Il mito del moltiplicatore keynesiano e le verità della crisi economica

di MATTEO CORSINI

Gustavo Piga insegna economia politica all’università di Roma Tor Vergata. Come tanti suoi colleghi ha pensato bene di dire la sua sulla crisi: “Adesso è uscita la Legge Finanziaria del governo di Stoccolma. Focalizzata sul futuro dei giovani, annuncia per i prossimi quattro anni quattro manovre fiscali espansive (in deficit) di circa lo 0.6% del Pil ogni anno… Dall’adozione di questa manovra il governo prevede un aumento del Pil dello 0.4% nel 2013 e 17mila lavoratori in più nel 2014. E questo alla faccia di chi dice che quando un governo, come è il caso di quello svedese, spende una cifra superiore al 50% del Pil, un aumento della spesa pubblica non può anche accrescere il prodotto lordo. Il moltiplicatore esiste, la spesa pubblica è espansiva. Anche in Svezia. Si rassegnino coloro che credono altrimenti senza mai aver fornito uno straccio di dimostrazione”.

Dal suo punto di vista, chiaramente keynesiano (sai che novità per uno che insegna economia in Italia!), rinunciare alla spesa pubblica in funzione espansiva è errato, e i governi europei, a cominciare da quello italiano, dovrebbero rivedere la loro posizione sulla necessità di ridurre il deficit anche mediante il contenimento della spesa. Premesso che né l’Italia, né altri Paesi europei corrono alcun rischio di anoressia per carenza di spesa pubblica, in poche righe Piga riesce a concentrare un discreto numero affermazioni del tutto prive di fondamento.

L’esempio della Svezia (e degli atri Paesi scandinavi) è probabilmente l’unico a cui possono ricorrere i fautori dello Stato interventista senza coprirsi di ridicolo dopo una sola riga. Stiamo, peraltro, parlando di un Paese con meno di 9 milioni e mezzo di abitanti, con una struttura socioeconomica che ha dimostrato di poter funzionare anche quando lo Stato ha fatto qualche passo indietro. Sta di fatto che, come lo stesso Piga ricorda, il debito pubblico è appena il 38% del Pil. Dato che la spesa pubblica è indubbiamente elevata (essendo sempre più o meno la metà del Pil), ciò rappresenterebbe la prova che un sistema economico può funzionare bene anche quando lo Stato non è leggero.

Solitamente seguono poi due argomenti tipici: non bisogna sprecare i soldi pubblici ed evadere le tasse. La mia contrarietà all’interventismo statale a suon di tasse e spesa pubblica è per lo più riconducibile a due idee: la prima è che la redistribuzione a suon di imposizione fiscale rappresenta una violazione della proprietà di chi subisce il prelievo; la seconda è che non esistono uomini onniscienti. Ciò vale per un Paese relativamente piccolo e senza troppe disomogeneità territoriali come la Svezia, e a maggior ragione per Paesi più grandi e disomogenei.

Ciò detto, esistono in realtà numerosi casi empirici a dimostrazione che il moltiplicatore keynesiano è spesso inferiore all’unità, ossia per un euro speso dallo Stato il Pil aumenta meno di un euro. Questo avviene generalmente quando il debito pubblico in rapporto al Pil arriva attorno al 90% (dato che si tratta di uno studio piuttosto noto e scritto da due autori non certo sospettabili si simpatie economiche “austriache”, Piga potrebbe, per esempio, dare un’occhiata  a “This Time is Different” di Rogoff e Reinhart). Negli ultimi vent’anni i due casi più evidenti sono stati rappresentati da Giappone e Italia, ma negli anni a venire la cosa riguarderà diversi Paesi europei e gli stessi Stati Uniti.

E’ vero che per accumulare debito è necessario che i deficit non siano tenuti sotto controllo, e che teoricamente ciò è solo in parte dovuto all’elevata spesa pubblica. E’ però innegabile che un aumento di spesa pubblica rende politicamente molto difficile una sua successiva riduzione, il che spesso genera una rincorsa tra tassazione e spesa crescenti, togliendo via via sempre più risorse all’economia privata. D’altra parte, se la spesa pubblica avesse gli effetti taumaturgici di cui Piga pare essere certo, non si capisce come mai in Italia le cose vadano così male. E l’obiezione che in Italia si è speso male, facendo spesa corrente e non investimenti, non è convincente. Parrebbe, infatti, che i casi “virtuosi” siano l’eccezione, non la regola. Eccezione dovuta, come accennato, a particolari circostanze e dimensioni territoriali. In sostanza, è molto probabile che i Paesi scandinavi funzionerebbero bene (forse addirittura meglio) anche se lo Stato dimagrisse e di molto.

Infine, Piga afferma che il moltiplicatore esiste, invitando a rassegnarsi a “coloro che credono altrimenti senza mai aver fornito uno straccio di dimostrazione”. Ma su cosa basa la sua affermazione sull’esistenza del moltiplicatore? Semplicemente sulle previsioni del governo svedese contenute nell’ultima legge finanziaria. Qualcuno ha mai visto previsioni di effetti negativi di una manovra in deficit da parte del governo che la presentava?

