La banda d’Italia. I “guardoni” distratti delle banche

LA BANDA D’ITALIA – Il libro di Elio Lannutti già meriterebbe un premio per il titolo che il suo autore gli ha saputo dare: “La banda d’Italia”, ma considerato che non c’è un concorso che giudichi i migliori titoli dei libri dell’anno, dobbiamo essergli ugualmente grati per aver scritto in modo piano,usando anche termini tecnici ma rendendoli comprensibili a tutti, su ciò che si è verificato dietro le quinte della banca d’Italia che era un fiore all’occhiello nazionale, un tempo punto di riferimento e di certezze istituzionali.banda-ditalia

“La Banda d’Italia” denuncia responsabilità precise di Via Nazionale nel mancato contrasto all’usura e sulla pratica dell’anatocismo(cioè il pagamento di interessi sugli interessi) e aggiunge il carico pesante dei privilegi della casta di Via Nazionale che gode non solo di stipendi al di fuori di ogni logica (il governatore della Banca d’Italia, ormai quasi privo di poteri, guadagna molto di più del presidente della Bce e di quello della Fed), ma anche di benefitpiù consoni a sceicchi che a funzionari pubblici, come l’uso dellacarta di credito per spese personali fino a 10mila euro al mese ecase di lusso a prezzi calmierati. Per non parlare della banca interna riservata ai dipendenti.

Quando è iniziata la mutazione genetica della più prestigiosa e antica  istituzione italiana? Secondo Lannutti lo spartiacque è stato il 2003, il non accorgersi di quanto stava accadendo a Parmalat con oltre 3 miliardi di Riba (ricevute bancarie) falsificate. Da lì in poi è effettivamente accaduto di tutto: banche di provincia come laPopolare di Lodi di Gianpiero Fiorani balzate improvvisamente ai primi posti della graduatoria nazionale, baci in fronte al governatore, un utilizzo sempre più improprio di due beni preziosi quali l’autonomia e la discrezionalità e l’emergere di un madornale conflitto d’interessi essendo il controllore posseduto per oltre il 90% da banche e assicurazioni su cui esercita poteri di vigilanza e che, tra molti favori e regalie, hanno beneficiato anche della super-rivalutazione delle quote disposta dall’ex ministro del Tesoro Fabrizio Saccomanni, già direttore generale di Bankitalia.

Dal caso della Banca dell’Etruria allo strano commissariamento del Banco di Credito di Siracusa, passando per le Coop e i molti casi di svolgimento abusivo dell’attività bancaria: la “Banda d’Italia”, come recita il sottotitolo, è “la prima vera inchiesta su Bankitalia, la super casta degli intoccabili che governa i nostri soldi” e non a caso denuncia le lacune dell’informazione italiana che – salvo rare eccezioni – su Via Nazionale e le sue vicende preferisce far calare la coltre del silenzio.

 

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