La Caporetto di Varese

elezioni

di BENEDETTA BAIOCCHI – Se Renzi ha la sua Caporetto, anche la Lega ha la sua battaglia con morti e feriti sul campo. Se per il leader del Pd il voto di Roma e Torino valgono come un’ammissione di colpa, lo stesso vale per Varese dove il candidato del Carroccio con il capolista Maroni (328 voti di preferenza al primo turno), ha decretato la fine di un’era.

I cittadini, da Nord a Sud, hanno deciso che occorre dare una svolta attraverso una forza antisistema. Fu così con la Lega Nord negli anni ’90. E il voto decreta la fine di destra e sinistra al punto che a Benevento gli elettori hanno preferito tornare alla vecchia Democrazia Cristiana di Mastella. Forse, aveva fatto meno danni del bipolarismo.

Milano è un caso a sè. Ci si chiede: come può un elettore sostenere una forza che, a Roma, decreta che si va in pensione a 63 anni ma facendo un mutuo in banca di 20 anni? L’unica risposta che riusciamo a darci è che chi ha votato Sala, a Milano non ha problemi di denaro. Non è un disoccupato né un lavoratore esodato né uno che a 63 anni, secondo la legge più comunista del secolo, cioè lavorare ed essere schiavo dello Stato fino alla morte, come in Cina e nei paesi rossi, deve pensare a godersi la vita nell’aldilà.

Questo da solo fa pensare che questo sia il sindaco della borghesia, delle vie del quadrilatero, della città puzzona sotto il naso, che vota il sindaco in camicia bianca, che in politica fa figo. Un operaio della Bovisa o un turnista di qualche fabbrica, uno che rappresenta Renzi prima di votarlo ci pensa su…

Ma non vota neanche il centrodestra, perché tutto sommato la legge Fornero Berlusconi e i suoi l’avevano votata.

E a Varese? La Lega bossiana non c’è più. C’era quella maroniana o giorgettiana o salviniana? Di chi?

Insomma, è stato un voto contro il nulla e contro il vuoto. Un voto contro la rassegnazione e l’ingiustizia sociale. Passava Grillo. E ha raccolto scuotendo appena appena le piante mature.

E il voto indipendentista?

In Lombardia il voto, dove l’unico movimento indipendentista c’ha messo la faccia, c’è stato. Per Indipendenza Lombarda il 10,4% a Torre Pallavicina. L’8% a Flero. Non sono noccioline. E un posto onorevole nella lista della Lega per Roberto Bernardelli, presidente del Movimento.

Il sistema elettorale è quello che è, ma non consente a chi pesca voti di libertà, di poterli tradurre in un posto in consiglio comunale. O vinci o perdi, o sei in coalizione o il voto è quasi nullo. Ma questo non vuol dire che le istanze indipendentiste non siano più di una brace che cova.

In Veneto, Zaia canta vittoria. Sei sei comuni su sei nel trevigiano che, tra primo e secondo turno, hanno visto l’affermazione del Carroccio, ma anche i casi di Este, nel padovano, e San Giovanni Lupatoto, nel veronese. “Sicuramente – aggiunge Zaia, allargando il campo agli altri partiti o coalizioni – la sinistra e’ stata bocciata politicamente, mentre i grillini hanno portato a casa Chioggia. Anche questo per loro sara’ un bel banco di prova.

E Salvini? Boccia subito dopo il voto di Milano l’ipotesi di Parisi leader del centrodestra dopo Berlusca. “Farà il capo dell’opposizione”. E Brunetta a stretto giro gli ricorda che… “Il centrodestra unito vince, quando è disunito perde e favorisce ovviamente di fatto il Movimento 5 stelle”. “Lo dice la parola stessa, dobbiamo essere centro-destra, cioè l’equilibrio deve essere al centro, più la destra di Salvini e della Meloni, e di tutte le altre formazioni che pero’ devono sfondare al centro. Se invece siamo su un destra-centro, beh il destra-centro perde, non può vincere. Il destra-centro lepenista perde e mi dispiace per il mio amico Salvini, il centro-destra che ha il suo perno, il suo baricentro nel cento aperto al civismo, al civismo che ha vinto in tante città italiane, vince”.

Bossi per ora tace, ma sull’impegno della Lega a Roma aveva già espresso il suo sentimento. Se tanta energia fosse stata spesa su Milano, o Varese, forse, oggi, la Lega sarebbe tornata a Palazzo Marino e conservato la città dei fiori. O forse è solo fantapolitica padana.

Intanto però quello che dopo il voto ha parlato di più è chi se lo può permettere, e cioè il governatore veneto: “Milano oggi rappresenta la madre di tutte le battaglie”. “E’ una partita – ha proseguito Zaia – che si gioca in punta di fioretto. Da quel che aveva investito su Milano – ha detto, in riferimento al centrosinistra – trasferendo tutto il Governo in Lombardia per sostenere l’ad dell’Expo, supersponsorizzato da Renzi, mi aspettavo che il candidato del centrosinistra passasse al primo turno: la distanza di 0,8 punti percentuali la dice quindi lunga su quella che sarà la battaglia al ballottaggio. Un ballottaggio che non segnerà la fine del Governo, perché tanto ho capito che non andranno mai a casa, ma la sua credibilità”. Quanto al centrodestra, il presidente del Veneto ha sottolineato: “Quando è unito vince, quando fa casino, perde”.

 

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4 Comments

  1. lombardi-cerri says:

    Tutto lo staff subentrato a Bossi ( che pure i suoi disastri li ha fatti) non è mai stato e non è leghista, ma solo cadreghista.

  2. Paolo says:

    Non ho capito che strategia persevera la Lega Nord. Invece di cercare (come minimo) di attuare uno Stato federale che andrebbe bene a tutti, si perde andando contro l’euro e l’Europa. Alla fine, zero su tutti i fronti. Alla Lega Nord occorre una persona come Alessio Morosin che sappia quale risultato portare a casa e non come ora, andare di palo in frasca a seconda del tempo!

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