Italia, un paese economicamente e politicamente fallito

di GIANLUCA MARCHI

Ormai sono trascorsi quasi due mesi dalle elezioni politiche e la classe politica di questo Paese malato terminale non è riuscita a formare un governo e ora nemmeno riesce ad eleggere un presidente della Repubblica. E intanto fuori dal Palazzo, che appare rinchiuso sotto una campana di vetro, gli imprenditori in difficoltà e i lavoratori senza più un impiego continuano a suicidarsi, le aziende chiudono a ritmo impressionante (30 mila il saldo negativo nei primi tre mesi del 2013: 150mila quelle morte e 120mila quelle nate), i piccoli negozi cadono come foglie morte, mille e più persone al giorno perdono il loro posto di lavoro, milioni di cittadini non arrivano ormai più nemmeno alla terza settimana e spesso sono costretti, vincendo la comprensibile vergogna, ad andare a mangiare alle mense del volontariato, e milioni di famiglie sono preoccupate di veder peggiorare ulteriormente le loro condizioni economiche.

Son tutte situazioni drammatiche che, ahinoi, conosciamo alla perfezione perché le cronache spietate di tutti i giorni ce ne offrono una persistente conferma. Ma lorsignori si aggirano nel loro “fortino romano”, parlano, discutono, sorridono, qualche volta si incazzano, poi vanno a bere il caffè sottocosto alla bouvette, e la sera cenano ai Due Ladroni o da Fortunato al Pantheon. Dimostrano ancora una volta che, messo il culo dentro il Parlamento, del resto non gli può fregare di meno, tanto hanno messo al sicuro la loro vita “alla faccia di quei beoti che ci hanno votato”.

Molti hanno sperato che l’arrivo in massa dei pentastellati (i grillini per chi non intende) avrebbe squassato l’eterno andazzo, ma così non è. Sia chiaro, il successo del M5S ha costretto la casta politica a rincorrere qualche taglio ai privilegi e agli stipendi d’oro. Ma è poca cosa rispetto allo sfascio che avviene fuori dal “fortino romano”. E se poi la cifra “rivoluzionaria” dei grillini si traduce nel sostegno, quale candidato presidente, di un vecchio arnese sinistroide come il professor Stefano Rodotà, allora c’è poco da stare allegri.

Dei leghisti, per carità padana, non vorrei nemmeno parlare. In questa vicenda quirinalizia recitano il ruolo delle comparse: sono scesi in basso fino a sostenere il candidato approvato dal capo Belrusconi (Franco Marini), e hanno fatto solo finta di provare a sostenere un loro candidato di bandiera per segnare quella che un tempo era la loro diversità. Meglio, molto meglio avrebbero fatto a seguire il consiglio di Gilberto Oneto di non partecipare al voto, ma era chiedere troppo a chi s’è abituato troppo bene a inciciare nel “fortino romano”.

L’Italia è fallita. Economicamente è fallita in maniera palese, e invito chi ancora non l’abbia fatto a firmare il manifesto a favore del fallimento guidato dello Stato (a tal proposito noto, dall’elenco dei sottoscrittori, che appaiono ben pochi esponenti dei movimenti indipendentisti soliti annunciare sfracelli  parolai contro lo Stato), ma è tracollata anche politicamente: ne eravamo convinti da tempo, ma quanto sta accadendo in queste settimane e in queste ore ce ne offre una rappresentazione plastica. Fine, non resta ormai più niente, se non, come sostiene l’amico Dal Col, le comunità comunali e territoriali che dovrebbero cominciare seriamente a pensare a come venirne fuori.

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11 Comments

  1. il brambi says:

    Ritengo anche io come uno dei commentatori precedenti che questo pandemonio sia servito in primo luogo a fare i conti internamente al PD, poi a mantenere lo status quo che dopo le elezioni e lo scarso consenso in cabina elettorale di Monti, sembrava di difficile attuazione.
    Ora, Monti, Cancellieri, Amato, chiunque comandi il prossimo governo di “transizione”, ci sarà l’adeguamento ai diktat dell’unione europea in tema economico-finanziario, il salasso ulteriore dei conti correnti e dei beni fisici dei “cittadini” e delle aziende e l’induzione a suicidi ed omicidi ad ulteriori e spero non troppo numerose persone, che non sapranno più che pesci pigliare.
    Per non parlare della continua immigrazione, mai decisamente contrastata e temo da oggi ancor meno, pensando ad una presidentessa della camera Komunista e di conseguenza cieca, sciocca e filo er….. no, lapsus, esotica.
    Unica soluzione, costrizione verso Maroni ad abbandonare l’itaglia e da domani creare come nelle sue promesse la macroregione padana.
    Altro non vedo a parte l’espatrio.

  2. Marta says:

    In Italia il “Paese dei Balocchi”, governato da “Babilonia”, dove ogni balocco è un pastrocchio, io proporrei come Presidente della Repubblica la Fata Turchina chissà che con un pò di Magia………….

  3. Albert Nextein says:

    Si potrebbe affermare che la distanza, il distacco tra la politica e la gente comune è ora evidente oltre ogni trucco cosmetico.
    E’ diventato evidente anche ai più creduloni quanto delinquenziale sia e sia stata la pratica politica nostrana, ora che c’è una crisi insolubile ed ora che un movimento estraneo come 5stelle si è preso un 25% dell’elettorato.
    E’ chiaro come la politica ed il potere “tradizionali” non sappiano che pesci pigliare, e quanto siano deboli e soggetti a volontà politiche ed economiche sovranazionali illiberali e liberticide.
    Stanno comparendo crepe ovunque.
    L’inadeguatezza, l’incompetenza, la malafede , l’inconcludenza politica italiana , noti in tutto il mondo da sempre, sono provati.
    Senza veli, e senza pietà.

