Vaticano e Nazioni unite, l’islam se li mangia

vaticanodi PIERO LA PORTA

Conviene che il Vaticano scommetta sulla volontà di pace dell’ Islam? Occorre domandarsi se è una politica realistica. I problemi ingravescenti con l’Islam esigono, a mio avviso, che il Vaticano o, meglio, la Santa Sede faccia una scelta sulla gravitazione della sua diplomazia. Francesco ha il diritto di dare priorità a un abbraccio fra le tre religioni monoteiste. Tale obiettivo sarebbe ambizioso e, allo stesso tempo, tenderebbe a restringere il campo d’azione tradizionalmente globale della diplomazia vaticana. D’altro canto l’abbraccio delle tre religioni, pur nella sua prospettiva mistica, non può ignorare gli aspetti politici e gli infiniti altri a questi connessi.

I cattolici parlano di dialogo con l’Islam almeno dalla prima guerra arabo-israeliana. La risposta israeliana è pragmatica, quella dell’Islam è sotto gli occhi di tutti. Quanti risalgono alle responsabilità degli Stati Uniti per la situazione corrente, potrebbero anche chiamare in causa la Gran Bretagna e la Francia, come pure l’Olanda e il Belgio e – perché no? – la Russia e la Cina. Sarà un interessante esercizio storico; alla fine della giostra resta il fatto che i leader mussulmani, se vogliono rimanere in sella, devono scendere a patti col fondamentalismo, peculiare all’ Islam. La situazione oggettiva non offre spiragli di integrazione con l’Islam, quanto meno a medio termine.

Se qualcuno additerà il responsabile con prove certe, ne saremo felici ma la situazione non muta. L’Islam da almeno mezzo secolo è profondamente e variamente separato al suo interno e, cosa peggiore, non ha come rispondere per affrontare il mondo moderno; ovvero ha solo due opzioni: la violenza o, nei casi meno gravi, l’autoemarginazione, incubatrice degli entusiasti guerriglieri esportati dall’Europa verso il Califfato.
Ebrei e cattolici invece convivono benissimo purché non affiorino da una parre e dall’altra i consueti pregiudizi che hanno già fatto abbastanza danni. Il problema, a mio avviso, viene da quanti – di estrazione ebraica e cristiana – smarrite le rispettive fedi, conservano paradossalmente i peculiari pregiudizi. Non è tuttavia un nodo inestricabile, spesso fastidioso, tuttavia.
In questo scenario, papa Francesco è sembrato incerto, indulgendo prima verso un cammino squisitamente religioso per arrivare a un triplice dialogo, in maniera sicuramente toccante e legittima, tuttavia improvvisata e ben presto abbandonata.
A partire dall’8 giugno la rotta è così diventata ondivaga con danni rilevanti alla credibilità di Francesco presso le cancellerie. Questo oggi è un problema. Se lo si sottovaluta perché la popolarità di Francesco rimane alta, si va incontro a problemi ulteriori che corroderanno infine anche la popolarità.
La preghiera mondiale per la pace, il 6 giugno alle ore 13 recitata ovunque – a casa, a scuola, al lavoro – fu un’ottima iniziativa, partita non casualmente dall’Azione Cattolica argentina. Essa annunciava l’incontro e la triplice preghiera per la pace di due giorni dopo in Vaticano, di papa Francesco, Shimon Peres e Abu Mazen.
La fragile barca di Francesco cozzò su un grosso scoglio giovedì 12 giugno, quando tre adolescenti israeliani furono rapiti nella West Bank per essere barbaramente uccisi tre settimane dopo, mentre nel frattempo Hamas intensificava il lancio di missili sulle città israeliane.
Con l’infallibile senno di poi sappiamo che Hamas si proponeva di far credere che Israele sarebbe entrata nella striscia di Gaza per vendicare la morte dei tre ragazzi e non, come in realtà accadde, per arrestare il crescente lancio di missili. Questi e i raid israeliani fecero dimenticare ben presto la triplice preghiera dell’8 Giugno.
Francesco, se avesse voluto alimentare la debole fiammella che aveva acceso, avrebbe dovuto innalzare subito una preghiera per invocare il ritorno a casa di Gilad Sha’er (16 anni), Naftali Frenkel (16 anni) ed Eyal Yifrah (19 anni) coinvolgendo ancora una volta palestinesi ed ebrei.
Francesco invece tacque e la sua voce si levò solo quando i raid israeliani su Gaza fecero sentire i loro effetti, così assoggettando la sua parola alle contabilità di morte della propaganda bellica di Hamas. Due settimane dopo il rapimento, visitando la Comunità di Sant’Egidio, rispose alla sollecitazione d’una preghiera per i tre ragazzi; l’effetto mediatico fu inconsistente e i tre sventurati furono uccisi poco tempo dopo; uno sfregio netto.
A quel punto i ripetuti appelli papali alla pace, mentre le truppe israeliane avanzavano nella Striscia, persero ogni appeal di equidistanza e il ricordo dell’8 giugno svanì.

