NON PAGARE L’IVA PER SOPRAVVIVERE AL FISCO ITALIANO

di PAOLO REBUFFO*

Riprendo questo breve lancio da Milano Finanza: “Una vera nemesi. Per anni lo Stato ha usato le imprese come una sorta di banca, facendosi anticipare l’Iva e accumulando nei confronti dei suoi fornitori debiti commerciali per oltre 70 miliardi. Adesso, ai tempi del credit crunch, con i rubinetti delle banche chiusi, sono le imprese a usare lo Stato per finanziarsi. Il meccanismo è semplice e il fenomeno avrebbe raggiunto una consistenzaza tale da far scattare un campanello d’allarme nel governo.

In molti avrebbero iniziato a ritardare il pagamento dell’Iva, l’imposta sul valore aggiunto. Un escamotage border line, ma lecito. L’impresa fa la dichiarazione Iva ma non effettua il pagamento. Se il debito si mantiene sotto i 50 mila euro (sopra scatterebbe il reato penale) si può mettere in regola entro la fine dell’anno pagando una sanzione del 3,75%, oltre gli interessi. Fino alla fine del 2011 il tasso legale era dell’1,5%, poi Mario Monti, dal primo gennaio, ha deciso di alzarlo al 2,5%. Comunque, anche con la stretta, è come finanziarsi a un’aliquota intorno al 6%. Le banche vogliono di più e comunque i soldi non li danno. Risultato? Stavolta a ritardare il pagamento sono le imprese ed è il Tesoro a dover aspettare per incassare il credito”.

Che dire? Siamo al punto di rottura,molte imprese che hanno la sfortuna di risiedere e pagare le tasse in Italia sono costrette, per sopravvivere, a ritardare i pagamenti dell’IVA. Questo meccanismo sta svuotando rapidamente le casse dello Stato, dunque aspettiamoci un altra serie di consigli dei ministri “straordinari” per sempre maggiori strette fiscali allo scopo di tenere la gigantesca e criminale macchina statale in grado di funzionare, così come è, ancora per qualche tempo.

Vorrei fare notare che le imprese (e le partite IVA) oggetto di questo articolo sono all’ultimo escamotage permesso dalla legge per continuare ad esistere. Poi gli sarà necessario fare una scelta. Chiudere e fallire o l’illegalità, il mercato nero. In ogni caso è evidente che il punto debole dello Stato è esattamente il versamento dell’IVA, con la poca cassa a disposizione e l’impossibilità di andare sul mercato a fare nuovo debito basterebbero pochi mesi di massicci ritardati pagamenti, specie da parte delle regioni del Nord, per mandare in bancarotta l’intero sistema.

Ciascuno faccia le proprie considerazioni in proposito.

*Rischiocalcolato.it

 

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2 Comments

  1. rosanna says:

    un’altra cosa…in Italia, a differenza di altri paesi, non c’e’ la pena di morte…qui c’e’ solo la condanna al suicidio…sono piu’ raffinati.

  2. rosanna says:

    e’ tutto vero, purtroppo, senza parlare delle aziende in perdita costrette a pagare l’irap..l’Italia e’ suddivisa in due mondi…uno e’ il mondo del lavoro dove la gente fa i salti mortali per non affogare e l’altro e’ il mondo delle nuvole dove risiedono i sobri.

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