La British contro Alitalia-Poste: è aiuto illegale, intervenga la Ue

di ALTRE FONTI

«Ci aspettiamo che la Commissione europea intervenga per sospendere questo aiuto manifestamente illegale». Così Iag, la holding che controlla British Airways, Iberia e Vueling, ha commentato gli ultimi sviluppi su Alitalia e in particolare l’intervento di Poste italiane, per “salvare” la compagnia aerea di bandiera. «Siamo sempre stati contrari a ogni forma di aiuto statale. È protezionismo, mina la competizione e favorisce quelle compagnie aeree in fallimento che non sono al passo con la realtà economica», ha aggiunto Iag. Da Bruxelles è arrivata la prima risposta della Commissione: «Solo dopo la notifica delle misure adottate – ha detto Antoine Colombani, portavoce del commissario alla Concorrenza, Joaquin Almunia – saremo in grado di valutare la loro compatibilità con le norme Ue sugli aiuti di Stato». Dal governo italiano il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, ha spiegato che «il governo non dà aiuti di Stato» e che l’esecutivo ha soltanto «favorito l’incontro tra privati»

I SOCI DECIDONO – Ma questa è l’ennesima giornatacruciale per il futuro di Alitalia:l’assemblea dei soci della compagnia di bandiera italiana, convocata dal pomeriggio, dovrà esaminare e approvare l’«iniezione» da 500 milioni di euro annunciata venerdì scorso (300 milioni a titolo di aumento di capitale e 200 milioni di nuove linee di credito da parte del sistema bancario). In attesa degli importanti appuntamenti in agenda rimane ancora il punto interrogativo sull’intervento di Air France-Klm al piano di salvataggio di Alitalia. Secondo quanto riportato da Les Echos dopo l’appoggio di Poste Italiane il gruppo transalpino esige una ristrutturazione del debito.

NO DI LUFTHANSA – Intanto arriva il commento di Martin Riecken, portavoce Europe della compagnia aerea tedesca Lufthansa: «In questo momento Lufthansa è fortemente impegnata in sfide interne, soprattutto con il nostro programma che mira a garantire una maggiore efficienza. Pertanto non abbiamo alcun interesse a guardare ad altre compagnie aeree, inclusa Alitalia».

RISTRUTTURAZIONE – Gli analisti di Credit Suisse sostengono invece che gli investitori «non si sorprenderanno di fronte alla volontà di Air France di investire ancora in Alitalia». E sottolineano però che «è necessario che un aumento di capitale porti ad una ristrutturazione di successo». Dopo aver indicato che la ristrutturazione del 2009 era dettata più da problemi di generazione di fatturato piuttosto che di efficienza dei costi, gli analisti della banca svizzera affermano che «il semplice taglio delle rotte in perdita non è una via certa per raggiungere la profittabilità, visti gli indici di riempimento di Easyjet e Ryanair». In ogni caso, «la combinazione tra l’incoraggiamento del governo Italiano a Poste Italiane ad entrare nel capitale di Alitalia e la concessione a Emirates per iniziare a servire da Malpensa l’aeroporto Jfk di New York questo mese suggeriscono che la priorità politica sia il mantenimento di posti di lavoro piuttosto che la profittabilità della Compagnia, evidenziando il fatto che un investimento di Air France in Alitalia debba essere effettuato per forza alle condizioni di Air France».

LA DUREZZA DEL WSJ – La vicenda Alitalia «incarna il fallimento della politica industriale» dell’Italia, scrive il Wall Street Journalin un articolo dedicato alla compagnia di bandiera. Il giornale economico Usa spiega che la prolungata recessione economica che sta attraversando il Paese «ha esacerbato la mancanza di competitività» delle aziende italiane, «già svantaggiate da un enorme peso fiscale, complicatissime leggi sul lavoro, alti costi energetici e ingerenze politiche». E così la base industriale del Paese «si sta erodendo» con i vari settori, come quello siderurgico e automobilistico, un tempo comparti dinamici e vibranti, che tagliano posti di lavoro o spostano la produzione al’estero. Alitalia ne è «l’esempio più eclatante». I vari governi che si sono succeduti, sottolinea il Wsj, per anni hanno tenuto i rivali di Alitalia «a distanza» ma quando è arrivata la ‘deregulation’ del trasporto aereo alla fine degli anni ‘90, la compagnia si è ritrovata impreparata ad affrontare la concorrenza.

