Italikum, come faranno volare i seggi da una regione all’altra…

di DANIELE VITTORIO COMEROitalicum

Il voto di domenica 31 maggio ha fatto suonare la campanella dell’ultimo giro. Il sistema politico è andato subito in fibrillazione con l’idea che passato agosto ci sia un pronti via con le campagne elettorali, che comunque sia ci sarà per il voto del prossimo maggio 2016, che interesserà grandi città come Milano. L’unica incertezza è quella di vedere se si aggiungerà anche il traguardo finale della legislatura o uno volante, valido solo per la poltrona di palazzo Chigi.

Si sa, è sempre andata sempre così negli ultimi vent’anni. Gli italiani non si lasciano sfuggire l’occasione di esprimere un parere sulla politica nazionale utilizzando anche il voto delle comunali. E’ la tanto vituperata sovranità popolare, che molti cercano di disattivare, studiando leggi elettorali sempre più astruse e complicate come l’Italicum.

E’ andata così anche quest’anno, in un appuntamento che sembrava marginale, con il consueto turno elettorale delle comunali, vi è stata l’aggiunta di sette regioni al voto. Quando due elezioni coincidono, comunali e regionali, allora si raggiunge una massa critica che assume un notevole peso politico. I numeri di quest’anno sono impressionanti, a cominciare dall’astensionismo, oramai a livelli intorno al 50%, per cui si rimanda alle analisi dell’Istituto Cattaneo.

Nel 2000 si era visto qualcosa di simile per il centro sinistra e la caduta di D’Alema, idem nel 2005 per il centro destra, così come nel 2007 per Prodi e nel 2011 per Berlusconi con la perdita di Milano.

A chi tocca ora? In primis a chi sta al governo che, forse, ha esaurito la rendita di posizione, il PD ha pagato caro con la perdita di molti voti, il M5S è come un bicchiere riempito a metà, Forza Italia è diventata poca cosa, complementare nel centro destra per cui Berlusconi dovrà inventare qualcosa, infine Salvini che ha da mantenere un trend di crescita molto veloce. In futuro molto dipenderà da quali regole verranno utilizzate, il sistema del “consultellum” sarà in vigore fino al 30 giugno 2016, dopo di che entrerà in funzione la nuova legge elettorale che regala seggi al prescelto, il cosiddetto Italicum.

La legge 52 è stata approvata dalla Camera il 4 maggio ed è entrata in vigore il 23 maggio, per essere subito parcheggiata in cortile per tredici mesi.

Ci sono stati positivi commenti della stampa estera (Termometropolitico.it:  Riforme, la stampa estera promuove Matteo Renzi). Il Financial Times evidenzia come la nuova legge elettorale punti a chiudere con “l’ossessivo sistema di pesi e contrappesi che ha regolarmente prodotto coalizioni di governo instabili”. L’agenzia di rating Moody’s ha definito l’approvazione della legge un elemento di “credit positive”. Insomma, la stampa e la TV hanno intonato un coro alle meraviglie del nuovo sistema elettorale, con poche voci critiche. All’Università Statale di Milano, il 29 maggio scorso, c’è stato un seminario sull’Italicum con Stefano Ceccanti e Roberto D’Alimonte lo zio, come si definisce lui, della nuova legge. Di regola è sempre meglio sentire dalla voce degli autori le motivazioni sulle scelte politiche e tecniche, cosa che è successa davanti ad un folto gruppo di sociologi, politologi e giuristi.

La prima sorpresa è quella di intuire che molti non hanno letto la legge, cosa comprensibilissima, per cui commentano di riflesso, come fosse l’eco. La legge occupa 21 pagine di testo a corpo piccolo, oltre 60mila battute e forse molti si sono ritrovati nella situazione di capire che cosa ci sia scritto, visto che è praticamente illeggibile per come è stata formulata, a meno di non avere la decodifica della lunghissima sequenza di commi.

Come fosse l’indovinello della sfinge, cosa c’è scritto nella legge che non si riesce a leggere? Superato l’ossimoro si intravvede un mondo rovesciato.

Ho cercato di definire il sistema elettorale, di dire che cos’è: lavora come un sistema centralizzato (i voti espressi nei collegi vanno a Roma in Cassazione, che ha il compito di conteggiarli, individuare la prima lista, chi supera le soglie e l’eventuale secondo turno) nel riparto dei seggi tra le circoscrizioni. Nel collegio unico nazionale si svolge la “vera” competizione tra le liste: la prima arrivata prende il “premione” di 340 seggi, indipendentemente dai reali voti acquisiti, con titolarità ad occupare il governo, previo passaggio formale con il Presidente della Repubblica.

