La Borsa crolla, lo spread vola. E la Grecia non riesce a onorare il debito

di REDAZIONE

La Grecia non riuscira’ a rispettare gli obiettivi di riduzione del debito concordati con la Ue e il Fondo Monetario Internazionale e sara’ quindi costretta a varare nuove misure di ristrutturazione del debito. Lo riferiscono fonti comunitarie citate dall’agenzia Reuters.  Le indiscrezioni arrivano mentre e’ iniziata ad Atene una nuova missione della troika di creditori internazionali composta da Ue, Fmi e Bce. Gli ispettori pubblicheranno i risultati ufficiali delle loro analisi tra un mese ma, a quanto riferiscono le fonti, sarebbe gia’ evidente quali saranno i risultati. “La Grecia e’ enormemente fuori dai binari”, ha spiegato uno dei funzionari comunitari interpellati da Reuters. “L’analisi sulla sostenibilita’ del debito sara’ piuttosto terribile”. “In Grecia non e’ stato fatto nulla nei precedenti tre o quattro mesi”, ha spiegato un’altra fonte, riferendosi alla doppia tornata elettorale. “La situazione non fa che andare di male in peggio e con essa il debito”. Una nuova ristrutturazione implicherebbe che la Bce e gli Stati membri dell’Eurozona accettino di subire delle perdite sui 200 miliardi di euro di titoli di Stato greci che detengono, un’ipotesi che e’ finora stata un tabu’.

 Non si arrestano le vendite su Spagna e Italia, in un’altra seduta pesante per le Borse e i titoli di Stato delle due grandi economie della periferia dell’area euro, sempre più impelagata nella crisi sui debiti pubblici. A Milano il Ftse-Mib ha chiuso al meno 2,71 per cento dopo esser arrivato a cedere più del 3 per cento, con lo spread Btp-Bund in salita a 536 punti base, sui massimi da inizio anno. Ieri Piazza Affari aveva già ceduto un 2,76 per cento che seguiva il pesantissimo meno 4,39 per cento di venerdì scorso. Ma più che l’Italia, al centro del mirino dei mercati è sempre la Spagna, mentre l’ipotesi che anche la regione della Catalogna debba chiede il salvataggio allo Stato centrale aumenta i timori quest’ultimo possa a sua volta dover chiedere un ulteriore aiuto ai paesi dell’area euro, dopo quello già deciso per ricapitalizzare le banche. Madrid ha chiuso gli scambi al meno 3,58 per cento mentre i rendimenti dei Bonos decennali – che su questo tipo di emissioni sono in un rapporto inversamente proporzionale con il prezzo – hanno segnato nuovi massimi storici al 7,62 per cento. Lo spread Spagna-Germania è risalito fino a quota 640 punti base, chiudendo a 638 punti base. Intanto Madrid è riuscita ad effettuare a caro prezzo un nuovo collocamento di titoli di Stato. Bond a 3 e 6 mesi, scadenze brevi e solitamente facili da piazzare. La domanda è rimasta solida e Madrid ha raccolto lievemente più del previsto, 3,048 miliardi di euro, ma ha dovuto nuovamente farsi carico di aumenti dei già elevatissimi rendimenti richiesti. Ma a tagliare il sospiro di sollievo sono state le informazioni allarmistiche che giungevano dalla Catalogna. Un esponente di primo piano del governo della regione autonoma, Andreu Mas Colell, ha paventato alla Bbc una domanda di aiuti allo Stato centrale. Venerdì scorso una richiesta in tal senso era giunta dalla regione autonoma di Valencia, e ora si teme che la stessa sorte tocchi alle altre e a quello che è il motore dell’economia reale della Spagna: la Catalogna per peso economico è seconda solo a quella di Madrid, con una rilevanza analoga a quella del Portogallo. E altre regioni potrebbero seguire. Il nervosismo poi rischia di portare a passi falsi nelle comunicazioni. E così il segretario di stato spagnolo per le questioni europee, Estado Méndez de Vigo ha improvvisamente rilasciato dichiarazioni qualificandole come una sorta di appello congiunto di Francia, Italia e Spagna sui cui si è creato un piccolo giallo. I tre paesi “esigono – ha affermato De Vigo – l’applicazione immediata degli accordi”, del recente vertice europeo, quello che ha anche concordato lo scudo antispread chiesto dall’Italia. Da Bruxelles, un portavoce della Commissione europea ha comunque precisato che Madrid non ha chiesto l’attivazione di questo meccanismo.

