La Catalunya insegna: le comunità del Nord si muovano o sarà la “FINE”

di GIANLUCA MARCHI

La Catalunya è sul piede di guerra. Guerra politica, si intende. Messa alle strette dalla crisi economica che ha colpito pesantemente la Spagna, la regione più ricca, dinamica e produttiva della penisola iberica sta seriamente pensando sia arrivato il momento di staccarsi da Madrid. O quantomeno di forzare la mano per portare a casa l’autonomia fiscale, quella che ad esempio consente ai Paesi Baschi di tenersi abbastanza al riparo dal disastro spagnolo, perché le tasse vengono pagate sul territorio e solo una parte limitata viene poi girata allo Stato centrale. A Barcellona no, le cose non stanno così: le tasse dei catalani vanno direttamente a Madrid per oltre il 90%, che poi provvede a ritornare sul territorio catalano la quota che serve a far fronte ai servizi delegati alla comunità autonoma. Siamo dunque in presenza della cosiddetta finanza derivata, che lascia i cordoni della borsa al centro e questo non è federalismo.

Per anni la Catalunya ha contratto con Madrid (quello spagnolo è stato impropriamente definito un federalismo a geometria variabile) il proprio grado di autonomia e le relative risorse da ricevere dal centro, ottenendo risultati più significativi quando i parlamentari catalani sono stati indispensabili alla maggioranza governativa (in genere non sono però mai entrati negli esecutivi). E tuttavia l’odiata capitale non ha mai mollato la presa sulle tasse catalane perché con il residuo fiscale della Catalunya ha potuto foraggiare gran parte delle altre comunità falsamente autonome, a cominciare dall’Andalusia, sempre in deficit. Adesso, complice la crisi economica, Barcellona e la sua gente sono stufe di questo andazzo, non possono più sopportare di lasciare al centro la bellezza di 17 miliardi di euro all’anno e di trovarsi in difficoltà. Molti hanno approfittato dei problemi finanziari della Generalitat de Catalunya a rifinaziare il proprio debito (con relatico ricorso al fondo salva-regioni messo in piedi da Madrid con 18 miliardi di euro) per favoleggiare sulla fine del mito e del modello dell’autonomismo catalano, dimenticando di segnalare che oggi il debito pubblico catalano ammonta a circa il 22% del Pil della regione, il che sarebbe una roba da ridere se il governo di Barcellona potesse disporre di una buona fetta delle proprie tasse che vanno al centro e non tornano più indietro. Se osservate bene il famoso fondo salva-regioni per entità è poco più grande del residuo fiscale annuo della Catalunya la quale, per poter rifinanziare il proprio debito, è stata costretta a chiedere aiuto a Madrid per farsi dare soldi che in definitiva sono i suoi.

Adesso la corda si sta spezzando. A novembre ci saranno le elezioni catalane in occasione delle quali è prevista una forte affermazione delle forze autonomiste e indipendentiste. E in particolare gli autonomisti moderati che da molti anni (salvo qualche parentesi) governano la Generalitat stanno alzando la posta caldeggiando il referendum per l’autodeterminazione che, secondo alcuni sondaggi, vedrebbe contrari non più del 20% dei cittadini catalani. Sarebbe un modo per alzare il prezzo e ottenere il cosiddetto “pacto fiscal” che il premier Rajoy ha respinto di recente, nella sostanza la parificazione ai Paesi Baschi con l’assunzione della competenza fiscale e, quindi, l’inversione dei rapporti di forza: non più Barcellona costretta ad andare col cappello in mano a Madrid a mendicare i propri quattrini, bensì  i catalani che dirottano allo Stato centrale una quota limitata e ben definita delle proprie tasse.

Questo lungo discorso per dire che anche da noi le comunità del Nord sono destinate a morire soffocate se non invertiranno al più presto il rapporto perverso che le tiene legate al cappio di Roma e dello Stato centralista. Un cappio che rischia di farsi ancora più stretto ora che è in atto la campagna mediatica contro gli sprechi e le degenerazioni delle Regioni (cose in gran parte vere), che presumibilmente si concluderà con il tentativo dello Stato di ridurre le competenze regionali e in particolare di riportare al centro il controllo della sanità, che rappresenta la voce di gran lunga più importante dei bilanci regionali. Si sta sparando contro il federalismo come causa di tutti i mali che stanno emergendo in questo Paese marcio, dimenticandosi di dire che il federalismo, quello vero, non è mai esistito e non esiste in Italia.

