Italiae… viaggio nel fondo del barile

di DAVIDE LOVAT

“Se a un bambino vuoi insegnare la religione cristiana, comincia con il segno della croce”… La semplicità dell’eloquenza di papa Francesco non è mai banale perché comunica sempre verità profonde, come questa che ricorda di cominciare sempre dai fondamenti per trasmettere un sapere. Vale in ogni campo, come vale il principio di ragionare in modo semplice anche nelle cose più complesse. Per esempio, quando il corpo si ammala è prudente rivolgersi a un medico, piuttosto che a praticoni improvvisati, se si ha a cuore la salute. Sembra ovvio, ma non tutti lo fanno; e non sono rari i casi di imbroglioni che prosperano sull’ignoranza altrui, approfittando della sofferenza.

E quando a soffrire è il corpo sociale? Quando è la malattia del “corpo della Polis” ad avanzare come una cancrena? In questo ambito, per chissà quale degenerazione della democrazia contemporanea, pare che tutti abbiano voce in capitolo, capacità di effettuare diagnosi, di sciogliere prognosi e di individuare le terapie. Eppure la maggior parte delle persone mancano della preparazione specifica, delle nozioni tecniche, potremmo dire che “nemmeno sanno farsi il segno della croce” quando si parla di Politica in maniera scientifica, cioè guardando al corpo sociale con i metodi delle scienze che lo studiano. Vediamo ogni giorno in TV politici di professione che non sanno letteralmente di cosa parlano, davanti a un pubblico che a sua volta è diseducato al ragionamento costruttivo al punto da ignorare l’esistenza stessa dei “medici del corpo sociale”, cioè di quelle persone che sono qualificate come “scienziati della politica”. L’effetto sul corpo sociale sottoposto alle diagnosi e alle cure di persone improvvisate è lo stesso, funesto e devastante, che avrebbe sul suo corpo un malato che si recasse in ospedale e, anziché da un medico esperto, venisse curato dal primo che gioca a fare il dottore.

Ai veri “medici del corpo sociale” non rimane dunque che dedicarsi a lavori alternativi per continuare a studiare con pazienza, in solitudine e senza remunerazione, cercando poi la strada per rendere disponibile a tutti il frutto del proprio ingegno. Uno di questi scienziati della politica è Antonio Gesualdi, giornalista e saggista che lavora e vive tra Vicenza e Padova, che ha appena dato alle stampe un prezioso volume intitolato ITALIAE, dove l’ambito della sua analisi è la crisi profonda dello Stato italiano, rilevata finalmente anche dagli intellettuali di grido, che pone l’imperativo di capire come sia fatto il Paese per decidere se e come si possa dare un futuro alla gente che lo abita; e nel dittongo latino del titolo già emerge il tema della struttura eterogenea di uno Stato costruito con l’unione di diverse entità storicamente separate, le cui differenze strutturali sono ancora evidenti a 150 anni dall’unificazione.

Con un approccio meticoloso e con un uso maniacale di mappe, con statistiche recenti o nella loro evoluzione storica, usando il metodo d’indagine di Emmanuel Todd di cui è il maggiore epigono in Italia, Gesualdi supera l’approccio economico marxista basato sul conflitto di classe e va anche oltre le classiche “linee di frattura” di Rokkan (Stato/Chiesa – Centro/periferia – Città/Campagna – Capitale/Lavoro), per evidenziare temi sottaciuti (o forse ignorati?) nel dibattito politico relativi alla composizione demografica, alla dislocazione delle attività produttive, alle diverse strutture familiari presenti sul territorio che generano diverse mentalità e dunque diverse preferenze politiche per singola area geografica (il Centro prima nero e poi sempre rosso, il Nordest prima bianco e poi leghista, il Sud ondivago ma tendenzialmente liberale come il Nordovest), al livello di secolarizzazione o di grado di istruzione, al tasso di criminalità, perfino al tipo di malattie o alle preferenze nella pratica sportiva: tutti dati che evidenziano in modo lampante l’esistenza di almeno 4 aree antopologico-culturali, ben definite all’interno e disomogenee con le altre, comprese nello stesso Stato: diverse Italie nell’Italia.

Questa consapevolezza, presente in tutti i maggiori intellettuali preunitari e purtroppo sempre tradita, riemerse portata dal “Vento del Nord” 25 anni fa e sarebbe stata foriera di riforme costituzionali necessarie se la Lega Nord avesse orientato le vele in modo consono. Purtroppo le migliori intelligenze, come Miglio, Oneto e altri più giovani, sono state spazzate via per seguire l’onda del populismo e del facile consenso d’accatto, promuovendo personaggi inaccettabili che hanno ridotto il “Vento del Nord” in “rutto del Nord”, vanificando le giuste istanze di adeguamento dell’ordinamento giuridico alle nuove sfide; prima fra tutte la costruzione dell’Europa politica che ripropone con forza il tema del federalismo per la difesa della sovranità del popolo, in contrapposizione al modello di tecnocrazia centralista che sta invece prendendo corpo a Bruxelles.

Chiunque voglia cimentarsi nell’individuazione della terapia per il “grande malato Italia” non dovrebbe prescindere dalla lettura di questa notevole opera diagnostica, un’analisi minuziosa che getta una luce chiara su aspetti fondamentali del tessuto sociale, economico, valoriale, direi perciò “politico in senso pieno” del Belpaese.

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