La Chiesa: la crisi non si risolve escludendo l’immigrazione

di REDAZIONE

”La migrazione e’ una sfida, un’occasione provvidenziale di promozione umana. E’ vero che oggi molti la sentono come una minaccia, ma forse la nuova evangelizzazione, l’anno della fede che stiamo vivendo, aiuteranno ad aprirsi per riconoscere nel nostro prossimo l’immagine di Dio”. Lo afferma mons. Paolo Schiavon, presidente della commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione
Migrantes, spiegando che ”la crisi sociale in atto non si risolve con l’esclusione degli stranieri, ma con una comprensione diversa della ‘estraneita” che concerne soprattutto il modo di relazionarsi con Dio”.
Parlando al convegno ‘Educare l’altro’,  a Roma, mons. Schiavon ricorda che l’obiettivo nel rapporto con i migranti, deve essere l’integrazione. ”Lavorate – ha detto ai partecipanti – per i bisogni piu’ urgenti, ma nella prospettiva di poter arrivare un giorno all’integrazione, che non e’ un processo a senso unico. Sia gli immigrati che i membri della popolazione locale devono essere disposti al dialogo, perche’ esso e’ il motore della integrazione. Non sono molte nella Chiesa le persone che hanno questa visione del futuro. In tal
senso – ha proseguito -, siete un po’ come il laboratorio dove la Chiesa cerca di rispondere alla domanda dell’integrazione; siete i rappresentanti di una Chiesa che si fa carico di situazioni al limite della sopravvivenza umana, di situazioni sempre nuove”.

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

7 Comments

  1. Albert says:

    Io non sono stato unto dal signore come il signor Schivon, non ho fatto voto di castità, non ho promesso di dedicare la mia vita agli altri, etc, ma rispetto la fede degli altri e tratto tutti gli uomini come persone. I lavoratori, immigrati o meno, devono rispettare le leggi, pagare i contributi e tutto il dovuto, chi non lavora ritorni pure al suo paese di origine. In Sicilia se siciliano in Marocco se marocchino. Se Veneto ce sopportiamo noi. Tutto il resto è fufa.

  2. Carlo De Paoli says:

    Aveva ragione la “Nostra Repubblica” a tener distinta la sfera religiosa da quella civile.
    Era così determinata a far rispettare le leggi dello Stato anche a coloro i quali si nascondevano dietro la tonaca del prete per compiere delitti che nel 1606, piuttosto che “derogare”, preferì accettare il rischio di una guerra, che in quel caso si limitò alla “guerra delle scritture”, magnificamente condotta dal Sevita Paolo Sarpi.
    È così abituata, la Chiesa Cattolica, “a stare nel Mondo” che di Questo ha mediato tutti i difetti.
    Si è costituita in regno a sè, in spregio delle Scritture che annunciavano: “Il Regno di Dio non è di questo Mondo”.
    E tratta da Potenza con altre potenze.
    Non si dimentica, quando fa comodo, della carità cristiana: questo “organismo” è favorevole all’immigrazione perché per ogni pasto che distribuisce ai diseredati percepisce € 42 prelevandoli dalle nostre tasche.
    GIi italiani poveri non riscuotono tanta solidarietà.
    Se mai ci riuscirà di costituirci in Stato Autonomo dovremo ricordarci di questa gente e provvedere per autotutela.
    Non sono contrario alla carità cristiana, ma coloro i quali a quella si richiamano dovranno rimetterci del proprio e non “socializzare le perdite”.
    Intendo dire che sarebbe opportuno indire un referendum, a “carte scoperte”, e tutti coloro i quali risulteranno favorevoli all’immigrazione dei “poveri immigrati” dovranno essere tassati, e solo loro, per tutte le necessità inerenti il vivere degli immigrati presso di noi.
    Resi responsabili, in solido, nei confronti dei concittadini, per ogni danno che avessero a subire da parte di questi estranei.

  3. Dria Bozo says:

    emigriamo tutti illegalmente in quel paradiso fiscale di nome Stato della Città del Vaticano e vediamo se ci integrano.
    Se avranno “una comprensione diversa della estraneità”.
    Ormai i preti parlano come i professori universitari sessantottini…

  4. erio il padano says:

    Dialogo mai! Almeno da parte mia, se facessero tutti così saremmo a posto, almeno in parte, purtroppo coloro che dialogano non lo fanno per spirito cristiano, perchè altrimenti nella sola italia ce ne sarebbero di casi di cui occuparsi, lo fanno solo per …interesse, un’interesse loro che a volte giunge alla loro autodistruzione!!!! E alla nostra, sono veramente dei “candidi cristiani”!

  5. Culitto Salvatore says:

    gli immigrati che arrivano per lavorare vanno trattati per ciò che sono, lavoratori, non è l’integrazione la cosa più importante (ne ciò che gli ospiti e ospitanti desiderano), essi potrebbero restare ma potrebbero anche andare via, l’importante è la dignità e l’equità di trattamento, ciò va inteso sia nel bene che nel male, giuridicamente e fiscalmente (punto fondamentale)

    al titolo La Chiesa: la crisi non si risolve escludendo l’immigrazione
    essendo io molto “affezionato e simpatizzante” alla chiesa potei dire: la crisi non si risolve escludendo l’immigrazione, si risolve escludendo la chiesa, e con tale affermazione potei pure non sbagliare

  6. Franco says:

    I “sepolcri imbiancati” fanno marketing! Ci parli, invece, dei fondi pubblici che prendono per “relazionarsi con Dio”!

  7. Marino says:

    Caro Paolo Schiavon,prendili a casa tua!

Leave a Comment