La carica dei 101 miliardi di spesa pubblica: boom nei prossimi 5 anni

Nei prossimi cinque anni la spesa pubblica crescerà costantemente e salirà di oltre 101 miliardi di euro arrivando oltre quota 864 miliardi.tagli spesa

Tra il 2015 e il 2019, rispetto al 2014, le uscite del bilancio dello Stato subiranno, in totale, un incremento superiore al 12%. Il boom della spesa pubblica è legato esclusivamente alle uscite correnti (stipendi, pensioni, acquisti, appalti, forniture) ed è destinato a sterilizzare gli effetti positivi che si registreranno sul versante della spesa per interessi sul debito (bot e btp) in calo, complessivamente nell’arco dei cinque anni, di 30 miliardi (-40%). Resteranno stabili, invece, le uscite per investimenti (conto capitale) in aumento lieve di 10 miliardi.

Questi i dati principali di una analisi del Centro studi di Unimpresa sulla finanza pubblica dell’Italia dalla quale emerge che la spending review non avrà effetti concreti sui saldi di bilancio nel prossimo quinquennio. Secondo l’analisi, basata sui dati del Documento di economia e finanza approvato lo scorso 10 aprile dal governo, la spesa statale salira’ anno dopo anno per arrivare a quota 864,1 miliardi nel 2019. Nel 2014, il bilancio si è fermato a 826,2 miliardi, nel 2015 aumentera’ a 827,1 miliardi (+884 milioni), nel 2016 a 842,1 miliardi (+15,9 miliardi), nel 2017 a 844,6 miliardi (+18,3 miliardi), nel 2018 a 854,4 miliardi (+28,1 miliardi) e nel 2019 a 864,1 miliardi (+37,8 miliardi). Complessivamente nel quinquennio in esame la spesa pubblica salira’ di 101,1 miliardi (+12,24).

A incidere sugli incrementi, secondo l’analisi di Unimpresa, e’ la voce di bilancio “uscite correnti” (stipendi dipendenti pubblici, pensioni, forniture, appalti, acquisti) che nel 2014 si è attestata a 692,3 miliardi, nel 2015 salirà a 697,5 miliardi (+5,2 miliardi), nel 2016 a 707,2 miliardi (+14,8 miliardi), nel 2017 a 715,4 miliardi (+23 miliardi), nel 2018 a 725,7 miliardi (+33,4 miliardi) e nel 2019 arrivera’ a 737 miliardi (+44,6 miliardi): nell’arco dei cinque anni ci sara’ un incremento di 121,3 miliardi (+17,5%). Incremento che rendera’ vani i risparmi destinati a registrarsi sul fronte della spesa per interessi sul debito pubblico, vale a dire gli interessi pagati per i titoli di Stato: nel 2014 sono stati pagati ai sottoscrittori di bot, btp, cct e ctz 75,1 miliardi, mentre nel 2015 verranno pagati 69,3 miliardi (-5,7 miliardi), nel 2016 71,2 miliardi (-3,9 miliardi), nel 2017 69,2 miliardi (-5,9 miliardi), nel 2018 68,2 miliardi e nel 2019 67,6 miliardi (-7,5 miliardi). In totale, il tesoretto derivante dalla minor spesa per interessi sul servizio del debito programmata dal governo e’ pari a 30,2 miliardi (-40,1%). In lieve crescita, la spesa per investimenti o in conto capitale: questa voce di bilancio nel 2014 si e’ fermata a 58,7 miliardi, nel 2015 si attestera’ a 60,1 miliardi (+1,4 miliardi), nel 2016 a 63,7 miliardi (+4,9 miliardi), nel 2017 a 59,9 miliardi (+1,2 miliardi), nel 2018 a 60,4 miliardi (+1,6 miliardi) e nel 2019 a 59,4 miliardi (+724 milioni): in totale si registrerà, nel quinquennio, un aumento di 10 miliardi (+17,1%).

“Nel giro di pochi anni sono stati cambiati tre-quattro volte i commissari alla spending review, ma i risultati dei tagli ai conti pubblici, annunciati sempre in pompa magna nelle conferenze stampa, non si vedono”, commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, che aggiunge: “Non ha senso cambiare le persone se manca la volontà politica di dare sforbiciate alle sacche di sprechi del bilancio dello Stato e della pubblica amministrazione in genere”. Secondo il presidente di Unimpresa “la politica economica del governo è sballata: il bilancio pubblico non si tocca sul fronte degli sprechi, e non si incrementa, invece, la spesa produttiva, quella per le grandi opere pubbliche”.

 

 

Print Friendly

Recent Posts

One Comment

  1. Roberto Porcù says:

    Le riforme che servono non verranno mai fatte, qui c’è da morire o fuggire.
    I giovani se ne vanno e fanno fruttare altrove quell’istruzione che hanno ricevuto e se ne vanno le imprese che hanno raggiunto una dimensione utile per farlo.
    Agli altri resta la scelta tra il morire e far che tutto il Veneto se ne vada, e come il Veneto, a farci caso tutto lo stato italiano sta implodendo.

Leave a Comment