Italia: Wsj, esempio in technicolor dei problemi europei

di REDAZIONE

L’Italia, come altri Paesi europei, fatica a trovare la via verso una crescita abbastanza rapida da far dimenticare la crisi debitoria. I problemi sono svariati, spiega il Wall Street Journal in un lungo pezzo dedicato allo Stivale, ma i peggiori sono «la resistenza al cambiamento», con abitudini non sempre buone radicate nel corso dei decenni e difficili da superare, a cui si aggiungono le lungaggini burocratiche e «la strenua difesa dello status quo da parte di gruppi di interesse». Fare business in Italia «è diventato così difficile e complicato. L’Italia non può andare avanti così, o si cambia o non si va da nessuna parte», ha detto Bernardo Caprotti, patron di Esselunga, parlando al quotidiano. I problemi non sono solo del nostro Paese, ma l’Italia, sottolinea il Wall Street Journal, è «un esempio in technicolor» dei problemi che affliggono il Vecchio Continente: la crescita è in affanno da vent’anni e, dal 2008, l’economia si è contratta del 9% e solo quest’anno andrà verso una crescita dell’1% circa.

 L’Italia, spiega il quotidiano, si sta lentamente riprendendo dalla crisi come il resto dell’Eurozona, ma le difficoltà incontrate dal rinnovamento economico, come spiegano analisti ed economisti, «dimostrano che la crisi non è risolta». E poi ci sono le lungaggini burocratiche e le conseguenti difficoltà. «Se si inizia una cosa oggi, ci potrebbero volere 15 anni per finirla. E poi ci si ritrova con un pugno di mosche, perchè la dimensione o la location non funziona più», ha detto Caprotti. «Ci sono anche ostacoli culturali alla crescita. In Italia si definisce la propria identità con l’inclusione in specifici gruppi di interesse», cosa che rende più difficile sostenere una nozione di bene comune, ha detto Tito Boeri, professore dell’Università Bocconi di Milano e uno dei maggiori economisti italiani. Vista dall’esterno, sottolinea ancora il quotidiano finanziario, l’Italia appare refrattaria al cambiamento, a livello industriale e politico, cosa che poteva funzionare in epoche di crescita più rapida ma non porta risultati ora che la crisi dura da tempo: «Le nostre istituzioni andavano abbastanza bene quando l’economia andava avanti, ma ora non più», ha detto Fabiano Schivardi, economista dell’Università Luiss di Roma.

E la crescita? E il Pil? Tre anni di recessione con un Pil europeo in progressivo peggioramento: -2,2% quest’anno, -5,6% nel 2015 e addirittura -7,0% nel 2016. E’ lo scenario peggiore delineato dall’Eba, European Banking Authority, negli stress test che coinvolgeranno nei prossimi mesi le 124 maggiori banche europee. L’Eba – che condurra’ le verifiche in collaborazione con la Bce e i supervisori nazionali – ha diffuso oggi la metodologia dell’analisi, che mira a verificare la solidita’ del sistema bancario.

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

2 Comments

  1. Dino says:

    Ripreso da un un post :Natale alla fine l’amministrazione pubblica sarà poca cosa. oggi è tanta cosa e la gente è stata educata a credere allo stato ad ubbidire alla burocrazia , a delegare ad altri la propria libertà. ilcompito finale e fare uno stato leggero dove le decisioni comuni vengono prese direttamente dai cittadini senza intermediari.,ma oggi viviamo in un sistema di regole che non possono funzionare a favore dei cittadini,perchè non sono state create per questo, ma per far credere che quello che viene fatto è fatto per il popolo. il popolo è come un giovane o una giovane che al primo profumo di f/c seguono il loro istinto senza sapere quello che fanno,ma perchè e bello e tutti fanno così. l’uomo è governato prima con la paura e poi con la seduzione. l’abolizione del senato è stata messa su come una cosa necessaria per salvare l’italia mettendo ansia agli italiani. e chi risolve questa ansia? il grande seduttore. prima era berlusconi,adesso è renzi, prima era prodi etc..
    Da http://www.meetup.com/Amici-di-Beppe-Grillo-di-Formia/events/174742952/?a=md1_grp&rv=md1
    e per chi è interessato a poter veder risolto il Vs problema regionale : l’eliminazione delle provincie e delle regioni e la loro sostituzione con enti territoriali chiamati dipartimenti.secondo la società geografica si possono fare circa 34 dipartimenti. io partirei da questo progetto e lo integrerei con una decina di aree metropolitanee cc.

  2. Dino says:

    «la resistenza al cambiamento», lasciamola a chi si trova bene così, permettiamola a chi vuole semplificarsi la vita burocratica :http://chn.ge/1i4f1H5 Poi non ci saranno per queste situazioni titoli come questo : la Magistratura: “Serve più burocrazia e i conti correnti vanno tracciati” Solo 151+31 hanno il diritto di lamentarsi, loro hanno firmato perchè credono alla soluzione della petizione.

Leave a Comment