La Catalunya festeggia la sua identità. Anche il Veneto ci proverà

di ROBERTO CIAMBETTI*

Sono 299 anni quelli che separano la Catalunya di oggi dalla caduta di Barcellona nel 1714 dopo 14 mesi di assedio da parte delle soverchianti truppe spagnole: il tempo non ha di certo fatto venir meno il ricordo di quella straordinaria epopea e il bisogno da parte dei catalani di riaffermare la loro identità, bisogno che anima ogni 11 settembre la Diada, festa nazionale catalana. Chiunque creda nei valori  vuoi del federalismo, della democrazia,  come  dell’autonomia e ancor più dell’Indipendenza e diritto all’autodeterminazione  dei popoli l’11 settembre non può non sentirsi catalano.

Il tema di fondo della Diada è l’impegno per giungere al referendum sull’Indipendenza da Madrid e magari far coincidere questa consultazione con i 300 anni della caduta di Barcellona e dalla progressiva abolizione delle istituzioni catalane voluta dai Borboni di Spagna e imposta con i Decreti di Nueva Planta del 1716.
Pochi anni prima, nel 1707,  la Scozia era stata costretta nei fatti ad accettare l’unione con il regno di Inghilterra ponendo così fine formalmente ad uno stato antichissimo, la cui fondazione risaliva al IX secolo: il prossimo 21 settembre a Edimburgo le forze politiche e gli attori sociali scozzesi terranno una grande manifestazione, dopo quella dello scorso anno, nella lunga marcia verso il Referendum del 2014 in cui verrà proposto ai cittadini scozzesi la separazione da Londra con la costituzione dello stato scozzese.
Sia in Catalunya come in Scozia la questione della separazione da Spagna e Inghilterra è stata scaricata da ogni tensione ideologica e non è un caso se le forze  politiche di quei paesi antepongono il loro essere catalani o scozzesi all’appartenenza alla  sinistra, destra, al centro o all’essere moderati, conservatori, progressisti: per loro, prima di tutto, viene l’identità locale che va difesa e tutelata al di là e al di sopra degli interessi di parte.  Nelle manifestazioni di Edimburgo come a Barcellona c’è solo una bandiera: quella blu con la croce di Sant’Andrea in Scozia, la Senyera, quattro fasce rosso su campo dorato, in Catalunya perché prima di tutto si è catalani o scozzesi.  La Senyera, che fu già vessillo del Regno di Aragona, è tra le più antiche bandiere europee ed è attestata attorno al 1150, anno in cui a Venezia, Doge Domenico Morosini , venivano ratificata la Lex Mercantile mentre Pola, Parenzo, Rovigno, Cittanova e Umago giuravano fedeltà alla Repubblica Serenissima.

Il Consiglio regionale del Veneto il prossimo 17 settembre discuterà sulla possibilità di percorrere una strada non diversa da quella catalana e scozzese, visto che al pari di quelle due nazioni, anche il Veneto vanta una propria precisa identità, una bandiera, una storia. Al pari di Scozia e Catalunya anche il Veneto ha molto da ridire sulla gestione delle risorse prodotte nelle nostre terre e spese dagli stati centrali in maniera a dir poco opinabile.

Guardando a Barcellona e alla partecipazione anche emotiva oltre che adesione culturale del popolo alla Diada vediamo a che risultati si può giungere quando si spezza il giocattolo, altrove purtroppo ben funzionante, del Divide et Impera, antica e modernissima tecnica romana grazie alla quale il Veneto, assieme a Lombardia ed Emilia Romagna, stacca un assegno incredibile intestato allo stato senza ricevere contropartita adeguata. A Barcellona, l’11 settembre, ricordando il passato si guarda al futuro.

*Assessore Regione Veneto

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20 Comments

  1. erik says:

    Ma i veneziani ce l’hanno con i “campagnoli” “ranari” ” peoci arufai” come dici tu per solo invidia. Mentre l’entroterra si arricchiva loro vedevano la decadenza sebbene si sentissero i signori…le cose girano per tutti…ma il gonfalone rimane il simbolo di venezia e del Veneto nel senso dei veneti…poi ogni città ha anche i suoi ovviamente, ma l’unico comune è quello.

