L’indipendenza scalare, riflessioni sul nostro futuro

di PAOLO BERNARDINI

Confesso che ho sofferto molto leggendo della sconfitta di Michela Murgia. In effetti, un 10% non e’ quanto ci si aspettasse. Eravamo al primo appuntamento di questo ricco 2014, il primo in cui ci fosse come posta in giuoco, davvero, l’indipendenza, come progetto di lungo termine, certamente.  Forse si puo’ vedere il bicchiere, di bel vermentino paglierino, di bel monica rosso rubino, splendidi vini di una mirabile terra, e di terre altre a lei affini, mezzo vuoto piuttosto che mezzo pieno, ma la triste realta’ e’ che il bicchiere e’ pieno al dieci per cento, poco per dare veramente da bere agli assetati di liberta’.

Il secondo appuntamento, con la Crimea, si avvicina inaspettatamente, ma ricordiamoci che in Ucraina vi sono due territori-citta’ a statuto speciale, e un regione o repubblica gia’ autonoma, la Crimea appunto. Il referendum del 16 marzo probabilmente decretera’ la creazione di una nuova repubblica della Federazione russa, non una Crimea indipendente, come ci si aspetterebbe, e le cose potrebbero dunque mettersi male per quel 12% di popolazione tatara sopravvissuta, e chissa’ anche per quei valorosi 300 italiani di origini pugliesi che popolano Kerch. Ma alla fine, anche no.

A questo punto, e mentre sto scrivendo NON la Costituzione della III Repubblica Veneta (sono ambizioso ma non a tal punto), ma un “progetto di costituzione” cui spero si affianchino altri – sono infinite le costituzioni mai approvate, si pensi solo ai progetti italiani ottocenteschi, a partire da quelli siculi degli esordi risorgimentali, dove si parlava di “Stati Uniti d’Italia”, se non ricordo male – penso che occorra porsi sistematicamente, e francamente, una serie di domande.

Il fallimento (parziale, e provvisorio) della Murgia, ad esempio, e’ dovuto al fatto che i Sardi non sono ancora preparati all’indipendenza di cui parlano da secoli, e al fatto che il sistema clientelare dei partiti italiani assicura, vieppiu’ in una regione autonoma a statuto speciale (potenzialmente indipendente per Statuto, si veda l’art. 9 sulle entrate fiscali) sussidi a molti, moltissimi, che sono contemporaneamente parte degli apparati partitici, e dipendenti o funzionari pubblici, oppure e’ dovuto ad altro? E cosa potrebbe essere questo “altro”? Potrebbe essere il fatto che, nel progetto benemerito di Sardegna Possibile, ben articolato e di spessore, vi e’ presente un forte elemento di statalismo, welfarismo e di ecologismo “politically correct”, e, temo, anche un europeismo di fondo, che al primo elemento si associa. Insomma, Michela Murgia e’ di sinistra, abbastanza statalista, di una sinistra che e’ rimasta l’unica peraltro presentabile nel paese di Pulcimerda, l’ultima palingenesi di Pulcinella ora che siamo nel degrado estremo, declinati all’ablativo, all’omega assoluto.

Salmond avra’ successo? Glielo auguro di cuore. La Catalogna avra’ successo? Sperem. Ma attenzione. Non ne sono del tutto sicuro, senza volermi associare alla moda deleteria del disfattismo e dell’avevo-dettismo-mi. Nel momento in cui si omaggia una parola come indipendenza, che e’ sinonimo di liberta’ in quasi tutte le lingue del mondo, il non-dipendere, appunto (in Russo, ad esempio, Не-зави́симость), siamo in una dimensione diversa rispetto ad ogni possibile compromesso. Detto chiaramente, un elettore sensibile, avvertito, conscio che sa che da una scelta radicale (come definirla altrimenti?) dipende il proprio futuro, e il futuro dei propri figli, potra’ veramente votare per un movimento indipendentistico che alla dipendenza dalla sovranita’ statuale sostituisca la dipendenza da una sovranita’ centralistico-imperialistica come quella dell’UE?