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44 Comments

  1. Silvio says:

    Negli anni novanta il prezzo delle materie prime calava e l’economia mondiale cresceva, situazioni favorevoli al nostro paese legato all’export, paragonare la situazione odierna alla svalutazione del 92 ha quindi poco senso. Inoltre il tasso di inflazione del paniere istat non può cogliere alcuni fenomeni (ad esempio le bolle azionarie o immobiliari) indotte dall’espansione monetaria e dalla manipolazione al ribasso dei tassi. Comunque è vero che la crisi non è stata provocata dai debiti pubblici e che invece sono esplosi in alcuni paesi a causa di essa, ma questo è un’aggravante: qualunque crisi esogena espone il paese indebitato (come il nostro) al momento della resa dei conti, che sarebbe comunque arrivata perché non si può espandere il debito all’infinito, né aumentare continuamente la spesa pubblica senza minare la capacità di produrre ricchezza. Riguardo all’inutilità delle tasse perché si può stampare moneta, potrebbe funzionare se invece di mangiare pane mangiassimo cartamoneta, purtroppo la cellulosa è indigesta per lo stomaco umano.

    • Mercanzin Marco says:

      le conviene dare un’occhiata a come si è formato il debito in italia.
      inoltre nel 92 sia livello di export italiota che di situazione economica mondiale, eravamo ben sotto alle performance precrisi del 2007. Le ricordo inoltre che attualmente siamo ancora la seconda manifattura europea e la 5° al mondo. Anche dopo 10 anni di euro e nonostante la magna grecia attaccata alla mammella.
      Sulle tasse:, l’istituto del prelievo fiscale in REGIME DI SOVRANITA’ MONETARIA (la Lira) non è MAI servito a finanziare la spesa dello Stato. Va compreso che il prelievo fiscale è effettuato su denaro che lo Stato ha emesso PER PRIMO perché solo lo Stato può creare la moneta. Per cui risulta un contro senso pensare che lo Stato possa spendere solo dopo aver prelevato da cittadini e aziende il denaro che lui stesso emette in origine. Ne consegue che il pagamento delle tasse NON è nato come obbligo di cittadini e aziende per permettere allo Stato di funzionare, ed è assurdo quindi che lo Stato li tassi a sangue con quel pretesto. Infatti proprio la natura stessa delle tasse, in regime di sovranità monetaria, dovrebbe permettere allo Stato di ARRICCHIRE la cittadinanza perseverando in una spesa statale SUPERIORE alla tassazione, e non di impoverire la cittadinanza. Ne deriva inoltre che lo Stato italiano della Lira era teoricamente nella posizione di poter liberamente alleggerire la pressione fiscale nel caso in cui l’economia del Paese tendesse a una recessione. Ma a causa del criminoso disegno dell’Eurozona , oggi lo Stato deve proprio attingere da cittadini e aziende con ampi e crescenti prelievi fiscali (le Austerità) per far fronte al suo fabbisogno.

  2. Mercanzin Marco says:

    A partire dal 1981 la Banca d’Italia (su decisione di Beniamino Andreatta e Carlo Azeglio Ciampi) ha “divorziato” dal Tesoro e non è più intervenuta nell’acquisto di titoli di Stato. Ciò che non viene detto, però, è che quella lontana decisione contribuì a produrre non solo l’enorme debito pubblico ma anche il primo attacco ai salari. L’attuale debito pubblico italiano si formò tra gli anni ’80 e ’90, passando dal 57,7% sul Pil nel 1980 al 124,3% nel 1994. Tale crescita, molto più consistente di quella degli altri Paesi europei, non fu dovuta ad una impennata della spesa dello Stato, che rimase sempre al di sotto della media della Ue e dell’eurozona e, tra 1991 e 2005, sempre al di sotto di quella tedesca.

    Nel 1984 l’Italia spendeva – al netto degli interessi sul debito – il 42,1% del Pil, che nel 1994 era aumentato appena al 42,9%. Nello stesso periodo la media Ue (esclusa l’Italia) passò dal 45,5% al 46,6% e quella dell’eurozona passò dal 46,7% al 47,7%. Da dove derivava allora la maggiore crescita del debito italiano? Dalla spesa per interessi sul debito pubblico , che fu sempre molto più alta di quella degli altri Paesi. La spesa per interessi crebbe in Italia dall’8% del Pil nel 1984 all’11,4%, livello di gran lunga maggiore del resto d’Europa . Sempre nello stesso periodo la media Ue passò dal 4,1% al 4,4% e quella dell’Eurozona dal 3,5% al 4,4%. Nel 1993 il divario tra i tassi d’interesse fu addirittura triplo, il 13% in Italia contro il 4,4% della zona euro e il 4,3% della Ue.

