La Bassa Padana, strategicamente tenuta lontana dai palazzi del potere

pontebeccadi ROBERTO PISANI – Il termine “Terra bruciata” indica una strategia bellica comunemente usata per impedire l’avanzamento del nemico in battaglia. Consisteva, e usare il passato è d’obbligo se non altro per scaramanzia, nel distruggere ponti, collegamenti ecc., per poi ricostruirli con i militari del genio, quando necessitavano per l’avanzamento e soprattutto sotto il diretto controllo. Bene, anzi male. Se si guarda quello che sta succedendo alle nostre strade e ai nostri ponti pare che le cose non siano cambiate molto. Scusate la provocazione che non vuole assolutamente essere blasfema paragonando la situazione attuale ad un dramma come la guerra, però la forzatura sta proprio qua per analizzare un problema che chi come me vive la provincia, sia come residente sia politicamente, affronta tutti i giorni.

Per questioni geografiche parlo dell’Oltrepò Pavese, area dove vivo e di cui mi occupo.

Noi ormai da troppi anni, direi decenni, assistiamo ad interventi atti a cercare di tamponare delle situazioni ormai al collasso totale. Se consideriamo che il fiume Po attraversa da ovest ad est tutto il nord, risulta evidente che chi abita a sud del fiume, magari a pochi chilometri da esso, e che deve raggiungere l’altra sponda per recarsi per esempio nel capoluogo della provincia o della regione, ha bisogno di ponti. Così come hanno bisogno di ponti i turisti che vogliono visitare le nostre zone ricche di tesori naturali. Ebbene la situazione viabilistica è a dir poco tragica. Gli unici ponti che possono chiamarsi tali sono quelli autostradali che però, naturalmente, servono le arterie a pagamento e sopratutto allungano di molto il percorso. Della serie: se vuoi il servizio paghi e spendi anche di più in carburante. Il caso più emblematico è costituito dal ponte della Becca che collega il capoluogo pavese con l’Oltrepò Orientale. Resistito a due guerre mondiali e relativi bombardamenti rischia di crollare adesso per sopraggiunto limite d’età. Direi naturale, tutti invecchiamo. Ma noi andiamo in pensione, se ce lo permettono, ma lui no. Non può. E non glielo impedisce la riforma Fornero ma la mancanza di fondi. Fondi però che vengono spesi per tamponare situazioni ormai urgentissime. Tante volte pare di assistere al tentativo di rianimare un morto. Ma non sarebbe meglio “investire” invece di “spendere”? Investire in strutture nuove che possano garantire anni senza intoppi con sviluppo turistico ed economico per tutto il territorio?

Delle strade non conviene neppure spendere delle parole perché tanto finirebbero nelle voragini ormai presenti su tutte le nostre carreggiate e magari poi coperte con due badilate di catrame, che poi alla seconda auto che passa viene via tutto. Ma le amministrazioni qualcosa fanno in merito: piazzano autovelox come funghi. Ma lo fanno per noi, così andiamo piano e non spacchiamo le nostre auto.

E poi il problema pioggia. Mia nonna mi raccontava che due volte l’anno il Sindaco emetteva un’ordinanza che obbligava la pulizia dei fossi di pertinenza che costeggiano i campi. Fossi puliti, l’acqua scorre e non inonda la carreggiata. Semplice no? E allora perché non lo fa nessun comune?

Il Po. Il grande fiume coi suoi tanti affluenti piccoli e grandi. Una volta il letto di questi corsi d’acqua veniva regolarmente dragato e ripulito dai detriti. Adesso non più. La conseguenza ovvia è che il livello dell’acqua sale e quando piove un po’ la situazione si fa sempre più critica. La soluzione: si innalzano gli argini, sempre con lavori con carattere d’urgenza.

Ma a me povero dilettante della politica e sopratutto amante del mio territorio un dubbio viene: non è che tutte questi urgenti servono per evitare gare d’appalto europee magari meno gestibili? A pensar male si fa peccato, diceva qualcuno, però qualche volta ci si azzecca.

Ecco quando si parla di autonomia territoriale e di semplificazione burocratica si deve intendere proprio questo. Date i soldi in mano ai territori e ai rispettivi sindaci che loro ne conosco le esigenze e soprattutto ci mettono la faccia, tutti i giorni, e non solo in campagna elettorale. Milano è troppo lontana, figuriamoci Roma, e probabilmente a qualcuno fa gioco mantenere questa distanza.

Ma, un attimo, non è che a volte è cambiata la strategia bellica? Non è che “Terra Bruciata” adesso invece di cercare di bloccare l’avanzata del nemico ha lo scopo di tenere lontano i cittadini dai palazzi del potere?

 

 

Roberto Pisani

segretario politico

Identità Oltrepò

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One Comment

  1. Riccardo Pozzi says:

    Gent.mo Sig. Pisani, lei ha ragioni da vendere, infatti è proprio la partita delle infrastrutture a dettare l’agenda del declino.
    Le opere sul Po, i ponti ormai obsoleti, rattoppati quando non staticamente compromessi, sono la perfetta metafora della questione settentrionale. Aree fortemente industrializzate, dove il surplus fiscale viene sistematicamente confiscato invece che servire al ricambio infrastrutturale. Purtroppo l’atteggiamento di Milano ricalca la tipica miopia della metropoli nei confronti della provincia. E’ convinta di bastare a sé stessa, scambia il fatturato per l’utile, il ricavo per il guadagno, si guarda l’ombelico ipnotizzata dallo skyline, e dimentica ciò che la circonda, fino ai confini dell’impero, Cremona, Pavia, Mantova, dove i ponti assomigliano a catapecchie postindustriali.
    Intanto aumentano gli incendi di ovvia natura, in Emilia si moltiplicano i casi di infezioni mafiose.
    La bassa padana è come una pallina che, rimbalzando, raggiunge punti sempre più bassi.
    L’entropia del Po in declino.

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