Ditelo alla Kyenge, i clandestini in Congo vengono espulsi subito!

di CARLO CAGLIANI

In Italia, la neo-ministra congolese Cécile Kyenge lo ha messo tra i punti inderogabili del suo programma: “Il reato di clandestinità va abolito”. In Congo – il paese d’origine della militante piddina – se non hai il visto regolare viene cacciato immediatamente.

Non vi stiamo raccontando una barzelletta, nella quale il principio di reciprocità diventa una chimera bella e buona, ma il risultato di un’informazione ottenuta da Lucio Chiavegato – il pirotecnico presidente della L.I.F.E. Veneto -, che ha telefonato all’ambasciata congolese che ha sede a Roma. Fingendosi un ricercatore dell’Università di Verona ha chiesto all’impiegata che si occupa di immigrazione, quale fosse il trattamento per coloro che entrano senza un regolare visto a Brazzaville e dintorni.

La risposta (ascoltate l’audio sotto) non lascia adito ad alcun dubbio: il trattamento per chi entra irregolarmente in Congo è l’espulsione immediata. “Non si può entrare senza visto – spiega la solerte impiegata – chi entra senza visto viene rispedito al suo paese subito”. 

Per altri dettagli, consigliamo l’ascolto dell’audio originale. AMBASCIATA_CONGO_TELEFONATA

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35 Comments

  1. Aime says:

    La problema non è la cultura di un paise , ma dipende da accordo internazionale che Italia aveva presso davanti a istutizione internazionale , che i accordo vengano essere rispettati , Se Italia non ne più in grado di accogliere profughi che scappano loro pais per diverso motivi ,Italia

  2. Studente congolese says:

    MA SAI QUANTI PROFUGHI RWADESI, ANGOLANI, SUDANESI, ABBIAMO ACCOLTI IN R.D.CONGO? FORSE SCRIVI SENZA RAGIONE, MA ABBIAMO MIGLIONI DI PROFUGHI E CLANDESTINI CHE VIVONO IN CONGO, NON NELLE BELLE PRIGIONE D’ITALIA SICURISSIMO CERTO. MA ALMENO HANNO UN RIPARO. PRENDETEVI II VOSTRI IMMIGRATI ITALIANI IN AUSTRALIA, IN AMERICA, IN AFRICA E IN ASIA. ALLORA FORSE GLI AFRICANI NON SOGNERANNO AD IMMITARVI.

  3. Millibet says:

    Quanto siete piccoli, bassi e ignobili! Il Congo è un paese diverso, una realtà diversa. Se ci soffermassimo sulla reciprocità semplice semplice nel fare paragoni, dovremmo per lo meno considerare i danni che il colonialismo dei bianchi europei ha portato e continua a portare in Congo come nella maggior parte dell’Africa subsahariana, e a cui questi paesi devono al 100% sia l’arretratezza economica che gli squilibri sociali.

    • GeertWilders4president says:

      Ciò chiarifica che alla kyenge del congo non frega una ceppa. Lei preferisce vivere nelle terre degli sporchi bianchi.

  4. Roberto Porcù says:

    Lucio sempre splendido. Bravo!

  5. Stefano says:

    Anche in Italia i clandestini vengono espulsi, sembra che chi ha scritto questo articolo non conosca la differenza tra reato di clandestinità ed espulsione. Questo articolo non ha alcun senso perchè confonde le due cose.

    • Leonardo says:

      Forse lei ha perso l’incipit del pezzo, l’autore dice “abolire il reato di clandestinità”. Vabbè.. le andrà meglio la prossima volta…

      • Stefano says:

        Guardi che ho capito benissimo: l’articolo dice che il ministro vuole abolire il reato di clandestinità e che in Congo chi è clandestino (senza visto) viene espulso. A questo ho aggiunto che anche in Italia chi è clandestino (senza visto) viene espulso (esattamente come in Congo) e che l’abolizione del reato di clandestinità è una cosa diversa e non correlata.
        Tra l’altro la foto ritoccata dice che in Congo essere clandestini è reato, mentre l’ambasciata ha solo riferito che chi è clandestino viene espulso, non che commette un reato (l’interlocutrice dice di non sapere se si rischia il carcere).
        Lei sa cos’è un reato?

        • roberto says:

          scusi, ma lei che libro delle barzellette ha letto Sig. Stefano? abbiamo un tasso altissimo di irregolari e clandestini che girano per l’Italia e viene qui a dire che vengono espulsi immediatamente dall’Italia al loro arrivo!!! mi dia il nome del libro che ha acquistato che ho una voglia di farmi delle belle e grandi risate.