    La crescita dei debiti pubblici dipende da molte cause, soprattutto dalla necessità di sostenere le crisi e la caduta dei profitti privati che, dal ’74-75, caratterizzano ciclicamente i Paesi più avanzati. Tuttavia, è evidente che politiche sbagliate di finanza pubblica possono rendere ingestibile la situazione del debito, come è avvenuto in Italia. Visto che l’entità dei tassi d’interesse sui titoli di Stato, ovvero quanto lo Stato paga per avere un prestito, dipende dalla domanda dei titoli stessi, l’eliminazione di una componente importante della domanda, quale è la Banca centrale, ha avuto l’effetto di far schizzare verso l’alto gli interessi e, quindi, di far esplodere il debito totale. Inoltre, la mancanza del cordone protettivo della Banca d’Italia espose il nostro debito alle manovre speculative degli investitori internazionali. Fu quanto accadde nel 1992, quando gli attacchi speculativi alla lira costrinsero l’Italia ad uscire dal Sistema monetario europeo e a svalutare.

  3. Mercanzin Marco says:

    @ Giovanni S.

    secondo me lei non ha mai guardato una tabella dell’andamento del debito pubblico.
    Le indico di seguito il debito dello stato dal 1981 al 2007 al netto degli interessi, cioè il debito primario in milioni di euro e, terza colonna a destra il saldo degli interessi anno per anno:
    :
    1980 114.066 7.694 Cossiga I – II – Forlani
    1981 120.540 10.483 forlani-Spadolini I
    1982 136.545 17.016 Spadolini II – Fanfani VI
    1983 148.313 24.254 Fanfani VI-Craxi I
    1984 157.914 29.908 Craxi I
    1985 171.963 33.678 Craxi I
    1986 191.495 38.317 Craxi I-Craxi II
    1987 209.979 38.304 Craxi II-Fanfani VI-Goria
    1988 231.508 45.186 Goria-De Mita
    1989 250.107 55.074 De Mita-Andreotti VI
    1990 267.495 67.342 Andreotti VI
    1991 280.401 83.383 Andreotti VI-VII
    1992 284.186 94.217 Andreotti VII/Amato I
    1993 273.600 100.657 Amato I/Ciampi
    1994 256.273 93.209 Ciampi/Berlusconi I
    1995 242.857 101.681 Dini
    1996 211.410 108.310 Dini/Prodi I
    1997 172.930 91.980 Prodi I
    1998 109.000 82.169 Prodi I/Dalema
    1999 57.312 71.218 Dalema
    2000 5.644 72.229 Dalema/Amato II
    2001 -56.623 75.011 AmatoII/Berlusconi II
    2002 -93.133 68.464 Berlusconi II
    2003 -124.512 65.497 Berlusconi II
    2004 -143.395 63.450 Berlusconi II/Berlusconi III
    2005 -158.533 62.133 Berlusconi III
    2006 -160.238 65.891 Berlusconi III/Prodi II
    2007 -176.495 73.490 Prodi II
    ———————————————
    -176.495 1.740.245 totali
    Cioè, senza interessi, avremmo 176.495 milioni di euro di avanzo.
    Naturalmente senza considerare che i soldi spesi per interessi non sono andati a favorire il pil.
    I dati che sono in questa pagina mostrano che non sono state queste spese (ancorché possibili oggetto di critiche, come tutte le cose di questo modo, a posteriori e a priori) a determinare il debito pubblico, ma gli esorbitanti tassi di interesse.
    L’andamento dei tassi di interesse ha determinato in modo fondamentale il debito pubblico.
    In particolare, da quel che risulta, dal 1980 al 2007 lo Stato ha mediamente e complessivamente garantito ai suoi creditori una remunerazione di 4,2 punti percentuali superiore al tasso di inflazione. Dunque, una remunerazione reale del 4,2% l’anno.
    Ad un tasso composto di questo valore, comunque, il capitale raddoppia in termini reali (non nominali) in 17 anni.
    Direi che i signori creditori sono stati trattati per niente male.

    http://leprechaun.altervista.org/debito_pubblico_italiano.shtml

    Altro che regioni e ladri di polli della politca.

    • Giovanni S. says:

      @ Marcanzin Marco. Dati pubblicati su “Borsa forex trading”-lunedì 10 giugno 2012-(w.w.w. borsaforextradingfinanza-debito pubblico italiano-). 1970: istituzione delle Regioni Ordinarie. Governi Rumor-Colombo.Debito pubbl.(milioni di euro)14.285 – 40,5% sul PIL. 1975:Moro 43.205 – 58,4%. 1980:Cossiga,Forlani 118.038 – 58%. 1985:Craxi 346.005 – 80,5%. 1990:Andreotti 667.848 – 94,8%. 1995:Berlusconi,Dini 1.151.489 – 120,9%. 2000:D’Alema,Amato 1.300.269 – 108,5%. 2005:Berlusconi 1.514.408 – 105,4%. 2010:Berlusconi 1.842.856 – 118,7%. Nel suddetto sito sono pubblicate decine di tabelle statistiche sull’argomento. Esistono , poi, altre decine di siti che analizzano il problema. Che può essere meglio compreso, in biblioteca, su libri e riviste di finanza. E molti autori, prima che giornali e TV informassero sui vergognosi sperperi delle Regioni, avevano sottolineato l’inutilità di queste istituzioni.La smetta di fare il saccente e non maltratti la lingua italiana.

