L’ITALIA STA AFFONDANDO, MA IN TROPPI PRATICANO ATTIVITA’ LUDICHE

di CLAUDIO MARTINOTTI DORIA

Io ormai non guardo la televisione nazionale da parecchi anni e mi informo esclusivamente per internet, soprattutto tramite italiani competenti, prevalentemente economisti, che se ne sono andati all’estero, e guarda caso sono gli unici che hanno una visione precisa di quanto avviene in Italia ed hanno il coraggio di dire le cose come stanno veramente, mentre gli opinionisti, intellettuali a pagamento ed i media italici sono quasi tutti ad elettroencefalogramma piatto verso il cazzeggio mistificatorio ed ondulatorio, in pratica cercano di convincerti che tutto va bene madama la marchesa.

E’ più che comprensibile il disgusto e l’irritazione che si percepisce essere diffuso presso gli italiani qualificati che sono all’estero e soffrono per le condizioni assurde in cui vedono versare il loro amato paese, che corrisponde a quello che provano gli italiani rimasti in patria ed ancora dotati di onestà intellettuale, spremuti come limoni e tosati come pecore da un fisco vorace che complessivamente ormai pesa oltre l’80 per cento sui nostri redditi e che vedono l’estorsione di stato (che li penalizza come nessun altro paese al mondo ed in cambio gli fornisce pessimi servizi pubblici), alimentare una casta di cialtroni, parassiti e corrotti, pure collusi con le organizzazioni criminali, ed il cosiddetto governo dei “tecnici” esplicitamente al servizio della casta dei banchieri, che non ha minimamente inciso sui costi della politica e sulla corruzione e si è dimostrato forte coi deboli e debole coi forti, con interventi iniqui e recessivi.

Comprendo l’imbarazzo di coloro che in buona fede, occupandosi di informazione devono cercare di portare il dialogo su ipotesi di speranza fornendo qualche prospettiva, ed in effetti condivido la loro valutazione di una diffusa responsabilità sociale delle condizioni in cui ci troviamo, ma che però non deve divenire un alibi.

Infatti oltre al milione e mezzo di italiani, che è la cifra stimata con approssimazione per difetto, che vivono di politica (quantità che non ha eguali al mondo, in proporzione al numero degli abitanti), anche accontentandosi delle briciole del denaro pubblico di cui abusano, poi occorre aggiungere almeno tre milioni e mezzo di italiani che vivono grazie al settore pubblico, quindi con incarichi che solo in apparenza sono legali e regolari, ma in realtà sono prevalentemente inutili o dannosi, perché di estrazione e provenienza e composizione politico clientelare e parassitaria, sono cioè carrozzoni, enti inutili, società monopolistiche ed oligopolistiche, opere pubbliche faraoniche inutili e che mai andranno alla fine, con infinite variazioni progettuali in corso e lievitazione esponenziale dei preventivi di spesa, sono attività colluse con le varie organizzazioni criminali presenti nel paese, sono istituzioni repressive e coercitive al servizio della classe politica parassitaria, ecc., l’elenco potrebbe durare ore. Quindi abbiamo un abbondante 10 per cento di popolazione che non ha la coscienza a posto, anche se crede di svolgere un lavoro regolare e di avere diritto ai privilegi di cui godono, e costoro, in totale antitesi ad ogni forma di meritocrazia, occupano tutti i gangli delle istituzioni ed anche della società civile collusa con la politica.

Il paese in queste condizioni non ha alcuna possibilità di venire fuori dalla situazione distruttiva in cui l’hanno portato, non può in alcun modo porre rimedio all’insipienza dei governanti a tutti i livelli.

Concordo con i pochi ma onesti economisti che hanno affermato coraggiosamente che era meglio lasciarlo fallire, in un paio di anni cacciando i parassiti (probabilmente anche violentemente) ci saremmo potuti riprendere lasciando spazio alle potenzialità creative latenti, prima che siano distrutte dalla depressione, adesso si proseguirà per dieci o vent’anni in una sorta di crisi schizofrenica permanente, in un’agonia a singhiozzo, con sporadici conflitti sociali e razziali localizzati e manifestazione di rabbia ed intolleranza, violenza e repressione, saccheggi e criminalità diffusa, ecc..

Della serie “sempre peggio”. Del resto non si è mai visto che un parassita riconosca di essere tale e se ne vada spontaneamente, quindi le conclusioni si traggono da sole … I parassiti in Italia hanno avuto buon gioco finora, perché paradossalmente gli italiani, che hanno aspramente combattuto per svariati secoli contro ogni sorta di nemico interno e straniero, da tempo hanno perso l’animus pugnandi.

E’ giunto il momento di recuperarlo, per la sopravvivenza della dignità e libertà umana.

 

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2 Comments

  1. Maciknight says:

    Tra l’autore ed il commento di Diaz in pratica l’articolo è completato ed il contenuto è divenuto esaustivo. Correggo solo la severità del giudizio sugli economisti andati all’estero, Non se ne sono andati tutti per arrivismo ma per sopravvivenza e onestà intellettuale e professionale, alcuni si sono trasferiti “a prescindere”, per allontanrsi da un paese corrotto e degradato, ed hanno accettato incarichi con redditi inferiori che in patria, oppure sono andati all’estero in tempi non sospetti, e non mi riferisco solo agli economisti, ormai gli italiani qualificati all’estero sono un paio di milioni, non pochi, ci sarà un motivo, o no?

  2. firmato winston diaz says:

    1) l’80 per cento del furto fiscale viene in gran parte intermediato dai cialtroni, che in cambio ricevono voti dai rapinati stessi, che cercano di riappropriarsi di quanto a loro estorto, e possibilmente un po’ di piu’;

    2)”tramite italiani competenti, prevalentemente economisti, che se ne sono andati all’estero”: ma non ti viene il dubbio che della gente che non ha fatto fortuna in patria ma l’abbia fatta invece fuori, abbia la tendenza a vedere come dorata la situazione del luogo che si’ tanto ha apprezzato la loro valenza, e potente acrimonia verso il luogo che li ha respinti? In fin dei conti e’ gente che se ne e’ andata per arrivismo e per soldi. Restino fuori dalle balle e si facciano i cavoli loro, si occupino del paese che li ha ospitati.

    3) credi che arando a fondo il terreno ci si liberi delle erbacce? Errore: quando si rompe un equilbrio, le prime a emergere sono le malerbe. Qualsiasi rivoluzione lo evidenzia.

    4) gli italiani in un certo senso sono uno il parassita dell’altro: la intermediazione politica dell’ 80, 90 per centro del reddito totale prodotto fa si’ che sia impossibile separare il grano dal loglio: in ogni caso la mia impressione e’ che pochissimi sono veramente disposti a rinunciare ai vantaggi dello stato sociale in cambio di una drastica riduzione delle imposte: lo dimostra in qualche modo il fatto che, alla esosita’ delle imposte, contrappongano la qualita’ (sempre secondo loro insufficiente) dei servizi ricevuti. Il risultato e’ che il politico di turno aumenta sempre le imposte promettendo migliori servizi.

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