In buona sostanza, mi vado sempre piu’ convincendo che la resistenza verso i movimenti indipendentistici, quel successo risicato del 10% di una brillante e appassionata Michela Murgia, non sia da ricercarsi solo nell’ignoranza, ignavia, spirito di servitu’ dell’elettore medio. Ma sia da ricercarsi nei limiti del progetto indipendentistico nella misura in cui si contraddice, sostituendo la dipendenza da un ente ormai esso stesso dimidiato, mutilato del tutto nella sovranita’ (come l’Italia: Frau Merkel ha detto “fate presto!” quando Letta e’ stato cacciato, ma nessuno che sia uscito a dire all’Onorevole Cancelliera “Si faccia i cazzi suoi!”, perche’ appunto ormai i cazzi suoi sono i cazzi nostri, l’identita’ fallica e’ perfettamente confusa), con la dipendenza dal IV Reich europeo. Istintivamente, perfino un anti-italiano come me ha alzato la penne patriottiche nel sentire che oramai siamo, manifestamente, eteroguidati.

Proviamo a ripensare l’indipendenza come indipendenza di scala. Il Veneto dall’Italia, l’Italia dall’EU. Forse cambierebbe la dimensione progettuale. Ci si sentirebbe fratelli davvero con gli altri italiani che per varie ragioni non vogliono o (per ora) non possono creare i loro piccoli stati federali e indipendenti. Il tentativo di scala riesce all’EU. Facendo dell’Italia cio’ che l’Italia – tra mille sofferenze, non sono tutti cattivi o delinquenti i politici, diciamo in gran parte – ha fatto del Meridione: ovvero creando un paese di derelitti assistiti la cui parte produttiva si assottiglia sempre di piu’, e la cui parte assistita diviene sempre piu’ dipendente dall’entita’ statuale, nel paradosso dei regimi di comunismo realizzato, e con le stesse schifose elite economico-politiche al potere, in una forbice sempre piu’ grande tra i pochi ricchissimi e le masse di miserabili diseredati (letteralmente: i padri non potranno piu’ lasciare nulla ai figli, mentre i nonni moribondi con le loro pensioni divenute rimesse alimentari badano solo ai figli: ma i nipoti, sono perduti).

Rispondiamo alla scalarita’ europea con la scalarita’ italiana. Al contrario, tuttavia. Per questo il mio progetto prevede un Veneto monetariamente sovrano, libero se mai di aderire all’Europa di Schengen, ma neanche quello sarebbe auspicabile. I nuovi sviluppi della Svizzera pongono in serio dubbio la sua appartenenza a Schengen, e credo che essa sara’ presto ripensata.

Proviamo a pensare ad un’Italia senza Veneto, senza Lombardia, senza Sardegna, e senza EU. Andrebbe veramente in rovina? Andrebbe incontro ad un profondo, salutare riassestamento. Ma chissa’ che alla fine non risulti positivo. Perche’ di fatto siamo commissariati, ma allora tutto sommato preferisco che la Prof. Giannini sia il mio ministro con il suo sorriso da pubblicita’ come le fossette della barista nella canzone di Guccini, piuttosto che nominino direttamente da Bruxelles un clone delle  SS che mi dica che cosa devo insegnare a Como: “Come e’ umano Lei, posso continuare ad insegnare in italiano o inglese, o devo farlo in tedesco…? E la prego, sii ancora piu’ umano, tenghi lontano il cane a lupo dalla mia cattedra…”). Ridiamo, si, ma per non piangere.

