La Catalogna in marcia verso il referendum unilaterale di indipendenza

 

LOGO POLO

di LUCA POLO – In questi giorni importanti attori sociali e politici catalani lanciano la campagna a sostegno del RUI (Referendum Unilaterale di Indipendenza). Lo hanno fatto da un prestigioso “palcoscenico” accademico, da quello che viene anche definito “il tempio accademico” dell’indipendentismo catalano: la UCE (Universitat Catalana d’Estiu).

Tra i protagonisti di questo nuovo, definitivo, fronte della battaglia di libertà della Catalogna personalità di spicco del calibro del Presidente dell’ANC (Assemblea Nacional Catalana) Jordi Sanchez, il deputato di JuntxSí e leader dei DemoCat Toni Castellà, il filosofo Bernard de Déu e la portavoce della Ong ICEC per la Catalogna Anna Arqué, che hanno affermato in questa occasione che il RUI è lo strumento idoneo per organizzare per l’indipendenza della Catalogna e hanno invitato inoltre tutte le formazioni politiche di Catalogna a posizionarsi a favore della democrazia.

Hanno invitato alla mobilitazione a favore del RUI ed alla partecipazione al voto anche e soprattutto coloro che hanno intenzione di votare NO all’indipendenza, perché qui la questione è l’esercizio della democrazia prima che dell’autogoverno. E’ in gioco la questione se la sovranità appartenga al Popolo, oppure no.

Per Sanchez, il RUI è “il modo più intelligente per indebolire lo stato spagnolo”. Castellà e Arqué  hanno sostenuto a loro volta la stessa tesi: in sostanza grazie al RUI l’Europa ed il mondo occidentale vedranno da che parte abita la democrazia, se dalla parte di una intera nazione che chiede di aprire le urne e consultare il popolo, o se invece abiti dalla parte di uno stato che nega aspramente e con minacce tutt’altro che velate l’esercizio democratico.

Dopo il primo vero passo “unilaterale” verso l’autodeterminazione compiuto poche settimane fa dal Parlamento catalano in aperto contrasto con il Tribunal Costitucional spagnolo, prende sempre più piede sui media e cresce giorno per giorno tra i militanti ed attivisti dei movimenti politici e sociali sovranisti catalani la consapevolezza che davanti alla negazione dell’esercizio del diritto universale di autodeterminazione da parte di uno stato l’unilateralità del processo diventa non solo l’unica via percorribile, ma una quella “giusta”, eticamente, in conformità al diritto internazionale ed alla difesa dei diritti universali dell’uomo, principi ben più importanti della costituzione di un singolo stato.

E’ certo che questo tema, l’eticità e la “legittimità” della unilateralità del processo di autodeterminazione, già accennato del professor Toni Abat al primo simposio ICEC al Parlamento Europeo lo scorso dicembre e durante l’audizione al Parlamento catalano che fu determinante per la scelta di disobbedienza civile dell’istituzione catalana, sarà uno dei temi fondamentali e “caldi” sul tavolo del secondo simposio internazionale per l’applicazione del diritto di autodeterminazione in Europa che vedrà nuovamente ICEC portare a Bruxelles il 30 novembre i principali attori accademici, politici e sociali del tema dell’autodeterminazione.

E’ esattamente la stessa tesi su cui basa le proprie fondamenta la proposta di legge regionale 154 di Antonio Guadagnini – Siamo Veneto. Lo Stato italiano ha chiaramente negato l’esercizio del diritto di autodeterminazione del Popolo veneto con una sentenza della Corte Costituzionale italiana che ha di fatto chiuso la questione della Legge regionale 16 per l’indizione del referendum consultivo sull’indipendenza del Veneto. Italia e Spagna negano le fondamenta stesse della democrazia. Veneti e Catalani possono e devono intraprendere la via unilaterale. E’ una battaglia di democrazia, di giustizia, che come sempre accaduto nei secoli non può non vedere i Veneti in prima fila.

giadagnini catalani

Antonio Guadagnini, Anna Arquè e Luca Polo. Conferenza stampa all’Universitat Catalana d’Estiù (2013)

Print Friendly

Related Posts

2 Comments

  1. Alessandro says:

    Sono rimasto basito quando ho letto la conclusione dell’articolo. Ma che cavolo centra il Veneto?

  2. Giovanni says:

    Bisogna dire che il RUI è contestato da notevoli figure dello spazio indipendentista catalano, che segnalano diversi problemi con cui ci si può imbattere : 1. Boicot degli unionisti 2. Difficoltà organizzative ; il censo elettorale è in mano all’amministrazione spagnola 3. I funzionari che partecipassero all’organizzazione potrebbero essere perseguitati penalmente dallo stato spagnolo.

    Il governo catalano ha intenzione di approvare in Parlamento leggi di sconnessione dalla legalità spagnola e di lanciare un processo constituente, che sarebbe validato da un Referèndum

Leave a Comment