La Bissa: e se a Milano dietro Salvini spuntasse la Gelmini sindaco?

di CLAUDIO BOLLENTINIgelmini tricolore

A Milano la sinistra impiega il tempo che manca da oggi alla fine di Expo rincorrendo inutili primarie buone sole per far litigare capetti e capibastone dello schieramento. Un rodeo che potrebbe alla lunga creare fratture dolorose. In attesa della decisione di Giuseppe Sala, ad oggi l’unico vero e potenzialmente vincente candidato sindaco per il centrosinistra. Un gran nome, forse l’unico in grado di coagulare l’intero universo della sinistra meneghina, una toppa per coprire magagne di svariato genere come sostengono in tanti, ma soprattutto forte perché in grado di assorbire parte del consenso moderato e d’opinione, tradizionale ago della bilancia negli equilibri elettorali milanesi. Se il semestre dell’Expo si dovesse concludere positivamente come tutti immaginano, nessuno oserebbe mettersi di traverso a questa candidatura e lo stesso Sala, da ottimo manager quale è, non faticherebbe a quel punto ad ottenere quello che chiede, ossia carta bianca per la corsa a sindaco di Milano. Ma nessuno conosce le sue decisioni e tanto meno i contenuti e il perimetro di quello che si stanno raccontando da mesi lui e Matteo Renzi. Se ne riparlerà a novembre, nel frattempo si recita a soggetto.

Nel centrodestra le primarie si fanno sui giornali e nel chiacchericcio dei retrobottega di partito, in un vortice di rumors, pettegolezzi, autocandidature e ballon d’essai. Il pallino storicamente in mano a Forza Italia e ai berlusconiani sembra sfuggito di mano a favore dei leghisti, ma in realtà non è così. La roccaforte berlusconiana, Milano, da dove tutto è cominciato o ripartito, non può essere abbandonata a cuor leggero perché significherebbe certificare la fine di un’epoca politica ed umana, una uscita di scena che sarebbe gestita in malo modo, con il sapore della ritirata disordinata in attesa di un futuro tutto da decifrare. Meglio arroccarsi, costi quel che costi. Ad oggi, senza trattative forti e nomi importanti da ambedue le componenti dello schieramento, lo scenario vedrebbe due candidati sindaci, uno per la Lega e spezzoni di destra, un altro di area berlusconiana vasta. Una divisione non fatale perché a sinistra ci sarebbero sicuramente una pluralità di candidati minori nonché la concorrenza forte del M5S che pesca consensi più a sinistra che a destra. Insomma, una partita che, chiunque la vincerà, la porterà a casa al secondo turno e con accordi di apparentamento prevedibilmente politicamente costosi per tutti.

Al di là quindi di candidati di bandiera, quadri di partito di lungo corso e sempre candidati, ex ministri con l’immagine compromessa, giornalisti, autocandidati vanagloriosi e carneadi vari l’attesa nel centrodestra è concentrata sulle decisioni di Matteo Salvini. L’interessato ha tatticamente declinato l’invito a scendere in pista per mere ragioni di opportunità politica, non perché non ci pensi. Non puoi sostenere ogni giorno che ti candidi e poi per una ragione comprensibilissima e legittima decidi di fare diversamente. Avresti preso in giro gli elettori con le immaginabili conseguenze del caso nelle urne. Salvini è oggi più attratto dalla competizione con Renzi, ma il tempo sarà la variabile strategica per qualsiasi decisione. Se si dovesse andare ad elezioni politiche anticipate nel 2016 e quindi insieme con il comune di Milano, Salvini sarebbe a capo del centrodestra e addio corsa per Palazzo Marino. Viceversa, se lo scenario dovesse prevedere le elezioni politiche nel 2018, tornerebbe in auge il Salvini candidato sindaco. Perennemente sul pezzo e su argomenti contingenti o emergenziali, rischia da una parte la noia o l’insofferenza dell’elettorato per la sua sovraesposizione mediatica assillante e martellante e dall’altra rischia di rimanere senza argomenti di qui al 2018. Difficile fare quasi tre anni di campagna elettorale sugli immigrati, sul no euro, sulle tasse, contro l’Europa. Troppi tre anni, rischierebbe di dover cambiare tante volte idea, obiettivi, contenuti oppure di fare la corsa solo sugli incidenti altrui. Con il rischio altissimo di perdere voti oppure di aprire la strada a concorrenti interni per ora rimasti nell’ombra o seduti sulla riva del classico fiume ad aspettare gli eventi e gli insuccessi altrui.

Tornando a Milano, si potrebbe prospettare, nel caso di un centrodestra unito, un ticket composto da Salvini candidato sindaco con vice un forzista di spessore, immagine e di sicura affidabilità. Magari pescato fuori dal pollaio milanese. Viceversa, non dovesse correre Salvini, al momento è difficile immaginare uno schieramento unito del centrodestra, ma più probabilmente due candidati sindaci, come detto più sopra. A meno che non dovesse scendere in campo lo stesso Silvio Berlusconi, opzione remotissima e al momento tenuta in freezer. Oppure? Tra i forzisti avanza il nome di Maria Stella Gelmini, quarantenne come Salvini, donna, con significativa esperienza politica e di governo e soprattutto reduce senza macchia e colpe varie dal ventennio berlusconiano. Un ticket Salvini-Gelmini sarebbe sicuramente in grado di competere e battere le più forti candidature a sinistra nonché tenere insieme il variegato mondo delle liste civiche e civiche politiche che a quel punto avrebbero meno ragione di esistere da sole. Parlano la stessa lingua. Non più tardi di una settimana fa hanno addirittura convenuto sul nome di Maurizio Lupi, persona degna, non solo o non tanto come eventuale candidato, ma come portatore dei voti Ncd che devono tornare a casa. L’interessata per ora si nasconde dietro le solite frasi di circostanza ripetendo il consumato rito della ricerca del candidato sindaco di alto livello, esterno, da trovare nella società civile e via banalmente discorrendo.

Al di là delle dichiarazioni degli interessati, sono i fatti che raccontano più di ogni elucubrazione. La Gelmini parla di Brescia, la sua città, ma il messaggio è chiaramente per Milano e il tono è quello di Salvini. Sarà un caso? leggete cosa ha scritto recentemente: “‪#‎Brescia città ostaggio delle bande di immigrati e non solo. Tra qualche giorno, forse, l’ingresso della stazione ferroviaria, durante la notte sarà chiuso con delle saracinesche. Ma il copione di ciò che accade e accadrà nelle zone antistanti e in larga parte della città, non cambia. Brescia ostaggio del degrado e della incuria. Una città che dovrebbe accogliere i turisti e ospitare al meglio i propri concittadini, è diventata invece un bivacco. Non bastano le barriere, serve una vera e propria operazione di bonifica per difendere la città” (fonte: Affaritaliani).

L’astuta e prudente politica bresciana sta lavorando ai fianchi l’elettorato leghista pronta eventualmente ad approfittare di un probabile disimpegno all’ultima ora di Matteo Salvini.

Per il momento ……qui habet aures audiendi audiat.

http://www.labissa.com/editoriale/item/16298-2016-nel-centrodestra-a-milano-dietro-salvini-spunta-la-gelmini

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