La cattiveria del pomodoro… Perché la politica non colpisce la dittatura economica della grande distribuzione?

pomodoro--400x300di RICCARDO POZZI – Quando mi capita di esprimere la mia probabilmente trascurabile opinione, cerco sempre di mettere in guardia dai facili messaggi, fatti proprio per identificare nemici e indicare soluzioni.

L’ennesimo dramma pugliese dei raccoglitori stranieri di pomodori ha alzato la consueta furibonda caccia al cattivo. E il cattivo, ovviamente, è il sistema del caporalato che, sotto gli occhi di chi dovrebbe controllare, trionfa non solo nella campagna pugliese ma in ogni luogo dove l’economia ne richiede l’intervento.

Sì, l’economia. Perché a molti sembra sfuggire una sfumatura elementare di questa vicenda, e cioè il determinante ruolo della aziende committenti, ovvero la grande distribuzione.

Il sistema del contoterzismo agroalimentare prospera sullo strozzinaggio e sullo strapotere della grande e grandissima distribuzione, ruolo che impone ai produttori prezzi e tempi di pagamento, obbligando a  bassi costi di raccolta, spesso l’unico stadio della filiera a richiedere ancora consistenti incidenze di manodopera.

La conseguenza diretta sono  le sacche di illegalità nel lavoro che vediamo nella raccolta dei pomodori ma che sussistono anche in altre colture e in altre zone del paese.

Fare le manifestazioni per affermare i diritti del lavoro è mediaticamente sacrosanto ma economicamente ipocrita, perché se quel lavoro fosse pagato regolarmente, con decenti margini e ragionevoli guadagni, non ci sarebbe bisogno di puntare sulla disperazione di chi accetta qualunque paga in alternativa alla fame, e magari  anche qualche disoccupato nostrano sarebbe tentato di ritornare a mansioni oggi relegate alla clandestinità.lavoro-immigrati

Ma siccome il vasetto di passata lo comprano tutti, si preferisce far finta di nulla sulla dittatura dei grandi committenti e attaccare tutta la responsabilità politica ai controlli che non vengono fatti, ai caporali che sfruttano gli immigrati e ai produttori senza scrupoli che attingono alla loro disperazione.

Un po’ quello che succede negli OUTLET che distribuiscono, soprattutto, cinesità a bassissimo costo, sottopagando commessi e addetti vari. Ma siccome a tutti piace comprarsi cinesità a basso costo  nessuno grida allo scandalo e nessuno manifesta. (Chi sta torcendo il naso dovrebbe prima controllare l’etichetta della maglietta che indossa…)

Dopo trentacinque anni di contoterzismo anche un modesto osservatore  come lo scrivente impara che, quando scoppia un incendio, è saggio guardare dall’altra parte.

Purtroppo occorre anche ammettere che, nonostante i nostri “devices”  siano sempre più “smart”  e le fonti dell’informazione siano modernamente diversificate, la capacità di credere alle soluzioni più facili continua ad essere prodigiosamente  immobile.

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2 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Si i pomodoro, e la LUCE ed il GAS..? Anche l’ACQUA..? E i CARBURANTI..?
    A chi diamo i soldi per i nostri consumi..?
    E’ davvero tutto TRASPARENTE..?
    Media che ne parlano ce ne sono..??
    Viva la BANDA DEI QUATTRO e i mone che la mantengono..!

  2. caterina says:

    se invece di far arrivare a Napoli navi dalla Cina coi loro pomodori per fare le nostre conserve e i vari succhi valorizzassimo quello che sappiamo per tradizione produrre e gustare, potremmo pagare il lavoro di chi li produce come è giusto, e ne guadagneremmo tutti… andassero pure in America a scaricare, ora pagando dazi, ma anche lì sempre più si afferma il food italiano e lo si paga, perché la differenza conta… Noi il pomodoro ce lo possiamo anche coltivare come pianta ornamentale in terrazzo… è la grande distribuzione responsabile dello strozzinaggio!

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