Italiani in fuga: bella vita e affari si fanno a Lugano

di REDAZIONE

Una posizione strategica favorevole al centro dell’Europa, manodopera specializzata e competitiva, un’avanzata normativa sul lavoro flessibile, un mercato dei capitali interessante sul piano internazionale e soprattutto una pressione fiscale moderata. Sono i principali motivi, ma non gli unici, per cui agli italiani conviene intraprendere attività imprenditoriali in Svizzera. Se ne sono già accorti in molti. Secondo le ultime rilevazioni statistiche, gli italiani rappresentano circa i due terzi degli stranieri residenti in modo permanente in Canton Ticino. Sono infatti 51mila su una popolazione ticinese che conta oltre 248mila svizzeri e 88mila stranieri. Si tratta soprattutto di imprenditori che decidono di trasferire la propria attività e anche la famiglia, a fronte di una qualità della vita elevata. Ma la proporzione potrebbe elevarsi, in un momento economicamente difficile, in cui intraprendere attività imprenditoriali all’estero, può rappresentare un grande vantaggio.

Al punto che il gruppo Diacron Press di Lugano, società internazionale di consulenza, ha preparato un decalogo per affrontare al meglio l’ipotesi di entrare a far parte del tessuto economico svizzero, costituito per la quasi totalità di piccole e medie imprese. «Come fare affari in Svizzera – Canton Ticino. 100 domande, 100 risposte», è in commercio in versione ebook, rivolto principalmente a un’utenza italiana. Gli autori Stefano Galvano e Rotilio Puzo, che da anni operano a Lugano per Diacron Group, presentano la Svizzera come una nazione «dal volto commerciale e industriale che si colloca ai primi posti nel mondo per competitività, efficienza del mercato del lavoro, livello delle infrastrutture, ricerca scientifica e tecnologica, potere d’acquisto delle retribuzioni».
Il Canton Ticino in particolare, spiegano i curatori, presenta specifici vantaggi competitivi: per esempio, grazie a un progetto chiamato Copernico, sono state seguite nel loro processo di insediamento molte nuove aziende che provengono soprattutto dall’Italia. Si parla di 100 imprese italiane su un totale di 220. Questo in considerazione del fatto che Lugano è la terza piazza finanziaria elvetica, e che il Canton Ticino accoglie eccellenze produttive nel campo di moda, logistica, trading, high-tech, università, farmaceutica: «Forte di un’eccedenza in continua crescita nella bilancia commerciale – spiegano i curatori della guida – la Confederazione Elvetica ha tutte le carte in regola per attrarre investitori intenzionati a fare impresa, in particolare dall’Italia che rappresenta il secondo partner economico dopo la Germania e il secondo principale fornitore di beni e servizi».

Fonte originale: www.ilgiorno.it   di Paolo Pioppi

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6 Comments

  1. Bacchus says:

    Contrariamente a quanto viene propagandato in Italia da chi ha interessi in merito, il direttore della Camera di Commercio ticinese è stato categorico un paio di giorni fa: «Non siamo interessati a nuove aziende italiane in Ticino!» Ci sono stati troppi esempi negativi, come il caso Aquolina a Chiasso ultimamente. Cosa porta poi un certo tipo di delocalizzazione in Ticino dalle vicine province italiane? Il personale è lo stesso, che diventa improvvisamente frontaliere e va ad intasare ulteriormente le infrastrutture viarie ticinesi. Non c’è ricaduta fiscale, perché il Ticino deve rigirare le trattenute ai comuni di provenienza dei frontalieri via Roma, che ci fa su una cresta madornale. Avviene solo un dumping salariale a sfavore dei residenti ticinesi, perché in piena sintonia con la situazione di Fallitalia domandano stipendi da fame, con cui in Ticino non si può vivere. E poi è ora di cominciare ad attuare un paio di misure di ritorsione verso il fatto che la Svizzera non è stata tolta dalle back-list in barba al tanto decantato buon vicinato!

  2. Dan says:

    Gli italiani che sono andati là (ma anche in Carinzia) dovrebbero fare una cosa molto simpatica.

    Su tutti i prodotti destinati al mercato italiano marchiare a fuoco il seguente messaggio:

    “A Quality Italian product proudly made in Switzerland”

    Così, giusto per ricordare a questo paese di merda cosa s’è lasciato scappare

  3. Culitto Salvatore says:

    è noto che il canton ticino sia le pecora nera della svizzera, sarà forse per la massiccia presenza di “imprenditori italiani”?

  4. Al says:

    La barca è piena!

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