    Ho letto un articolo di un giovane giornalista americano intitolato “Is Europe a Graveyard”?.
    All’interno si parla di cipro e dei casi simili che seguiranno, slovenia, malta.
    Si parla di portogallo e spagna come ancora non fuori dai guai seri (out of the Woods).
    Dell’italia si dice : lasciamo a parte l’italia, dove la gente non riesce neppure a formare un governo.

    E il mondo dei produttori sta ancora tranquillo, subisce.
    Mi chiedo fino a quando.

    • Roberto Porcù says:

      Il mondo dei produttori non se ne sta tranquillo, ma da tanti anni inizia con delocalizzare e poi sposta l’intera produzione e l’assetto societario. Chi rimane a difendere Los Alamos sono gli sfigati, gli inetti ed i coglioni, come il sottoscritto.
      Ma, bada, mica per niente, alla resa dei conti, quando verrà e dovrà ben venire, io voglio esserci.

    • Andrea Zucchi says:

      Continuo a chiedermi anch’io come possano i produttori, vorrei dire più precisamente i “produttivi”, a subire passivamente tutto questo.

      Azzardo alcune ipotesi.

      Forse alcuni sono apparentemente imprenditori ma di fatto appartengono alla categoria dei mantenuti dalla politica, dalla quale hanno sempre ricevuto appalti e fatturato.

      Altri possono essere annichiliti dal timore di perdere tutto, manifestando in tal modo una scarsa inclinazione al realismo, dato che così facendo hanno la certezza di perdere tutto e di perderlo, aggiungo, in malo modo.

      Altri ancora fingono di stare qui a subire… anche se di fatto se ne sono già andati da tempo da questo paese senza presente né futuro, sempre e solo intento a specchiarsi in un passato lontano.

      Forse, dico forse, queste ed altre varietà di situazioni (che certamente mi sfuggono) sono il vero ostacolo ad una semplice presa di coscienza del cosiddetto “mondo delle partite iva”, alla consapevole capacità cioè di riconoscersi some l’unica forza del paese in grado di compiere la pacifica rivoluzione che definisco “divanesimo”.

      Eppure per mettere fine alla follia di un sistema nel quale i mantenuti dettano le regole a coloro che li mantengono, c’è solo la chiusura dei rubinetti, volontaria, palese e dichiarata, associata alla serena sopportazione della successiva fase nella quale i mantenuti crederanno di poter esercitare ancora la propria arrogante rapacità aggredendo i produttivi.

      La libertà ha un prezzo e chi è disponibile a pagarlo può ambire ad ottenerla.

      • gianluca says:

        Esatto, caro Zucchi… bisogna essere disponibili a pagare un prezzo. Qui, invece, mi pare ci sia ancora troppa gente che pensa di venirne fuori perché qualcun altro paga al suo posto. Sarà un amaro risveglio …

  4. Mauro Cella says:

    Egregio Dottor Marchi, forse è la mia paranoia, sempre forte fin da quando ero bambino, a farmi parlare, ma io sospetto che questa situazione di “stallo istituzionale” sia stata accuratamente studiata a tavolino.
    Fintanto che la situazione continua, il Governo Monti resta in carica, e può operare senza il fastidioso controllo della pubblica opinione, distratta dalle insignificanti beghe in Parlamento. Non che gliene importasse molto anche prima (visto il completo asservimento di PD e PdL), ma così facendo può lavorare “meglio”.

    I risultati sono sotto gli occhi di tutti: mentre l’economia reale si sgretola, quella fittizia (per cui Monti ha lavorato e continua a lavorare) scoppia di salute. La Borsa corre come un treno, banche e grandi gruppi postano utili mai visti prima, i rendimenti dei titoli di Stato vanno sottoterra. Non mi soprenderebbe se, grazie a questa “ricchezza” l’ineffabile Monti annunciasse che l’Italia è in pieno boom economico.

    E mentre gli Italiani sono costretti a sorbirsi una deprimente carrellata di vecchi orpelli della politica (forse costretti è una parola pesante, dal momento che li hanno votati per anni ed anni col sorriso sulle labbra), da Rosy Bindi a Massimo D’Alema, i potentati economici di cui il Caro Leader è servitore preparano un altro tiro mancino: l’ulteriore abbassamento dei tassi di sconto da parte della BCE, che verrà ovviamente salutato come un passo vitale per fornire ossigeno all’economia.

    In tutto questo c’è da tenere ben presente una cosa fondamentale per la causa autonomista ed indipendentista: lo Stato non si sta indebolendo nè tantomeno “sgretolando”. Anzi, è più forte che mai. Le grandi burocrazie su cui si fonda sono state risparmiate dai “tagli” (ed alcune, quali l’Agenzia delle Entrate, sono state assai rinforzate) ed è stata aumentata la dipendenza degli Enti Locali, già molto forte, nei confronti di Roma.
    Con un sistema neppure troppo sofisticato di bastone (ispezioni sul lavoro, controlli tributari etc) e carota (commesse, cassa integrazione etc) la società civile è stata completamente ingabbiata e posta alla mercé di Roma. Chi può scappa, chi ne ha il coraggio chiude e lascia a casa i dipendenti, gli altri semplicemente abbassano il capo e sperano gli vengano lasciate abbastanza briciole per soppravvivere.

    Chi vede speranza in questo sistema o è un inguaribile idealista o si rifiuta di vedere la realtà.

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