Se il Movimento 5Stelle, e mi rivolgo al mio collega ed amico Paolo Becchi, di cui ho stima profonda dai tempi dei miei anni felici di gioventu’ in via Balbi a Genova, concertasse una bella azione collettiva con tutti i movimenti indipendentistici italiani, se ci si sedesse ad un tavolo tutti insieme, come Guccini, Dalla, Vecchioni e soci nel lontano 1977, con un’ombra di quello buono, e si pensasse bene come sciogliere i legami del Veneto con l’Italia, dell’Italia con la UE, in un sistema di secessioni armonico, forse questa sarebbe la carta vincente.

Prevengo le obiezioni dei lettori: il Movimento 5Stelle e’ fatto di statalisti coi fiocchi, di welfaristi demagoghi, etc. Mah… Siano messi alla prova non in un parlamento commissariato, imbelle e triste, ma in una vera arena di governo indipendente. E allora anche i cari amici che sognano il federalismo, sarebbero sicuramente accontentati. Un Veneto libero, una Lombardia libera, con chi avrebbero maggiore interesse a trovare accordi economici (prodromo di eventuali politici) se non col resto d’Italia? Un federalismo leggero e a posteriori (ovvero ottenuta l’indipendenza veneta e lombarda etc. dall’Italia, e ottenuta l’indipendenza dell’Italia dall’UE), sarebbe eventualmente possibile, e allora anche una Padania (leggerissima), una Napolitania, e cosi’ via.

Proviamo a pensare ad una indipendenza scalare!  Se il mondo e’ fatto a scale, chi le scende siamo noi tutti (Veneto, ma anche Sicilia, Lombardia, ma anche Campania…), chi le sale sono gli eurocrati alleati con banchieri e finanzieri, e i politici italiani che danno loro il culo poiche’ il cervello, o il cuore, non li hanno mai avuti dalla nascita. Leggete Karl Marx, Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850.  Davvero. Come nella tristissima canzone di Cocciante, “era gia’ tutto previsto”. Nella Francia di Luigi Filippo d’Orleans. “D’ora innanzi regneranno i banchieri.” Siamo nel 1830. Facciamola finita! 

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16 Comments

  1. Giacomo says:

    Certo che se anche lei si mette a parlare di “reich européo” siamo messi male…
    è proprio perchè siamo in uno spazio européo, che per certi versi ci “rassicura”, che i cittadini di molte realtà non temono l’indipendenza. E’ pericoloso a moi avviso associare indipendentismo all’anti.-europeismo. D’altronde, se in Scozia e Catalogna c’è un forte europeismo e si vuole l’indipendenza proprio perchè ci si sente più europei che britannici o spagnoli…io ho sempre sentito dire ai catalani, che loro vogliono l’indipendenza perchè sono europei e non come gli altri spagnoli. Per altro, sondaggi alla mano, se la Catalogna restasse automaticamente in Europa a indipendenza avvenuta, oggi vincerebbero nettamente i SI; viceversa in caso di uscita dalla UE probabilmente vincerebbero i NO. Questo, anche per noi dovrebbe essere una lezione…
    Continuo a ribadirlo, i paesi con economie sane e senza indebitamenti mostruosi, Nello spazio européo ci stanno senza grossi problemi. I problemi li hanno i paesi colabrodo come l’italia.
    Poi se proprio vogliamo porci il problema dell’europa si o Europa no, facciamolo a indipendenza avvenuta. Il messaggio dev’essere: prima diventiamo indipendenti, e poi vediamo..

  2. Unione Cisalpina says:

    … in cui ci fosse come posta in giuoco…
    mi pare interessante soprattutto kuel “giuoco” … 🙂

  3. tirabaralla says:

    Così oggi sul Blog di Grillo:

