoltoi pronti ad arraffare e scappare col bottino (prova a chiedere a questi personaggi come gestiscono la questione dello smaltimento che per legge è loro dovere e li vedi sbiancare senza usare il silicio)

          • Marco Mercanzin says:

            Hai perfettamente ragione.
            I soliti venditori modello avvoltoio.
            Ma d’altra parte la legislazione poco chiara li aiuta, e si trasformano anche in risolvitori di burocrazia.
            Riguardo alle biomasse, concordo.
            Ma ho trovato anche persone che comunque si comportano bene, investendo in tecnologia e formazione. Purtroppo il mordi e fuggì paga di più, per adesso.

  8. Riccardo Pozzi says:

    Il buon Wilton dovrebbe sapere che in Italia c’è una legge di incentivazione pubblica sull’installazione di pannelli solari, nata per far piacere al mondo dell’ambientalismo, che strategicamente non serve a nulla, visto che il picco di offerta di energia fotovoltaica coincide con la valle di richiesta della rete e dunque viene spesso “buttata” per scarso tempismo. Grazie a questa legge, che spalma il costo del fotovoltaico sulle bollette di tutti gli utenti, la gran parte dei costi se ne vanno in Cina, che beneficia dei nostri soldi pagati con le bollette per incassare quello che noi crediamo essere un passo intelligente verso l’energia alternativa. Invece è un passo ulteriore verso la crisi, visto che sono decine le aziende di fotovoltaico italiano che hanno già chiuso per impossibilità a reggere la concorrenza cinese nel settore. I dazi sul fv cinese sono solo la punta dell’iceberg di una strategia complessiva verso il gigante che fa gola agli industriali di tutto il mondo e paura ai lavoratori, che temono la pavidità dei governi verso il peggor capitalismo del mondo che, addirittura, conserva il vezzo di autoproclamarsi comunista.

    • Marco Mercanzin says:

      Attenzione, che gran parte degli incentivi che paghiamo in bolletta, non vanno per il fotovoltaico, ma per gli inceneritori della marcegaglia e di tronchetti provera e altri, che vengono assimilati alle rinnovabili, mentre bruciano merda.
      I famosi CIP6.

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