La cazzata sulle pensioni: ci vai se ti fai un prestito di 20 anni. Ecco la sinistra dello Stato strozzino

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di ROBERTO BERNARDELLI – Il succo è che puoi andare in pensione prima di quando te lo dice la Fornero, ma a patto che ti fai un prestito in banca di 20 anni  con un interesse del 3 per cento! Ma sono impazziti? Va bene anche al sindacato? Va bene al presidente dell’Inps? Ai lavoratori va bene farsi prendere così per gli zebedei? Un furto, uno strozzinaggio! Avere diritto alla pensione e dover pagare le banche per averla! Un prestito di 20 anni che finiremo di pagare a 83 anni?

Ma l’Italia non è una Repubblica fondata sul lavoro? E il lavoro non dà diritto alla pensione? E allora cosa ci chiedono ancora? Di pagarci noi la pensione! Renzi, avanti così e si va presto al voto!

Un governo asserragliato tra i propri privilegi, merita la ghigliottina elettorale.

Ed ecco cosa scrive l’Ansa nel dettaglio sul provvedimento dello  Stato di Mattarella, della Boschi, di Monti, del Pd di Sala e Giachetti, Votateli ancora!

Il provvedimento

Pensioni:con interesse 3% rata fino 20% assegno netto 500 euro al mese per 20 anni con anticipo pensione 3 anni (ANSA) – ROMA, 15 GIU – Una rata di 500 euro al mese per tredici mensilita’ su una pensione netta di 2.500 euro mensili per vent’anni: per chi decidera’ di lasciare il lavoro a tre anni dal raggiungimento dell’eta’ di vecchiaia la riduzione netta dell’assegno potrebbe arrivare al 20%. Il calcolo e’ stato messo a punto dalla Uil sulla base di un tasso di interesse fisso al 3% e una restituzione del prestito (in questo caso pari a 97.500 euro) in vent’anni. Con una pensione netta di 1.000 euro al mese l’anticipo di tre anni potrebbe prevedere una rata di 199,64 euro per 13 mensilita’ (216,29 si si restituisce con 12 mensilita’ sempre in 20 anni). La percentuale si ridurrebbe con una simulazione del tasso interesse al 2%: in quel caso (pensione netta di 1.000 euro) si ipotizza una rata mensile (per 13 mesi) di 182 euro per 20 anni. Il prestito da restituire ammonterebbe infatti a 39.000 euro, ovvero a 1.000 euro al mese per i tre anni di anticipo rispetto all’eta’ di vecchiaia. Questi dati non tengono conto del premio assicurativo per il rischio di premorienza dato che il prestito dovrebbe essere erogato senza garanzie reali e senza obbligo di estinguerlo per gli eredi. Non e’ infatti ancora chiaro chi paghera’ questo premio (presumibilmente alto dati gli alti rischi, anche di truffe) anche se si ipotizza che sia lo Stato a farsene carico.

L’anticipo quindi appare poco conveniente per il lavoratore anche se il Governo ha assicurato che ci saranno detrazioni fiscali per i lavoratori meritevoli di tutela come ad esempio quelli che a pochi anni dalla pensione hanno perso il lavoro e esaurito gli ammortizzatori sociali. Per l’anno prossimo le classi di eta’ coinvolte saranno quelle dei nati tra il 1951 e il 1953 ma e’ probabile che la scelta coinvolga quasi esclusivamente quelli del 1953. Le donne del 1951 infatti sono gia’ andate in pensione mentre quelle del 1952, grazie a una deroga prevista dalla legge Fornero, potranno lasciare il lavoro quest’anno a 64 anni (se hanno raggiunto nel 2012 20 anni di contributi). Gli uomini del 1951 e una parte di quelli del ’52 hanno usufruito o usufruiranno nel 2016 della possibilita’ di uscita anticipata garantita a chi aveva raggiunto la quota ’96’ tra eta’ e contributi con almeno 60 anni di eta’ nel 2012.

L’anno prossimo quindi l’Ape sara’ utilizzato prevalentemente da coloro che sono nati nel ’53, appena compiuti i 63 anni e 7 mesi. La percentuale di riduzione a causa della rata sul trattamento lordo e’ piu’ alta a fronte di un reddito piu’ basso. In caso di pensione netta di 800 euro e un anticipo pensionistico di 3 anni (31.200 euro il prestito da restituire) la rata su 13 mensilita’ sarebbe di 159 euro (portando l’assegno a 641 euro) per 20 anni con una percentuale sul trattamento lordo del 17,7%. Per l’anticipo di tre anni su una pensione netta di 2.500 euro (e 97.500 euro di prestito) la rata sarebbe di 499,10 euro con una percentuale sul trattamento lordo del 13,9% (ma del 20% su quello netto). In caso di anticipo di un solo anno rispetto all’eta’ di vecchiaia la rata sempre per 13 mensilita’ per 20 anni sarebbe di 53,24 euro per una pensione di 800 euro, di 66,55 euro per una pensione di 1.000 euro e di 166,37 euro per una pensione di 2.500 euro. “Bisogna arrivare – ha detto il segretario confederale della Uil Domenico Proietti – ad una flessibilita’ semplice e chiara affinche’ i lavoratori possano scegliere senza nessuna complicazione. Il costo di questa operazione non puo’ ricadere sulle spalle dei lavoratori ed il Governo deve precisare l’intervento economico che intende operare”.

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2 Comments

  1. Michele says:

    Anzichè tenere in piedi un baraccone galattico come l’INPS (e similari) che ci costra una fortuna solo per gestire (e restituire a rate) i soldi altrui, non sarebbe meglio dare lo stipendio lordo al lavoratore e lasciare che si gestisca in proprio e come meglio crede la sanità, la previdenza, etc., etc.?
    Si libererebbe un sacco di manodopera che, per campare, sarebbe costretta a “fare i lavori che gli italiani non vogliono più fare”.
    Ma ci vuole tanto?

    • Venetian guy says:

      si vuole tenere in piedi il sistema attuale, che garantisce un gran numero di privilegi, i cosiddetti “diritti acquisiti”: vitalizi (dati anche ai mafiosi latitanti), pensioni d’oro, d’argento, più il mega-carrozzone inps con tutti i dipendenti e dirigenti strapagati in esubero… se gli operai smettono di versare i contributi all’inps, il sistema attuale delle pensioni muore, e ovviamente i privilegiati di cui prima finiscono col c–lo per terra!!

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