Il risultato è che ci ritroveremo definitivamente “schiavi di Roma” a causa di un pastrocchio colossale che tutto è furché federalismo, servito solo a far riprodurre e ingrassare caste regionali sostanzialmente prive di responsabilità. Tutto ciò è la negazione del federalismo, ma in questo Paese ignorante e pressapochista dal punto di vista civico e politico, oltre che popolato da troppi approfittatori, ora assistiamo alla campagna antifederalista e antiautonomista con l’intento di mettere una pietra tombale sopra ogni aspirazione di autodeterminazione. Proprio per non andare verso questo tragico destino, le comunità del Nord (sottolineo comunità, per non essere frainteso se parlassi di Regioni) che aspirano a un ordinamento diverso dovrebbero cogliere questo momento per far sentire la propria voce contro Roma e contro uno Stato marcio, parassita e onnivoro. Dal piccolo vascello de L’Indipendenza ribadiamo che la gente del Nord dovrebbe cominciare a scendere in piazza e manifestare tutto il proprio dissenso. I catalani lo hanno fatto di recente sfilando in oltre un milione e mezzo a favore dell’autodeterminazione e dell’indipendenza. Lo so che è oggi difficile, se non addirittura visionario, immaginare qualcosa del genere in Padania o nella regione Cisalpina che dir si voglia. Ma bisogna che da qualche parte si cominci, altrimenti a breve potremmo esporre il cartello con la parola “FINE”.

 

 

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25 Comments

  1. tangfong says:

    mamma mia, sempre a sentenziare e sparare sapienza da tutti i pori.
    Se stiamo tutti nella stessa fogna prima di parlare sarebbe meglio uniti cercare di uscire ..dalla fogna.
    basta fatela finita !

  2. Rinaldo C. says:

    giusto uniamoci tutti gli autonomisti indipendenti e federalisti delle varie regioni del nord in sitt.in a Milano o a Bologna o a Torino ma facciamolo con tutti i vessilli è ora di smetterla di parlare nei proprie sedi di ogni movimento, vogliamo l’autodetrminazione, vogliamo l’indipendenza dalla italia, vogliamo il vero federalismo
    cominciamo a passar parola anche con chi non è federalista, il popolo del nord è stanco di pagare tasse e non vede niente, solo scandali. corruzione e questo è anche colpa nostra abbiamo votato dei inetti, bastardi, per cui è roa di cambiare, anche il sig. Grillo deve svegliarsi, deve unirsi a noi del nord per conquistare la nostra libertà dai bastardi di Roma e del sud.

    Rinaldo

  3. paolo cintolesi says:

    Io abito in Toscana, ma sarei felicissimo di partecipare con altri amici a questa manifestazione. Se Gianluca me lo consente, un suggerimento: perché non iniziate a denunciare i finanziamenti a FONDO PERDUTO che centinaia di aziende della Confindustria percepiscono da noi contribuenti, tramite lo Stato cialtrone, con tanto di importi; e così per quanto riguarda il finanziamento annuale agli organi di informazione, anche quelli, a FONDO PERDUTO. Dire chiaramente, quanto, le Regioni del Nord (escluso la Val d’Aosta e il Trentino alto Adige) vengono rapinate per mantenre in piedi questo Stato pieno di LADRI, PARASSITI E CORROTTI, e quanti “sghei” se ne vanno alle regioni parassite del Sud. Credo che una campagna informativa e di denuncia possa servire ad una maggiore sensibilizzazione e, perché no, ad un risveglio delle nostre attività piccole e medie che contribuiscano in tantissima parte, se non totalmente, a foraggiare, incolpevolmente, questa situazione. Per ultimo, perché non si denunciano le organizzazioni dei lavoratori autonomi che, levato lo “sbraitare” dei loro dirigenti, nonn hanno mai alzato un dito per dire, ai loro associati: RIBELLATEVI!!!