L’ATTACCO DELL’FT – Il protezionismo industriale è tornato di moda a Roma». Comincia così un editoriale del Financial Times in edicola questa mattina. L’Italia, scrive il quotidiano finanziario britannico, ha bisogno di investimenti esteri per uscire dalla sua profonda crisi economica ma i politici sono troppo presi dall’ammantarsi nella bandiera per rendersene conto. Il giornale ripercorre la vicenda Alitalia, cita quanto accaduto nel 2008 con il governo Berlusconi e dice che «il governo ha scelto di ripetere lo stesso errore», trovando una soluzione che lasci l’azienda in mani italiane. Il risorgere del nazionalismo nell’ambito degli affari «getta un’ombra» sulla sincerità del presidente del Consiglio che ha più volte ripetuto di voler attrarre gli investimenti esteri e ha varato anche l’operazione Destinazione Italia, scrive il Financial Times, concludendo che la strategia di Roma su Alitalia fornisce un messaggio contraddittorio.

da: www.corriere.it

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5 Comments

  1. Albert Nextein says:

    Hanno ragione.
    Ora vediamo che si inventano i burosauri.

    • Giuseppe says:

      Chiamiamoli col loro nome: burocriminali o buromafiosi. I burosauri possono anche essere poveri diavoli da Istituto Cottolengo…

  2. Veritas says:

    Il F.T. ha scritto “contraddittorio” forse per essere gentile, L’aggettivo avrebbe dovuto esere “nocivo” : basta pemsare alle banche, che aono già pronte per questa opèrazione mentre hanno causato danni immensi non aiutando i piccoli e medi imprenditori che erano la locomotiva del paese

  3. Giuseppe says:

    I politicanti italiani, malati tutti di mafiosità acuta e continuativa, quando vogliono impedire qualcosa che non è nei loro spiccioli (si fa per dire…) interessi, tirano in ballo i divieti europei. Quando i divieti ci sono, sono lì, evidenti, accertati e ben solidi, ma sono in ballo i loro lerci interessi, allora i divieti non ci sono più. Questo per dire quanto “freghi” (lo dico con viva e vibrante soddisfazione) a tali miserevoli e generalmente ignorantissimi politicanti l’interesse della gente, al punto che hanno distrutto quel che restava dello Stato nazionale e hanno seminato l’odio per loro e per tale tipo di Stato, così mettendo a rischio anche la loro personale gallina dalle uova d’oro. Ma si dice che la mamma degli scemi sia sempre incinta…
    Saranno loro, dunque, coi loro comportamenti para-criminali e criminogeni, a dare il primo colpo di piccone alla gabbia di cemento depotenziato (quello in uso presso i mafiosi) che ci rinserra?
    Può essere, e si dimostra così quanto male siam ridotti: infatti, dalla nostra parte, per quel che vorremmo che pacificamente si realizzasse, per certo nessuno ha mostrato un grado di attività e determinazione appena sufficienti. Inutile ogni speranza se non si “cambia testa”, imparando a ragionare con la nostra e non con quella del potere oppressivo e narcolettico, cui è ridotto oggi quello dello Stato nazionale italiano.

  4. giorad says:

    «Ci aspettiamo che la Commissione europea intervenga per sospendere questo aiuto manifestamente illegale»

    GOOD ON YOU, ENGLISH!

    La voce della verità… Il re itagliota est nudo. Che Alitalia vada in vacca con tute le m… romane.

    NB: La stilettata ad Ali-taglia arriva da un governo serio, quello inglese, che non esita a dare agli scozzesi diritto di voto sulla loro eventuale indipendenza: Roma e napuletano – imparate (come no…)!

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