  2. Wop says:

    Che idiozia, già la Spagna non conta molto come nazione in Europa e nel mondo, figuriamoci una Catalogna di appena 10 milioni di abitanti….E comunque il caso Catalogna non ha proprio nulla a che vedere con nessuna regione italiana. La Catalogna ha una sua identità culturale e una lingua colta usata per secoli a livello ufficiale e poi sostituita forzatamente dallo spagnolo. In Italia invece durante il Rinascimento si impose spontaneamente il volgare toscano come lingua colta e ufficiale in tutta la penisola, perché tutti gli uomini di cultura italiani riconobbero la superiorità della lingua di Dante e Petrarca. E ripeto questo avvenne spontaneamente. Non esistono popoli “regionali” oppressi in Italia, le stesse regioni italiane sono state di fatto create a tavolino alla fine dell’Ottocento per fini statistici e poi nel 1948 per scopi amministrativi, esse non hanno alcuna valenza etnica.

  3. LUIGI says:

    CIAMBETTI: omo politicante antico della lega nord.
    Opportunista al bisogno ed indispensabile per il Bilancio (Regionale).
    Non te me entusiasmi per nulla.
    Dov’eri nei momenti difficili ?
    Dov’eri nei momenti incerti ?
    Dov’eri quando si lavorava per la causa durante gli arbori della Liga poi Lega ?
    Oramai, in ritardo, sei fuori tempo massimo: con qualche articolo e qualche presa di posizione non riacquisti la verginità politica.
    La tua stessa mediocrità ti condanna in questi tempi.
    Non credere di approffittare della ingenuità del nostro glorioso Popolo: noi non abbiamo dormito ed ora ci alziamo guidati da SAN MARCO, par Tera e par Mar.

    • Pippovic says:

      Luigi, posso anche essere d’accordo se la tua intenzione è
      di fare un’analisi della politica in Veneto di un certo periodo, ma credo (e spero) che sia sempre meglio accettare il “ravvedimento” delle persone che fino ad ora non vedevano la “luce” , accettarle al nostro fianco da fratelli e guardare avanti uniti, piuttosto che continuare con acredine a rinfacciare posizioni differenti e così perseverare con i soliti errori. In questo momento abbiamo bisogno dell’unità di tutti. Di tutte le persone che per prima cosa vogliono la libertà e il definitivo affrancamento del popolo Veneto da 147 anni di assoggettamento italiota. Tutti uniti e senza rancori. Serenissimi saluti. WSM

    • Allmore says:

      > Luigi.

      Ciambetti era in consiglio regionale a votare a favore del referendum indipendentista, assieme a tutti gli altri colleghi leghisti ( unanimità ).

      Si pretende un po’ d’evoluzione, anche per i ritardati del tuo infimo spessore morale e culturale.
      Non basta solamente gridare ” viva San Marco “, necessitano soprattutto azioni politiche brillanti, che scaturiscano nella reale liberazione del popolo Veneto.

  4. erik says:

    @ Gino. Ah si? E tutti i leoni in giro per il veneto? A vicenza lo abbiamo anche in piazza come tantissime altre città. Che ti piaccia o no è il simbolo del veneto…a meno che tu non preferisca il il trikoglione! Quello si che è veneto! Immagino poi già la tua provenienza, padova o chioggia che per motivi idioti ed anacronistici ce l’hanno con venezia…come a vicenza con verona…ridicoli! Al momento della caduta della Serenissima, si levarono WSM da ogni parte del Veneto, pena la morte per mano francese. Queste sono fonti storiche, perfino a Grisignano (pd) ci furono parecchie esecuzioni, vada in biblioteca si informi e si ravveda.

    • Gino says:

      I leoni in giro per il Veneto e non solo ce li ha messi Venezia per affermare il suo ruolo dominante.
      Se tu avessi a che fare con qualche veneziano ti renderesti conto che afferma esattamente quello che ho detto io, cioè che il leone è loro e che dà loro fastidio l’utilizzo da parte dei campagnoli, perché così ci chiamano, della loro amata bandiera.
      Guarda che ti capisco perché anch’io ci sono passato prima di te in quella fase in cui ci si sente trasportati da convinzioni che poi si dimostrano sbagliate.
      È solo questione di tempo e supererai anche tu questi momenti di assenza della ragione.
      Grisignano è in provincia di Vicenza, ciao.