      • Mercanzin Marco says:

        mi scusi, ma lei elenca dei dati sulla spesa dello stato in vari anni, e pretende di analizzarli solo collegandoli alla nascita delle entità regionali, come se in quegli anni fosse l’unica cosa successa.
        A lei sfuggono crisi petrolifere, contrattazioni contrattuali e altre questioni geopolitiche di enorme importanza.
        Estrapolare delle conclusioni così dirette solo dai dati che lei ha indicato è una forzatura e un metodo non certo scentifico, ma del tutto arbitrario..

    • andrea says:

      Considerando questi dati, quelli sul totale del debito e quelli sul costo della politica, ho tratto una conclusione alquanto inquietante:
      Se dal 1980 ad oggi non avessimo avuto una politica oggi non avremmo più il debito pubblico! Possibile?

      • Leonardo says:

        🙂

      • Mercanzin Marco says:

        veda lei.
        i dati sono quelli, è semplice aritmetica.
        Non mi pare comunque che gli interessi composti siano un gran concetto da capire.
        Nonostante le faccine di Facco. 😀

        • Leonardo says:

          tollerare la tua ignoranza ha un limite.

          • Mercanzin Marco says:

            La mia, da lei, presunta ignoranza non c’entra .
            Il problema e’ che lei non entra nel merito, forse per presunta superiorità, e si limita a giudicare me.
            Va bene così, d’altra parte siamo a casa vostra, ed e’ giusto cosi’.
            La prego solo, visto che do anche dei dati, che magari lei si diletti a discutere su quelli, e con quelli tacciarmi, anziche’ soffermarsi sul mio grado di ignoranza.
            Con rispetto, la saluto.

            • Leonardo says:

              Ho smesso di perdere tempo coi sordi e lobo-ideologizzati: E’ “inutile parlare di libertà ad uno schiavo che pensa di essere un uomo libero”….

              • Mercanzin Marco says:

                Mi creda, sta sbagliando.
                Sono un imprenditore da 21 anni, e mi sono sempre creato lavoro e reddito.
                In gioventù ho rifiutato raccomandazioni per sicuri posti statali che le conoscenze della mia famiglia mi garantiva, perché non lo ritenevo giusto.
                Sono ancora inquisito per la passata attività in lega, con : perquisizioni in casa e in azienda, sequestro di assegni e documenti, intercettazioni pubblicate, pubblico ludibrio sui giornali con accuse assurde e relative ripercussioni su clienti e fornitori, blocco del passaporto per vari anni, etc etc ……
                Ora, capisco che lei non condivida la mia visione macroeconomica, o che addirittura lei la odi, ma resti in ambito economico e non scenda a tentare di offendermi, perché non me lo merito, e anche perché io, pur ritenendo la sua visione economica priva di ogni fondamento, mai mi sono permesso di giudicarla personalmente.
                Ritengo questo suo ultimo, solo uno sfogo dettato dal livore verso le ingiustizie italiote.
                Ma non le diriga verso di me. Per favore.

  4. Gabriele says:

    L euro è come la droga! Più lo stato ne cerca piú ne ha bisogno e nel frattempo si logora e teme di non poterne fare a meno!
    L inflazione con la scala mobile è la tassa più democratica che ci sia! Colpisce tutto il capitale soprattutto quello nascosto e porta solo sviluppo e lavoro.
    L Europa è il paese dei balocchi ha inebriato gli stati con i suoi finanziamenti privatistici per poi mostrare la vera faccia usuraia!
    L Irlanda non ha corruzione ne debito pubblico..non ci sono
    scuse che giustifichino il suo fallimento se non l eurodroga.

    • Simone Tretti says:

      Riguardo l’Irlanda, la invito a controllare il debito pubblico prima e dopo l’acquisizione dei debiti PRIVATI delle banche..

  5. Giamboniere says:

    Caro Signor Corsini, non mi stupisco che a tutt’oggi Lei non si spieghi come mai nel nostro Paese le cose vadano così male, se all’interno della sua analisi non affronta la questione della sovranità monetaria… Quella che fa si chiama DISINFORMAZIONE, e infastidisce davvero che sul blog di Grillo venga dato spazio ad una tale accozzaglia di idiozie in materia economica. Torni a scuola, le conviene.

    • Leonardo says:

      Senta, non dica sciocchezze e non si permetta di parlare di disinformazione. Infastistidisce solo una cosa al sottoscritto: che l’ignoranza monetaria e la non conoscenza economica, come la sua, si permettano di criticare un autore preparato come Corsini. La sovranità monetaria, cioè la moneta di Stato come è oggi, è il problema e quelli come lei, la metastasi del problema.

      • Mercanzin Marco says:

        “La sovranità monetaria, cioè la moneta di Stato come è oggi, è il problema”

        Mi permetta di farle notare che ad oggi non abbiamo moneta sovrana o di stato, ma è affidata ai mercati.
        Senza polemica.

  6. Diego Tagliabue says:

    Scusare l’errore di scrittura (con lo smartphone).
    Si scrive “soziale Marktwirtschaft”.

