Iva rinviata? Un’altra beffa: tassa del 60% sulle sigarette elettroniche

di CLAUDIO ROMITI

Un esperto osservatore della politica italiota ha dichiarato, nel corso dell’ultima puntata di Ballarò, che se nemmeno un governo di larghe intese riesce a tagliare la colossale spesa pubblica, non si comprende chi mai possa riuscire a farlo. Ed in effetti, osservando il surreale balletto sul paventato aumento dell’Iva c’è da mettersi letteralmente le mani nei capelli.

A quanto risulta dalla bozza di decreto predisposto dal governo Letta solo per rinviare detto aumento di tre mesi, ci troviamo di fronte all’ennesimo, cialtronissimo combinato disposto di pannicelli caldi e nuove imposte.  I primi sono rappresentati dall’aumento di un punto dei famigerati acconti Irpef e Irap di fine anno, costruendo un ossimoro al 100%. Ma il brutto arriva con l’ulteriore spremitura fiscale elaborata dai cervelloni che occupano la stanza dei bottoni. Viene infatti predisposto un feroce prelievo sulle cosiddette sigarette elettroniche (che han ridotto le entrate dell’Erario legate ai tabacchi classici) e su qualunque altro analogo marchingegno . “I prodotti contenenti nicotina o altre sostanze idonee a sostituire il consumo del tabacchi lavorati -si legge nella stessa bozza- nonchè i dispositivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio, che ne consentono il consumo, sono assoggettati ad imposta di consumo nella misura pari al 58,5 per cento del prezzo di vendita al pubblico”.

Ora, di fronte ad un tale orrore tassaiolo ci si chiede: nel caso l’Iva dovesse aumentare fra tre mesi o, in remotissimo subordine, si riuscisse a scongiurarne l’inasprimento attraverso qualche provvidenziale taglio alla spesa corrente, la folle imposta sulle sigarette elettroniche verrebbe automaticamente ritirata?  A giudicare dal numero di accise che gravano sui carburanti, le quali ancora comprendono quelle per finanziare la guerra d’Etiopia, sarà molto difficile che ciò accada. Tra le cause del nostro sempre più imminente disastro sistemico c’è, per l’appunto, anche la consolidata tradizione di rendere stabile come il granito qualunque forma di estorsione fiscale. Di questo passo il governo Letta verrà ricordato come la compagine dei vampiri delle larghe intese, altro che rilancio dell’economia!

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11 Comments

  1. giuseppe says:

    L’Italia non merita davvero una classe politica tanto cialtrona
    quanto incompetente.Ma davvero un Paese che si definisce
    democratico possa imporre ad una categoria commerciale di
    chiudere i battenti perchè i “suoi prodotti”,chissà perchè,
    devono essere venduti da un altro esercizio commerciale.
    Cioè lo Stato,a chi oggi ha investito dei risparmi per aprire un negozio di sigarette elettroniche,dice brutalmente che … la festa è finita (emmesso che sia mai cominciata…) e che da ora in poi le sigarette elettroniche si vendono “solo” nelle
    tabaccherie. Incredibile ?…. No,semplicemente demenziale!

  2. Raoul says:

    Entrambe le tasse rimarrebbero, figurati con questi cialtroni e buffoni al governo!

  3. zorro says:

    58,5 % assurdo.
    Una vergogna senza fine………………….
    come dice il testo bisognerebbe tassare anche i cerotti e le gomme da masticare ‘

  4. romeo says:

    Il fumo è la più stupida mortale e costosa trappola che l’uomo si sia mai costruito! Inoltre ha un vantaggio inestimabile: prima o poi porta ad un infarto cardiaco che abbrevia la vita del fumatore tanto da risparmiargli di morire di cancro ai polmoni! Smettere di fumare è la più saggia ed intelligente delle decisioni che una persona possa prendere per se stessa e per gli altri, se non sai come farlo vai qui http://www.smettoadesso.it/report-gratuito.html adesso è più facile!

  5. Ernesto Furioso says:

    Chi vive di stato non avrà scampo,le regioni più produttive o se ne andranno per conto loro o falliranno con l’italia.
    In ogno caso,italien kaputt.
    Statali e parassiti,fossi in voi comincerei a preoccuparmi seriamente.

  6. Crisvi says:

    Lo Stato italiano si era visto ” alleggerire ” non di poco, gli introiti per le imposte dei prodotti da fumo, dopo il boom delle sigarette elettroniche.

    Ormai le vedi ovunque e non danno fastidio neppure a me ( A LIVELLO OLFATTIVO ), che mai sono stato fumatore di tabacco, o di altre porcherie che danneggiano gravemente la salute.

    Sicuramente chi fuma le sigarette elettroniche risparmia non solo nel portafoglio, ma particolarmente nella salute evitando quelle centinaia di additivi tossici che le multinazionali dei tabacchi, aggiungono al tabacco per creare maggiore assuefazione alle sigarette.

    Rimane la nicotina, che può essere limitata con qualche dispositivo interno all’accessorio da fumo.
    Non ho mai preso in mano uno di questi sistemi elettronici per fumatori, li ho solo visti usare e ho letto gli articoli giornalistici di pertinenza.

    Tornando alle imposte era più che prevedibile, che prima o poi, il rapacissimo fisco nazionale, sarebbe entrato a gamba tesa anche in questo settore.

    Dipendesse da me, sponsorizzerei come Stato, campagne per disintossicarsi dal fumo a 360°.
    Per ogni euro ricavato ( ci sono le spese di gestione-distribuzione dei monopoli ) dal fisco con le imposte sui tabacchi e derivati, si formano maggiori costi per il servizio sanitario nazionale ( 11% morti derivate dal fumo ) e costi sociali di vario genere.

