Italicum e leggi elettorali non capite. Perché Roberto Cota è salvo

di DANIELE VITTORIO COMERO

Tanti sono da giorni impegnati a capire che cos’è questo “Italicum”, ed anch’io mi sto preparando a spiegarlo stasera all’incontro che ci sarà a Palazzo Cusani a Milano (aperto a tutti, l’invito è qui, sul Blog). Come è noto, tale sistema è il frutto dell’accordo Renzi-Berlusconi del 18 gennaio, per cui il nome più adatto sarebbe “Renzusconi”. La proposta di riforma della legge elettorale verrà discussa alla Camera l’11 febbraio e dovrebbe prendere velocemente il posto del “Porcellum”. Che non c’è più, ora c’è il più mite e bonario “porcellinum”, il sistema in vigore dopo il taglio delle norme anticostituzionali effettuato dalla Consulta il 4 dicembre 2013 e pubblicate il 15 gennaio.

Sembrano nomi buffi senza importanza, invece no, sotto il fumo mediatico c’è tanto arrosto da sfamare un esercito.

Mi spiego meglio: il famigerato “porcellum”, la legge 270 del 2005, è un sistema misto, ha gli zoccoli e anche le ali, nuota e vola. Insomma, appare come un proporzionale, e così viene venduto al grande pubblico, ma non lo è per niente, funziona in ben altro modo. Tecnicamente è stato definito nell’ultima audizione alla Camera del 17 gennaio, da Antonio Agosta, come: maggioritario di coalizione, a collegio unico nazionale, con riparto proporzionale dei seggi residui alla minoranza. Un nome complicato per dire che è un maggioritario, dove la coalizione che prende anche un voto in più, come è successo per Bersani l’anno scorso, si prende il ricco bottino di 340 seggi. L’ultima volta è stato un regalone di oltre cento seggi per il PD e SEL. Dopo di che quello che rimane viene ripartito tra tutte le altre liste che hanno superato le forche caudine delle soglie di sbarramento, con un calcolo, questi si, proporzionale. La Corte Costituzionale è intervenuta accogliendo sostanzialmente tutto il ricorso Besostri-Bozzi-Tani, di fatto trasformando il sistema da maggioritario secco, a proporzionale di lista con possibilità di coalizzarsi per superare le soglie di sbarramento. Va dato atto alla Consulta di aver eliminato la sconcezza delle lunghe liste bloccate dei nominati. Certo è che la Consulta in pratica, con un colpetto di spugna ha aggiustato tutto il sistema elettorale, a mio giudizio migliorandolo di molto rispetto al precedente.

Chiarito questo punto chiave, si capisce in che binario è stato messo l’Italicum: nello stesso della legge Calderoli, a svolgere una funzione riparatrice del vecchio porcellum, con l’aggiunta degli interessi che nel frattempo sono maturati, che hanno portato a questa situazione. Così si spiega il ripristino del maggioritario, il regalone di seggi, con in più l’innalzamento delle soglie di sbarramento e della possibilità di uno strano secondo turno (Sartori sulle colonne del Corriere ha detto chiaramente che questa proposta è un “bastardellum”).

Non sono disquisizioni lessicali sui termini giuridici o politologici. Sotto c’è sostanza: tanto per rendere l’idea delle conseguenze dell’una e dell’altra strada, vale la pena richiamare la vicenda che proprio in questi giorni, è tornata alla ribalta e che sembrava conclusa da tempo: il dramma di Cota sotto la Mole di Torino. Due parole per chi non l’avesse seguita: nel 2010 Cota della Lega vince alle regionale del Piemonte di pochissimo, per 9mila voti, contro la “zarina” del PD Mercedes Bresso. I due candidati di centro destra e di centro sinistra sono stati appoggiati da un mare di liste piccole e grandi, si è poi saputo che alcune di queste avevano grossi problemi di validità delle sottoscrizioni e di false attestazioni.