          • Stefano says:

            Ha perfettamente ragione, in Italia ci sono molti clandestini che dovrebbero essere rimpatriati come previsto dalla normativa in materia. La invito però a restringere l’ambito della discussione all’articolo in commento (se vuole discutere di altro le posso lasciare la mia mail o anche il cellulare), perché dopo il nostro scambio di battute la mia impressione iniziale, ossia che l’autore dell’articolo (e a questo punto anche lei) non conosca la differenza tra reato di clandestinità ed espulsione dello straniero è rimasta intatta. Glielo chiedo di nuovo visto che non mi ha risposto: lei sa cos’è un reato?

            • Stefano says:

              Ops chiedo scusa, non avevo notato che l’ultimo reply non è del sig. Leonardo. Il concetto che volevo esprimere non cambia comunque.

  6. Alex says:

    “Fingendosi un ricercatore dell’Università di Verona ha chiesto all’impiegata che si occupa di immigrazione, quale fosse il trattamento per coloro che entrano senza un regolare visto a Brazzaville e dintorni.”

    La serietá dello studio gia si vede da qui:
    Brazzaville é la capitale della Repubblica del Congo, invece la Kyenge é nativa della repubblica Democratica del Congo… Due paesi completamente diversi.

    E se andate a studiarvi qualcosa sul rDdC (ex-zaire) scoprirete come ospitano MILIONI di profughi stranieri…

    E anche se fosse… vi prendete come esempio stati africani che non hanno potuto svilupparsi come noi? quindi volete tornare indietro?

    Siamo noi che dobbiamo andare avanti col esempio di paese sviluppato e civilizzato! non loro!

    • alberto says:

      e allora? Anche nella repubblica democratica del Congo ti riservano lo stesso trattamento. Meglio il congo (entrambi) dell’ italia

      • Alex says:

        a si? ci sei stato?

        cmq ti faccio rileggere:
        “E se andate a studiarvi qualcosa sul rDdC (ex-zaire) scoprirete come ospitano MILIONI di profughi stranieri…”

        e ti assicuro che non hanno neanche una carta d’identitá, figurati un visto… e cmq stanno e vivono nella rDdC… da ANNI!

        Il mio pensiero è giusto per far capire quanto poco senso ha un articolo del genere. Lo scopo di un articolo del genere é solamente provocatorio e mette ulteriormente in difficoltá un ministro che viene gia (ingiustamente) accusata da ogni lato.

  7. Alessandro says:

    Cercherò di essere chiaro e diretto, sapendo e volendo urtare la sensibilità e l’intelligenza dei commentatori. D’altronde se di intelligenza e sensibilità si tratta, l’urto dovrebbe essere, più che fastidioso, stimolante.
    Il tema dell’immigrazione è già stato ampiamente dibattuto e pare che chi frequenta queste pagine abbia molto a cuore la difesa della propria cultura e dei confini del proprio stato dall’invasione di extracomunitari. Per quanto riguarda la cultura direi che si difende da sola: la cultura di un popolo infatti è la somma delle conoscenze, dei significati, delle complessità, delle tecniche che il medesimo popolo sviluppa. Disporsi a difendere tutto ciò vuol dire ammetterne l’inadeguatezza. Per esempio, mi verrebbe da dire che molti dei commenti letti hanno bisogno di essere difesi (ahimè inutilmente) nella misura in cui intendono generare consensi intorno ad ipotesi di indipendenza. Chi infatti immagina seriamente di poter raggiungere con successo l’indipendenza da uno stato-nazione come l’Italia seguendo le politiche di difesa contro l’immigrazione di un paese come il Congo? E’ chiaro che solo l’accenno al Congo è stato usato strumentalmente, per accrescere l’acrimonia nei confronti di quello che viene da molti ITALIANI, indicato come il nemico della patria. Ma della coincidenza tra ITALIANI e non pochi PADANI o VENETI o LOMBARDI si è già detto. Un progetto indipendentista serio deve fare conti seri e comprendere seriamente il mondo che intende cambiare. Viceversa rischia di restare un argomento di dibattito per qualche centinaio di persone che trovano su questo giornale poco più che un modo per sfogarsi. La nostra cultura si difende, o meglio si esprime, prima di tutto attraverso i nostri interventi.
    La Padania oggi è soggetta al dominio dell’Italia, non è indipendente. Un processo indipendentista deve riuscire a sciogliere i vincoli che legano le nostre regioni allo stato italiano. Chiedo: la difesa dall’immigrazione clandestina o meno non è forse il tratto caratteristico di ogni stato, Italia compresa? La clandestinità non è forse uno status determinato dal rapporto che un individuo costruisce con uno stato-nazione? Il problema è quindi quello di distinguere le persone: quelle che stanno dalla parte del progetto indipendentista e quelle che no. Che siano clandestini, immigrati, autoctoni, apolidi o altro poco importa. Un progetto indipendentista deve essere, ripeto, una cosa seria: deve tenere conto delle forze sociali che possono realizzarlo e di quelle che resisteranno alla sua realizzazione. Ma veramente si pensa che oggi la piccola borghesia padano-italica costituisce una forza sostenitrice del progetto indipendentista? Siamo solo pochi, pochissimi individui con grandi idee, forse con una visione più lucida sul futuro dell’Europa, ma nulla di più.
    Il problema è il rapporto con lo stato-nazione Italia e l’individuazione delle forze sociali che, necessariamente, maturano un identico rapporto conflittuale con esso. insisto nell’ammonire tutti coloro i quali pensano che si tratta di liberare la Padania dall’immigrazione, anche dall’immigrazione clandestina. Nel sottolineare il loro errore: diventerei volentieri un clandestino in Gran Bretagna se si trattasse di combattere per l’indipendenza della Scozia. In Padania ci sono tantissime persone che vogliono vivere libere dallo stato italiano e che potrebbero comprendere e condividere le lotte leghiste, regionaliste etc. se queste offrono uno spiraglio di speranza per un futuro migliore, più libero. D’altro canto ci sono tantissime persone che profittano dello stato italiano e che temono l’indipendenza come la peste. Tra questi, ho il sospetto, che padani, leghisti, veneti, lombardi e piemontesi di lunga generazione siano non pochi. Il mio auspicio è che si inizi a fare sul serio, che “l’indipendenza” diventi il punto di riferimento per gli indipendentisti e non lo sfogatoio per quattro ex leghisti frustrati e quattro (che fanno otto) mal celati italiani.

