Il sorriso di Pol Pot, ergo l’inferno dell’immaginazione al potere

di PAOLO MATHLOUTI

17 Aprile 1975. I Khmer Rossi sono entrati a Phnom Penh, capitale della Cambogia, rovesciando il trono del legittimo sovrano  Norodom Sihanouk. Dal folto della giungla emerge un oscuro guerrigliero circondato dai sui fedelissimi: il suo nome di battaglia è Pol Pot. Nei quattro anni successivi, prima di essere deposto da un intervento militare vietnamita che lo costringerà nuovamente alla macchia fino alla morte, avvenuta nel 1998, cercherà di realizzare un’utopia egualitaria e ruralista ispirata al maoismo, un mito regressivo che, calato nella realtà, si è inevitabilmnte tramutato in un incubo. La popolazione del piccolo Stato asiatico, ribattezzato Kampuchea Democratica, viene trasformata in una gigantesca catena di montaggio nelle risaie, la vita è scandita dal lavoro: si inizia alle quattro del mattino e si finisce alle sei del pomeriggio. Sono bruciati tutti i libri, abolite le scuole, tutta l’eredità tecnologica dell’Occidente è distrutta: automobili, attrezzature mediche, elettrodomestici. E’ abolita la moneta, scompaiono servizi postali e telefonici, negozi. Per decreto è vietata ogni manifestazione pubblica di affettività, come gli abbracci e anche il linguaggio viene riprogrammato: la prima persona singolare, “io”, ritenuta “borghese”, viene sostituita dal plurale “noi”, usato nella più ampia accezione possibile e gli individui vengono privati perfino dei loro nomi, al fine di disumanizzarli e meglio rieducarli.

Ma chi è il famigerato “Fratello Numero Uno” che in un così breve lasso di tempo riuscirà a sterminare un quarto della popolazione del suo Paese senza aver dovuto rispondere in vita dei propri crimini? Se lo è chiesto Peter Froeberg Idling, scrittore e giornalista svedese che a quarant’anni dal genocidio, mentre sta per arrivare la prima sentenza contro i gerarchi rossi superstiti, ha compiuto un  viaggio a ritroso nell’inferno dell’immaginazione al potere. Ha letto e scandagliato documenti, immagini e giornali dell’epoca; ha ripreso contatto con i protagonisti della vicenda, intervistandoli di persona e indagando in loco su quell’esperienza. Il risultato è “Il sorriso di Pol Pot”, pubblicato in Italia da Iperborea, un reportage avventuroso e terrificante, prezioso documento storico che vuole essere resoconto di uno degli episodi più sconcertanti (e misconosciuti) della storia mondiale recente come pure riflessione sulla potenza accecante delle ideologie. Scopriamo così che il mito orwelliano perseguito dai Khmer Rossi con tenacia spavemntevole ed estrema non affonda le proprie radici in un sentimento di rivalsa nei confronti del colonialismo bianco, come si sarebbe indotti a pensare, ma nei miti della Sinistra europea, appresi da Pol Pot quando si chiamava ancora Saloth Sar ed era un studente di sociologia sgobbone e discreto alla Sorbona di Parigi! Il futuro leader della più sanguinosa e determinata élite rivoluzionaria degli Anni Settanta cresce nei vicoli della Rive Gauche, al civico 28 di rue Saint André des Arts, nel cuore del Quartiere Latino, compra libri usati nei baracchini lungo la Senna e legge avidamente “Umanesimo e terrore” di Maurice Merlau – Ponty, un elogio dei processi staliniani che il fervente allievo s’incaricherà di esportare nelle giungle cambogiane…

L’idea di abolire la tradizione per rigenerare il popolo corrotto nasce quindi tra i ritratti severi di Racine e Cartesio, generata da quell’ansia di palingenesi immanente e di dominio sugli eventi che è il frutto proibito della nostra Civiltà. All’indomani dell’attentato alle Torri Gemelle, saputo che uno dei kamikaze si era laureato in una prestigiosa università americana, Henry Kissinger ha commentato caustico che l’Occidente ha sempre coltivato nel proprio grembo i suoi più acerrimi nemci, allevandoli come figli. C’è da pensare che abbia ragione.

AUTORE: Peter Froeberg Idling; TITOLO: Il sorriso di Pol Pot; EDITORE: Iperborea, Milano, 2010; PAGINE 344 € 17,00

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3 Comments

  1. Roberto Porcù says:

    Nella giungla cambogiana costui sterminò un quarto della popolazione per l’affermazione di una utopia.
    Sul palcoscenico della vita la Storia si ripresenta innumerevoli volte cambiando il costume di scena per non essere riconosciuta.
    I Pol Pot di casa nostra stanno deindustrializzando l’Italia negando tutto ciò che puzza di moderno, anche l’accanimento contro gli ogm rientra in questo disegno.
    Prima la crociata per la denatalità, poi le frontiere spalancate, la crisi occupazionale e la guerra civile che ne seguirà, penso che uno storico che voglia approfondire l’argomento scoprirà tra un secolo che la popolazione italiana si sia ridotta di ben più di un quarto e che anche in questo caso i Pol Pot non abbiano pagato dazio.

  2. Albert Nextein says:

    In passato ci furono politici e partiti italiani che inneggiarono a pol pot.

  3. luigi bandiera says:

    Lo scrivevo molti anni fa:
    il nemico piu’ fetente solitamente e’ in FAMIGLIA.

    E’ frivolo come esempio ma MESSALA in Ben Hur era uno che viveva in famiglia Hur…

    Va ben…

    Il cavallo di Troja e’ un esempio classico e purtroppo drastico degli eventi quando si ACCOLGONO foresti come dei fratelli, come RISORSE..!

    Quando gli INVASORI arriveranno a un certo numero forse poi ce la FARANNO PAGARE diceva in certo ‘Luigi.
    LA DEVONO PAGARE..!!!

    Purtroppo per noi LA STIAMO GIA’ PAGANDO e da tanto, troppo, tempo..!

    Per me il BROMURO e’ nel cibo… non si spiega altrimenti sto kax di SONNO SPECIE TRA I PIU’ INTELLIGHENTI..!

    SALAM

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