In quel periodo era di moda la via giudiziaria, una specie di rivincita delle elezioni, ormai un classico nella politica italiana, aprendo un contenzioso infinito (riepilogo sul Blog). Infatti, dopo quattro anni la vicenda è ancora in piedi dopo essere andata e tornato da Roma più volte. Si arriva al 10 gennaio scorso, quando il TAR di Torino ha emesso la sentenza definitiva di condanna per Cota e disposto l’annullamento della proclamazione degli eletti. Quindi, via Cota e tutto il Consiglio regionale del Piemonte, per la lista di Giovine “Pensionati per Cota” illegittimamente ammessa. Il TAR sostiene che “l’effetto perturbante tale da alterare in modo non trascurabile la posizione conseguita dalle liste, impone l’annullamento delle elezioni e la rinnovazione del procedimento elettorale…”

Questo è il classico caso di errore giudiziario, posso sbagliarmi, ma l’annullamento dell’elezione di Cota motivato con il fatto che fosse stato appoggiato da una lista circoscrizionale irregolare è un clamoroso fraintendimento della legge elettorale da parte dei giudici amministrativi. Ancora più incredibile è che non se ne siano accorti i tanti avvocati incaricati di seguire il caso e difendere le parti in causa. La spiegazione dell’errore è molto semplice. Prima di tutto, c’è da definire in modo corretto il sistema elettorale delle regionali, il “Tatarellum” del 1995 rivisto nel 1999, in uso per il Piemonte ancora oggi. Se non si definisce correttamente il sistema si incappa in questi errori e si prendono lucciole per lanterne.

L’insieme delle leggi elettorali per le regionali prevedono l’elezione diretta del presidente della giunta regionale, fin dal 1999. Quindi una competizione tra candidati presidenti, il primo che arriva vince l’elezione e prende il premio. Questa è la formula classica del maggioritario, non del proporzionale, come si è visto per il porcellum per la Camera, qui in più c’è il nome di ogni candidato sulla scheda in bella evidenza.

Non c’è dubbio che sia un sistema maggioritario secco, non si discute su questo. In contemporanea la legge prescrive che ci sia anche l’elezione del consiglio regionale, sulla stessa scheda, con le candidature raccolte in liste circoscrizionali (il riparto dei seggi è fatto con la vecchia legge del 1968, che è di tipo proporzionale, ma è solo un riparto seggi dopo che è stata definita la quota di maggioranza e il residuo dei seggi di minoranza). Il fatto che all’interno della coalizione di maggioranza salti una lista, come quella contestata di Giovine, che ha avuto un seggio, ha come unico effetto quello di mettere a disposizione della altre liste di maggioranza, ammesse al riparto dei posti in consiglio, un seggio in più. Meno che mai l’invalidamento delle elezioni del presidente Cota, perché c’è una barriera invalicabile tra le due formule elettorali. Come abbia fatto il giudice a confondere i sistemi è comprensibile, per il modo di legiferare che c’è in Italia, con leggi a incastro.

A dirla tutta queste considerazioni avevo cercato di dirle fin dall’inizio nel 2010, ma la sicurezza palesata dai contendenti non ha lasciato spazio ad alcuna riflessione sulla natura del sistema elettorale.

Il prossimo 11 febbraio sarà decisivo, sia alla Camera che come si è detto riprende la discussione sull’Italicum, che al Consiglio di Stato che dovrà decidere se accordare la sospensiva della sentenza del TAR di annullamento delle elezioni del Piemonte. Potrebbe esserci un ravvedimento generale, anche se tardivo, nel dare la giusta interpretazione delle nostre arzigogolate leggi elettorali, anche sotto la Mole Antonelliana.

 

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http://danielevittoriocomero.blogspot.it/

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One Comment

  1. Giuseppe d'Aritmaticea says:

    Molto chiaro. Spiegazione in ogni caso assai efficace. Questo è un valido esempio di divulgazione intelligente, formativa, degna di uomini liberi, quand’anche, per assurdo, fosse fondata su un’interpretazione minoritaria delle procedure elettive e non accolta dall’organo giurisdizionale.

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