    • Unione Cisalpina says:

      le tue ragioni sono fragili e stukkevoli…

    • luigi bandiera says:

      Alessandro,

      diciamo che stiamo maturando e proprio come i peri, un po’ alla volta.

      E’ dopo la maturazione che bisogna non cadere ma essere raccolti per non marcire..!

      Se il POPOLO PADANO (comprese tutte le identita’ autoctone in particolare) non sapra’ raccogliere i peri maturi, allora si sara’ la fine.

      Tuttavia, l’italia sta in piedi grazie ai suoi pilastri detti anche servitori dello stato. SONO PIU’ DELLA META’ dei 59,99 milioni di abitanti.

      Le primavere insegnano… aggregarsi per demolire.
      Poi si riparte come si vuole.
      E’ il popolo che deve decidere. Certo, bisogna prepararlo alla svolta altrimenti rimane li’ fermo e magari inebetito.

      Si sa che nel frattempo l’itaglia dei mantenuti lavora dì e notte perche’ il popolo dorma lungamente.

      Poi attenzione alle corti… quando vedranno che nel progetto c’e’ la decurtazione delle loro super paghe… come si agiteranno…

      Teniamo a mente sempre questa:

      la santa inquisizione non e’ mai morta..!!

      Salutis

    • Miki says:

      La cultura che si difende da sola: NO NO e poi NO.
      150 anni di dialetto Fiorentino (livellato molto in basso) e di storiE studiate sui libri di scuola sono li a dimostrarlo.

      Che maggiori vincoli sull’immigrazione portino a gettarsi tra le braccia del nazionalismo,ni. Nel senso che a parte sterili sproloqui del tipo “anche dal Friul e dal Veneto sono emigrati in Australia” non mi pare che ci sia qualche indipendentista che antepone l’immigrazione all’indipendentismo. Forse ad una maggiore autonomia fiscale si,nel senso che gridare al babau fa dimenticare temporaneamente cuneo fiscale,tasse-equitaglia e compagnia brutta. Ma ripeto: temporaneamente

      E siccome l’immigrazione non regolamentata con flussi,accordi bilaterali ecc. sarà un problema SOPRATTUTTO della Padania, più che dell’italia già fallita oggi nei conti, tanto vale occuparsene da subito.

  8. Albert Nextein says:

    Continuo a ripetere.
    Guadate che succede in Australia , tramite il programma su Dmax che si chiama Airport security.
    Pugno di ferro in guanti di velluto.

  9. luigi bandiera says:

    L’avete mai zendida guesda..??

    FAI QUEL CHE DICO. MA MAI FARE QUEL CHE FACCIO..!!!

    Tipica regola o comportamento del popolo dei FARISEI..!!!