Il silenzio per le stragi di cristiani per mano mussulmana in Iraq, poi l’ambiguo documento del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, infine il tardivo e confuso appello all’Onu hanno marcato una diversità illogica e profonda con l’8 Giugno, di fatto privilegiando il bellicismo mussulmano, a danno dei cristiani oltre che a scapito di Israele. A tale confusione si sono aggiunte le improvvisate esternazioni su strategie vagamente militari – “Fermare, non bombardare” – vulnerando profondamente la credibilità del pontefice, contraddicendo il contributo del Vaticano sin dalle fasi prodromiche della Carta dell’ONU, nonché la legittimità non solo del Capitolo 6 della Carta (Soluzione pacifica delle controversie) ma anche del Capitolo 7 (Azione rispetto alle minacce alla pace, alle violazioni della pace ed agli atti di aggressione), per l’applicazione giusta della forza al fine di ristabilire il diritto dei popoli. Insomma, una confusione come non si è mai vista nella politica estera vaticana. Sarebbe stato utile, a tale riguardo, tenere a mente il discorso di Benedetto XVI all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 18 aprile 2008, [leggi qui] col quale sottolineò il diritto e il dovere di protezione gravante su tutte le strutture delle NU, da cui deriva ben più che la semplice interposizione armata.
C’è dunque un problema: ha sbagliato Papa Bergoglio o la Segreteria di Stato? Oppure ambedue, lontani dal favorire la pace e dare sostegno all’ONU. Tutto questo, è bene ricordarlo, col magistero petrino e l’infallibilità ex cathedra non ha nulla a che vedere, al contrario di quanto vanno invece salmodiando improvvisati difensori d’ufficio.

Copyright©2013 Tutti i diritti riservati a www.pierolaporta.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

su strategie vagamente militari – “Fermare, non bombardare” – vulnerando profondamente la credibilità del pontefice, contraddicendo il contributo del Vaticano sin dalle fasi prodromiche della Carta dell’ONU, nonché la legittimità non solo del Capitolo 6 della Carta (Soluzione pacifica delle controversie) ma anche del Capitolo 7 (Azione rispetto alle minacce alla pace, alle violazioni della pace ed agli atti di aggressione), per l’applicazione giusta della forza al fine di ristabilire il diritto dei popoli. Insomma, una confusione come non si è mai vista nella politica estera vaticana. Sarebbe stato utile, a tale riguardo, tenere a mente il discorso di Benedetto XVI all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 18 aprile 2008, [leggi qui] col quale sottolineò il diritto e il dovere di protezione gravante su tutte le strutture delle NU, da cui deriva ben più che la semplice interposizione armata.

C’è dunque un problema: ha sbagliato Papa Bergoglio o la Segreteria di Stato? Oppure ambedue, lontani dal favorire la pace e dare sostegno all’ONU. Tutto questo, è bene ricordarlo, col magistero petrino e l’infallibilità ex cathedra non ha nulla a che vedere, al contrario di quanto vanno invece salmodiando improvvisati difensori d’ufficio.

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

One Comment

  1. Anthony Ceresa says:

    Carissimo Di Piero La Porta, Con tutto il dovuto rispetto per la sua recensione che dimostra una limitata conoscenza dei fatti sotto un aspetto più generalizzato.
    La politica Islamista é molto diversa dalle informazioni di rito Occidentale e a diversità del nostro mondo altamente censurato loro adottano sistemi molto diversi e imprevvisti.
    Sui nostri sistemi pesano maledettamente rivendicazioni interne per ingiustizie soffocate nel tempo, ed al momento propizio potrebbero essere di intralcio ai programmi che definiamo altamente sicuri.
    D’altro canto non dimentichiamo che con il fatto dei clandestini, l’Europa é colma di soldati di Maometto, i quali sotto il profilo di efficienza militare sono più validi nell’affrontare la morte.
    Non si dimentichi delle porcate commesse da Comunione e Liberazione ai comandi di Formigoni e sono tuttora nella lista dei conti da sistemare.
    Purtroppo in Italia ognuno si dibatte in merito alle informazioni che ingannano le pubbliche attenzioni ma la verità sta tutta da un’altra parte.
    Cordialmente Anthony Ceresa.

Leave a Comment