  7. Diego Tagliabue says:

    Grande articolo!
    Keynes e Marx sono bestie di debito e fallimento, miti sopravvissuti solo nei PIGS.

    Questo “esimio” professore (anche l’ultimo Azubi tedesco, austriaco o svizzero sa che sta raccontando cazzate) omette volutamente il fatto, che proprio i Paesi nordici hanno, sì, un forte Stato sociale, ma fanno anche tagli, quando non se lo possono permettere.

    È il vecchio principio della stabilità e dell’economia sociale di mercato (soziale Marktwirschaft), originaria da Ludwig Erhard.

    Lo stato sociale esiste, ma non è una cosa ovvia, dovuta, dogmatica, anche e soprattutto quando non è finanziabile.

    Come sempre, l’ennesimo keynesiano (sovvenzioni a non finire, “finanziate” a colpi di debito, stampasoldi e iperinflazione) omette una parte, per cercare di dimostrare la “validità” di un sistema fallimentare, che ha portato solamente a crisi mondiali e depressioni, al cui confronto impallidisce anche la bancarotta della Lehmann.

  8. mr1981 says:

    Non so come possa venire in mente di prendere la Svezia come esempio per decantarne certe qualità a favore dell’Italia. Si vive in tutt’altra maniera e le condizioni di base sono completamente diverse: io ci vivo ormai da oltre 3 anni. La tassazione è sì elevata, ma bisogna vedere che servizi si ricevono in cambio. Il paese ha la bilancia dei pagamenti in attivo, il debito statale continua a scendere; nel documento accennato nell’articolo si prevede il 31,2% nel 2015 dal 38,4% dell’anno scorso. La corona svedese continua a rivalutarsi rispetto alle divise dei paesi industrializzati, ma questo al governo non interessa, l’economia crescerà dell’1,2% nel corso di quest’anno, da parecchi anni viaggia al doppio rispetto all’eurozona.

  9. PIOLI CLAUDIO says:

    La Svezia è tutt’altro che un paese P.I.I.G.S. : sono differenti l’efficienza della spesa pubblica e quindi il livello dei servizi pubblici; Là, chi sgarra, va in galera e non se ne resta agli arresti domiciliari. L’attacco alla diligenza partitocratico è ostacolato e chi vive di politica è percentualmente in numero minore, rispetto alla popolazione, rispetto all’Italia. Le statistiche, infine, di fonte statale, sono più credibili. Ma è meglio fermarsi qui: l’Italia e la Svezia hanno culture ed un livello di civismo ben diversi. In più l’Italia ha le mafie ed un’economia sommersa (oltre il 30%) che rendono incomparabili i sistemi economici pubblici e privati dei due paesi. E’ meglio essere autodidatti che seguire corsi di economia cosi’ superficiali.

  10. andrea says:

    Il moltiplicatore esiste, c’è eventualmente da definire se sia inferiore o maggiore all’unità.
    Ma e ben facile dimostrare come a rodere il moltiplicatore siano le condizioni sociali del paese, in primo luogo l’evasione fiscale.
    Se io stato spendo di più ma nessuno mi paga le tasse, non può esserci moltiplicatore che tenga.
    In secondo luogo va considerata la differenza tra import export, se aumento la spesa ma la spesa complessiva dello stato produce molto import(caso italiano) il moltiplicatore diventa negativo per quello stato, ma resta positivo per l’economia mondiale.
    Gli sprechi della politica ahimè non c’entrano, è indifferente per la macroeconomia come vengano spesi i soldi.

    • Mercanzin Marco says:

      L’evasione fiscale non c’entra nulla.
      Lo stato ,che per pagare beni e servizi emette moneta sovrana, non ha bisogno di tassare i cittadini per pagare gli stessi beni e servizi.
      L’evasione esiste solo dive uno stato ha bisogno di chiedere denaro ai mercati, come l’Italia con l’euro.
      Riguardo alla bilancia dei pagamenti ha ragione, in quanto va da se che se aumentiamo la domanda aggregata con una politica di spesa espansiva, se la produzione interna non riparte, facilmente la disponibilità economica dei cittadini si orienterà verso prodotti stranieri. Cosa comunque superabile con politiche di incentivazione alla produzione locale e difesa verso le importazioni.
      Invece riguardo al moltiplicatore di Keynes, e’ implicito che più efficacemente vengono usate le Politiche espansive di spesa, più effetto avrà il moltiplicatore; ergo se i soldi vengono dati in stipendi improduttivi, il rapporto sarà solo di uno ad uno.

      • andrea says:

        Per quanto il suo discorso sulla moneta abbia in se un fondo di verità mi domandavo se fosse del tutto corretto ritenere che lo stato possa stampare all’infinito, in quanto da memorie universitarie ricordo che comunque una banconota è un assegno coperto da un valore in oro in teoria?