    • Tito Livio says:

      E oncora sto Veneto…va ben voler l’indipendenza del Veneto da sto cesso de Italia ma no stemo inventarse PALLE STORICHE, il Veneto è un invenzione italiana, la nazione veneta non è mai esistita, esistette la Repubblica di Venezia che fu cosa ben diversa: mai si concepì come nazione. Poi ognuno crede a quel che vuole, la bandiera veneta o è quella regionale (per me bella) o non è nessuna perchè il gonfalone è la bandiera dei veneziani, da sempre.

      • Roberto80 says:

        e il territorio abitato da 3500 anni dai veneti, che ha una sua connotazione linguistica e culturale, neanche quello esiste???

      • Roberto80 says:

        dio mio, tutte le repubbliche sono nate da un centro principale (la capitale) che si è espanso sugli altri territori, ma ci vuol tanto a capirlo, o bisogna sempre essere bastian contrari?? (nel tuo caso penso che tu non sia neanche veneto..) e nel caso di Venezia, è poi andata a dare unità statale a un territorio che aveva già delle connotazioni specifiche (e che i romani chiamavano Venetia (cioè “dei Veneti”), e sappiamo bene che le denominazioni regionali dei romani avevano connotazioni etniche)…Da che mi risulti NESSUNA nazione europea attuale ha una storia alle spalle altrettanto lunga e definita. Non esistono i francesi, i danesi o gli olandesi da 3000 anni, cosi come non esistono territori chiamati francia, danimarca o olanda da 3000 anni Vorrà pur dir qualcosa questo, o no? gli storici si sono inventati tutto? si è inventato tutto Francesco Giuseppe che chiamava i veneti “nazione veneta”? si inventano tutto tutti i linguisti che parlano di lingua veneta, che guarda caso è sempre sullo stesso territorio dei veneti antichi?

        • Tito Livio says:

          Quanta superficialità….la Venetia et Histria se la sono inventati i romani, in veneto c’era anche altra gente. Ma come si fa a vedere una continuità tra i veneti di 3500 anni fa e oggi con tutti i cambiamenti che ci sono stati nei secoli. Ma andando a vedere i documenti veneziani trovate una volta in cui si diceva inequivocabilmente che la Repubblica è nazione oppure che i padovani, veronesi ecc fossero veneti, sono curioso di trovare una fonte del genere. Parlare una lingua, diversa da luogo a luogo come è logico in quanto mai standardizzata, non significa essere nazione, creatura mitologica frutto dei sogni di poeti romantici tra 700 e 800. Francesco Giuseppe non era uno storico e consiglio di non citare tizio, caio e sempronio perchè dissero che siamo nazione…cosa intendevano? quello che si cerca di stabilire oggi ?
          Ps Roberto non paragoniamo la lingua venetica al veneto attuale altrimenti non vale nemmeno la pena confrontarsi…quanti miti.

          • Roberto80 says:

            Guarda che il concetto di “nazione” nasce tra ‘700 e ‘800, quindi lo possiamo dire ex-post, in base alla storia, alla cultura e all’identità di un terriritorio, se quello era una nazione o meno utilizzando il concetto di nazione odierno.
            Stando alle tue considerazioni, allora in nessun caso si può parlare di nazione, a prescindere dal Veneto, o meglio dalla Venetia (nome vero).
            Poi è ovvio che i veneti discendono da decine di popolazioni diverse, ma queste si sono man mano integrate acquisendo la definizione di “veneti”. Sai farmi altri esempi di nazioni attuali che abbiano mantenuto la stessa denominazione da 3000 anni? Io non ne vedo, e vedo che la maggior parte nel medioevo erano “meno nazione” di quanto lo fosse la Venetia.
            Comunque ad oggi il termine nazione è sinonimo di popolo, e gli studiosi concordano nel dire che 1 lingua=1 una nazione. Ed una lingua, o sistema linguistico, veneto esiste e non lo puoi negare. Che poi non sia standardizzato è un altro discorso. Ci sono diversi paesi europei che non hanno una lingua standardizzata centralmente (ma hanno varianti locali) ma non puoi di certo andare a dirgli che la loro non è una lingua.

  5. Gino says:

    Il Veneto non vanta una bandiera perché il gonfalone di San Marco rappresenta solo Venezia e non la terra veneta.

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