    SMETTERE DI FUMARE FA BENE A TUTTI, ANCHE AI COSTI DI UNO STATO !!!

    Ecco una tabellina riassuntiva :

    I COSTI SOCIALI DERIVANTI DAL FUMO

    La dipendenza dal fumo e dal tabacco, oltre che essere dannosa a livello personale per le conseguenze di cattiva salute, cattivo odore, malattie correlate e esborso quotidiano dal portafoglio, è dannosa anche al Sistema sanitario nazionale. Recentemente l’Institute For Advanced Studies di Vienna ha pubblicato uno studio che dimostra inequivocabilmente come i fumatori costino alla collettività più di quello che lo stato incassa dalle tasse sulle sigarette.
    L’IHS ha condotto uno studio in Austria per quantificare il profitto che lo stato consegue sulla base delle tasse sul tabacco e i costi che i fumatori causano alla collettività. Rispetto ai non fumatori i fumatori causano costi maggiori in relazione al pagamento di periodi di malattia più lunghi, alle cure, alle pensioni di invalidità, minore produttività (causata dalla prematura incapacità al lavoro, dalla mortalità nonché da stato di malattia). Ecco sinteticamente come sono distribuiti entrate fiscali e costi per la collettività in relazione al consumo di tabacco (i dati sono in milioni di euro):
    ENTRATE FISCALI : TOTALE 1.132,4
    COSTI : Assenze dal posto di lavoro 1.433,9 – Spese servizio sanitario 53,7 – Pensioni di invalidità 39,9 Assegno di malattia 9,0 – Assegno di cura 26,2 – Ipotetica compensazione ai fumatori passivi 81,0 TOTALE 1.643,7

    Dallo studio emerge che l’11% delle morti totali è attribuibile al fumo così come il 3,3% delle spese sanitarie. Lo 0,63% del prodotto interno lordo dell’Austria se ne va letteralmente “in fumo” ogni anno.Viene fatto notare che gli effetti conteggiati sono inferiori ai veri costi del fumo. Andrebbero quantificati infatti altri aspetti difficilmente individuabili quali gli incidenti sul lavoro e in auto, incendi, tempo perso per recarsi nelle strutture sanitarie e tempi d’aspetto, cure da parte degli appartenenti alla famiglia. In italia invece i costi stimati dal Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e promozione della Salute ammontano a Trattamento ospedaliero 1.041.362.366, Trattamento ambulatoriale 133.242.638, Trattamento farmaceutico 119.012.842, Totale 1.293.617.846

  7. Dan says:

    “se nemmeno un governo di larghe intese riesce a tagliare la colossale spesa pubblica, non si comprende chi mai possa riuscire a farlo.”

    Forse una dittatura popolare, però come dice il nome ci vuole un popolo che la porti avanti. Voi lo vedete ?

  8. pippogigi says:

    Mi pare evidente che se nessuno riesce a tagliare la spesa pubblica, questa rimanendo per lo meno costante (se non in aumento) a fronte di un PIL in diminuzione vuol dire che il rapporto della spesa sul PIl è in aumento. Per coprire questa spesa in aumento occorrerà aumentare il debito politico (già fatto, dall’ultimo governo Berlusconi ad oggi è già passato dal 120 al 130%), il che vuol dire maggiore spesa pubblica per interessi, oppure aumento della tassazione (già fatta anch’essa). L’aumento della tassazione provoca chiusura d’aziende, crollo dei consumi quindi diminuzione del Pil e del gettito fiscale con conseguente bisogno di ulteriori tasse per coprire la spesa pubblica invariata (o aumentata).
    Facile capire che esiste un limite fisico, quando la tassazione avrà utilizzato tutti i risparmi degli italiani, quando sarà arrivata al 100% dei redditi di più lo Stato non potrà incassare. Inizierà allora a tagliare alcune spese come la sanità (già Monti ci aveva pensato). Ma prima o poi non ci saranno più soldi per pensioni e stipendi dei dipendenti pubblici. Dalle misure che ho prospettato, mettiamoci anche un ridimensionamento del debito politico, si vede che la strada per il totale fallimento è ancora lunga. Purtroppo.

    • valter says:

      Sono d’accordo…..ancora troppo lunga…..

      Infatti bisogna aiutare lo Stato a Fallire….!! come…?

      L’unica soluzione è smettere tutti e dico tutti di lavorare… per un mese….per tutti intendo i privati… e cioè quelli che producono pil….non i dipendenti pubblici che il pil lo bruciano..!

      In questo modo il paese è bloccato, lo stato non incassa più una lira, e il fallimento è di fatto…!! e poi si riparte…..mettendo tutti i funzionari pubblici e parte dei dipendenti su dei vagoni ferroviari, piombarli, e spedirli in africa….!!, la troveranno modo di far valere le loro innumerevoli capacità..!

      • Stefano Nobile says:

        non è necessario andare in vacanza, basta svuotare il conto corrente.
        Le banche lavorano a riserva frazionaria all’1%, quindi togliere 1’000 € è togliere la possibilità di impiegarne 100’000.
        E siccome le banche non finanziano imprese e famiglie (se non quelle di “amici”) ma comprano praticamente solo titoli di Stato, non avendo raccolta fondi sul mercato si troverebbero in gravi difficoltà a finanziare lo Stato.
        E … ciao!
        Ricordatevi solo di fare una scorta di viveri, acqua e medicine. Perché in ogni caso prima o poi ci sarà un periodo di carestia totale.

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