    Ormai siamo allo straripamento di FARISEI..!! Ce ne sono TROPPI..!

    Ci vuole una diga per fermarli… ma chi la fara’..??

    Nell’ODISSEA C’E’ LA CHIAVE DELLA NOSTRA LIBERAZIONE DI CUI LA NOSTRA LIBERTA’..!!

    Solo NESSUNO e’ riuscito all’impresa..!

    Scopritelo da soli, ma bisogna leggere il contenuto e non fotocopiare il contenitore.

    Dura sicuramente, poi se fatto da MINOTAURIs…

    SOCCOMBEREMO…

  10. Dan says:

    “i clandestini in Congo vengono espulsi subito!”

    Ma forse è per questo che è venuta in italia…

  11. Francesco says:

    fantastico Chiavegato!

  12. Unione Cisalpina says:

    provate ad andare x lavoro …
    x ottenere il visto dovete avere un “atto di kiamata” e presentare
    Passsaporto valido
    24 fotessere
    Certifikato penale pulito
    Kariki pendenti in ordine
    Certifikato di studio o specializzazione
    Kurrikulum Vitae tradotto almeno in inglese
    Patente guida internazionale (se doveste guidare mezzi o vi kapitasse di farlo)
    Certifikato mediko di buona salute
    Analisi sangue attestanti assenza HIV e malattie veneree
    Vaccinazione anticolera ed antitifo
    Vaccinazione febbre gialla
    Biglietto valido di andata e ritorno, open
    Denuncia dei kontanti ke si hanno e divise rispettive
    — infine, a kariko di ki vi ha kiamato a lavorare, c’è l’obbligo di garantire il vitto e l’alloggio ed il pagamento delle tasse d’ingresso e residenza temporanea x il periodo rikiesto, ke può essere trimestrale, semestrale od annuale; al termine del xmesso di soggiotrno, l’uscita dal Paese E’ OBBçLIGATORIA !

    • Unione Cisalpina says:

      poi xò vengono kuà a fare “i miserabili kon pretese razziste e furbe” … dando a noi del razzista, senza kuore e trattandoci da sottoprodotti kulturali…

      x forza, kon la massa di bastardi italioti ed italiani al governo a roma ed in vatikano, sia pur x ragioni diverse, kosa vuoi ke interessi loro il bene di noi cisalpini !? …

      ci stanno kannibalizzando giungendo la ministra, xsino, a dire ke i nostri anziani debbono kreparsene in miseria x i diritti ke loro, nuova generazione italiana sana e morale, avrebbero… fankulo …

      certo ke ki l’ha piazzata lì è un infame a tutto tondo …

      • Unione Cisalpina says:

        kiedo invece formalmente ed ad alta voce (… xkè, lekkisti, non lo fate voi !?) ke kuesto governo di malfattori italici, depredatori di Padania, provveda a
        – reimpatriare tutti kuegli invasori ed immigrati ke,
        entrati abusivamente ed illegalmemnte in kuesto stato malefiko (nemiko dei suoi cittadini, ke disprezza e persegue, kriminalizzandoli sempre … in ogni loro atto ),
        non abbiano un lavoro dekoroso e morale…
        – ke delinkuono e/o abbiano pene da skontare, e
        – ke si promulghi ed appliki una legge
        (esistente in ogni paese di provenienza di kuesti soggetti) ke obblighi il datore di lavoro a garantire al lavoratore ingaggiato, vitto/alloggio e viaggio di Ritorno al suo Paese d’origine, al termine del kontratto di lavoro stesso.
        (vitto, alloggio e spese viaggio, logikamente, da konteggiare a kariko del lavoratore e da trattenere nella sua busta paga).

  13. nic says:

    Fatevi un giro sui siti delle varie ambasciate di “paesi in via di sviluppo” e vi renderete conto che senza investimenti notevoli o rendite sicure (da 2000 euro al mese in su, a seconda del paese) col fischio che vi fanno entrare. Senza parlare di paesi come l’India dove, per un italiano, avere il visto lungo è praticamente impossibile.
    E quanti di questi paesi pretendono che se tu ci apri un business il 51% sia intestato ad un locale!
    Senza dire che se ci vuoi andare a lavorare devi essere assunto all’interno delle quote di stranieri previste per legge… ecc. ecc. ecc.

  14. Unione Cisalpina says:

    ma non solo in Kongo … dapxertutto…

  15. ingenuo39 says:

    Ditelo alla Kyenge, i clandestini in Congo vengono espulsi subito!? Da noi non succede perchè noi siamo tutti razzisti.

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