    E se domani, alla fine di questa storia, iniziata nel 1861, funestata dalla partecipazione a due guerre mondiali e a guerre coloniali di ogni tipo, dalla Libia all’Etiopia. Una storia brutale, la cui memoria non ci porta a gonfiare il petto, ma ad abbassare la testa. Percorsa da atti terroristici inauditi per una democrazia assistiti premurosamente dai servizi deviati(?) dello Stato. Quale Stato? La parola “Stato” di fronte alla quale ci si alzava in piedi e si salutava la bandiera è diventata un ignobile raccoglitore di interessi privati gestito dalle maitresse dei partiti. E se domani, quello che ci ostiniamo a chiamare Italia e che neppure più alle partite della Nazionale ci unisce in un sogno, in una speranza, in una qualunque maledetta cosa che ci spinga a condividere questo territorio che si allunga nel Mediterraneo, ci apparisse per quello che è diventata, un’arlecchinata di popoli, di lingue, di tradizioni che non ha più alcuna ragione di stare insieme? La Bosnia è appena al di là del mare Adriatico. Gli echi della sua guerra civile non si sono ancora spenti. E se domani i Veneti, i Friulani, i Triestini, i Siciliani, i Sardi, i Lombardi non sentissero più alcuna necessità di rimanere all’interno di un incubo dove la democrazia è scomparsa, un signore di novant’anni decide le sorti della Nazione e un imbarazzante venditore pentole si atteggia a presidente del Consiglio, massacrata di tasse, di burocrazia che ti spinge a fuggire all’estero o a suicidarti, senza sovranità monetaria, territoriale, fiscale, con le imprese che muoiono come mosche. E se domani, invece di emigrare all’estero come hanno fatto i giovani laureati e diplomati a centinaia di migliaia in questi anni o di “delocalizzare” le imprese a migliaia, qualcuno si stancasse e dicesse “Basta!” con questa Italia, al Sud come al Nord? Ci sarebbe un effetto domino. Il castello di carte costruito su infinite leggi e istituzioni chiamato Italia scomparirebbe. E’ ormai chiaro che l’Italia non può essere gestita da Roma da partiti autoreferenziali e inconcludenti. Le regioni attuali sono solo fumo negli occhi, poltronifici, uso e abuso di soldi pubblici che sfuggono al controllo del cittadino. Una pura rappresentazione senza significato. Per far funzionare l’Italia è necessario decentralizzare poteri e funzioni a livello di macroregioni, recuperando l’identità di Stati millenari, come la Repubblica di Venezia o il Regno delle due Sicilie. E se domani fosse troppo tardi? Se ci fosse un referendum per l’annessione della Lombardia alla Svizzera, dell’autonomia della Sardegna o del congiungimento della Valle d’Aosta e dell’Alto Adige alla Francia e all’Austria? Ci sarebbe un plebiscito per andarsene. E se domani…

  4. luigi bandiera says:

    NOOOO..!!!

    Eh ma allora scrivete a posta certe cosette.

    La prima esclamazione che mi skappa di gridare e’:

    SOCCOMBEREMO..!!!!!!!!

    I fatti ci portano lì.

    MA PER QUALE MOTIVO SI CONTINUA A FARE I TONTI, per non scrivere i TONTOLI, e si continua a guardare al VOTO come l’unika ratio possibile per avere la dignita’ di uomini LIBERI??

    Andare a votare per il FUMO DI LONDRA e’ un avallare il POTERE DI QUESTI FURBASTRI..! E’ UN METTERLI SOTTO KOPERTURA..!

    Almeno VOTARE NULLA, dico io.

    Va ben, altri insegnano a non ricevere la scheda elettorale… (percorso troppo lungo anche poco accettato dai presunti SOVRANI con la mente da pecora).

    Quindi?