Questo sistema elettorale assicura ad una lista e al suo capo un grosso premio indivisibile, rinforzato rispetto al porcellum, con una maggioranza a priori alla Camera, tipico di un sistema maggioritario, dove il proporzionale interviene successivamente su aspetti marginali, essendo utilizzato in seconda battuta per dividere i seggi residuali tra le liste perdenti.

L’Italicum è un sistema maggioritario, a collegio unico nazionale, mascherato da finto  proporzionale. Tutto ruota intorno alla divisione del premio. I meccanismi interni di funzionamento presentano molte anomalie nella spartizione, ad esempio l’art. 2, comma 7 e 8. Il beneficiario di un simile regalo in seggi, il capo della forza politica, non ha vincoli, i requisiti chiesti sono molto modesti, per non dire quasi nulli. La situazione è paradossale, i partiti non hanno personalità giuridica ma ottengono deleghe enormi nella gestione delle risorse e del bene pubblico, nonché responsabilità di governo, a fronte di garanzie quasi nulle.

Il popolo italiano con l’Italicum regalerà massicce quote di sovranità popolare, cioè di potere, senza chiedere nulla in pegno, tutto sulla fiducia.

Un’altra osservazione riguarda l’assunto costituzionale, art. 56, che il voto dell’elettore sia diretto. Assunto ribadito nel primo comma dell’art. 2 della legge, dove è scritto che il voto dell’elettore “è diretto ed eguale”.

Questo vuol dire che il voto di ognuno è efficace nella scelta del deputato direttamente dove è stato espresso, nel collegio dove l’elettore ha votato. Purtroppo non è così, per via di un complicato meccanismo di riparto dei seggi che trasforma un voto apparentemente proporzionale, in un voto maggioritario. La procedura è indicata al comma 25 dell’art. 2 che riscrive interamente l’art. 83 del DPR 361 del 1957. Nell’ultimo periodo del 1° comma si legge:

“. Nel caso in cui non sia  possibile  attribuire  il  seggio eccedentario nella medesima circoscrizione, in quanto  non  vi  siano liste deficitarie con parti decimali  di  quozienti  non  utilizzate, l’Ufficio prosegue, per la stessa lista eccedentaria, nell’ordine dei decimali crescenti, ad individuare un’altra  circoscrizione…”
Si capisce subito che c’è qualcosa che non va bene. La parola chiave è l’aggettivo “eccedentario”, andare oltre una certa misura, ovvero che c’è una eccedenza di seggi, che devono essere spostati da una regione all’altra per far quadrare i conti.
Un po’ quello che è successo nel 2013: un seggio di Forza Italia in Friuli è volato in Umbria, diventando seggio PD.
Se il voto fosse veramente diretto non possono esserci eccedenze di seggi. Scrivere “liste eccedentarie” è ammettere che il voto diretto è violato, facendo volare i seggi, non solo fuori dal collegio, cosa già non tollerabile, dove l’elettore ha votato, ma al di fuori della circoscrizione, cioè da una regione all’altra.
A queste osservazioni gli ideatori della legge, ItaliKum, come lo chiama Felice Besostri, hanno preferito divagare, nella speranza che il silenzio copra le storture e i pochi analisti e politologi attenti si stanchino di fare i grilli parlanti.

C’è tempo un anno per sollevare questo pesante cappio che stringe il collo della nostra fragile democrazia.

 

 

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1 Commento

  1. romrub says:

    A parte i marchingegni tecnici, sul piano pratico la nuova legge elettorale, si differenzia dal porcellum, per il fatto che è stato eliminato il Senato. Una forte maggioranza alla Camera la dava anche la legge cassata. Ricordo inoltre che secondo l’attuale Costituzione tutto quello che fa pesare il voto in maniera differente , viola lart. 3 sull’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e l’art. 48 che sancisce che il voto è personale ed uguale. Chi vota i vincenti, si trova che il suo voto conta di più di chi vota i perdenti; chi vota i partiti che non superano le soglie previste, addirittura si trova espropriato del voto. Egualmente in caso di ballottagio, gli elettori dei partiti che risultano esclusi, hanno due possibilità: non votare e/o votare il candidato che gli sembra il meno peggio, comunque però il suo voto non è uguale a quello di chi invece quel candidato lo vota convinto. Si dirà che sono sistemi consolidati in altri paesi, certo, ma noi abbiamo un’altra Costituzione, più garantista al riguardo.

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