La casta e i suoi privilegi sono duri a morire

di RICCARDO POZZI

Le campane dei giornali e delle televisioni ci ricordano quotidianamente gli odiosi e, spesso, incomprensibili privilegi economici della casta politica,  quanto ci costi ogni parlamentare con tutto il cascame di miracolati che a lui fanno riferimento. I talk-show e gli approfondimenti di prima e seconda serata sembrano  non occuparsi di altro. Quando, però,  tutti i musicisti suonano la stessa musica , vuol dire che c’è qualcosa che non va ed è bene alzare le antenne del dubbio.

Nell’ultima campagna elettorale, Beppe Grillo si rese protagonista in diretta televisiva di un episodio assolutamente perfetto. Arringando il popolo siciliano, ammonì   di non credere al mantra “pagare tutti per pagare meno”,  pagando tutti  la politica avrebbe mangiato di più, costruendo inceneritori, inutili ponti e linee di alta velocità.

La prima parte era azzeccatissima ma la seconda sbandò in codardia. Avrebbe potuto ammettere che la politica, con più tasse, assumerebbe più forestali e concederebbe più finte invalidità, come hanno dimostrato Del Mercato e Lauria nel loro saggio “La zavorra”, dove raccontano la voragine siciliana con i suoi 140.000 dipendenti che ruotano intorno all’amministrazione regionale. Invece anche il guru del nuovo movimento cedette in una  trilussiana scorciatoia.

Questo episodio è significativo sull’attuale offerta politica di una qualche rilevanza, che si presenta alle persone che vivono e cercano di lavorare nel nord del paese.   A sinistra c’è un sostanziale negazionismo ben sintetizzato dalle parole di Massimo D’Alema: “La questione settentrionale non esiste”, un ottuso tassa e spendi che non conosce imbarazzo;  a destra c’è anche di peggio, cioè la solita falsa litania della razionalizzazione della spesa, sbugiardata da venti anni di incapacità evidente di abbassare spesa pubblica e tasse; e in mezzo il terzo polo antipolitico, disposto a raccontare ancora una volta la favola del ”siamo tutti sulla stessa barca”,  indicando nella corruttela della  politica la causa dei mali nazionali.

In pratica, mai come in questo momento gli spremuti popoli del nord ubbidiente e laborioso si sono trovati senza uno straccio di sbocco politico alla loro frustrazione di schiavi fiscali, dunque la cosa più pratica è fornire loro un obiettivo semplice e evidente: i vergognosi ed effettivamente indifendibili costi della politica.

In tempi ancora non sospetti, quando il dossier “trota” era ancora in stand-by, suggerii molto modestamente ad un alto dirigente della Lega di promuovere un rapido e unilaterale dimezzamento dei compensi di parlamentari e consiglieri regionali leghisti, l’azione ad uso e consumo mediatico avrebbe acceso un faro sulla diversità della proposta leghista. Purtroppo  non arrivarono né il taglio né una risposta al suggerimento, e anche quella diversità sembra oggi un anacronismo. Il saggio esercizio dell’aritmetica potrebbe, tuttavia,  aiutarci a pesare meglio il problema, valutare l’attendibilità di certi profeti e , forse,  smascherare qualche finta soluzione. Meglio una frustrazione consapevole di una indignazione nazional popolare.

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2 Comments

  1. michela verdi says:

    L’unico modo per far riconoscere a D’alema una questione settentrionale è farla diventare anche sua: chiudendo il rubinetto a getto continuo del suo stipendio parassitario.

  2. Albert Nextein says:

    Default, default delle mie brame , quand’è che scassi ‘sto reame?

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