    …essere o non essere…

  5. Giancarlo says:

    La Sardegna non può permettersi di recidere i suoi legami con l’Italia, è una regione povera, non ha il petrolio come la Scozia e se fosse indipendente andrebbe rapidamente incontro al default, con nessuno che la verrebbe a salvare poiché il suo valore geostrategico è minimo, tranne forse per qualche petrosatrapia araba che volesse mettere piede nella parte Nord del Mediterraneo. I sardi questo lo sanno benissimo, in genere sono persone intelligenti e quindi votano di conseguenza. Del resto tutti i secessionismi delle regioni povere sono più o meno farlocchi, si pensi a quello corso, se la Corsica dovesse smettere di fornire poliziotti o narcotrafficanti alla Francia chi le darebbe da mangiare? Vedo già meglio quello siciliano, comunque assai più antico, se solo la Sicilia riuscisse a mettere le mani sui diritti di raffinazione petrolifera, a parte il fatto che in poco tempo probabilmente li sprecherebbe in spese improduttive e clientelari e a parte i forti dubbi che suscita l’idea di una Sicilia che rinuncia alla montagna di soldi che l’Italia le passa annualmente. Resta il secessionismo delle regioni ricche, molto più plausibile. Ma qui si ritorna al punto di partenza: non si dà indipendentismo serio e con speranza di successo senza una base storica, giuridica, culturale, linguistica, sociale che sia effettiva e non farlocca.A proposito, mi viene in mente il referendum sull’indipendenza veneta prossimo a giorni: possibile, anzi probabile che vincano i sì, e anche possibile una sostanziosa partecipazione al voto, però tutto mi dice che la gente voterà allo stesso modo in cui clicca “mi piace”, “non mi piace” su facebook, senza cervello e senza cuore.

    • Giacomo says:

      ah quindi in veneto non avrebbe una ” base storica, giuridica, culturale, linguistica, sociale che sia effettiva e non farlocca”?

  6. Caro Signor Pento, capisco che per ragioni a me ignote Le sono profondamente inviso. Per spiegarLe la mia italianità, lo farò con un discorso semplice: da libertario, credo assai poco in ogni collettivo, ma rispetto al collettivo EUROPA, preferisco un collettivo più ristretto, ITALIA, e naturalmente il mio sogno sarebbe rispondere al collettivo ancora più ristretto denominato VENETO. E all’interno di esso, ancor meglio rispondere alla comunità allargata detta Comune, nel mio caso, MONTEGROTTO TERME. Purtroppo il pensiero liberale classico Le è estraneo, si vede. Il fatto che sia persone come Lei mi porta a chiedermi spesso: Ma perché occupo così tanto del mio tempo a cercare di propugnare ideali e strumenti di libertà, quando potrei fare dell’altro?

    • Unione Cisalpina says:

      talianot in pieno !

    • Giacomo says:

      in poche parole sta abbracciando il nazionalismo italiano all’amatriciana, contro i “cattivoni e nazisti tedeschi” che “ci fanno morire di fame”…Io potendo scegliere preferirei 1000 volte essere governato da un tedesco che da un corrotto burocrate nostrano che arriva da 1000 km a sud (per altro il primo è geograficamente più vicino del secondo). In quanto alla “fratellanza con gli italiani” io francamente non la sento proprio, perchè non è altro che un mito, grazie al quale oggi stiamo andando a picco.
      Con posizioni italianiste di questo tipo a mio avviso l’indipendenza non attecchirà mai (lo ribadisco, i Catalani vogliono l’indipendenza perchè non si sentono spagnoli e si sentono europei; pur essendo più simili agli altri spagnoli di quanto lo siamo noi rispetto ai nostri nostri connazionali). Peccato perchè una personalità come la sua è un valore aggiunto per il movimento venetista.

      • luigi bandiera says:

        Giacomo,

        un dì ebbi a scrivere (circa 10 anni fa se non di piu’): per palpare bene la situazione, prendete un compasso e una carta geografica dell’Europa e puntatelo sulla vostra residenza. Se siete del nord prendiamo per esempio Treviso. Cosi’ io punto su Treviso e allargo il compasso fino a trovare Lampedusa, confine meridionale dello stato.
        Fatto cio’ segno un cerchio.
        Ecco si dovrebbe ben vedere se si e’ piu’ vicini con i nordici esempio austriaci, o con i siculi. E anche capire perche’ agli austriaci gli si fece guerra.

        Poi domandiamoci perche’ qua da noi nei posti di comando pubblici ci sono solo o quasi solo meridionali.

