ITALIA, UN PAESE AD IRRESPONSABILITA’ ILLIMITATA

di MATTEO CORSINI

Carlo Carboni, professore di sociologia economica all’Università Politecnica delle Marche, analizza il recente voto alle amministrative e sostiene che a preoccupare non deve essere tanto l’antipolitica, bensì l’indifferenza e l’astensione. Fenomeni che fornirebbero la spiegazione (spero che Carboni non la consideri esclusiva ed esaustiva) del perché l’Italia “va male”. Ecco le sue parole:

“In realtà, tutti perdiamo con l’aumento dell’indifferenza e dell’astensione. L’Italia va male perché agli italiani continua a mancare la lucidità, a partire dalla cabina elettorale, di essere essi stessi artefici, responsabili e arbitri dell’”andamento delle cose” nel Paese… L’indifferenza – un tempo imperturbabile apatia – è diventata, per gli antipatizzanti della politica, un traguardo sociale per non sentirsi più moralmente vincolati a una politica deragliata per la sfiducia e l’indignazione battente. La defezione dal voto è perciò un effetto non tanto delle avidità affaristiche (sempre esistite) o dell’iniquità di cui è capace la politica (idem), quanto la conseguenza del crollo delle grandi convinzioni condivise nella società, compresa l’utopia liberista che lo stato democratico possa fare a meno della partecipazione dei cittadini. In questo modo, la defezione sociale, perpetrata con lucido cinismo, senza senso di colpa, può spingersi all’evasione, alla corruzione, fino a creare un Paese a irresponsabilità illimitata.”

Astenersi dall’andare alle urne, vorrebbe quindi essere – secondo Carboni – il modo con cui un numero crescente di italiani intende svincolarsi da una politica “deragliata”. In questo modo crollerebbe anche “l’utopia liberista che lo stato democratico possa fare a meno della partecipazione dei cittadini”. Può darsi che l’analisi di Carboni ben descriva le motivazioni di molti astensionisti, ma io credo che ci siano persone che non vanno a votare anche per altri motivi. Per costoro l’astensione non vuole essere un modo per non essere artefici, responsabili e arbitri dell’andamento delle cose nel Paese. Fa parte della natura umana interagire con altri individui, per cui in molti casi l’azione individuale è interazione con altre persone. Da ciò deriva necessariamente che ogni interazione contribuisce, ancorché inintenzionalmente, a determinare come vanno le cose nel Paese.

Ciò che alcuni (molti?) individui rifiutano, però, è l’idea che l’andamento delle cose del Paese debba essere deciso d’imperio da altri. Questi individui non sono propensi a delegare ad altri il potere di decidere per tutti quanti, anche qualora le decisioni assunte fossero a loro favorevoli. Se decidono di avvalersi della rappresentanza di altri per una o più questioni afferenti la loro vita preferiscono farlo sulla base di un accordo contrattuale stipulato volontariamente, non contribuendo a eleggere pseudo rappresentanti senza alcun vincolo di mandato. Al contrario che nella “utopia liberista” di cui scrive Carboni (della quale, certamente per mia ignoranza, io non avevo mai sentito parlare), secondo la quale lo Stato democratico potrebbe fare a meno della partecipazione dei cittadini, questi individui ritengono che siano i cittadini a potere (e volere) fare a meno dello Stato.

Indubbiamente si tratta di persone che non nutrono alcun senso di colpa per voler fare a meno dello Stato, pur consapevoli di attirare su se stessi gli anatemi dei Carboni di questo mondo, fondati peraltro su considerazioni morali (soggettive) e non su verità assolute, oltre tutto mal argomentate o non argomentate affatto. Credo che nulla di oggettivo possa essere detto a sostegno della tesi per cui l’astensione potrebbe spingersi all’evasione e alla corruzione; quanto meno nulla che dimostri una maggiore incidenza di evasori e corruttori tra gli astensionisti rispetto a coloro che vanno “diligentemente” alle urne.

Quanto alla creazione di un Paese a irresponsabilità illimitata, non credo proprio che di ciò potrebbero essere accusati individui che vogliono assumere su se stessi la totale responsabilità per quello che liberamente decidono di fare, gli indipendentisti ad esempio. Chi davvero vuole essere libero non intende scaricare su altri la responsabilità per le proprie azioni (od omissioni).

Si può dire lo stesso di tutti coloro che sentono la necessità di fornire deleghe in bianco mediante il voto?

 

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One Comment

  1. gigi ragagnin says:

    quel carboni deve essere discendente del dizionario campanini-carboni.

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