  4. luigi says:

    AH AH AH “schiavi di roma”, ma se sono gli industriali massoni padani che controllano il governo. Di questi massoni ne fa parte anche monti. Tante chiacchiere per fregare il Popolo sovrano di niente.

    • liugi II says:

      Anche gli stessi abitanti di Roma sono schiavi di Roma. E’ la struttura stessa del sistema che danneggia fortemente tutti, tranne i soliti privilegiati che hanno la fortuna di avere il loro santo nei palazzi romani.

  5. michela verdi says:

    Proprio così. Bravo Marchi! A forza di riempirsi la bocca di federalismo, nemmeno in Spagna se ne è vista l’ombra. Quello spagnolo è infatti un federalismo abortito.
    Stiano attenti i centralisti nostrani. Hanno ridotto il federalismo a farsa e adesso l’accusano di essere responsabile delle ruberie regionali. Questo inganno verrà smascherato. Non l’hanno permesso per anni e avranno una bella risposta: l’indiendenza politica degli sfruttati.

  6. giannarcixo says:

    Cosa c’entra la Catalogna con le comunità del Nord?
    La Catalogna è una regione con una propria storia, con un popolo: il popolo Catalano.
    Il paragone e il sollecito/auspicio al risveglio va fatto certamente ed è pertinente con la situazione catalana solamente per il popolo Veneto che ha questo status grazie alla sua storia plurimillenaria ed è grazie a questa che può avvalersi del diritto internazionale che avvalla l’autodeterminazione dei popoli.
    Se ieri sera venivi all’hotel Maggior Consiglio potevi ben cogliere i segni di questo risveglio e potevi ben renderti conto dei fattivi sviluppi Venti.

    SIETE TUTTI INVITATI A PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE DI SABATO 6 OTTOBRE ORE 15 A VENEZIA CON PARTENZA DA P.ZZA ROMA AL FINE DI SOTTOSCRIVERE E CONSEGNARE ALLA REGIONE LA RISOLUZIONE CHE DOVRA’ ESSERE DISCUSSA DAL CONSIGLIO NEL PROSSIMO OTTOBRE.

    Vi è infatti il pericolo che il consiglio regionale Veneto sgonfi e veicoli il lavoro di INDIPENDENZA VENETA verso la deriva della macroregione, del federalismo o altre strade che di fatto ci faranno perdere altro tempo senza arrivare a niente.
    Solo l’indipendenza Veneta potrà portare velocemente e con risultati sicuri per il nostro futuro il popolo Vento alla salvezza, come il popolo Catalano appunto!

  7. Basta ciance, smettiamola di dire che in italia non succede nulla, e muovete quel sedere dalla poltrona… Tutti questi movimenti sono completamente dissociati dallo stato occupante straniero italiano a qualsiasi livello

    Movimento di Liberazione Nazionale del Popolo Veneto

    http://www.mlnv.org

    Movimentu Liberatzioni Natzionali Sardu

    https://www.facebook.com/movimentuliberatzioni.natzionalisardu?ref=ts

    Fronte di Liberazione Nazionale della Napolitania

    http://fln.eu.com/

    Unione Siciliana

    https://www.facebook.com/unione.siciliana

  8. giacomofreddo says:

    Signori miei, a parer mio, sono una valanga di ca..ate, federalismo, centralismo o qualsiasi forma vogliate sono uguali. Se al cittadino manca il potere di controllo che lo può esercitare solo con l’informazione, mi spiegate che me ne faccio della padania? specie quando questa pseudo regione dovrebbe essere in mano ai compari di belsito e bossi?
    Forse qualcuno di voi sa come funziona il finanziamento alla regione lombardia in toto e in particolare ai gruppi in consiglio regionale? chi lo approvato?….Forse qualcuno (nello specifico il vostro politico di riferimento…..quello che vi ha chiesto il voto nel comizio fatto in piazza del vostro paesello) a chiesto a voi(noi) che ne pensate dei vitalizi e delle pensioni che si sono “meritati” dopo qualche mese di legislatura?

