Jonny Halliday:  i tristi funerali della generazione al potere

parigi_presa_bastiglia.jpgdi SERGIO BIANCHINI – Quasi sempre in Italia si indica nel “68 l’anno della rivoluzione culturale che investì l’Italia annientando in qualche decennio la vecchia cultura e generando la nuova veste del paese. Ma riflettendo meglio alla luce delle infinite vicende della generazione degli attuali settantenni forse si possono vedere meglio le grandi ondate che ci hanno scosso.

Prima, molto prima del “68, ci fu ‘inizio della grande ondata americanizzante, che ci portava dall’america tutte le novità e il benessere. Dall’america , diceva la pubblicità, “è arrivato un bastimento carico di …” ecc.

Dall’America e dall’Inghilterra arrivarono il rock, i jeans , i teddy boys. L’impatto nei media, nella moda, nei giovani fu enorme.

I teddy boys in Wikipedia :Il nome della subcultura venne scelto prendendo in prestito il titolo in prima pagina di un giornale del 1953, che abbreviava il nome Edward in Teddy.  L’epicentro del movimento fu la città di Londra, ma ben presto la moda teddy boy si estese in tutto il Regno Unito, venendo legato indissolubilmente al rock and roll americano in voga al periodo.
Si può dire che i teddy boy furono il primo gruppo giovanile ad emergere, creando così l’idea di un mercato rivolto principalmente a quella fascia d’età.  Molti teddy boy si riunivano in bande che spesso si scontravano ferocemente fra loro, sotto l’occhio vigile della stampa che gonfiava gli eventi, contribuendo alla demonizzazione della subcultura. Fra gli scontri più violenti, si ricordano i fatti di Notting Hill del 1958, quando molti teddy boy, in concomitanza con bande razziste e neonaziste, organizzarono ronde nel quartiere londinese danneggiando le proprietà di immigrati di colore e aggredendone alcuni. In realtà questo evento fu spinto dal National Front ovvero la destra inglese. La maggior parte dei Teddy boy era in realtà apolitica e si interessava piuttosto al football che alla politica[1].  Negli anni sessanta, molti teddy boy si convertirono alla subcultura rocker e mod.

Le culture allora prevalenti in Italia, cattolica e comunista ne furono scosse. Iniziarono a modificarsi rapidamente i costumi sessuali lacerando sia la tradizionale morale cattolica che il moralismo comunista militante basato comunque sulla serietà estrema del legame matrimoniale. Forse il “68, quello più politico, può essere persino visto come una reazione all’americanizzazione culturale e politica.

L’onda lunghissima dell’americanizzazione non si è mai fermata ed oggi percorre quasi solitariamente l’Europa.

Nel ’68 si possono vedere due onde che si alimentano contro la DC ma che  si contrastano nelle anime del movimento e dei singoli militanti.

L’impegno politico totale culminato nel terrorismo rosso e rifluito poi nella nuova sinistra oggi al potere, aveva forti caratteristiche antiamericane e non si integrava minimamente con dilagare delle culture liberal. Il militante politico estremista dominante nelle università scherniva i figli dei fiori, i fricchettoni, i “cani sciolti”, i “radiculi”  che coabitavano le piazze, le occupazioni, le ragazze. Il militante politico amava poco anche il dilagante femminismo che ormai ha stravinto e occupa quasi tutta la scena mediatica.

La fine del terrorismo, il crollo dell’URSS, la svolta cinese, la crisi del cattolicesimo tradizionale, hanno eliminato tutti gli argini che si frapponevano al liberismo esistenziale. L’assoluto liberismo esistenziale ha stravinto( anche a sinistra) e la sua base filosofico-giuridica è il dirittismo, l’assolutezza del diritto individuale difronte allo stato.

Ma proprio al culmine della vittoria comincia il declino. Nel mondo intero, e in Italia in modo particolare, i fasti della democrazia e del liberismo sono in crisi sotto i colpi della crisi economica, dell’ansia permanente, dell’aumento esponenziale della litigiosità, della solitudine, delle malattie mentali, delle stragi terroristiche e psicotiche, del degrado totale dello stato e delle sue funzioni.

Un milione di persone piangenti a Parigi hanno seppellito definitivamente, con i funerali di Jhonny Halliday, il canto, inizialmente fascinoso ma semplicistico e alla fine futile, della generazione (oggi settantenne) ormai stancamente e tristemente al potere.

I commenti della stampa non riescono a rendere conto dell’enormità della manifestazione di Parigi e di questo amore per il Jonny, nato Jean. L’Europa non ha ancora le idee chiare su se stessa e sul mondo. Sintomatico il quasi ridicolo commento del Corriere  del 10-12-2017 di cui riporto il seguente brano:

halliday

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2 Comments

  1. giancarlo says:

    Sul personaggio non voglio commentare e dire nulla.
    Al contrario depreco e condanno tutti coloro che lo hanno osannato in piazza come un dio.
    Un cartello parlava chiaro……Jonny sei il nostro dio (……….?)
    Ho la sensazione che stiamo vivendo tempi incredibilmente particolari.
    Se questa è la nostra civiltà, ebbene siamo in completa e definitiva caduta libera.
    Forse è giusto così, solo toccando il fondo potremo avere la speranza di ravvederci e rinsavire dalle mille malattie che oggi ci insidiano continuamente.
    La lista sarebbe infinita a cominciare da internet, telefonino, tablet, social, droga , prostituzione, corruzione,
    delinquenza, pedofilia, etc…etc..e.tc……
    WSM

  2. caterina says:

    un veloce excursus degli ultimi settant’anni in cui è successo di tutto.. grazie del ripasso in cui la maggioranza di noi che leggiamo ci ritroviamo!
    Aumenta l’incognita che incombe sul futuro dal momento che tutto sembra già successo!
    Ma la Catalogna, la Corsica…chissà! forse è l’inizio di una recupero…

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