  11. Mercanzin Marco says:

    Il governo monti e la sua politica di austerità per contenere il debito, ha dimostrato che se lo stato spende meno di ciò che incassa l’economia va in depressione e deflazione, o stagflazione. Punto.
    Riguardo alle politiche keynesiane, cioè ove la spesa dello stato sia propulsiva per l’economia, ci troviamo sempre di fronte ad analisi pregne di moralismo.
    Innanzi tutto di vere politiche keynesiane non ne abbiamo più viste da decenni , dato che le emissioni degli stati sono state gravate da interessi, a causa della criminale emissione di titoli a debito. Per cui il famoso moltiplicatore perde la sua efficacia il quanto assorbito per pagare interessi su interessi. Mentre invece uno stato sovrano potrebbe tranquillamente emettere moneta senza doverla chied
    ere a nessuno e senza quindi dover pagare interessi.
    Reinhart e Rogoff, nella loro analisi dei 250 casi si insolvenza da parte di stati sovrani, fanno un elenco molto eterogeneo di situazioni e di avvenimenti, che decontestualizzato, portano a supportare la loro tesi.
    Ma si guardano bene dal dire che in tutti i casi si tratta di indebitamento con l’estero, causato dal non uso della totale sovranità monetaria.
    Vi volete mettere in testa che uno stato a moneta sovrana non deve restituire niente a nessuno perché la moneta e’ sua e quindi sparisce la bufala del de UFO pubblico ? Non capite che in uno stato a moneta sovrana le tasse sono inutili, perché per pagare beni e servizi lo stato la moneta la emette direttamente lui?
    Le tasse quindi servirebbero solo come strumento di controllo della massa monetaria circolante, e solo quando necessario.

    • Mal Bernanke says:

      Perché non scrive in italiano corretto ?

      E’ per questo che non capiamo !

      Quando ci avrà fatto capire , potremo sbellicarci liberamente !

    • Zemiàn says:

      No, dai, posso capire il fatto che secondo lei sia meglio emettere moneta che indebitarsi, ma dire che lo Stato dovrebbe stampare moneta invece di tassare è da fuori di testa, roba da 20% di inflazione al mese.

      • Mercanzin Marco says:

        e allora mi spieghi come mai, per esempio, nel 92 la lira fu svalutata del 20%, a causa dell’uscita dal serpente monetario, e l’inflazione passò dal 5% al 4%.

        “l’inflazione è un indicatore, non un fenomeno, e come tale, ha sottostanti fenomeni diversi. Può essere elevata, senza che questo dipenda dalla moneta, come succede quando il petrolio va alle stelle. E la recente e ancora in corso iniezione di liquidità della FED negli USA, e assai meno della stessa BCE in Europa, non hanno provocato nessuna inflazione.”

        http://leprechaun.altervista.org/debito_pubblico_italiano.shtml

    • Simone Tretti says:

      Il discorso della moneta sovrana è funzionale, e funziona, solo in un regime diciamo autarchico, dove la moneta resta volutamente in circolo solo all’interno dello stato sovrano, senza fuoriuscirne, neppure per cambi monetari.

      Altresì è da obbiettare che senza un sistema tassativo, i prezzi continuerebbero a rialzarsi su base di immissione di moneta. Non è giusto, ma vediamo meglio il discorso, Egregio Mercanzin..

      La spesa pubblica (senza definire come viene fatta, giusta od ingiusta) deve obbligatoriamente essere remunerata qualora sia ricorrente attraverso le tasse. Altrimenti sarebbe ricorrente nuotare nella carta straccia, ma mi permetta di farle un concreto esempio esplicativo:

      Nella mia via, vi sono numerosi furti notturni. La polizia non passa ergo siamo in necessità di un servizio di vigilanza. Nella mia via abbiamo autosufficienza di cibo e materiali per il viver comune, ergo abbiamo una moneta nostra che chiameremo Dobloni.. La stampiamo noi stessi e la usiamo solo tra i 2.000 abitanti della mia via.
      Ora io son diciamo inoccupato, oppure disponibile ad eventuali lavori. Serve una guardia notturna per fermare i furti, che quindi SERVA tutti gli abitanti.

      Cosa facciamo? Stampiamo nuovi Dobloni e li diamo al sottoscritto? Se prima nel nostro mercato interno vi erano 10.000 dobloni totali, io ne ricevo 100 per il mio lavoro, ogni mese, il totale sarà di 10.100, poi il mese dopo 10.200, dopo un anno saremo as 11.200 e via discorrendo.. Questo non va bene in un sistema chiuso dove il totale delle merci rimane invariato, poichè si concluderà che se nella mia via in totale vi erano 5.000 mele prima, al prezzo di 1 doblone ciascuna, dopo 1 anno vi saranno ancora 5.000 mele ma al prezzo di 1,12 dobloni per effetto inflattivo.

      Quindi cosa sarebbe la cosa più giusta? Sarebbe che le TASSE fossero li in sito, prelevando tipo mezzo doblone a testa dagli abitanti, ricavando quindi 1.000 dobloni al mese da poter reimmettere nel circolo interno tramite servizi. 100 a me per la guardia notturna, 100 ad un’altra persona per il servizio medico, 100 a quell’altra perchè funge da giudice giuria e pure avvocato per ambo le parti.