  9. Walter says:

    Le comunità del Nord come le chiami tu caro Marco, sono troppo “coglioni” a fare manifestazioni, triste ma vero. E poi c’è un altro aspetto: le lobby!! Le lobby sono tutte influenzate dalla politica statalista e hanno un potere molto forte da non sottovalutare!! Quelli non cederanno mai o vogliono che l’andazzo vada così avanti come se niente fosse!!

  10. Giuseppe says:

    La soluzione non è il federalismo.

    Mi sembra anche banale, frammentazione ed efficienza sono 2 parole che non vanno d’accordo.

    La soluzione è lotta alla corruzione e agli sprechi.

    • gianluca says:

      Ma è certo di quel che dice? Vada a vedere in Svizzera in fatto di frammentazione ed efficienza. Perché un bel commissario prefettizzio che governa l’intera sanità da Roma sarebbe indice di efficienza secondo Lei? Si come nell’Unione Sovietica di Breznev…
      glm

    • E la lotta alla corruzione la fanno da Roma, capitale della corruzione nei secoli dei secoli? Ma che cacchio dice?
      Dopo 151 anni di unità ultracentralista il risultato è uno dei primi debiti pubblici al mondo, una pubblica amministrazione che brilla per inefficienza, le tasse più alte al mondo. Non bastano come prove per affossare qualsiasi unitarismo? Dobbiamo proprio buttarci nel baratro?
      Da cittadino della Regione Lombardia, l’unica soluzione praticabile e concreta è la secessione.
      Per quel che mi riguarda, pienamente favorevole a manifestazioni contro l’unità italiana e a sostegno della decostruzione di questa repubblica unitaria e marcia.

    • Pavarutti says:

      Certo, centralismo invece è sinonimo di efficienza, competenza e trasparenza invece. L’idallia ce lo dimostra ogni giorno. Vada in Svizzera, Austria o Germania a fare un giretto. Chissà chi vi mette in testa certi dogmi.

  11. marco says:

    Il vero problema sono i giornalisti come.lei.che.fomentano il federalismo i.gruppi.secessionisti e fanno.vivere nella mente di qualche nordico la Padania. il problema non è il sistema centralista ma la classe politica e dirigenziale che pervade da anni.se non si contrasta questo il resto sono chiacchere da bar

    • Pavarutti says:

      è arrivato il genio treno. Il centralismo è la base su cui si è nato l’attuale marcio della classe politica italiana. Centralismo fa rima con delega in bianco del mandato politico, mancanza di vera sovranità popolare, concentramento di clientele e sperpero di denaro. Lo spostamento del baricentro politico alla periferia avvicina il potere ai cittadini, facilitati nel compito di controllarlo e limitarne gli abusi. Bilanciamento tra i poteri basato sulla responsabilità, l’autogoverno e l’autosufficienza economica.

    • Il vero problema sono i lettori con le fette di tricolore sugli occhi.

    • liugi II says:

      Il problema è nel funzionamento degli apparati statali, non nelle persone. Credere che basti cambiare la classe dirigenziale non è meno ingenuo di credere in Babbo Natale.
      Vedremo tra 2-3 anni come si comporteranno i paladini dell’onestà del Movimento 5 Stelle. Se non fosse tragico mi verrebbe da ridere. Mani Pulite non ha proprio insegnato nulla.

      • Gian says:

        mi spiace ma forse hai sopravalutato io direttore… non ho alcun bisogno degli articoli del direttore per rendermi conto che la Padania esiste perchè la Padania è la terra che realmente ho sotto i piedi, ogni giorno, semmai al contrario sei tu che hai bisogno che a Roma sfilino i militi e sventolino i tricolori perchè continuare a favoleggiare nella tua mente una presunta patria, la favola bella che ieri ti illuse, che oggi ti illude, oh …

  12. Paolo Ceriani says:

    Condivido al 100 per 100.
    Lanciatela, coinvolgete tutte le forze autonomiste e federaliste, lega in primis ( spero), e vedrete che saremo in tantissimi!

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