ITALIA: UN’ORDINARIA GIORNATA DI TRUFFE E RAGGIRI

di FRANCESCO GALEOTTI

“Io ti fotto” è il titolo di un libro di Marco Morello e Carlo Tecce, sintetizzabile con queste parole: il saggio racconta, in forma narrativa con passo da inchiesta, la fenomenologia del fregare in Italia. Totò truffa era un dilettante rispetto all’italiano moderno. Non ci credete? cco un giorno di ordinaria “truffologia” nel Belpaese.

Con lo scopo di stringere legami con nomi illustri del panorama politico, ecclesiastico e culturale italiano, e poi trarne dei benefici, avevano messo in piedi un’università fantasma con la quale conferivano false lauree honoris causa a personaggi noti come l’onorevole Rocco Buttiglione, il vescovo emerito di Acerra monsignor Riboldi e l’attore Lino Banfi. La Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) ha disposto oggi il sequestro del sito web di questo fantomatico Ateneo, il «Giovanni Paolo I», che nessun legame ha con il Vaticano e con Papa Luciani ma del quale sfruttavano l’appeal. Sulla pagina internet era stato pubblicato, come «specchietto per le allodole» l’elenco dei vip, inconsapevoli della truffa, insigniti delle false lauree honoris causa o del titolo di cattedratico ordinario ad honorem. Uno stratagemma per attrarre l’attenzione di professionisti e imprenditori allettati dalla possibilità di «completare» gli studi e figurare nello stesso novero delle stimate personalità. Il falso ateneo, secondo quanto accertato dalla GdF, aveva sede nei locali di servizio di un’associazione di artigiani mentre per gli uffici del Rettorato era stato scelto un appartamento vuoto di Latina, nel Lazio. Tutto era stato architettato in maniera da non destare sospetti: l’Univesità non solo vantava nomi illustri tra i suoi laureati ma anche strutture didattiche e scientifiche, con tanto di facoltà, dipartimenti e scuole di specializzazione. Purtroppo, però, solo sulla carta. Ampie pure le opportunit… di formazione disponibili, da scienze delle comunicazioni alle lauree in medicina. Reclamizzata anche una «Scuola della comicità» che annoverava tra i condirettori cantanti e artisti del cabaret. Per rendere ancora più verosimili le offerte formative, il sedicente Ateneo Giovanni Paolo I aveva anche realizzato e pubblicato su Youtube un video riguardante una presunta inaugurazione dell’anno accademico, avvenuta nel prestigioso Palazzo Marino, immobile di rappresentanza della Camera dei Deputati, proprio alla presenza dell’onorevole Rocco Buttiglione. La fasulla Università era guidata dal prof. cav. Luciano Ridolfi, ovviamente anch’egli laureato, ma nel fantomatico ateneo svizzero di Jerisau. Gi… dal giugno del 1993 l’Ateneo fantasma era stato diffidato dal Ministero dell’Istruzione e dell’Universitù dal proseguire le attività. La Giovanni Paolo I era stata anche inserita nella «black-list» delle organizzazioni che rilasciavano titoli di studio senza nessun riconoscimento nell’ordinamento universitario italiano.

La Digos di Caltanissetta ha denunciato a piede libero cinque persone accusate di truffa ai danni del ministero dei trasporti. Avrebbero messo in piedi una banda che organizzava falsi corsi di formazione, della durata di poche ore, con un costo di circa 700 euro, al termine dei quali venivano rilasciati attestati di agente di polizia e, sulla base del merito, anche i gradi nonchè i relativi tesserini. Ma era tutto falso: dai documenti di riconoscimento, agli stemmi da esibire (simili a quelli delle forze dell’ordine), agli attestati e alle pettorine con la scritta «Polizia Stradale», preceduta dalla parola «servizio» in carattere molto più piccolo. Promettevano inoltre posti di lavoro fittizi, che si limitavano a impegni saltuari in occasione di manifestazioni pubbliche nei piccoli centri, quando riuscivano ad ottenere in affidamento i servizi di sicurezza stradale, di viabilità e di vigilanza. L’indagine della Digos è scattata durante la recente visita di un sottosegretario di Stato a Caltanissetta, quando furono notati per le strade alcuni giovani che indossavano strane casacche di «Polizia Stradale». Interrogatori, controlli e perquisizioni hanno portato gli investigatori a individuare i responsabili della truffa e a sequestrare 37 tessere plastificate con la scritta «servizio di polizia stradale» rilasciate dal ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, 9 pettorine, 8 palette in dotazione alla polizia con al centro il logo della Repubblica Italiana, 4 lampeggianti di colore blu, 3 pass di autorizzazione al parcheggio, 18 autorizzazioni a detenere palette, casacche e 16 attestati di partecipazione ai falsi corsi di formazione.