Gli sviluppi allarmistici sulla Spagna vanno oltre. Non sono certo rassicuranti le parole usate dal controverso ex governatore della Banca di Spagna, Miguel Anguel Fernandez Ordonez, che andato a difendere il suo operato in una audizione al Parlamento ha affermato che la situazione della Spagna “è peggiore non solo di quella dell’Italia, ma anche di quell’a dell’Irlanda”, un paese sotto salvataggio. Sui titoli di Stato spagnoli intanto si è avvicinato un fenomeno guardato con preoccupazione dai mercati: la possibile inversione della curva dei rendimenti, con i tassi dei Bonos a 5 anni saliti a livelli molto vicini a quelli dei Bonos decennali. In Grecia intanto è iniziata una altrettanto difficile missione di ispezione della troika, i “men in black” di Commissione europea, Bce e Fondo monetario internazionale, per verificare lo status di attuazione, o meglio di non attuazione del programma accettato dal paese in cambio degli aiuti. Giovedì ad Atene giungerà il presidente della Commissione, Jose Manuel Barroso, che ieri ha incontrato il presidente della Bce Mario Draghi, e che vedrà il premier Antonis Samaras. Un portavoce della Commissione li ha definito entrambi “incontri regolari”, nonostante il clima teso in cui avvengono. Intanto circolano nuove ipotesi di stampa allarmistiche sul paese, che non sarebbe in grado di onorare i suoi impegni e correrebbe quindi di nuovo rischi di insolvenza. Sulle maggiori Borse europee si sono spenti i lievi tentativi di risalita visti in mattinata. Parigi ha chiuso al meno 0,87 per cento, Francoforte al meno 0,45 per cento, Londra segna un meno 0,87 per cento. In serata l’euro è tornato a calare, a 1,2077 dollari è sempre sui minimi da due anni. Ieri notte Moody’s ha messo in prospettive negative i rating di tre paesi dell’area euro con voto a tripla A, il più elevato: Germania, Olanda e Lussemburgo, preludio di possibili futuri declassamenti. Il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker, premier lussemburghese, ha reagito riaffermando la volontà di garantire la stabilità dell’area euro. E ha reagito anche la Germania, tramite il ministero delle Finanze guidato da Wolfgang Schaeuble, affermando che il paese “manterrà il suo status di porto sicuro” e che “assieme ai nostri partner, faremo tutto il necessario per risolvere la crisi dei debiti il prima possibile”. La questione tuttavia si è scaricata anche sui solidissimi titoli di Stato tedeschi: sulla scadenza decennale i tassi dei Bund oggi sono risaliti nettamente al pur ridotto 1,27 per cento, dal 1,18 per cento visto in apertura. Questo ha in parte contribuito a contenere i rialzi degli spread. Infine ma non ultimo l’attività delle imprese dell’area resta recessiva e sui minimi da quasi tre anni, secondo i risultati preliminari dell’indice tra i responsabili degli approvvigionamenti (Pmi), invariato a luglio. E i tagli occupazionali sono risaliti ai massimi da due anni e mezzo, mentre l’area euro registra già massimo storico sui livelli di disoccupazione.

 

 

 

 

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2 Comments

  1. Diego Tagliabue says:

    La maggior parte dei creditori della Grecia? I Francesi: praticamente i P.I.G.S. nascosti.

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