La camorra a Napoli e il “negazionismo”. Rosy Bindi ha ragione. Ma le mafie sono anche a Roma e Milano

di ROBERTO BERNARDELLICAMORRA

Cos’ha detto di così strano Rosy Bindi affermando che “la camorra è un dato costitutivo della città” di Napoli?

Dovremmo chiedere al cinema, alla Rai, alle tv, agli scrittori, ai giornalisti, ai tribunali, di rimuovere tutto ciò che è legato alla gomorra che dura da quando ne abbiamo memoria. Sarebbe come negare che la camorra, o la ‘ndrangheta in particolare, sono ormai nel tessuto e nella cultura dell’economia del Nord. Ci faremmo ridere dietro dal mondo. Basta scorrere le cronache di stampa, o leggere gli atti delle commissioni parlamentari, o i dati della società partenopea, la vischiosità del sistema politico e finanziario, sociale, per non far altro che ribadire le parole della Bindi. Spesso parla a sproposito, ma in questo caso sfonda un portone aperto.

D’altra parte non abbiamo visto con quanta resistenza Roma ha ammesso di vivere dentro un tessuto di sottogoverno mafioso? Ha trovato l’humus, come a Napoli o a Milano… nell’indifferenza, nella guardia bassa, nella politica scarsa.

“Parlare di mafia provoca un certo rifiuto, lo so. Dovremmo ricevere ringraziamenti e invece parte del ceto dirigente vorrebbe rimuovere i problemi senza risolverli, per questo cede al negazionismo. Poi si avvicinano le elezioni amministrative, figuriamoci. Ma la vigilanza popolare è tutt’altro che spenta. Basta dare un’occhiata ai sondaggi o seguire un dibattito dal vivo o in Tv”. Così interviene la presidente della Commissione antimafia, Rosy Bindi, in un’intervista al Corriere della Sera, alla luce delle polemiche sollevate dalla sua affermazione, secondo cui a Napoli “la camorra è un dato costitutivo della città”. “Le stesse cose – spiega – le ha ripetute in audizione anche il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti. C’è molta ipocrisia in giro”.

In merito alle strategie criminali “la conoscenza è cresciuta col tempo – dice Rosy Bindi -. Ma sono cresciute anche le insidie. Ci sono le mafie straniere, c’è la questione romana, che è assai grave, come emerge dalle inchieste. E c’è il fatto che l’espansione al Nord dei poteri criminali non ha affatto ridotto, come qualcuno si era illuso, il loro radicamento al Sud. Qui le mafie godono ancora di una autorevolezza sociale impressionante. Ed è qui che lo Stato deve intervenire pretendendo il rispetto per la legge e rispettando a sua volta i diritti dei cittadini: alla sicurezza, all’educazione, alla salute e al lavoro”.

Ma una cosa Bindi non dice e cioè che il male più evidente è lo Stato, il corpo di cui si nutre e con cui sta in affari la camorra. La corruzione pubblica e la debolezza del centralismo con tutte le sue burocrazie criminogene, sono quel complice e a volte il mandante, di cui non si parla.

Presidente Indipendenza Lombarda

 

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