Aveva autorizzato un numero anomalo di ordinativi di pagamento nel periodo tra il 2004 al 2011, tutte pratiche per parenti ed amici, approfittando del suo posto di impiegata dell’Inps. Per questo motivo la guardia di Finanza di Colleferro, vicino Roma, ha deciso di indagare scoprendo una frode di oltre un milione di euro nei confronti dell’istituto nazionale di previdenza. Trenta le persone denunciate e decine le perquisizioni domiciliari effettuate tra Lazio e Toscana nelle abitazioni di dipendenti dell’Inps e di soggetti che avrebbero indebitamente percepito trattamenti previdenziali. L’indagine è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Velletri. Le verifiche erano scattate da Colleferro: gli accertamenti delle fiamme gialle avevano preso il via da una dipendente della sede locale Inps, che aveva destato forti sospetti dopo aver autorizzato un gran numero di ordinativi di pagamento nel periodo tra il 2004 al 2011. Dalle verifiche è emerso che, dopo aver inserito i dati degli indebiti beneficiari nel sistema informativo dell’Inps, l’impiegata con un semplice clic sul mouse del proprio pc avrebbe determinato l’erogazione dei trattamenti previdenziali gestiti dall’Inps, che affluivano direttamente nei conti correnti e nelle tasche di amici e conoscenti. Il tutto a fronte, nella maggior parte dei casi, di lauti compensi. Al vaglio della magistratura ora c’è anche la posizione di altri dipendenti dell’istituto previdenziale, che avrebbero omesso di esercitare i necessari controlli sulle procedure utilizzate. La gdf ha chiesto il sequestro di beni patrimoniali intestati agli indagati per la successiva confisca.

Si presenta in banca per aprire un conto ma scopre di averne già uno, ovviamente a sua insaputa. È il caso di furto di identità subito da una ragazza di Porto San Giorgio e denunciato alla polizia, che dopo un mese di indagini ha denunciato per truffa L.R.M.C., di 59 anni, campana, con precedenti specifici, ora irreperibile, ma che per un periodo ha vissuto nel Fermano. La vittima si era presentata presso uno sportello bancario della sua città per aprire conto corrente. Nel corso degli adempimenti burocratici l’impiegato le aveva detto che non era necessario aprire un altro conto bancario poichè era già intestataria di uno a suo nome acceso nell’aprile 2011. La ragazza aveva così scoperto di essere «proprietaria» di un libretto bancario dove era già stata effettuata una operazione di versamento di assegno e successivo prelievo di contanti. A quel punto si è rivolta alla polizia, che ha accertato che il conto era stato regolarmente aperto da una donna sconosciuta che esibiva i documenti originali della vittima e che era stato versato un assegno regolare dell’importo di 5mila euro relativo ad un rimborso assicurativo di un vecchio incidente stradale del quale la vittima era la beneficiaria, ma che non aveva mai ricevuto. All’origine della truffa, il furto o lo smarrimento del portafoglio da parte della vittima, che non aveva recuperato i suoi documenti.