        Purtroppo i nordici stentano a seguirmi nei ragionamenti… mentre i meridionali mi capiscono al volo di cui la loro reazione piu’ volte dimostrata nei miei confronti a contrasto.

        DAI FATTI si dovrebbe capire in che TRISTE situazione e’ il nord d’itaglia.

        Appunto…

        …essere o non essere…

  7. dado says:

    La parola chiave (e forse possibile punto di incontro) è “democrazia diretta”. E’ un cavallo di battaglia del “grillismo” (e, a parer mio, la vera novità politica del movimento stesso) che credo che tutti coloro che siano animati da idee liberali dovrebbero sostenere…

  8. renato says:

    difficile cavar sangue da una rapa; ad ognuno il suo

  9. Morandini el scrive:

    Si faccia i cazzi suoi!”, perche’ appunto ormai i cazzi suoi sono i cazzi nostri, l’identita’ fallica e’ perfettamente confusa), con la dipendenza dal IV Reich europeo. Istintivamente, perfino un anti-italiano come me ha alzato la penne patriottiche nel sentire che oramai siamo, manifestamente, eteroguidati.

    A mi no me capita parké no so antitalian par fora e talian par drento, mi no so par gnente talian e prasiò no podarà mai capitarme de trovar on sentimento pareotego (pare = padre=patre) pa la Talian e el so stado.
    Par mi la Talia e el stato talian li pol ndar a remengo anca suito e kel diavolo el se li toga presto.

    Se gavese da sernir on stado a cu anetarme, prima a sernaria la Xvisara e dapò la Xermagna.

    Mi no so antixerman e ai ladri e buxiari taliani a prefariso sento olte li pì coerenti e manco ladri e buxiari todeski.

    • Dino says:

      Scoltame Berto…. visto che te si cussì virtuoso e intełijente ma parché no te ciapi su łe to robe e finalmente te va a vivar dai to amighi todeschi. Ciò! Da queło che te dixi me par che anca łori łi xé bełi bravi e boni, proprio come ti!
      Te si massa sajo anche par noiałtri Veneti, te si sprecà par sta tera che ormai ła xé contaminada da tuti i popołi deł mondo… vutu metar i puri e vałorosi cavalieri teutonici?? Mi me vergogno se me meto in confronto co łori, pensa che no me piaxe neanca i crauti!!
      Ciò… te dixi che łori i xè manco ladri e buxiari de nojaltri che a star massa soto el sol semo tuti ‘ndai in axeo. Xè vero… pensa che durante a secondo guera i se gà ciavà tuto queło che i podeva da i Paesi che conquistava, ma i jera cussì bravi e “efficienti” che no se pol miga dirghe de no, schersemo?? E dopo, quando che i Mericani e i Russi łi gà brincai, i xè gà pensa ben de demołir tuti i campi de concentramento parchè no i podeva miga contar buxìe sui ebrei…. schersemo??
      Cori cori…. va a anetarte co ła Xermania che mi sto ben qua… col Leon de San Marco e fora da tuti chei buxiari e dełinquenti de l’Union Europea che łi xé de ła stessa risma dei farabuti italiani.

    • alessandro says:

      Mi scusi sig.Pento, ma l’autore di questo articolo non è Morandini ma il prof. Bernardini, che a differenza di me scrive in un italiano bellissimo.

      • luigi bandiera says:

        alesandro,

        no ghe xe un talian beisimo. Ghe xe un talian o taiban e basta.

        Podopo ghe xe chi espone mejo i so pensieri… parche’ de pasion e de mestier el sa farlo.

        E lengoe e xe tute bee e tute del steso livel.

        Ma i presunti sapiens fa i so brai distinguo, razzisticamente, tra el parlar de i poareti e el parlar dei siori e dei inteetuai.

        Kusi’ me scanpa de dir che soeo i kani sbaja tuti konpagno.

        Va ben, me staga ben…

        …esarghe o no esarghe…

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