Bernardelli: la bufala dei fondi sui rimpatri: i 42 milioni Salvini sono 3…. E pochi espulsi…

rimpatri

di ROBERTO BERNARDELLI – Non si può non dare i numeri su questo governo delle sorprese. E’ vero che sono stati stanziati e spesi 40 miliardi per mandare a casa 500mila clandestini? Ci scappa da piangere.

Dice il contratto di governo gialloverde che  “ad oggi sarebbero circa 500 mila i migranti irregolari presenti sul nostro territorio e, pertanto, una seria ed efficace politica dei rimpatri risulta indifferibile e prioritaria”, e che “nell’ottica di una gestione delle risorse pubbliche efficiente e congruente con le azioni politiche da attuare occorre, quindi, procedere ad una revisione dell’attuale destinazione delle stesse in materia di asilo e immigrazione, in particolare prevedendo l’utilizzo di parte delle risorse stanziate per l’accoglienza per destinarle al Fondo rimpatri”.

L’Agi pubblica la dichiarazione di  Matteo Salvini del 26 ottobre 2017 in piena campagna elettorale: “L’impegno serio concreto e sottoscritto del centrodestra deve essere quello di fare 100 mila espulsioni l’anno, mezzo milione di clandestini riportati al loro paese in 5 anni”.

 Il 5 luglio 2018 Salvini afferma che “riguardando tutti i progetti in corso finanziati a livello italiano e a livello europeo sulla cosiddetta ‘integrazione’ e accoglienza abbiamo recuperato, vado a memoria, circa 42 milioni di euro, che abbiamo destinato alla voce rimpatri”.
Ma altro che 42 milioni!
Repubblica, riporta correttamente il fact checking Agi, titola così:
repubblica salvini

E poi come tanti annunci di governo, tutto va in niente. Solo chiacchiere. A questo punto la ricostruzione del fact cheking è illuminante:

“Il Fondo rimpatri è previsto dall’articolo 14 bis del Testo unico sull’immigrazione (D.lgs. 286/1998), inserito con la legge 94/2009 (il “pacchetto sicurezza” voluto dall’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni).

Il Fondo è “finalizzato a finanziare le spese per il rimpatrio degli stranieri verso i Paesi di origine ovvero di provenienza”. È finanziato con la metà di quanto lo Stato italiano incassa grazie ai contributi che gli stranieri devono pagare per richiedere il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno (80-200 euro), oltre che dai “contributi eventualmente disposti dall’Unione europea per le finalità del Fondo medesimo”.

Per il periodo 2014-2020 e per tutti gli Stati membri (eccetto la Danimarca), l’Unione europea ha istituito il fondo AMIF (Fondo asilo, migrazione e integrazione), finanziato con 3,137 miliardi in 7 anni, che contribuisce a realizzare quattro specifici obbiettivi: asilo, migrazione legale e integrazione, rimpatri, solidarietà.

Come abbiamo visto, l’Unione europea ha fatto sapere che non è possibile per uno Stato prendere i fondi europei stanziati per i progetti specifici di un obbiettivo e dirottarli unilateralmente su un altro”.

Fermi tutti. Quale è la morale? Che il governo all’articolo 6 del  “decreto sicurezza” (d.l. 113/2018) per potenziare i rimpatri, ci mette di suo  “500.000 euro per il 2018, di 1.500.000 euro per il 2019 e di 1.500.000 euro per il 2020”. Cioè 3,5 milioni.

 Per di più si tratta di fondi già visti…! Era la legge di bilancio di Gentiloni, all’articolo 1 co. 1122 lettera b. Per di più si trattava di fondi stanziati per un piano di rimpatri volontari.

Altri 12 milioni circa, di cui sei provenienti dalla Ue, sono poi stati messi a bando per i rimpatri volontari, ma ancora non si conoscono gli esiti della procedura.

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