L’hanno truffata sottraendole 800 euro dopo aver architettato un complesso raggiro. La vittima è una donna rumena di 49 anni che è stata agganciata da un uomo italiano al mercato di via Sapri a Milano. Il malvivente le ha detto che stava cercando una gioielleria a cui vendere dei preziosi che aveva con sé. A quel punto, nel gioco delle parti, è comparso uno dei complici che ha finto di interessarsi ai gioielli e si è fermato a discutere con gli altri due. Quindi ha chiamato un conoscente sostenendo che fosse un esperto. Il terzo complice ha quindi finto di valutare i gioielli stimando un valore di 15mila euro. Il proprietario ha detto che li avrebbe venduti a 12 mila euro. Un affare che i finti acquirenti hanno detto di voler concludere coinvolgendo la donna rumena e chiedendole di contribuire con il denaro che aveva con sé. Lei ci è cascata e ha cambiato in banca l’assegno da 800 euro che teneva nella borsa per poi consegnare il denaro ai truffatori che così si sono allontanati dicendole che sarebbero tornati a breve. A soccorrere la donna, rimasta ad attendere con un sacchetto di finte pietre preziose, una volante della polizia di passaggio che l’ha vista confusa in mezzo alla strada. La donna ha quindi raccontato l’accaduto e i poliziotti sono riusciti, grazie alle descrizioni della donna, ha bloccare i tre malviventi più un quarto che aspettava in auto. Sono tutti uomini di età compresa tra i 35 e i 50 anni con precedenti.

Si presentava come un capitano della Guardia di Finanza. E sui social network metteva pure la sua foto in divisa. Obiettivo? Sedurre, per truffare, donne che volevano sposarsi. Peccato che l’amore non c’entrava proprio nulla. Piuttosto c’entravano i soldi. Sì perchè il falso finanziere incassava un bel pò di denaro per organizzare il matrimonio, perfino per curare la vecchia madre. Giochi, sporchi, che hanno visto quasi 300 vittime e che oggi sono finiti. E così il falso finanziere è stato arrestato, dai finanzieri veri. Davide Mataluna, al secolo Giuseppe Vinciguerra, 31 anni, proveniente da Maddaloni, nel Casertano, in dieci anni di «carriera», tra la provincia di Caserta e il confinante territorio di Cassino (Frosinone), ha messo in atto diverse truffe. Tante le denunce nei suoi confronti, ma nulla di così grave da giustificare una misura cautelare; le manette sono così scattate solo perchè trovato in possesso del falso tesserino. Sue vittime soprattutto ragazze, di età compresa tra i 15-16 anni e i 35, che per l’ufficiale dal bello aspetto e dai modi da gentiluomo erano pronte a sborsare migliaia di euro, assolutamente convinte dei suoi sentimenti ma puntualmente deluse in prossimità dell’altare. Vinciguerra, secondo i pm Carlo Fucci e Patrizia Dongiacomo della Procura di Santa Maria Capua Vetere e gli investigatori delle fiamme gialle di Caserta guidati dal capitano Salvatore Tramis, non avrebbe mai usato altri travestimenti ma, sulla falsariga di Totò e Nino Taranto, avrebbe anche provato, riuscendovi, a farsi promotore nella sua stessa città, Maddaloni, di una colletta per la costruzione di una fantomatica chiesa facendosi consegnare qualche migliaia di euro dai suoi concittadini, sicuramente un pò sbadati visto che nessun luogo di culto era in costruzione. Tra le vittime anche sacerdoti e tanta gente comune.

Un migliaio di extracomunitari arrivati da tutti Italia, che ieri avevano protestato in un sit-in a Roma sostenendo di essere stati truffati da un’associazione, si sono assembrati davanti all’Ufficio immigrazione della Capitale. L’ufficio sta analizzando caso per caso la situazione degli stranieri e ha provveduto già ad un centinaio di espulsioni negli ultimi giorni. Gli extracomunitari, infatti, hanno riferito di aver versato 20 euro al Forum delle Comunità straniere con la falsa promessa di ottenere il domicilio a Roma e il conseguente permesso di soggiorno. Alcuni stranieri hanno anche sporto denuncia. Sulla vicenda l’Ufficio immigrazione ha inviato un’informativa per indagini di natura fiscale sull’associazione che, secondo il racconto degli immigrati, assieme alla ricevuta dei 20 euro, considerata come quota associativa, forniva l’indirizzo dell’Ufficio immigrazione. L’Ufficio stranieri sta identificando gli stranieri, gestendo la vicenda sia in merito all’ordine pubblico sia per la parte amministrativa e da giovedì sono state fatte un centinaio di espulsioni. Molti extracomunitari sono stati invitati a recarsi nelle questure di competenza per presentare i documenti. Alcune donne in gravidanza sono state invece assistite con un permesso soggiorno per cure mediche. L’attività di verifica in corso prevede per oggi il controllo di 1.500 persone.

Avremmo potuto continuare a lungo, ma pensiamo possa bastare.

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