Jurassic Parks: il referendum svizzero del 1974

di PAOLO L. BERNARDINI

Il 2014 non è solo l’anno del referendum della Scozia, certo, della Catalogna, molto probabile, direi quasi certo, e del Veneto, auspicabile. E’ anche l’anno decisivo per Trieste, per il Sudtirolo, per la Sardegna, per il Belgio, probabilmente per i Paesi Baschi e la Bretagna. E questo senza menzionare le Faroe Islands, ma anche la vecchia Libia, che potrebbe dividersi nelle tre parti originarie che costituivano la regione prima della sciagurata impresa coloniale italiana. Dal punto di vista delle ricorrenze separatistiche, il 2014 vede la celebrazione dei quarantanni dal referendum, il primo di molti, che portò alla creazione del Giura Bernese.

Tra le diverse sciagure provocate dal congresso di Vienna e dal suo tentativo veramente imperfetto di “restaurare” l’Europa come era prima del conflitto rivoluzionario-napoleonico, vi furono episodi maggiori, ad esempio la mancata restaurazione della repubblica Serenissima, non ostante il parere favorevole della stessa Inghilterra, della repubblica di Genova, non ostante il nobile tentativo del Corvetto, e numerosi altri (si pensi al caso polacco). Ma anche in Svizzera, la Svizzera che in qualche modo aveva convinto della bontà del federalismo ed anzi della moltiplicazione dei Cantoni un centralista assoluto come Napoleone, il Congresso di Vienna apportò cambiamenti non graditi, ad esempio l’attribuzione a Berna dei territori del Giura già del principato vescovile di Basilea. Questa creava conflitti linguistici ed identitari, tra francesi e tedeschi, che in qualche modo si protraggono fino ad ora.

I primi comitati separatisti moderni si formarono nel 1947. Ma solo venti anni dopo il governo cantonale, ovvero dello stato di Berna, creò una apposita commissione per studiare la cosa, ovvero la fattibilità della creazione di un nuovo cantone, cosa prevista peraltro dalla Costituzione. Finalmente, si tenne un primo referendum quaranta anni fa, il 23 Giugno 1974, che stabilì la volontà popolare di creare un nuovo stato, e si giunse alla separazione dei distretti di Delémont, Porrentruy e Franches-Montagnes solo con un referendum successivo, tenutosi il 16 Marzo 1975. Attraverso una serie di altre consultazioni si giunse finalmente alla creazione del nuovo cantone, ovvero nuovo stato, il primo gennaio 1979, ma dopo un saggio processo che vide anche la popolazione dei distretti ormai separati ratificare la costituzione cantonale addirittura due anni prima, nel 1977. Il problema di alcuni distretti bernesi che vorrebbero ancora separarsi oggi è aperto.

Cosa insegna questa vicenda? Diverse cose. Cominciamo dalle minori. La pagina su Wikipedia che parla del referendum “giurassico” (“Jurassic separatism”) si trova in tedesco, inglese e francese, non in italiano, pure una delle tre lingue ufficiali della Svizzera. Ogni (o quasi) movimento separatistico innesca processi violenti, anche se naturalmente di violenza contenuta (certe volte solo verbale, e dunque massimamente accettabile), e certamente la lunga vicenda, dal 1815, di una coabitazione non gradita sotto uno stesso tetto, ha portato a numerose tensioni e scontri. Di questo parla abbondantemente il testo “Why Switzerland?” del Professor Jonathan Steinberg che sto traducendo in italiano.

Il separatismo spesso mostra il suo carattere di processo a lungo termine, se è vero che ancora oggi vi sono tensioni nella zona, porzioni di popolazione e distretti non soddisfatti anche solo per questioni viarie, di percorsi stradali. Insegna anche come sia possibile creare un nuovo stato in un ordinamente autenticamente federale. Insegna soprattutto che nel Veneto libero del futuro, nella Lombardia libera del futuro, nel Sudtirolo libero del futuro, nel Friuli libero del futuro, non si dovranno ostacolare processi separatistici, che riguarderanno penso soprattutto situazioni di confine. I bresciani e bergamaschi decideranno liberamente se appartenere alla Lombardia o al Veneto, se questa sarà la loro unica scelta (la Storia un giorno dovrebbe offrire loro la scelta di essere piccolo città libere, che è la miglior cosa).

Il futuro dopo la fine dell’Italia dovrà essere deciso con un approccio bottom-up, del tutto empirico ed extra-nazionalistico ed extra-territorialistico. Il popolo di ciascuna comunità deciderà liberamente la propria collocazione. Posto ad esempio che un referendum in Veneto mostri la volontà di una parte dei comuni, indipendentemente dalla contiguità territoriale, di rimanere in Italia, ebbene rimangano in Italia. La contiguità territoriale è uno dei mostri generato dal centralismo dell’assolutismo “illuminato” settecentesco poi tradotto in pratica brutale dal suo erede parziale, il centralismo fanatico e democratico dei giacobini.