      Si potrebbe obbiettare che quindi il saldo sarà sempre e comunque 10.000 monete, quindi non potrebbe mai crescere l’economia. Qui entra in gioco il discorso tasse + o – in merito a come va l’economia.
      Mettiamo che nella mia via serva un ospedale, costo totale 1.000 dobloni. Stampiamo i 1.000 dobloni e li disperdiamo ai lavoratori (chi estrae i materiali, chi li assembla eccettera). Totale 11.000 dobloni in circolo, ma anche 1 ospedale in più. Come se spendendo 500 dobloni (stampandoli), ottenessimo di aumentare il deposito di mele da 5.000 a 6.000 perchè è necessario. Il totale salirebbe da 11.000 ad 11.500 ma salirebbero anche le mele equivalenti.

      In sunto, il denaro è l’albero di trasmissione tra le ENERGIE SPESE dall’essere umano combinate con LE RISORSE NATURALI e la società commerciale.
      L’unica cosa che non sarà mai remunerata per sempre, è il tempo e le energie perse. Perchè ricordate che se un edificio vale 1.000, li varrà sempre anche in valute diverse, fatto salvo si deteriori. Varrà 1.000 euro, oppure 1.000 euro girati in lire (2.000.000 di lire), oppure 1.000 euro girati in Mele (18.000.000 di mele) e via discorrendo. Ma il tempo perso per costruirlo, è perso per sempre!

      E’ quando la merce si rarefa che le tasse andrebbero aumentate invece. Se prima si pagava mezzo doblone di tasse al mese per sostenere vari servizi, tra i quali guardia, giustizia, sanità e via discorrendo, qualora le mele divenissero 2000, da 5000, sarebbe “opportuno” livellare il quantitativo di denaro circolando aumentando le tasse per riequilibrare la bilancia delle merci con quella del denaro circolante. Dobbiamo ricordarci che il denaro è solo una alternativa al baratto!

      Io potrei scambiare una mela con un uovo, oppure con un cosciotto di pollo arrosto. Ma magari vorrei una gallina intera, ma il gallinaro non vuole mele. Allora vendo mele e tiro su 5 dobloni, quindi mi compro la gallina intera.

      Il denaro “fiat” serve solo come sistema avanzato di interscambio, non ha valore in sè, e DATO CIO’ andrebbe regolato di conseguenza.. Il vero problema è che il denaro ha a sua volta delle peculiarità difettive intrinseche. Un sistema a cumulo denaro (5 per una gallina), provoca che sino a quando io non spendo quei dobloni, in circolo ci sono 5 dobloni in meno, creando quindi deflazione, per poi reimmetterli creando inflazione (ovviamente sto estremizzando). Questo applicato a entità si scala nazionale, porta a scompensi estremi.
      Se poi aggiungiamo i sistemi bancari, dove il denaro viene sottratto all’economia per poi essere inoculato creando a sua volta denaro inesistente (interesse) appannaggio dei creditori del denaro stesso..

    • carlo says:

      Chiaramente in caso di sovranità monetaria se lo stato stampa denaro , però lo investe non potrà esistere inflazione

      E’ logico che se lo da alle banche l’ inflazione aumenta di brutto

  12. Dan says:

    “rinunciare alla spesa pubblica in funzione espansiva è errato”

    Potrebbe anche avere ragione ma allora se io fossi un imprenditore e facessi un lavoro per lo stato questo mi DEVE pagare a 30 giorni e per ogni giorno di ritardo mi scala parte delle tasse.
    Non mi puoi invocare un aumento della spesa pubblica e lasciare correre sprechi, regalie ed autentici furti legalizzati compiuti da parte della politica.

    • Mercanzin Marco says:

      Certo. E’ basilare che i pagamenti dello stato siano puntuali e veloci, anche per non incrementare il ricorso al debito con il sistema bancario.
      E mi creda, riguardo agli sprechi e’ logico che ci vorrebbe un piazzale Loreto per i ladri di stato, ma stiamo bene accorti a dare il giusto valore, almeno quello economico , alla corruzione e alla malversazione: questi sono ladri di polli a confronto di una sola manovra economica fatta a svantaggio dei cittadini. Differenze dell’ordine di centinaia di volte. Mentre dal punto di vista etico, anche solo 1 euro rubato alla comunità e’ un delitto, come anche solo una raccomandazione per un posto pubblico, e come tali non vanno tollerati.
      Ma altra cosa e’ imputare ad essi tutti i problemi d’Italia, se non addirittura la causa principale di questa crisi che e’ mondiale, e vede come causa, la mancanza di sovranità monetaria.

      • Dan says:

        La mancanza di sovranità monetaria è merito dei ladri di polli che non ci decidiamo di lapidare in piazza.

        • Mercanzin Marco says:

          D’accordissimo con lei, ma vede il problema e’ che i ladri di polli, cioè quelli beccati le mani nella marmellata e anche quelli ancora da beccare, sono solo dei peones che votano leggi che gli mettono davanti.
          Ad esempio i vari Prodi, Napolitano, monti, padoa schioppa , visco, Ciampi, draghi, e tutti quelli che ci hanno portato al disastro dell’euro, agli occhi della vulgata non sono i ladri di polli, ma ci hanno fatto un danno ben superiore.

