Italia, una costituzione nata con i peggiori auspici

di FRANCO FUMAGALLI

Forse non tutti sanno che l’italica Costituzione fu elaborata da 75 parlamentari nominati dall’Assemblea Costituente eletta con le consultazioni del 2 Giugno 1946. Di tale Commissione facevano parte, quasi tutti laureati in giurisprudenza, 26 democristiani, 13 comunisti, 7 del partito socialista, 6 del partito socialista lavoratori italiani,4 del partito repubblicano, 4 dell’unione democratica nazionale, 3 autonomisti, 3 del partito liberale, 3 dell’uomo qualunque, 3 del gruppo misto, 2 di democrazia del lavoro e 1 dell’unione nazionale.

Per suddivisione territoriale Nord, Centro, Sud+isole,  i Costituenti possono essere così raggruppati: Nord con popolazione pari a circa il 50% del corpo elettorale era rappresentato da 28 delegati (37%); il Centro, con una popolazione pari al 17% aveva 17 delegati (23%); Sud ed isole con una popolazione pari al 33% aveva 30 delegati  ( 40%).

Più in dettaglio, per le principali province: Milano aveva 1 rappresentante, Torino 1, Genova 5, Roma 7, Napoli  5, Palermo 4. Ora, nella Costituzione nei “Principi Fondamentali”, l’art.1, che si potrebbe dire, rappresenti la cornice in cui viene caratterizzato l’Atto, recita: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Si deve osservare che nella formulazione dell’articolo,  le parole “fondata sul lavoro” non esprimono un concetto giuridico ma indicano una caratterizzazione economico – sociale. Tuttavia emerge anche un significato giuridico per gli aspetti che nel dibattito vennero esclusi. Infatti il relatore delegato dichiarò: ”Dicendo che la Repubblica è fondata sul lavoro, si esclude che essa possa fondarsi sul privilegio (caste?), sulle nobiltà ereditarie, (lobbies?), sulla fatica altrui (burocrazia?)”.

Viste come sono andate le cose e lo stato in cui ci troviamo, forse i padri costituenti non avrebbero dovuto escludere un bel niente.

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6 Comments

  1. FRANCO says:

    E’ corretta l’osservazione di Nextein, I gruppi comunista e socialista avevano proposto : “L’Italia è una repubblica democratica di lavoratori” pur escludendo (bontà loro) come dissero il comunista Amendola e il socialista Basso (psiup), di non voler dare un’interpretazione “classista”.

  2. Heinrich says:

    Una costituzione che sostiene che “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, è di per sé una costituzione tirannica, criminale e liberticida.
    O il popolo è sovrano, oppure non lo è; non esistono vie di mezzo, ed i succitati “limiti” sono decisi da qualcuno che, evidentemente, non si ritiene parte, bensì al di sopra del popolo.
    Ergo significa che questa è la costituzione di un regime antidemocratico.

  3. Albert Nextein says:

    Ho letto da qualche parte che ci fu un braccio di ferro sull’espressione “fondata sul lavoro”.
    I comunisti volevano che fosse fondata sui lavoratori, se non ricordo male.

  4. Na costitusion come tute le lej no le ga da esar fate da juristi (profasori, avogadori, judiçi, procuradori e altri de sta fameja).

    Le lej le ga da esar fate dal soran, ke ente na vera democrasia lè el çitadin, tuti i çitadini, co la lengoa pì comoune ca ghè e no co i gerghi de le corporasion o de le profesion.

    I profasori, avogadori, judiçi, procuradori e altri de sta fameja, tutalpì li pol servir come esperti e consoulenti da tendar col s’ciopo parké pena ke te volti l’ocio sti ki li te ga bel ke frega, ente on s’ciantixo o balen li te mete le man en scarsela e li te ga bel ke xvodà el tacolin.

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