Sono esistiti stati ed imperi privi di contiguità territoriale, il mondo medievale e per gran parte dell’antico regime lo dimostra. La Franca Contea divenne francese solo nel 1688, vivendo uno straordinario periodo di libertà come dominio extra-territoriale degli Absburgo. Il fatto di diventare francese – essendo confinante, avrebbe potuto aggregarsi interamente alla Svizzera, non le portò grandi vantaggi – non ostante la sanguinosa ambizione francese di riconquistarla. Per fortuna vi una piccola enclave francese, Montbéliart, che resistette fino al 1793 prima di diventare francese, dopo una breve esperienza nella repubblica rauracica, interessante micro-stato nato, primo esempio di filiazione involontaria, sul modello della prima repubblica francese, ma durato poco.

La storia non è solo “magistra vitae”, anzi meglio non lo sia, ma talvolta, conoscendola, diventa “magistra libertatis”. Quaranta anni fa nascevano le basi, in Svizzera, per un nuovo Stato. Significativamente, un uomo intelligente come Salmond ha fissato al 2016 la nascita della Scozia indipendente, mentre il popolo decide su questo nel 2014. In Svizzera si venne alla decisione popolare nel 1974, e lo stato del Giura bernese cominciò la sua esistenza nel 1977. Ci si deve abituare ad aspettare, per poi far bene le cose e garantire lunga vita (intendo, secoli) ai nuovi nati.

Con cautela e attenzione ad ogni dettaglio, stiamo gettando le basi perché ne nascano diversi altri nel 2014.

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5 Comments

  1. giancarlo pagliarini says:

    Bravissimo Paolo Bernardini. Grazie! Tra te e la Chiara Battistoni è un bel match

  2. Tito Livio says:

    Sicuramente in Scozia si vota…in Catalogna si dice da anni, in Veneto si promette la stessa cosa, peccato che nessuno ne parli.
    Mi permetto di segnalare una chicca:

    “Il futuro dopo la fine dell’Italia dovrà essere deciso con un approccio bottom-up, del tutto empirico ed extra-nazionalistico ed extra-territorialistico. Il popolo di ciascuna comunità deciderà liberamente la propria collocazione.”

    frasi come queste, in un contesto sicuramente molto diverso, mi ricordano, senza offesa alcuna, i discorsi di Cuperlo o di Vendola.

  3. Giancarlo says:

    Il prof. Bernardini in tutta evidenza è uno storico preparato e, confermo per quanto mi riguarda, molto piacevole a leggersi. Mi domando come possa equiparare la formazione del canton Giura distaccato dal canton Berna alla formazione eventuale di nuovi stati in Europa: la procedura da lui descritta è il tipico esempio di democrazia diretta alla svizzera, per cui si ricorre a referendum popolare per qualsiasi tema, dai più circoscritti a quelli più corposi, come può essere uno spostamento di confini. Confini che in ogni caso non pregiudicano minimamente l’essere svizzeri sia dei bernesi che dei giurassiani, che conservano la loro brava cittadinanza elvetica e, immagino, attraversano il confine vero, quello con l’ estero quando vanno in Francia o in Germania. Tra l’altro il caso del Giura dimostra abbondamentemente come sia difficile far convivere gruppi linguistici diversi, anche in Svizzera, dove peraltro hanno un’esperienza secolare nel comporre i conflitti tramite il ricorso alla volontà dal basso, che comunque non impedisce che nel canton Grigioni le minoranze romancia e italiana debbano ricorrere al tedesco anche per gli affari correnti se vogliono “sopravvivere” e che nel Vallese francesi e tedeschi vivano praticamente ignorandosi. Non credo che in Belgio succederà lo stesso, men che meno in Sudtirolo dove i tre gruppi linguistici vivono mescolati e quindi non solo è difficile tracciare dei confini ma i gruppi sono tarati da un etnonazionalismo per ora latente che in Svizzera non c’è. Catalogna e Scozia che io sappia vogliono diventare stati, proprio nel senso di “shtado” :-), non aggregazioni di cantoni, e almeno per quanto riguarda la Catalogna faranno di tutto per rimanere nella UE e nell’euro. Hanno una classe dirigente seria, si stanno preparando in modo serio, hanno una storia e un’identità nazionale, sempre che io sappia non hanno buffoni a capo né mentecatti di ogni ordine e grado

  4. caterina says:

    è un interessantissimo intervento che dà a tutti coloro che si adoperano per risolvere la questione del Veneto indiendente una visione positiva del processo…
    Qualsiasi forma avesse il quesito sull’indipendenza che verrà sottoposto ai Veneti, quello originario che giace in Regione, o quello proposto da Plebiscito.eu, potrà essere accolto con prospettive aperte perchè, laddove prevarrà il SI all’indipendenza, si potrà attuarla senza escludere che le zone limitrofe si aggreghino in un secondo tempo se lo vorranno…
    Questo concetto permetterà a tutti i Veneti di rispondere al referendum in maniera libera, ponderata, senza drammi interiori…
    Grazie, Professore…quando si dice “la conoscenza ci rende liberi”…

  5. Eccellente Paolo Bernardini. Un piacere leggerlo.

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