          • Dan says:

            Guarda, chiamiamoli come vogliamo purché li prendiamo e li eliminiamo tutti, poi si prendono le leggi che lor signori hanno firmato e le cancelliamo.
            Sicuramente qualche mente criminale superiore riuscirà a scappare ma non potrà più mettere il naso a casa nostra.
            Come ho già detto, qui deve tornare Piazzale Loreto estesa per tutta Roma: ogni albero, ogni palo della luce deve avere un cappio ed a questo un politico appeso.
            Com’è stato per il duce, si fanno tante foto, se ne riempiono i libri di scuola e si insegna ai bambini fin da piccoli che se rubi ti si spaccano le mani.
            Se rubi attraverso una carica pubblica venendo quindi meno al tuo scopo primario di fare l’interesse dell’intera comunità, finisci appeso (o eventualmente ai lavori forzati a vita).

          • Giovanni S. says:

            “Agli occhi della vulgata “? E’ un’espressione tratta dal gergo economico ? Con riferimento alla Sua analisi, dobbiamo ricordare che l’enorme problema del debito pubblico, in Italia, é emerso negli anni ’70, quando il veneto Rumor, d’accordo con gli altri big democristiani, propose il ridimensionamento del centralismo ed una migliore amministrazione del territorio. Nacquero, purtroppo, le Regioni. Non bastavano le cinque a Statuto Speciale, autentiche istituzioni mangiasoldi ! Il politico DC, spalleggiato dai suoi colleghi del centro-Sinistra, ormai esperti in tangenti, volevano coinvolgere, almeno a livello locale, il Partito Comunista, in modo da attenuare la sua intransigente opposizione. All’inizio l’esperimento regionale funzionò.Soprattutto l’amministrazione delle “Regioni rosse” era efficiente, nonostante gli ambigui legami con le Cooperative. Oggi, purtroppo, prendiamo atto del marasma che affligge queste istituzioni e ci rendiamo conto,dopo circa 40 anni, della loro probabile inutilità. Basta leggere i dati statistici sul debito pubblico, esploso proprio negli anni ’70 e progressivamente aumentato fino agli attuali 2000 miliardi di euro.Affermare,poi, che l’evasione fiscale e la corruzione non incidono concretamente sulla nostra drammatica situazione finanziaria mi sembra eccessivo.La somma di 150 miliardi annui ( euro)di evasione fiscale(soprattutto delle grandi imprese del Nord) e 70 miliardi di corruzione(politici e criminalità organizzata) corrispondono ad almeno quattro pesanti finanziarie. Se ai 220 miliardi sommiamo altri 10miliardi di spesa per pensioni eccedenti i 3000 euro, allora il salasso annuo diventa insopportabile. Quanto alla mancanza di sovranità monetaria che contribuirebbe ad aumentare la crisi dell’euro e, in particolare, dell’economia italiana, ritengo che essa sia soltanto una delle probabili cause. In Germania, l’evasione fiscale non supera il 30% del PIL ; il falso in bilancio viene punito severamente, la Magistratura é un potere efficiente, autonomo e rispettato da tutti, cittadini e politici. In Italia, soprattutto negli ultimi 15 anni é tutto al contrario. I governi dei lombardi Bossi e Berlusconi hanno giustificato, se non esaltato, l’evasione ; hanno depenalizzato il falso in bilancio (siamo gli unici in Occidente ); hanno screditato quotidianamente la Magistratura, uno dei tre pilastri di ogni Stato democratico, esaltando “eroi” come il criminale ergastolano Mangano. Se a queste assurdità aggiungiamo le megaruberie quotidiane dei politici (Lusi, Penati, Bossi, Fiorito, ecc..), allora lo scoramento del cittadino é drammatico. Ci sono soluzioni ? Il vituperato Padoa Schioppa, in pochi mesi era riuscito a ridurre sensibilmente il debito pubblico. Quindi esistono delle possibilità risolutive. Quanto alle ruberie dei politici, che percepiscono i più alti stipendi dell’Occidente, e che rimangono al potere per molti decenni , se non a vita, le soluzioni proposte dal “comico” Grillo mi sembrano le più razionali e sensate.

            • Dan says:

              Andiamoci cauti con Grillo. Lui magari personalmente sarà anche onesto, in fin dei conti è ricco ma sarei curioso di vedere tutti i pezzi “grossi” del movimento 5 stelle se sono veramente lì per cambiare l’italia o solo farle cambiare padrone.
              Un partito che portava i cappi in parlamento (senza però usarli) lo abbiamo già avuto.
              Sentire ripetere da altri la stessa manfrina leghista che gli altri sono ladri e loro no, non interessa più a nessuno dotato di un minimo di cervello vagamente operativo.
              Fino a quando non verrà ristabilito nei fatti il concetto di punizione dura laddove adesso impera l’impunità a volte pure assoluta, è veramente molto difficile prendere per buone le parole di qualsiasi politico, partito o movimento che sia.

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